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Istriani

Italiani di un Dio minore

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A Trieste circa un terzo della popolazione è di origine istriana, fiumana o dalmata. La mia città è quella che ha accolto il numero maggiore di esuli dalla fine della Seconda Guerra Mondiale fino al 1954, anno in cui i nuovi confini sono diventati definitivi. A Trieste più che in qualsiasi altra parte d’Italia c’è una conoscenza diretta di cos’è stato l’Esodo: 200.000 cittadini italiani hanno lasciato le loro case, espropriate dalla Jugoslavia, e si sono dispersi in Italia e nel mondo. Hanno dovuto ricominciare la loro vita da zero passando per campi profughi, sistemazioni di fortuna o navi che li hanno portati dall’altra parte del mondo. Un’intero patrimonio culturale è rimasto impigliato al di là della Cortina di Ferro. Immaginate se improvvisamente dalla vostra regione il 90% della popolazione faccesse i bagagli senza possibilità di ritorno. Per qualche generazione le tradizioni, i dialetti, la musica e la cucina resisterebbero al distacco, ma il loro destino sarebbe inevitabilmente segnato. Materiale da museo, da documentario o da pièce teatrale nostalgica.

Ecco, oltre al distacco fisico dalla loro terra, gli esuli hanno dovuto sopportare anche la diffidenza, o nella migliore delle ipotesi l’indifferenza degli altri italiani. Una parte della sinistra ha convenientemente fatto passare l’Esodo come la fuga di 200.000 fascisti colpevoli di rifiutare il sogno socialista jugoslavo. Allo stesso tempo, il resto della società ha chiuso gli occhi, lasciando che il ricordo diventasse terreno di conquista della peggiore destra. Così, fuori da Trieste e dintorni, si è via via formata quest’idea che chiunque parli di Esodo debba per forza farlo perché ha simpatie fasciste e antislave e non per un’ onesta e disinteressata soldarietà verso altri italiani meno fortunati. Idea che nel 2014 tristemente resiste delle teste di alcuni presunti antifascisti che non disdegnano però metodi fascisti. 

L’Esodo non è stato né l’unica né la peggiore delle tragedie del XX secolo, ma quelli che oggi tacciano di revisionismo storico chi semplicemente ricorda quei fatti forse dovrebbero fermarsi un attimo e riflettere.  Gli esuli hanno perso le loro radici, le tombe dei loro antenati, le loro case e le loro attività costruite con il sudore della fronte ma quei 200.000 italiani come noi, non erano ne più ne meno fascisti del resto degli italiani nel Ventennio. E hanno pagato il conto per tutti, magari anche per i nonni di quelli che oggi continuano a dar loro dei fascisti.
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