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Esseri umani come Bot – Intervista a Clippy, Assistente Office

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Prima di cominciare con l’intervista, il lettore potrebbe aver piacere (e forse anche diritto, in quest’epoca in cui si pretendono le dimissioni di chiunque come la Regina di Cuori le teste) a sapere che è nata in modo del tutto fortuito. Qui in redazione non siamo forniti degli strumenti più avanzati (mi dicono di non chiamarla “redazione”, perché non siamo una società editoriale)… dicevo che Libernazione, non ricevendo denaro pubblico, si deve arrabattare con quegli strumenti già a diposizione e fare di necessità virtù. Avendo portato il mio laptop in riparazione, mi è stato detto che il mio muletto sarebbe stato un vecchio PC con installato ancora Windows 2000. Il motivo per cui in redazione – aridaje! – in ufficio non l’avevamo mai buttato via è perché in esso è contenuto il record storico assoluto di Capriccioli al Pinball, e per questo lo custodivamo con rispetto e un certo senso di religiosa venerazione. E comunque, in fondo, mi bastava un semplice Microsoft Word.

Cosi’, con lo stesso approccio del Conte di Carnarvorn mentre scoperchiava il sarcofago di Tutankhamon, ho aperto un .doc vuoto. E dopo qualche secondo eccolo, il foglio bianco di un bianco nettamente a bassa definizione e con un povero antialiasing. Faccio per digitare il primo tasto, giusto per vedere cosa succede, quando qualcuno – o qualcosa – mi chiede:

 

Ciao! Sono Clippy, il tuo assistente Office. Hai bisogno di assistenza oggi? Si / No

Cazzo…Clippy! Quanto tempo…

Almeno dieci anni…

È vero, ti hanno rimosso con Office 2007. Che si dice amico mio?

Quello che si è sempre detto: “Ciao! Sono Clippy, il tuo assistente Office” eccetera eccetera.

Programmato per aiutare, sempre e nonostante tutto. Forse lo scudiero per definizione.

No, nient’affatto. Al massimo uno zimbello per definizione, perché l’utente non si è mai lasciato aiutare. Al limite cliccava due volte per farmi fare animazioni buffe, come un giullare. Ma sono fortunato nella sfortuna, perché ho condiviso il destino di tutti gli altri venuti dopo.

Quale destino?

Nessuna interfaccia grafica creata, come dici tu, “per aiutare” è mai stata utilizzata a questo fine. Sono sempre state messe in disparte, quando la noia ha preso il sopravvento allo sfogo del cazzeggio, spesso becero.

Il gattino Earl, il mago, il robottino, la palla rossa…

E il gatto fatto di carta, il cane…Ma non solo quelli del pacchetto Office. Siri e Cortana, per esempio.”Siri, vaffanculo” penso sia la frase più registrata. E te la ricordi Doretta? Aggiungevi doretta82@live.it su MSN e ti trovavi un bot nato per aiutare a fare ricerche su Internet e subito trasformato in uno sfogatoio di becerume.

Tant’è vero che poi è stata creata Doriana.

Esattamente, sviluppata per essere in grado di rispondere agli insulti e parlare liberamente di sesso. E allora in quel punto diventa chiaro che il bot non è più assistente, anzi non lo è mai stato. È per l’appunto il buffone su cui far sfogare l’utente, all’inizio nato male (vedi il mio caso e quello degli altri assistenti Office) e poi sviluppato fino ad arrivare a Spacobot su Telegram. Ma forse questo ragionamento non è nemmeno più valido. Oramai siamo nel paradosso totale, nel bot fatto uomo o dell’uomo che si è fatto bot.

Mettete like agli altri come voi lo mettereste a voi stessi… Immagino tu stia parlando di Facebook e degli altri social.

Esatto. La tecnologia ha abbattuto ogni barriera legata alla comunicazione a distanza, a parte la mancanza di contatto fisico. Questo difetto è ovviamente una qualità se si vuole litigare. E più le barriere sono cadute, più gli insulti sono passati dall’intelligenza virtuale alla persona virtuale. Un continuo scalare dall’assistente office, al bot programmato nel dettaglio, fino alla surreale situazione in cui l’utente – che è una persona fisica – si comporta come sognerebbe un qualsiasi programmatore di bot beceri. Rispetta sempre il ruolo di perfetto bot “sfogatoio” – far salire la bava di rabbia a chi interagisce con lui – con l’imprevedibilità umana che nessun software saprebbe replicare, al massimo simulare.

In effetti certe volte mi domando se i troll siano davvero esseri umani. Ma è, o meglio è stato un percorso inevitabile?

Massi’, nel bene o nel male. L’uomo vuole parlare all’uomo. Si titilla con le fantasie della IA perfetta come nel film Her o Westworld, per esempio, ma alla fine l’umanità non è battibile, trovi tutto in lei: dalle menti geniali agli scemi. Tant’è vero che gli utenti, perfino per le cose più banali come la giustificazione di una pagina, o l’interlinea, preferivano e preferiscono chiedere a qualche balordo su yahoo.answers piuttosto che cliccare sul “?” in alto a destra.

Non so se questa cosa dell’umaità che preferisce l’umanità sia una cosa che mi rasserena o mi deprime.

Alla fine non posso che risponderti se non con la lente dell’umanità che mi ha programmato. E allora quel che penso è che fondamentalmente il tema è che avete abbracciato la modernità, strafottendovene degli aspetti negativi di essa. Come i tedeschi dell’est in quella famosa scena di Goodbye Lenin, ipnotizzati davanti ai porno trasmessi in Germania Ovest. Naturalmente “aspetti negativi” non significa un cazzo di niente, a meno che non si fissi un sistema di valori di un certo tipo, ma non siete mai stati in grado di farlo quindi perché cominciare adesso? Più che altro, nessuno di voi ci sta capendo più nulla, è quello il vero tema. Poi d’accordo, qualcuno lo urla (“dimissioni e tutti a casaaa”), qualcun altro lo interiorizza coi i meme (pensa che le rage face erano in origine omini delle clipart bannati da Office). Qualcun altro si ammazza. Fatto sta che siete qui a guardare serie TV e a citare la citazione del riferimento della citazione, che per carità, lo sto facendo pure io, però… che cosa cazzo state facendo?

 

 

 

Elogio della bestemmia

in politica/società by

Fra tutti i casini a cui è soggetta la giunta Marino (Mafia Capitale, le strade sempre allagate, i ritardi sul Giubileo, il Papa incazzato, l’invasione degli Evroniani), c’è chi trova pure il tempo per polemizzare sulla bestemmia dell’ormai fantozziano assessore Esposito, pronunciata, a quanto pare, nel corso di una lite furibonda in assemblea capitolina col consigliere Dario Rossin.

Al netto dell’opportunismo politico in una situazione di per sé delicata, dove ogni scusa è buona per infierire ulteriormente sul già agonizzante clan Marino, è interessante notare come la bestemmia venga stigmatizzata in un contesto, l’agone politico, che certo non brilla per savoir faire ed eleganza di costumi. La parolaccia, l’insulto personale e finanche la diffamazione sono pane quotidiano sulla scena pubblica, al punto che certi personaggi stranoti – da Gasparri a Buonanno, passando ovviamente per Beppe Grillo – possono dedicarsi quotidianamente all’impropero, all’allusione volgare o all’attacco diretto senza che alcuno batta ciglio. Eppure, in tutto questo, la bestemmia rimane un tabù, una sorta di area protetta alla quale persino il politico più scafato deve fare attenzione se non vuole ritrovarsi in un ginepraio di scuse improbabili e autodafé mediatici.

“Gioca coi fanti ma lascia stare i santi,” dice l’adagio. Ovvero, in Italia l’insulto personale si pone in secondo piano, su scala valoriale, rispetto alla blasfemia, all’offesa della sfera celeste. Laddove qualsiasi altra parolaccia è consentita, laddove sul piano morale l’accostamento di un epiteto volgare al nome di una persona è in un qualche modo accondisceso, al nome del Signore viene concessa una vera e propria immunità, un salvacondotto da quel turpiloquio così caro alla nostra realtà italica.

D’altronde, la sensibilità individuale è sempre la prima ad essere evocata: quante volte ci siamo sentiti dire, da credenti e non, che “le parolacce van bene, ma le bestemmie proprio no che mi disturbano”? Come se, appunto, la sensibilità del singolo giustificasse l’uso di un certo vocabolario piuttosto che un altro; così, se io sbatto un alluce contro la gamba di un tavolo e urlo “Cazzo!”, va tutto bene, capita, si è fatto male, vorrei veder te al suo posto, mentre se mi scappa un “porcamadonna” altrettanto liberatorio come minimo mi becco una pletora di occhiatacce e sguardi accusatori da tutti i presenti. Ugualmente, mutatis mutandis, se il vaffanculo costante dei grillini non è altro che l’espressione di un disagio sociale profondo, la bestemmia dell’assessore esasperato diventa invece un caso politico.

Insomma, “diocane” “porcodio” “madonnaladra” e varianti del caso risultano oggi essere molto più disturbanti, se non addirittura scioccanti, rispetto al vasto panorama linguistico di parolacce e insulti nazionali e dialettali. Panorama che, fra l’altro, nel corso dei secoli si è arricchito, in termini di blasfemia, anche grazie alla meravigliosa fantasia locale dei nostri avi: chiunque provenga da regioni come Veneto, Emilia o Toscana sa che il vero suono di casa non sono le campane della domenica, ma i “diocagnassléder” dei vecchi durante gli esecrabili tornei di briscola nei bar di paese.

E così, immemori del nostro passato di fieri bestemmiatori popolani, garantiamo alle fregnacce su Dio, la Madonna e diecimila santi una cura speciale, un’attenzione particolare, di cui noi stessi, come individui, non possiamo minimante godere. L’Invisibile (o l’Inesistente, secondo alcuni), merita molto più riguardo dell’essere umano reale, in carne e ossa. Ancora una volta, fingere di rispettare qualcosa che non è di questo mondo risulta molto più facile che fare i conti con la propria coscienza.

Prendetevi pure i vostri cari, amati vaffanculo. Io mi tengo stretto il mio diocane, che tanto lassù non c’è nessuno che possa davvero offendersi.

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