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Ivan Scalfarotto

Abbiamo vinto. Lode al governo

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Dunque ricapitoliamo: il Senato della Repubblica ha approvato (dopo aver giurato e spergiurato che non era possibile) la fiducia su un provvedimento il quale

  • conferma la discriminazione degli omosessuali nei confronti dell’istituto del matrimonio
  • istituisce una forma distinta di unione (Senta signora Parks, lei su quel posto non può proprio sedersi: che ne dice se invece facciamo un bello sgabello dedicato solo a voi… abbronzati?)
  • elimina il riferimento alla possibilità di adozione del figlio del partner (nonostante essa sia già possibile). Lo ripeto perché magari non è abbastanza chiaro: OGGI la stepchild adoption, ancorchè complicata, è possibile ma il DDL Cirinnà fa finta che non esista
  • viene festeggiato con toni trionfalistici dall’onorevole Angelino Alfano (peraltro ministro e vicepresidente del consiglio del suddetto governo) che, dall’alto degli ZERO voti conquistati dal suo partito alle elezioni politiche del 2013 ha dettato praticamente l’intera linea di governo dall’inizio della legislatura imponendola ad ampie porzioni del partito di maggioranza.

Eppure, nonostante tutto questo, nonostante la disuguaglianza formale tra matrimonio e unione civile possa comportare facilmente una discriminazione pratica (c’è uno sgravio per le coppie sposate? chi ha detto che debba essere esteso alle unioni civili? e le graduatorie comunali e regionali per l’accesso ai servizi? e il calcolo dell’ISEE? etc. etc.), nonostante sia evidente che il prossimo che si azzarderà a chiedere, banalmente, l’uguaglianza di fronte alla legge si sentirà rispondere “Cazzo vuoi? Ti abbiamo pure fatto le unioni civili. Fila via, che i VERI problemi sono altri” (con buona pace di chi ci crede davvero e ha tutta la mia stima per questo), nonostante di fronte alla discriminazione non può esserci trattativa o compromesso (o sei discriminato o non lo sei, tertium non datur), gli alfieri del bispensiero renziano ci raccontano del fantastico risultato raggiunto, si commuovono per l’elemosina ricevuta e tacciano gli altri di disfattismo e ingenuità. Ed io non so se sia più deprimente immaginarli in malafede o meno.

P.S.: ovviamente è tutta colpa dei grillini

Scalfarotto, che digiuna contro se stesso

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Adesso arriva lo sciopero della fame, motivato dall’esigenza di sottrarre le unioni civili “all’idea che si tratti della battaglia di una minoranza“.
Peccato che chi oggi digiuna per tale nobile scopo appena qualche mese fa sosteneva, con altrettanta convinzione, che “il motivo per cui è necessario che le unioni civili siano riservate solo alle coppie omosessuali è che non si deve fare confusione tra le esigenze di una coppia etero non sposata e quelle di una coppia gay o lesbica”: con ciò, evidentemente, sottolineando una divergenza di esigenze, e quindi, di fatto, relegando per primo le unioni civili nello steccato delle battaglie di minoranza, lo stesso da cui adesso vorrebbe liberarle.
Bisogna stare attenti, quando si maneggiano questi concetti con troppa disinvoltura: quando si scende sul terreno del giudizio nei confronti degli altri (gli etero hanno già il matrimonio, che se ne fanno delle unioni civili? vogliono forse avere meno responsabilità?), e lo si fa per ragioni “di categoria”, cioè “di minoranza”: ma a quel punto come ci si può lamentare del fatto che quelle istanze, da cui si è provveduto minuziosamente a tagliare fuori tutti gli altri, non investano “il modo di essere e la natura stessa della nostra democrazia”?
Insomma, la sensazione è che Scalfarotto stia digiunando contro se stesso: o, per dirla meglio, contro una marginalizzazione cui egli stesso ha contribuito, rifiutandosi di aprire lo strumento delle unioni civili a tutti e in tal modo trasformandole (davvero) in una rivendicazione settaria, come purtroppo accade fin troppo spesso.
Forse sarebbe il caso che ci riflettesse, tra un cappuccino e l’altro.

Scalfarotto, il reazionario

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Sapete qual è, la cosa curiosa?
E’ che a volte gli stessi -ma proprio gli stessi- che si lamentano quando c’è chi pretende di giudicarli, interpretando le loro istanze e traendo conclusioni basate sui propri convincimenti personali, tendono a comportarsi esattamente alla stessa maniera appena ti distrai un secondo.
Prendete Ivan Scalfarotto, ad esempio: che a occhio e croce di chi si mette arbitrariamente nei panni degli altri dovrebbe averne fin sopra i capelli.
Ebbene, quest’oggi Scalfarotto ci spiega quali sono le motivazioni delle coppie gay e quali quelle delle coppie etero:

Non si deve fare confusione tra le esigenze di una coppia etero non sposata e quelle di una coppia gay o lesbica. La prima vuole vedersi riconoscere la propria relazione (per esempio, poter ottenere notizie dai medici in caso di malattia del partner) ma non vuole probabilmente altri diritti (e doveri) reciproci, altrimenti si sposerebbe

Ce lo spiega lui, capito? Mica loro. Le coppie etero che non si sposano non vogliono altri diritti e doveri. Amen.
Non è minimamente sfiorato, Scalfarotto, dal dubbio che se un uomo e una donna non si sposano, e tuttavia chiedono di poter accedere alle unioni civili, un motivo dovrà pur esserci: che per “concedere” a quell’uomo e a quella donna la possibilità di fare ciò che chiedono dovrebbe essere sufficiente il semplice fatto che lo stiano chiedendo, e che quel motivo lo conoscano loro due; non essendo affatto necessario che esso sia condiviso dagli altri, Scalfarotto compreso.
Invece no.
Esattamente come quelli che giudicano indebitamente le motivazioni degli omosessuali che vogliono sposarsi, delle donne che abortiscono, dei malati che chiedono l’eutanasia e via discorrendo, Scalfarotto interpreta secondo i propri principi le istanze di una certa categoria di persone (gli eterosessuali non sposati), poi ne trae le proprie conclusioni personali e infine fa discendere da quelle conclusioni delle notevoli conseguenze legislative valide per tutti: le unioni civili si debbono fare solo per gli omosessuali, perché per gli altri non servono.
Così, mentre si dichiara di voler combattere una discriminazione, si adotta come se niente fosse lo stesso comportamento di chi discrimina: quel giudizio “esterno” di cui ci lamentiamo tanto quando proviene dalla Chiesa o dalla cosiddetta “destra”.
Ebbene, a me pare che ci sia un solo aggettivo per definire la chiusura di Scalfarotto sulle unioni civili per le coppie etero: reazionaria. Nel metodo, ancora prima che nel merito.
Sarebbe bene dismetterlo per primi, se ci si vuole lagnare quando lo adottano gli altri.

Chi è che discrimina?

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Il casino che in questi giorni è scoppiato a causa delle sentinelle in piedi e di alcuni loro contestatori ha sollevato un polverone che ha nascosto il punto vero della questione: la discriminazione omofoba.

Le sentinelle in piedi scendono in piazza silenziose, chiudendosi al dialogo anche tra di loro e leggendo i loro affascinanti libri tipo “Sposati e sii sottomessa” e manifestano – almeno a quanto dicono – contro il disegno di legge (ddl) Scalfarotto.

Ovviamente la maggior parte di loro manco ha idea di cosa preveda il ddl. Molti di loro sono semplicemente in piazza contro i froci, contro le unioni omosessuali, e per ricordarci che i ricchioni sono malati e le lesbiche pure (tranne quelle di youporn, che si possono guardare e quindi va bene) e che se legalizziamo il loro matrimonio poi nulla impedirà alla gente di volersi sposare il proprio maiale o il proprio cavallo. Punto.

Però diciamo che lo scopo dichiarato della manifestazione è opporsi al ddl Scalfarotto, cioè all’introduzione di specifici reati o aggravanti contro la discriminazione omofoba e contro la violenza o l’istigazione alla violenza motivate dall’omofobia.

Ora, su questo tipo di leggi si può pensarla come si vuole: al netto della punizione contro la violenza, sempre e comunque, alcuni possono sostenere che non si crea una cultura del rispetto della diversità attraverso la legge penale. Altri pensano il contrario. Io non mi sono fatto un’idea precisa.

Quello che penso, però, è che quando lo Stato si mette a vietare un certo comportamento, lo Stato dovrebbe essere il primo a evitare quel comportamento.

E invece lo Stato italiano discrimina. Discrimina perché non permette alle coppie omosessuali di sposarsi così come lo permette alle coppie eterosessuali.

Potrebbe permettere il matrimonio, come succede in moltissimi altri Paesi senza che sia successa alcuna tragedia o sconvolgimento sociale (e non si vede come potrebbero essere successe).Potrebbe dare accesso a pari diritti e doveri alle coppie omosessuali.

Invece non lo fa. Nel migliore dei casi il Parlamento potrebbe approvare una legge che preveda un’unione-tra-omosessuali-che-però-guai-a chiamare-matrimonio-brutti-depravati!. Mentre il Governo, per bocca del Ministro degli Interni si dà da fare per impedire in Italia gli effetti  del matrimonio omosessuale celebrato all’estero.

Qualcuno mi spiega come possiamo impedire che i cittadini discriminino quando è lo Stato il primo a praticare la discriminazione omofoba?

Santé

Ivan, il terribile se conviene

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Vediamo se ho capito: il presidente del consiglio Matteo Renzi, in tempi non sospetti, si pronuncia esplicitamente contro il matrimonio tra persone dello stesso sesso, precisando di voler introdurre delle unioni civili ad hoc sulla falsariga delle civil partnership tedesche.
Il che, detto che la cosa sarebbe comunque un bel passo avanti, ha un significato ben preciso: Renzi ci tiene a sottolineare, sul piano del principio, che il matrimonio è un istituto riservato alle coppie eterosessuali; tant’è che per le unioni gay che intende introdurre parla espressamente di “compromesso“, con ciò sottolineando una differenza che secondo lui, evidentemente, deve essere e restare ben chiara per tutti.
Ebbene, a quanto mi consta nel governo Renzi Ivan Scalfarotto fa il sottosegretario, mica l’usciere: e non mi risulta, a meno che non mi sia sfuggito qualcosa di clamoroso, che abbia mai trovato nulla da dire sul distinguo chiaramente operato dal suo leder.
Senonché, a un certo punto succede che il distinguo lo fa Alfano, affermando che “in Italia non è possibile che ci si sposi tra persone dello stesso sesso”: cioè ribadendo lo stesso, identico principio sostenuto da Renzi. Allora, come d’incanto, Scalfarotto si sveglia: si tratta, nientepopodimeno, di “una retromarcia di retroguardia oscurantista”.
Ora, detto da un lato che Alfano non pare aver capito esattamente di cosa si sta parlando, e dall’altro che le civil partnership di Renzi non si sono ancora viste, un fatto mi pare piuttosto chiaro: sul significato della parola “matrimonio”, cioè sul principio che per sposarsi occorre essere un uomo e una donna, i due sembrano perfettamente d’accordo.
Qualcuno, se ha due minuti di tempo, mi faccia il piacere di spiegarlo anche a Scalfarotto.

Un passo indietro, caro Ivan

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Mi spiace dovertelo dire, caro Ivan, ma la legge sull’omofobia non è affatto un passo avanti.
Un passo avanti è fare in modo che non esistano cittadini con meno diritti degli altri, vale a dire cittadini di serie B: e l’unica strada per realizzare tale obiettivo è attribuire loro quei diritti.
Invece sai cosa si fa, Ivan? Cioè, io penso che tu lo sappia bene, cosa si fa, ma forse gioverà ripetertelo.
Si fa questo: si continua a negare agli omosessuali i loro diritti, tenendoli deliberatamente nella condizione di cittadini di serie B, salvo punire con grande severità chi li tratta come tali: il che, ne converrai, non è soltanto una contraddizione grossa come una casa, ma è proprio un processo logico che non funziona.
E’ un po’ come ripetere ogni giorno che Tizio, per carità, è una persona rispettabile, che non si ha nulla contro Tizio, ma al tempo stesso che se a Tizio lasciassimo fare tutto quello che vorrebbe fare alcuni nostri concittadini si sentirebbero offesi, urtati, infastiditi, e che la cosiddetta “sensibilità” (leggi “fastidio”) di quei concittadini merita una tutela superiore rispetto alle aspirazioni di Tizio: il che equivale ad affermare, sia pure in modo implicito, che le aspirazioni di Tizio, ancorché legittime, non sono mica il massimo della vita, altrimenti non si capisce perché sarebbe necessario tutelare chi se ne sente offeso.
Ci siamo fin qui?
Bene, dopo tutto questo si fa una legge che punisce gli omofobi. E sai chi sono gli omofobi, Ivan? Sono quelli che insultano o aggrediscono Tizio perché considerano le sue aspirazioni poco edificanti: opinione, questa, che è stata loro suggerita, o quantomeno confermata, da coloro che pur potendola fugare in modo chiaro e netto riconoscendo a Tizio il diritto di realizzarle, e quindi qualificandole come rispettabili a tutti gli effetti, si ostinano a non farlo.
Ora, Ivan, diciamocelo: possiamo punire qualcuno per un comportamento che scaturisce da un’idea che noi stessi abbiamo contribuito a suggerire, o quantomeno a confermare? Ti pare serio, questo? Ma soprattutto, ti pare davvero che sia un passo avanti?
Non è piuttosto un grave passo indietro sul piano della verità, della coerenza tra le cose che si sostengono e quelle che si fanno, della capacità di governare l’esistente in modo chiaro, lineare e per questo efficace? Pensi davvero occuparsi dei problemi in questo modo contorto possa portare da qualche parte?
Io credo, Ivan, che la legge sull’omofobia sia un vicolo cieco: o peggio, che si tratti semplicemente del sistema più semplice per evitare di assumersi le proprie responsabilità e scaricarle sugli altri.
Marcare una differenza autentica, ne converrai con me, è tutta un’altra cosa.

Amici gay, con questo snobismo sul calcio non fate neanche più ridere

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Cari amici gay e intellettuali gay,

sbagliate a scrivere e sottolineare dovunque la vostra estraneità alla gioia di tanti milioni di persone per la nazionale di calcio. Sbagliate per tanti motivi, ma il mio, quello che mi spinge a dirvelo in pubblico è che in questi giorni è diventato davvero difficile con molti di voi avere anche un minimo scambio, da vicino o sui social media. Pare che vi sentiate eroi pronti al martirio, dando continuamente ai tifosi degli idioti, dei talebani, dei dementi. Be’ non siete monaci birmani, siete solo fessi. E pure vecchi nelle cose che dite.

Vi elenco senza approfondire i vostri errori, o perlomeno quelli che secondo me sono i vostri errori:

1) Queste polemiche e questi atteggiamenti sono roba vecchia. Si va avanti da 50 anni con questa cazzata, tipica della cultura “de sinistra”, ed ogni volta bisogna spiegare all’intellettuale di turno che il calcio è bello, è una dimensione emotiva della vita ed è un’esperienza liberatoria. E che non c’è niente di male o di “alienante” a gridare gol e vi assicuro che a farlo sono tutte persone consapevoli di se stesse

2) Volete proprio farla la polemica sul fanatismo? Dunque vediamo, va tutto bene nei pride, con i culi al vento e le piume di una moda morta da 25 anni e che serve solo a far guadagnar soldi a pochi imprenditori dell’intrattenimento gayo nostrano?

Va tutto bene nei concerti di MDNA, di cui fate cronache accalorate sui social media e per i quali spendete cifre che fanno offesa alla miseria corrente e che seguite in estasi nelle vostre notti di discoteca? Io avrei molte cose da dire e ridire ma non le dico, non le rilancio perché penso che ognuno abbia diritto alla frivolezza e allo svago come bisogno individuale e sociale. A voi MDNA e noi Balotelli: e voi non siete migliori di noi, e tutti continuiamo ad essere consapevoli dei problemi della società e di quelli personali.

3) Andiamo sulle ferite aperte: non è ignoto a nessuno di voi che l’area dell’omofobia si nutre anche di pregiudizi nei confronti dei gay. Paga davvero tanto  ripetere fino al grottesco atteggiamenti che li rafforzano dentro di noi? Come scrivere a due minuti dalla fine di una partita inutili malignità diffamatorie su quel giocatore che ha scommesso o cazzate sul tatauggio di Balottelli. Voglio dire che ogni volta che guardi dall’alto in basso uno che va alla partita, tu ribadisci lo stereotipo del gay snob, scemo e fuori dal mondo. Bisogna proprio non risparmiarselo questo errore?

4)  Le informazioni che mettete alla base di questo atteggiamento sono in gran parte spazzatura vecchia e scaduta: i cani dell’Ucraina, una balla grande come il mondo con una foto quasi certamente falsa, la polemica sui miliardari e sugli scommettitori. Il moralismo sul calcio è ipocrita, come se lo star system delle vostre icone – da Sir Elton a MDNA – avesse regole di funzionamento diverse. Ma piantatela, moralisti a senso unico. E’ proprio necessario essere così maestrine elementari, così, stavolta sì, talebani, secondo lo schema che va tanto nei social, per cui lo sport è un abbrutimento? Ma davvero? Più di smenare il culo fino alle sei di mattina in disco?

Sappiatelo: lo sport è un’espressione fisica dell’intelligenza umana ed un lavoro superspecializzato. Potreste chiedere ai grandi atleti gay che lo praticano o che lo hanno fatto: da Greg Louganis a Martina Navratilova. Quindi anche sul piano scientifico e culturale, questo atteggiamento verso lo sport è merda (se poi voleste parlare di doping vi proporrei qualche domanda sui muscoli gonfi che si vedono su certe spiagge di settore).

E non mi convince neanche la battuta di Ivan Scalfarotto, fatta ieri sera, per cui ci vorrebbe un centravanti gayo che facesse tanti gol. Ci sono stati e ci sono grandi calciatori gay verso i quali sarebbe utile fare una dura e civile battaglia polemica per il coming out, ma voi ve ne state lontani dal calcio e da lontano fate le smorfie: un po’ non vi si sente e un po’ fate ridere.

Tutto questo detto in amicizia, perché mi dà fastidio che “i miei” siano così fessi

baci a voi

 

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