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Kafka

Storie di libri abbandonati a metà /Ep.2

in cultura by

Riprendiamo qui il secondo episodio di libri che non siamo riusciti a finire e che non finiremo mai (il primo episodio, qui)

Ci darete ragione o ci tirerete addosso le pietre?

 

Dracula Frizzi  – Purity di Jonathan Franzen

Mentre tutto il mondo che conta si spertica a lodare il nuovo capolavoro di Jonathan Franzen, Purity (l’unico libro che era un capolavoro ancora prima di uscire. Franzen è come Paolo Conte: puoi parlarne solo bene) io passo angosciato i minuti a cavallo di mezzanotte infliggendomi pagine di questo mattone impastato a insicurezze, augurandomi che il bambino si svegli e mi costringa ad alzarmi. Insicurezze di Pip (cioè Purity, la ragazza protagonista del romanzo), insicurezze di Andreas Wolf (il dottor Faust del romanzo), insicurezze della madre di lei, dell’amica di lei, insicurezze del patrigno di lei. Insicurezze di una generazione, di due generazioni, di una nazione, di tutto un pianeta.

Il mistero di Franzen è questo. Scrive storie assolutamente banali (vedi Libertà: lui ama lei, lei ama lui ma anche un po’ il suo amico, lei tradisce lui——— catarsi) da cui non riesci a staccarti. I personaggi sono tutti molto reali: hanno molte dimensioni e moltissime debolezze.

Tutti tradiscono, tutti mentono, tutti scappano: la scrittura è magistrale, la costruzione ineccepibile.

Ma questa volta no, questa volta non me la sento di mettermi in fila e puntare il dito contro la middle-class bianca e i suoi danni collaterali (o meglio: generazionali), non ci riesco a stare sul piedistallo e sezionare le vite di questi poveretti, non mi interessa di sapere chi scopa con chi. Non stasera Jonathan.

Tutto tace. Il bambino dorme. Ancora una pagina e poi lo mollo, sto mattone.

Ancora una poi smetto.

L’ultima.

Ancora una..

 

Massimiliano Favazza  Il Castello di Franz Kafka

Kafka

JJ Spalletti – Philip Roth

Ricordo che quando andavo a scuola e ci davano da leggere i libri per l’estate, io cercavo sempre un modo per evitare di farlo: riassunti sulle enciclopedie/internet (e all’epoca c’era il 56k), amici che già l’avevano letto, esplosioni anomale in tutte le librerie di quartiere. Purtroppo sul rifiuto vinceva l’ansia del farsi trovare impreparata, e quindi questi libri venivano iniziati e finiti nei tempi stabiliti (vale a dire letti e riassunti la notte prima della consegna).

Anni dopo avrei scoperto che ero l’unica a sbattermi così tanto, gli altri se ne fregavano e andavano a scuola senza aver letto nemmeno la trama sulla quarta di copertina.

Credo che il problema non fosse tanto l’imposizione, quanto la scelta dei miei professori di farci leggere la nicchia: Italo Calvino? Perché andare sulla roba nota, così so’ capaci tutti, leggetevi invece Il sentiero dei nidi di ragno, avvincente a partire dal titolo. Joseph Conrad? Ecco a voi Sotto gli occhi dell’occidente, che è come dire “Ti piacciono i film di Spielberg? Ecco, guardati i cortometraggi sulla violenza sulle donne che faceva quando stava al liceo.”

Eppure da sola leggevo molto. Leggevo così tanto che, oltre ai libri che mi consigliavano gli amici e la mia famiglia, a un certo punto avevo deciso di colmare alcune importanti lacune letterarie, soprattutto per quanto riguardava proprio Calvino e Conrad, che associavo solo alla fatica, e non mi sembrava giusto.

Presi in mano Pastorale Americana pochi giorni dopo il mio ventiquattresimo compleanno, e iniziai a leggerlo. Poi arrivai a pagina 50. Chiusi il libro. Lo riaprii il mese successivo, intenzionata a finirlo. Non ricordavo nulla, però. Iniziai di nuovo, arrivai a pagina 50. Lo chiusi. Qualche mese più tardi, pulendo casa, ritrovai Pastorale Americana. Lo aprii, iniziai a leggere, ma cosa era successo prima? No, beh, se lo devo leggere lo devo anche capire bene, lo ricominciai. Arrivai a pagina 50. Poi, l’illuminazione: perché mi stavo dannando dietro a quel libro? Era necessario che lo finissi? Non ci sarebbe stata nessuna professoressa a chiedermi il riassunto. Avevo capito.

Qualche giorno più tardi avevo notato che mia madre aveva sul comodino La macchia umana. Poi avevo notato anche che quel libro era rimasto sul suo comodino anche il mese successivo, e due anni dopo, e quando mi ero trasferita, e quando il mio primogenito si era laureato, così mi ero detta: “O è un capolavoro, oppure mia madre non ha memoria a breve termine.” Le chiesi com’era. Mi confessò di non essere mai riuscita a finirlo. Le proposi di scambiarceli: lei avrebbe tentato con Pastorale Americana, io con La macchia umana. Non ho ancora avuto il coraggio di aprirlo.

Di seguito, una lista di libri che volevo assolutamente leggere ma che ho interrotto sconfitta dopo essermi chiesta “ma davvero me ne frega qualcosa?”

  • Il Signore degli Anelli, pagina 10 (scagliato contro la testiera del letto con rabbia);
  • Il Barone Rampante, pagina 3 (“come diavolo parla questo?”);
  • Gita al Faro, pagina 1 (“Non ne posso più”);
  • La linea d’ombra, indefinito. Non ricordo nemmeno se il libro fosse quello o se invece fosse Cuore di tenebra, hanno entrambi il buio nel titolo e che palle, viva Richard Scarry
Sandrino e Zigo Zago forevah
Sandrino e Zigo Zago forevah

La partita più assurda della storia del calcio

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Il 27 gennaio 1994, al Barbados National Stadium di Saint Michael, si tenne il match di calcio Barbados – Grenada. Perché mai parlare di un match di calcio valevole per il turno preliminare della Coppa dei Caraibi tenutosi venti anni fa? Perché questo match è conosciuto dagli addetti ai lavori come La partita più assurda del storia del calcio. Per farla breve: verso il finire della partita, i calciatori di Barbados hanno segnato deliberatamente un autogol. Quelli di Grenada, a quel punto, hanno provato a segnare a loro volta una rete nella propria porta. Come è stato possibile un tale rovesciamento logico? Andiamo con ordine.

Tutto nasce dal regolamento della Coppa dei Caraibi di quell’anno. Tale regolamento prevedeva, inizialmente, 6 gruppi da 3 o 4 squadre, che si sarebbero incontrate in partite secche. Al termine, la prima classificata del girone avrebbe passato il turno. In caso di parità, si sarebbe guardato alla differenza reti. Fin qui tutto bene.

Ma, appunto, fin qui. Perché gli organizzatori, in un momentary lapse of reason, inserirono altre due regole relative allo svolgimento delle partite. Innanzitutto, stabilirono che le partite non potevano finire in parità. Pertanto, in caso di parità alla fine dei tempi regolamentari, si sarebbero dovuti giocare i tempi supplementari con la regola del golden gol, ovvero chi segna il primo gol durante i tempi supplementari ha automaticamente vinto, e la partita finisce lì. La regola del golden gol in sé non è peregrina, fu adottata per qualche anno anche in manifestazioni molto più importanti (la Francia vinse un Europeo nel 2000 grazie a tale regola contro l’Italia). La cosa che lascia interdetti è il suo utilizzo in partite che non sono ad eliminazione diretta, partite che per definizione possono finire anche in parità.

Ma non è certo questo il problema. Il vero problema, il comma del regolamento che ha trasformato Barbados – Grenada nella partita più assurda di sempre, è un altro: l’eventuale gol segnato nei supplementari, non si sa bene per quale imperscrutabile motivo, sarebbe valso doppio. Quindi, se per ipotesi una partita fosse finita ai tempi regolamentari sull’1-1, e poi un team avesse segnato durante i supplementari, la partita sarebbe finita 3-1. Con tutto ciò che ne consegue, soprattutto in termini di differenza reti.

Orbene, fatta questa doverosa premessa, veniamo al nostro match, che fu l’ultimo di un girone che comprendeva Grenada, Barbados e Porto Rico. La partita tra Porto Rico e Barbados terminò 1-0. La partita tra Grenada e Porto Rico terminò 2-0 dopo i tempi supplementari (quindi, in realtà, 1-0. Ma per quella folle regola succitata, formalmente fu considerato 2-0). A quel punto guidava la classifica Grenada con tre punti in una partita e differenza reti +2, seguita da Porto Rico con tre punti in due partite e differenza reti -1 e Barbados con zero punti in una partita e differenza reti -1. I più attenti di voi avranno già notato che, per passare il turno, Barbados avrebbe dovuto vincere contro Grenada con due (o più) gol di scarto. Vincere con un solo gol di scarto avrebbe sì portato Barbados anch’essa a tre punti, ma con differenza reti zero, inferiore a quella eventuale di Grenada (+1).

Il match si mise subito bene per Barbados, avanti per 2-0 nel primo tempo: a passare il turno sarebbe stata quindi Barbados. All’83mo minuto, però, Grenada accorciò le distanze portandosi sul 2-1. A quel punto, sarebbe stata Grenada a passare il turno. Quindi Barbados si lanciò disperatamente all’attacco alla ricerca del gol del 3-1. Questo però fino all’87mo minuto, quando Barbados ebbe la più grande idea dopo il big bang, che mi piace immaginare sia nata così:

– riga’, qua c’avemo solo du minuti per fa’ un gol, se mette male.
– senti un po’, e se invece ci facciamo un autogol?
– ma sei cretino?
– no, ascolta. Noi ci facciamo un autogol, andiamo sul 2-2 e quindi andiamo ai supplementari. A quel punto abbiamo 30 minuti, e non più 3 più recupero, per segnare il gol che ci serve. Perché, ti ricordo, che il gol nei supplementari vale doppio. La partita a quel punto finirebbe 4-2 e noi saremmo qualificati.
– BELLO CHE SEI, VIENI QUA, FATTI DARE UN BACIO IN FRONTE!

e così avvenne.

Al minuto 87 il difensore di Barbados Sealy tirò fortissimo verso la propria porta, portando il match sul 2-2. A quel punto, però, i giocatori di Grenada capirono la strategia di quelli di Barbados, e fecero una riflessione che mi piace pensare sia stata fatta così

– anvedi ‘sti bastardi, cor 2-1 passavamo noi, mo invece se dovemo fa’ pure i supplementari, cor rischio che ‘sti stronzi vincono 4-2 segnando solo un gol!
– senti un po’, e se invece ci facciamo un autogol?
– ma sei cretino?
– no, ascolta. Facciamo come hanno fatto loro. Perché si sono fatti un autogol? Perché per loro pareggiare è meglio che vincere con un gol di scarto. Appunto. Facciamoci anche noi un autogol, la partita finirebbe 3-2 per loro ma saremmo qualificati noi.
– BELLO CHE SEI, VIENI QUA, FATTI DARE UN BACIO IN FRONTE!

e così avvenne.

I calciatori di Barbados, a quel punto, si resero conto che stavano per subire lo stesso trattamento che avevano riservato a quelli di Grenada poco prima, e quindi, invece di difendere la propria porta e di attaccare verso la porta di Grenada, cominciarono a difendere la porta di Grenada. Tutto qui? No, perché, se ci pensate bene, a Grenada andava bene non solo l’autogol, ma anche il gol, perché a quel punto, vincendo 3-2, avrebbe chiuso ogni tipo di discorso qualificazione portandosi a quota 6 punti in classifica.

Dopo il 2-2, quindi, Grenada provò a farsi un autogol, ma i calciatori di Barbados glielo impedirono. Allora Grenada provò a segnare, ma i calciatori di Barbados glielo impedirono. Insomma, gli spettatori assistettero allo spettacolo più assurdo mai avvenuto su un campo di calcio: una squadra (Barbados) difendeva entrambe le porte e un’altra (Grenada) attaccava entrambe le porte. Lisergico.

Per la cronaca: ai supplementari Barbados riuscì effettivamente a segnare, la partità finì 4-2 e Barbados passò il turno.

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