un blog canaglia

Tag archive

Iran

La tolleranza che non ti aspetti

in religione by

A scanso di equivoci: Rohani non ci piace così come non ci piacciono i regimi totalitari in genere, non importa il colore politico o l’ideologia che li sorregge. E ancora meno ci dovrebbe piacere la religione, oppio dei popoli e aborto dell’immaginazione umana – abbiamo davvero bisogno di Dio per pensarci migliori? Sorprende però che nel clima attuale di “tensione fra civiltà” – non siamo ancora allo scontro, per fortuna – il presidente iraniano in visita a Roma abbia sottolineato un punto piuttosto importante, cioè che “il Corano insegna a rispettare chiesa e sinagoga”.

L’idea che il mondo islamico consideri gli appartenenti alle altre due grandi religioni monoteiste come “infedeli” è profondamente erronea – sebbene tale idea sia stata alimentata in buona parte proprio da alcune fra le correnti musulmane più radicali. Nel Corano infatti, Cristiani ed Ebrei vengono definiti “la gente del Libro”, in chiaro riferimento all’Antico e al Nuovo Testamento, nettamente distinta dai “pagani” veri e propri, cioè i politeisti. Pare anzi che tale definizione possa addirittura applicarsi a Induisti, Buddhisti e Zoroastriani, i cui testi sacri erano tenuti in grande considerazione dall’Islam delle origini.

Le genti del Libro sono miopi, ci dice il Corano, poiché fanno un po’ troppa confusione sull’idea di Messia, e, soprattutto, non riconoscono Maometto come profeta. Tuttavia, esse hanno la possibilità di salvarsi e di accedere al Paradiso, in virtù di un substrato monoteista fondamentalmente condiviso; una volta che ci si è messi d’accordo sull’esistenza di un unico Dio, sul resto si può (più o meno) chiudere un occhio. Ecco cosa dice la sura V (detta “della mensa”), versetto 48, a proposito dei differenti approcci alla Verità:

A ognuno di voi abbiamo assegnato una regola e una via, mentre, se Iddio, avesse voluto, avrebbe fatto di voi una Comunità Unica, ma ciò non ha fatto per provarvi in quel che vi ha dato.

Certo, Ebrei e Cristiani rimangono in errore nel momento in cui abbandonano la via che è stata loro indicata da Dio nella Torah e nei Vangeli – e questo, secondo il Corano, capita piuttosto spesso – , ma ciò non toglie che esista per loro, grazie a una sorta di potenzialità salvifica universale, la possibilità di godere “dei frutti che hanno sulle loro teste e sotto i loro piedi” (sura V, versetto 66). Insomma, un bell’esempio di tolleranza e relativismo religioso che, purtroppo, non trova uguali nel Vangelo o nelle parole di Gesù (su questo punto magari ritorneremo un’altra volta).

Tutto ciò non significa che dobbiamo per forza farci piacere l’Islam – e tanto meno Rohani. Si tratta però di considerare, almeno per un attimo, che l’alterità del Corano in quanto testo sacro non si traduce sempre e necessariamente in un invito alla violenza o alla persecuzione religiosa. C’è un mondo di complessità in quelle pagine che, per poter essere interpretato, andrebbe letto con una certa attenzione e, soprattutto, senza pregiudizi.

L’alternativa a questo metodo è Oriana Fallaci.

Isis, questo sconosciuto

in mondo by

“La domanda giusta da porsi non è mai: Chi deve governare?, bensì, Come possiamo organizzare le istituzioni politiche per impedire che i governanti cattivi o incompetenti facciano troppo danno?”
Karl R. Popper

  • Intro
  • Sunniti e Sciiti
  • Isis part 1
  • Isis part 2
  • La Grande Israele
  • Conversazione con Haaa Haa
  • Soundtracks

Gli Isis sono stati una band di post metal fondata a Boston nel 1997 e scioltasi nel 2010. Figliocci irregolari dei monumentali Neurosis, attraverso un loro stile pregno di visceralità cangiante e dilatata, riuscivano a mescolare progressive, post rock e sludge metal. Una fusione per molti versi unica nel genere.

Intro 

Per i meno attenti pare opportuno sottolineare che non c’è nessun tipo di legame tra la band bostoniana e lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (Isis), il gruppo islamico sunnita autodefinitosi Stato, protagonista delle cronache mediatiche delle ultime settimane in quanto prossimo ad occupare la capitale dell’Iraq, Baghdad.

Il termine Levante è stato ripreso in quanto collegato al concetto di Grande Siria, l’area cioè del Mediterraneo orientale comprendente Siria, Giordania, Palestina, Libano, Israele e Cipro.

Per i sunniti piu’radicali, infatti, non esistono stati. Esiste solo l’Ummah, ovvero la comunità dei credenti, l’unione di tutti i musulmani che seguono la Sunnah, la consuetudine.

Per questo motivo l’Isis rifiuta nettamente i confini imposti dall’accordo Sykes-Picot, che dopo la prima guerra mondiale ha ridisegnato il medio oriente, in seguito anche alla caduta dell’Impero Ottomano.

Sunniti e Sciiti.

Da secoli è sempre una faccenda di sunniti contro sciiti. (Vedi qui). Entrambi concordano su Allah unico dio, Maometto suo profeta, il Corano come libro sacro ed i cinque pilastri rituali dell’Islam: la testimonianza di fede (الشهادة Shahada), le preghiere rituali (الصلاة Salah o, in lingua persiana, Namāz), l’elemosina croonica  (الزكاة Zakat), il digiuno durante il mese di Ramadan (الصوم Ṣawm o Siyam), il pellegrinaggio a La Mecca almeno una volta nella vita per tutti quelli che siano in grado di affrontarlo (الحج Hajj).

La divisione ebbe origine in seguito alla morte di Maometto, nel 632 d.C., con la contesa per l’eredità religiosa e politica tra Abu Bakr, amico e padre della moglie di Maometto, ed Alì, cugino e genero del Profeta.  Devoti alla tradizione, per i sunniti l’eredità e la guida dell’Islam spettano a coloro che seguono gli insegnamenti di Maometto, senza particolari legami di sangue. Per gli sciiti, invece, il successore di Maometto deve essere necessariamente un consanguineo del Profeta.

Per i primi quindi, il successore doveva essere eletto da e tra l’aristocrazia locale assumendo il ruolo di califfo. Per i secondi, al contrario, l’eredità religiosa e politica del profeta spettavano alla figlia Fatima ed a suo marito Ali, cugino dello stesso Maometto.

Un’ altra importante differenza riguarda la considerazione del clero: per i sunniti gli imam, persone con una profonda fede e altamente preparati sui testi sacri, si basano molto sugli insegnamenti e sulla pratica del profeta. Per gli sciiti gli ayatollah sono gli unici interpreti del Corano, ispirati direttamente da Allah.

Il termine «imam» è importante per comprendere le differenze dottrinali tra sunniti e sciiti. Tutti i musulmani usano questa parola per indicare la «guida della preghiera», chi conduce la congregazione nel culto. Ma la maggior parte degli sciiti, specialmente quelli che appartengono alla Ithna-‘Ashari – i duodecimani, il più grande gruppo all’interno dello sciismo e religione di Stato in Iran, usano il termine imam in un senso più ristretto, per riferirsi al legittimo leader spirituale dell’intera Ummah. (Vedi qui)

I paesi ad egemonia sunnita sono: Arabia saudita, paesi del Golfo, Egitto, Giordania, Turchia. Quelli sciita: Iran, Iraq, Siria, Libano.

I sunniti sono maggioranza tra i fedeli, maggioranza nel Sud-Est asiatico, in Africa e in gran parte del mondo arabo, mentre gli sciiti sono considerati una percentuale variabile tra il 10 e il 15% del totale dei musulmani. Vi è una maggioranza sciita in pochi paesi, per lo più concentrati in una mezzaluna che abbraccia l’area del Golfo Persico estendendosi fino al Caucaso e al Mediterraneo: Iran, Iraq, Libano e Azerbaijan. Il paese con più sciiti al mondo dopo l’Iran è il Pakistan.

Isis part 1

Come al-Qaida e molti altri gruppi jihadisti odierni, l’Isis emerge dall’ideologia dei Fratelli Musulmani, la prima organizzazione islamista al mondo fondata nel 1928 in Egitto.

La figura di Abu Musab al-Zarqawi è decisiva e fondamentale per la nascita e l’origine dell’Isis. Il gruppo si forma nel 2004 con al-Zarqawi come leader con la sigla ‘Organizzazione del Monoteismo e della Jihad’, JTJ. Nell’ottobre del 2004 giurano fedeltà ad Osama bin Laden e cambiano denominazione in ‘Organizzazione della Base della jihad nel Paese dei due Fiumi’, conosciuta come Al-Quaeda in Iraq,  AQI.

Ma, a differenza di Bin laden intenzionato a fondare una legione straniera sunnita che avrebbe dovuto difendere i territori abitati dai musulmani dall’occupazione occidentale, Zarqawi perseguiva l’idea di provocare una guerra civile su larga scala e per farlo voleva sfruttare la complicata situazione religiosa dell’Iraq, paese a maggioranza sciita ma con una minoranza sunnita al potere da molti anni con Saddam Hussein. L’obiettivo di Zarqawi era creare un califfato islamico esclusivamente sunnita.

Al-Zarqawi venne ucciso nel 2006.

Il 13 ottobre del 2006 venne annunciata la fondazione del Dawlat al-ʻIraq al-Islāmīyah, Stato islamico dell’Iraq, ISI.

Venne formato un governo e Abu Abdullah al-Rashid al-Baghdadi divenne l’emiro di ISI, ma  il potere era detenuto di fatto dall’egiziano Abu Ayyub al-Masri.

Al-Baghdadi e al-Masri vennero entrambi uccisi in un’operazione congiunta di Stati uniti e Iraq nell’aprile del 2010. Abu Bakr al-Baghdadi, che prese il potere successivamente, è l’attuale leader di ISIS.

Il 9 aprile 2013, essendosi espanso all’interno della Siria, il gruppo adottò il nome di Stato Islamico dell’Iraq e del Levante, conosciuto anche come Stato Islamico dell’Iraq e di al-Sham. Il nome viene abbreviato in Isis o Isil. (Vedi qui)

A fine giugno, dopo aver conquistato parte del territorio siriano e parte dellla regione settentrionale dell’Iraq, viene annunciata la fondazione di un nuovo califfato. Abu Bakr a-Baghdadi viene nominato come suo califfo e il gruppo cambia formalmente il suo nome in Stato Islamico.

Dopo aver combattuto in Siria contro le truppe di Assad e dopo aver conquistato una parte di territorio, si sono diretti in Iraq, conquistato le città di Falluja, Ramadi e Mosul, la seconda città irachena. Si avvicinano sempre più ad Erbil, importante città del Kurdistan iracheno. L’ Isis inoltre, attualmente controlla la frontiera con Libano e Giordania.

Il territorio del califfato, al momento si estende dal governatorato di al Anbar, nell’ovest dell’Iraq, al confine con Giordania, Siria e Arabia Saudita, fino alla provincia di Dyala a est, poco lontano dal confine con l’Iran. E prosegue in Siria, passando per basi strategiche come ar Raqqah, strappata ai jihadisti ed ex alleati di al Nusrah e arrivando a nord di Aleppo e a est di Homs.

Il budget stimato dell’ Isis ammonta a due miliardi di dollari. Nella primavera del 2013, più della metà dei membri di Al Nusrah hanno giurato fedeltà al nuovo Isis e al suo leader Al Baghdadi, portandosi con sé armi, equipaggiamento e fondi raccolti nei due anni precedenti. La galassia di organizzazioni salafite cresciute sotto l’egida di finanziatori siriani esuli, qatarini e sauditi è poi in gran parte confluita nel nuovo Califfato. L’autofinanziamento è imposto alle popolazioni locali, attraverso un sistema di riscossione di imposte tradizionali islamiche, riscatti e confische. A Mosul, ad esempio, tutte le case dei cristiani sono state sequestrate e sono ora parte del patrimonio del Califfato. I loro abitanti, costretti in fretta e furia alla fuga, devono pagare un riscatto per poter rientrare in possesso dei loro beni e tornare a vivere nelle loro case. Ma nella stragrande maggioranza dei casi non ci rientrano proprio per non vivere sotto la “protezione” di un Califfo che li vuole “convertiti o morti”. Introiti arrivano anche da attività criminali quali rapimenti, commercio di armi e di merce di contrabbando in tutto il Medio Oriente. La sola conquista della banca centrale di Mosul è fruttata all’Isis 425 milioni di dollari. I profughi yezidi e cristiani che fuggono verso il Kurdistan sono sistematicamente fermati ai posti di blocco e depredati di tutto, dall’auto ai beni personali. L’isis inoltre ha cominciato a vendere l’elettricità al governo siriano a cui aveva precedentemente conquistato le centrali elettriche. Ha altresì messo in piedi un sistema per esportare il petrolio siriano conquistato durante le offensive militari. (12)

I soldati del neocaliffato sono dotati di armi sofisticate, anche carri armati americani Abrams, abbandonati dall’esercito iracheno in piena disintegrazione.

L’Isis segue un’interpretazione estremamente anti-occidentale dell’Islam. Promuove la violenza religiosa e considera coloro che non concordano con la sua interpretazione come infedeli e apostati e mira a fondare uno stato islamista orientato al salafismo in Iraq, Siria e altre parti del levante.

L’ideologia di Isis trae origine dalla branca dell’islam moderno che mira a ritornare ai primi giorni dell’islam, rifiutando le “innovazioni” più recenti nella religione che sono ritenute responsabili della corruzione del suo spirito originario.

L’obiettivo è quello di strutturare un califfato islamico come governo politico sovranazionale e la shari’ah come legge fondamentale dello Stato. Il termine califfato si riferisce al sistema di governo adottato dal primissimo Islam, il giorno stesso della morte di Maometto e intende rappresentare l’unità politica dei musulmani, la Ummah.

Isis part 2

Queimada è un film del 1969 diretto da Gillo Pontecorvo.

La trama, per certi versi e secondo diverse ricostruzioni, sembra essere stata presa a modello per la creazione del neo califfato islamico. “Queimada è un’isola immaginaria dell’arcipelago delle Antille, da diversi secoli sottoposta alla dominazione politica ed economica del Portogallo. La corona britannica, interessata ad ampliare i propri commerci nella zona, appoggia la causa d’indipendenza della ricca borghesia dell’isola ed invia William Walker, un agente inglese sotto copertura diplomatica incaricato di fomentare la rivoluzione borghese a Queimada. Questi è un uomo pragmatico e intelligente, e riesce a coinvolgere nella rivoluzione anche gli schiavi neri dell’isola, servendosi della leadership di un uomo molto carismatico tra i diseredati di Queimada, José Dolores che lo stesso Walker si è incaricato di indottrinare ideologicamente.

La rivoluzione borghese avrà successo e nell’isola s’instaurerà il debole e incapace governo borghese di Teddy Sanchez. Quando il giovane rivoluzionario José Dolores infiammerà ancora una volta la sua gente per chiedere l’indipendenza economica dall’Inghilterra e l’uguaglianza di tutti gli uomini, sarà ancora Walker, ormai disilluso, l’incaricato di fermare questa nuova rivolta che sarà domata con l’intervento diretto dei cannoni e delle truppe inglesi che bruciando le piantagioni di canna da zucchero faranno uscire allo scoperto i rivoltosi. Ancora una volta l’isola sarà bruciata come dice il suo nome in portoghese: queimada.”

Il vero nome del califfo Abu Bakr al-Baghdadi è “Shimon Elliott”, di genitori ebrei. Il suo nome falso invece è Ibrahim ibn Awad ibn Ibrahim Al Al Badri Arradoui Hoseini.

Secondo il sito americano Veterans Today, al Baghdadi sarebbe stato scelto dall’intelligence israeliana per portare a termine un piano dei servizi americani, israeliani e britannici. Prelevato nel 2004, è stato in custodia per 4 anni  a Camp Bucca nel sud dell’Iraq dove fu sottoposto ad un massiccio indottrinamento politico-religioso-militare. Ha partecipato a varie riunioni con il senatore statunitense Mc Cain. (1, 2,3, 4, 5)

10541043

 

liveleak-dot-com-50ec6ffd7b3a-mccainsyria1

 

 

isis_035-640x383

 

LiveLeak-dot-com-4481b3c62a4a-mccainsyria3

Secondo alcune ricostruzioni, l’Isis sarebbe stato inventato dagli Stati Uniti con l’aiuto di Israele, Turchia ed intelligence britannico, finanziato ad intermittenza dal Qatar, con lo scopo di fomentare un ‘caos creativo’ favorevole alle varie occasioni di destabilizzazione/stabilizzante dell’area siriana/irachena. In primis, attraverso l’Isis gli Usa possono indirettamente continuare la guerra contro la Siria, ma dall’Iraq. Per Obama obiettivo principale è far cadere il governo iracheno sciita filo-iraniano di al-Maliqi e stabilire un cuscinetto tra Iran e Siria. In questo modo dovrebbe insediarsi un nuovo governo fantoccio favorevole ad accettare batterie di missili antiaerei Usa sul suolo iracheno, consentire agli Stati Uniti di bloccare gli aerei che riforniscono la Siria, far cessare ogni assistenza al governo siriano.

Il mirino sembrerebbe puntato sul controllo degli enormi giacimenti di gas al largo delle coste di Siria, Libano e Cipro e relativi oleodotti conseguenti.

Il gas naturale sarà la fissazione geomilitare dei prossimi 25 anni.

Il tutto in chiave di un lento accerchiamento dell’Iran.

Superando le ingenuità conseguenti alla passiva ed idiota dipendenza/sudditanza dall’ufficialità politica/mediatica, ed aggirando forzature complottistiche varie ed abitudinarie, si potrebbe delineare l’ Isis come il prodotto delle prime infiltrazioni di al Qaida, la cui programmazione s’è deteriorata e sfuggita al controllo originario. Nel quadro geopolitico attuale è logico che verrà sfruttato indirettamente ed annientato al momento decisivo, anche perchè grosse sono le opportunità di conquista ed avanzate territoriali che si stanno innescando attualmente in medio oriente.

La grande Israele

Secondo Edward Snowden, l’ex dipendente di Us National Security Agency (NSA)da prendere con le dovute precauzioni in quanto lavorando e parlando dalla Russia ha tutto l’interesse a diffondere disinformazione su Usa & co, l’Isis rappresenterebbe lo strumento iniziale di un piano ben preciso ed a lungo periodo: la creazione della Grande Israele.

Potrebbe accadere che a 68 anni dalla nascita dello stato ebraico, ad affermarsi sarebbe la prospettiva revisionista di Jabotinsky, quella che cioè affida a Israele una sorta di ruolo “messianico”, da popolo eletto; un’ idea per cui a essere centrale è “Eretz Israel”, la sacra Terra d’Israele, piuttosto che “Medinat Israel”, lo Stato d’Israele.

La Grande Israele biblica, che si estende dalla Valle del Nilo all’Eufrate. diventerebbe uno Stato che andrebbe dal Sinai Egiziano, passando per la Giordania, il nord dell’Arabia Saudita, il Libano, parte dell’Iraq e della Siria e la Palestina.

Questo piano strategico prevederebbe innanzitutto la balcanizzazione fratturante degli stati arabi circostanti in stati più piccoli e più deboli, con lo scopo finale della superiorità regionale israeliana.

Secondo vari analisti l’Iraq è stato delineato come il fulcro per tale balcanizzazione del Medio Oriente e del mondo arabo.

L’obbiettivo piu’ importante sarebbe la divisione dell’Iraq in uno stato curdo e due stati arabi, uno per i musulmani sciiti e l’altro per i musulmani sunniti.

Nel contesto attuale, con l’Egitto nel caos, Iraq e Siria sotto la conquista dei jihadisti islamici dell’Isis, Giordania, Libano e Arabia Saudita che sono nel loro mirino, io se fossi in Israele ne approfitterei.

L a guerra in Iraq, la guerra del 2006 in Libano, la guerra 2011 sulla Libia, la guerra in corso in Siria, il processo di cambiamento in Egitto, si innesterebbero a perfezione in tale progetto a livello embrionale.

Nella sua analisi Israel hopes to colonize parts of Iraq as ‘Greater Israel’del 2009, Wayne Madsen, delinea l’oculata operazione espansionistica israeliana che rappresenterebbe una ripetizione del processo di espulsione della popolazione autoctona palestinese dal suo territorio nel periodo del mandato Britannico, prima e dopo della seconda Guerra Mondiale, e l’installazione di comunità israeliane in quei luoghi.

Riportiamo alcuni passaggi dell’articolo:

“E’ noto che gli espansionisti israeliani vorrebbero assumere il controllo totale della Cisgiordania, della Striscia di Gaza, delle alture del Golan (in territorio siriano) ed espandersi nel Sud del Libano, ma ora paiono aver preso di mira anche una porzione dell’Iraq, considerata parte della “Grande Israele” biblica.(…)

(…) Secondo fonti turche gli Israeliani stanno lavorando segretamente con il Governo Regionale Kurdo (GRK) per realizzare l’integrazione dei kurdi e di altri ebrei nelle aree dell’Iraq controllate dal GRK stesso.

(…)Kurdi, iracheni sunniti e turkmeni hanno notato che i kurdi israeliani hanno cominciato a comprare terre nel Kurdistan iracheno – considerato storicamente “proprietà” ebraica – dopo l’invasione statunitense del 2003.

(…)Gli israeliani sono particolarmente interessati ai santuari del profeta ebreo Nahum, che si trova ad al-Qush, a quello del profeta Giona, che si trova a Mossul e alla tomba del profeta Daniele, a Kirkuk. Gli israeliani stanno anche cercando di rivendicare “proprietà” ebraiche al di fuori della regione curda, fra di esse il santuario di Ezechiele, nel villaggio di al-Kifl, in provincia di Babele, vicino a Najaf e la tomba di Ezra, ad al-Uzayr, nella provincia di Misan, vicino a Bassora, entrambi nel Sud dell’Iraq, in territorio sciita. Gli espansionisti israeliani considerano queste tombe e questi santuari parte della “Grande Israele”, alla stregua di Gerusalemme e della Cisgiordania, che loro chiamano Giudea e Samaria. (…)

Gli attacchi degli israeliani e dei loro alleati sono normalmente attribuiti ad “al-Qaeda” e ad altri gruppi della “jihad islamica”.

Lo scopo ultimo di Israele è scacciare la popolazione cristiana di Mossul e dintorni e rivendicare quelle terre come territori biblici appartenenti alla “Grande Israele”. L’operazione israelo/cristiano-sionista è una riedizione dello spopolamento della Palestina al tempo del mandato britannico, dopo la seconda guerra mondiale. (…)”

Dall’inizio dell’occupazione dell’Iraq, nel 2003, sempre secondo Madsen, il Mossad ha preparato i quadri delle milizie curde, i Peshmerga, e dei partiti curdi per alimentare l’indipendenza del Kurdistan rispetto all’Iraq e per far sloggiare gli arabi della zona che risiedono nel Kurdistan iracheno.

La maggiorparte degli analisti ritengono che i dirigenti israeliani abbiano abbandonato questo progetto.

Conversazione con Haaa Haa

Mi confermi che l’Isis e’ una creatura Usa/Mossad che viene utilizzata per soppiantare i fronti politici e militari filo-iraniani in tutto l’arco d’influenza di Teheran e gli Hezbollah lungo il Mediterraneo?

E’ una coincidenza fortuita che l ’ISIS abbia iniziato ad attaccare il Libano proprio quando Israele è in guerra con Gaza e rischia un attacco dal nord da parte dei Libanesi?

Poi, altra considerazione. Dopo gli accordi di Oslo, i palestinesi non contano un cazzo in quanto popolazione. Sono superflui: oppressi ma non sfruttati, dominati ma non necessari. Hanno bisogno di Israele per tutto (cibo, risorse, acqua, energia elettrica) Israele mantiene la Striscia di Gaza e la Cisgiordania come mercati chiusi dove scaricare i suoi stessi prodotti senza che i palestinesi possano avere alcun strumento per determinare un proprio sviluppo economico e politico. Pare sempre piu’ evidente una politica militare di esclusione dei palestinesi dalla Palestina portando all’ eventuale annessione sia della Cisgiordania che di Gaza allo Stato di Israele. Un Palestina depalestinizzata con i palestinesi prossimi a diventare una riserva indiana tipo i pellerossa in america.

Sicuro che non ci sarà una cruenta fase due del conflitto, tipo a settembre/ottobre?

Richiederà mesi di combattimenti, durante i quali la Striscia sarà attaccata quartiere per quartiere, con un prezzo elevatissimo in vite umane sia di soldati delle forze armate israeliane che di civili palestinesi.

Il ruolo dell’Egitto mi sembra decisivo. La cacciata di Morsi ed il giro di vite contro il movimento islamico non ha solamente lasciato Hamas senza un alleato chiave regionale. La smobilitazione, repressione e disarticolazione della rivoluzione da parte dell’esercito e delle elite egiziane hanno anche lasciato i palestinesi senza il sostegno popolare egiziano di cui hanno bisogno per resistere e fronteggiare l’occupazione israeliana. Il regime egiziano, di conseguenza, ha avuto mano libera per soffocare Gaza quanto voleva, sia economicamente che geograficamente, contribuendo a bloccare il suo accesso al mondo esterno.

Poi Arabia. Il più grande sostenitore di Israele nella regione rimane l’Arabia Saudita. Incatenata all’alleanza con gli Stati Uniti, l’Arabia Saudita vede Israele come una risorsa nella sua lotta regionale non solo contro il nazionalismo arabo, ma anche contro l’attuale aumento del potere iraniano e sciita nella regione.

Infine rimango spettatore autistico della ‘stranezza Qatar ‘,che appoggia Hamas, ma compra 11 miliardi di dollari di armi dagli Stati Uniti ed ospita la più grande base militare statunitense nella regione. Recentemente gli Emirati Arabi, il Bahrain e l’Arabia Saudita hanno ritirato i propri ambasciatori dal Qatar perché questo ha infranto la clausola di non ingerenza negli affari interni dei paesi arabi, finanziando la Fratellanza Musulmana, Hamas, i jihadisti dell’Isis e le milizie islamiche in Libia.

“Platano, per tutto ciò che riguarda Isis non non mi esprimo… !!! … La storia della grande Israele è una cazzata mediatica; vedila così: Piu’ questi mussulmani si ammazzano tra loro meno rompono il cazzo allo stato d’Israele… Ti faccio un esempio… Se per caso una milizia sunnita ufficialmente finanziata da un emirato vicino noto per ospitare leader di organizzazioni jihadiste o movimenti di resistenza, comincia a scontrarsi e a destabilizzare vari scenari politici a gestione sciita, magari pseudoregimi che mirano ad ottenere una deterrenza atomica; non vedo perché uno o molteplici stati, che vogliano vivere in santa pace senza rompimenti di scatola religiosi, non debbano approfittare di questa situazione…

Ti ricordi quale era l’assunto iniziale di tutto??? Se per caso L’iran dovesse raggiungere una nuclear nuke capability, quali sono gli stati, o meglio i califfati e gli emirati, che avrebbero da perderci ??? A chi conviene di più avere una regione destabilizzata a livello politico in cui incuneare un elemento a forte connotazione diversiva??? E questi ultimi, pur avendo ingenti capitali con cui finanziare, hanno la capacità organizzativa, tecnica e logistica per portare avanti questo progetto???

Accantoniamo volutamente, da parte mia, il capitolo isis & co, tornando alla questione Gaza…. Hamas e’ un movimento terroristico che ha esaurito la propria spinta propulsiva, e’ stato, in più riprese soppiantato da elementi jihadisti che, come un animale feroce ferito mortalmente che prima di esalare l’ultimo respiro cerca di azzannare inutilmente il suo uccisore , ormai l’unica chance che gli rimane per sopravvivere politicamente e’ disarmare le sue brigate e accettate di far gestire la striscia all’anp di mazen!!! Prima lo capiscono e meglio e’!!! Ormai l’hamas non conta piu’ niente per ciò che riguarda la gestione dell’affaire stato palestinese!!! E lo sa bene….”

Secondo te quindi non ci sara’ una fase due da parte di Israele per risolvere la questione una volta per tutte?

“Non credo !!!! Queste cose non si fanno mai sotto i riflettori!!! Adesso bisogna vedere se hamas accetterà di smilitarizzare le sue brigate armate senza alcun tipo di mentalità tattica e ancor meno strategica, per rimettersi nelle mani dell’anp… Un capitolo a parte sarà la liquidazione dei gruppi jihadisti, concorrenti della stessa hamas… Li bisognerà applicare altri tipi di tattiche a basso impatto, low profile… E come ben sai, in questo campo, Israele è all’avanguardia!!!! D’altronde non dobbiamo dimenticare che si ha a che fare con terroristi che si fanno scudo di donne e bambini e di civili in genere, gente che non  combatte vis a vis ma che è capace solo di nascondersi in tunnel…. Vedremo Vedremo ….”

Soundtrack1:’A sun that never sets’, Neurosis

Soundtrack2:’So did we’, Isis 

Soundtrack3 :’Parabola’, Tool

Soundtrack4:’Frankie Teardrop’, Suicide

Soundtrack5:’Up against the wall’, The icarus line

Soundtrack6:’Il seno’, Edda

Soundtrack7:’Domina’, Ritmo tribale 

Soundtrack8:’Watchfire’, Neurosis

 

 

 

E’ guerra.

in internet/mondo/politica by

Una breve comunicazione, sarò rapido: il signor Diritto Internazionale sta morendo, e ve lo volevo notificare. Si dice che sia una questione di giorni ormai, e tutto sarà finito.

Sapevo che da anni non si sentiva bene, e che anzi in questi ultimi due lustri le sue condizioni erano diventate assai gravi, ma vederlo così fa veramente impressione.

La causa del futuro decesso? Israele, sembra. Vi invito a leggere dal sito Corriere.it quanto riferisce un blogger israeliano sui preparativi del prossimo attacco contro l’Iran che la premiata “unica democrazia del medio oriente” sta mettendo in piedi.

Usare la parola attacco in questi casi è riduttivo, poichè quando si neutralizza il sistema comunicativo di una Nazione, si lanciano dai sottomarini decine di missili balistici con testate non convenzionali e si completa l’opera con siluri da crociera lanciati da “veivoli dotati di una tecnologia sconosciuta al grande pubblico e anche al nostro alleato americano”, ebbene tutto ciò è guerra.

La qual cosa, beninteso, mi starebbe pure bene. Basta che si tratti di una guerra seria, di quelle vere, pienamente riconosciute dal diritto e quindi disciplinate nei loro momenti fondamentali: dichiarazione di guerra consegnata alla rappresentanza diplomatica del Paese avverso, motivazione delle operazioni militari per esigenze di legittima difesa, garanzie per i prigionieri e tante altre belle cose che più di un secolo di convenzioni internazionali sembravano non dico aver garantito, ma quanto meno aver reso meno facilmente violabili perchè sì, si sa che le zozzerie in guerra si fanno e si sono sempre fatte, ma almeno si cerchi di nasconderle, di salvare la faccia.

Invece no. Israele, il cui possesso di testate atomiche al di fuori delle apposite convenzioni internazionali è pacificamente accertato, con totale sprezzo di qualunque normativa organizza quanto di cui sopra in olimpica serenità, tutt’al più con qualche segno di fastidio da parte quell’alleato tanto asservito da essere ritenuto indegno di condividere i segreti degli aerei invisibili. Il tutto, beninteso, senza che le apposite commissioni degli organismi internazionali siano mai riuscite a trovare prove inequivocabili del tentativo iraniano di fabbricare la bomba atomica. E parlo di prove, non chiacchiere, cioè di quei riscontri oggettivi che in un processo conducono un imputato alla condanna, e alla relativa punizione.

Che dire? Nulla. Già prevedo le accuse di antisemitismo piovere da ogni dove a tutela della Vittima Eterna in perenne pericolo di sopravvivenza, quindi taccio e mi limito a stirare il vestito grigio per il prossimo funerale del signor Diritto Internazionale. Che vi debbo dire, a me era simpatico. Anche perchè era uno dei pochi arbitri ancora in grado di imporre agli Stati un minimo di correttezza nei litigi.

Ma pazienza.

Una cosa, però, mi sento di dirla: anche se l’Iran vi è antipatico, una preghierina per l’anima del signor Diritto Internazionale non negategliela. Dopo tutto, era tanto una brava persona…

Perché hanno rotto il cazzo

in società by

Leggono Il Fatto Quotidiano, sono dichiaratamente e fieramente antiberlusconiani e conoscono a menadito le carte del processo Ruby. Negli ultimi tempi, quando li chiamano al telefono per i sondaggi politico elettorali, gran parte di loro si affretta a dire che voterà il Movimento 5 Stelle. Perché l’attuale classe (o casta) politica ha rotto il cazzo.

Sono antifascisti, antirazzisti, tendenzialmente di sinistra; gente che non ama i poteri forti ma che vorrebbe uno Stato più presente nelle questioni economiche, un welfare più consistente. Perché le banche hanno rotto il cazzo.

Sono novelli giacobini coi calli sulle dita e i gomiti arrugginiti, che odiano il mercato e inveiscono contro quello sporco capitalista di Oscar Giannino, che misurano il grado di ammissibilità di una dichiarazione a seconda dello schieramento politico. Perché i fascisti come Giannino hanno rotto il cazzo e se le meritano le uova addosso.

Sono democratichini che aggiornano quotidianamente le liste di coloro che hanno il diritto di parola (e che magari parlano pure “bene”) e di quelli che invece devono stare zitti. Sono fan sfegatati dei magistrati romanzieri e pubblicisti alla Ingroia (nelle loro librerie, non a caso, non c’è Sciascia ma Saviano), che puliscono i vetri (quando va bene) con Il Foglio ma che non l’hanno mica mai letto. Non l’hanno mai letto perché ha rotto il cazzo, naturalmente.

Sono quelli che “Piazzale Loreto è stata vera giustizia”, pollastri che commentano l’intervista di Grillo su Israele, Iran e Siria e fanno fare bella figura pure a Capezzone e Cicchitto. Socratici che sposano, senza mai alcuna esitazione, anche se non conoscono l’argomento, l’esatto contrario di ciò che dicono gli avversari, perché è matematico che se una logica c’è, sia sempre all’opposto del loro pensiero (e quindi dalla propria parte).

Ieri erano dipietristi e vendoliani, oggi sono grillini, domani sempre e comunque rivoluzionari da tastiera. Gente che, in tutta sincerità e col cuore liberale in mano, mi ha un po’ rotto il cazzo.

Go to Top