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Il Giornale

Il Giornale e il Mein Kampf: lo sdegno della domenica

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Leggendo vari commenti ed alcune riflessioni in merito alla polemica sulla diffusione da parte de Il Giornale del Mein Kampf, mi è tornata alla memoria una storiella accaduta durante l’ultimo concerto dei Nerorgasmo, avvenuto nel 1993 all’El Paso Occupato di Torino.

I Nerorgasmo sono stati una band hardcore punk italiana attiva dalla prima metà degli anni ottanta fino agli inizi dei novanta aTorino, che proponeva un hc/punk cupo e dalle tematiche nichiliste.

Riportiamo la testimonianza di Simone Cinotto, uno dei componenti e fondatori del gruppo insieme a Luca Abort Bortolorusso ( qui trovate tutta l’intervista):

“Nell’ultimo concerto alla batteria suonò Francesco Dilecce, ora mio batterista nei Via Luminosa. Con lui abbiamo fatto l’ultimissimo concerto dei Nerorgasmo, quello che è diventato l’album “Nerorgasmo Live a El Paso” e in cui Luca era vestito da nazi. Credo che sapesse che sarebbe stato davvero l’ultimo concerto. Mi ricordo che è stato tutto il giorno, dalla mattina alle otto, fino a mezzanotte, prima di suonare ad assemblare l’uniforme da ufficiale SS. Chicca, la sua ragazza dell’epoca, appena prima del concerto mi disse ‘Che due palle, mi ha portato in giro tutto il giorno per tutta Torino a cercare tutte le cose, maniacalmente.’ Voleva proprio la mostrina della particolare divisione delle SS… ti ho detto no che faceva un sacco di modellismo fin da piccolo, con la passione per i soldati nazi?” (.)

“A quel concerto c’era pure Lallo, un eccellente bassista che ha fatto tra l’altro il turnista per artisti importanti. Non avevamo ancora iniziato a suonare e Lallo ha cominciato a fare il culo a Luca per il suo abbigliamento nazi, ‘Come cazzo sei vestito? Vergognati! Levati di torno’. La cosa è andata avanti per quasi tutto il concerto. E allora Luca ha fatto quel discorso che c’è anche registrato nel disco: «Volevo ricordare alla gente che si scandalizza ancora per queste cose che la nostra società ha assorbito tutto quello che c’era da assorbire dal nazismo, tanto è vero che i viaggi in Volkswagen, le vacanze e la vita come la facciamo noi adesso è quella che era stata programmata allora! E i nostri lager sono il terzo mondo lontani dagli occhi e lontano dal cuore… quindi la gente che si scandalizza di fronte ad una croce uncinata messa al collo per provocazione dovrebbe fare un pochino più attenzione a quello che gli gira intorno e alla vita che fa… perché se vogliamo guardare la nostra società è tutta nazista!»(.)

Ora, sicuramente direte voi, che c’entra tutto questo con la polemica degli ultimi giorni?

Vuoi dire che noi viviamo sotto il nazismo?

Pensi di risolvere la questione con questa storiella di questo tipo ipersconosciuto che nessuno sa chi sia?

No No. Assolutamente.

Mi pare però giusto sottolineare che molti di questi scandalizzati della domenica si ingoino tutta la cloaca illiberale possibile ed immaginabile ogni giorno, per poi indignarsi per la distribuzione da parte di un quotidiano, di un testo scaricabilissimo gratuitamente su internet e che si trova quasi regalato in ogni mercatino di provincia e non.

La diffusa reazione indignata alla provocazione de Il Giornale, è identica a quella del tipo che durante un concerto punk insultava irritato e sdegnato un frontman di una band hardcore vestito da mezzo Ss.

Ed è, credo, un tantino, ma proprio un tantino, esagerata.

Soundtrack1:’Adagio’, Tommaso Albinoni

 

Schettinen

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Avrete già saputo tutti della geniale decisione de “Il Giornale”, che ha deciso oggi di presentare l’articolo in prima pagina dedicato al disastro aereo delle Alpi con un titolo dignitoso e di classe: se non l’avete già visto, ecco, si tratta di questo.

andreas-lubitz4

 

Tutto tristemente vero, anche se stamattina mi ero illusa, solo per un attimo, che fosse un fotomontaggio.

Ma non andrò a sparare sulla croce rossa, e non sottolineerò, perché è piuttosto evidente per chiunque abbia un minimo di sale in zucca, tutti gli aspetti sbagliatissimi di questa triste immagine.

Questo episodio è un pretesto per riflettere su qualcosa che vedo fare da troppo tempo: la corsa alla battuta sul morto/tragedia/cazzi del giorno.

E oggi siamo andati oltre in molti casi, compreso quello del Giornale, o il paragone che Beppe Grillo ha fatto fra il pilota della Germanwings e Matteo Renzi, superando di parecchi metri la soglia del cattivo gusto, in un momento in cui, di sicuro, non si ha bisogno ANCHE di questo.

Ma questa è solo la punta dell’iceberg. Alla base c’è un discorso molto delicato, quello dello humour nero.

In un paese libero, come il nostro, ci è permesso dire tutto ciò che ci passa per la testa, per fortuna.

Ma, e credetemi, a volte non è davvero necessario. Non è necessario cogliere la palla al balzo sperando di essere più originali degli altri nel postare la vostra battuta sulla morte di Pino Daniele, sull’attentato a Charlie Hebdo o sull’aereo della Germanwings.

Occhio: non è mica vietato. E non è detto che, in alcuni casi, non sia persino parecchio divertente.

Ma -ripeto- non è necessario. Non tutti i giorni, non continuamente, non pensando di essere più cinici-geniali-dissacranti degli altri. Non lo siete, soprattutto quando esserlo è il vostro scopo primo.

Non lo siete, perché ci dovete pensare, e vi spremete le meningi per farvi venire in mente qualcosa di assolutamente originale per far vedere agli altri che, che diamine, io mica sono uno di quegli ipocriti lì che si rattristano per cinque minuti e poi basta. Io, la battuta sull’attentato al Museo di Tunisi la faccio: perché, voglio dire, lo posso fare, no?

Certo che puoi. Ma non è che DEVI.

Non c’è bisogno di essere sempre dissacranti. Ogni tanto basta. Ogni tanto vergognatevi pure voi. Beppe Grillo, Sallusti, tutti.

Tanto, per fare due like in più, bastano un paio di belle tette.

 

JJ

 

Gli stupidi consigli finanziari de Il Giornale

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Mi piace leggere IlGiornale.it perché mi dà delle emozioni che altri giornali non sono in grado di suscitare. Si tratta di sensazioni specifiche, una sorta di thrills vicini a quelli che si prova guardando un film di spionaggio o di complotto politico o fantascientifico, soprattutto quando verso la fine il protagonista tira le somme e in trenta secondi spiega un intrigo complicatissimo, cosa che nella vita reale toccherebbe ad una commissione parlamentare e a un memorandum di almeno cinquecento pagine. E tu sei lì che percepisci che nella spiegazione frettolosa, tra proiettili vaganti o e fili rossi da tagliare, ci sono buchi logici abnormi, conclusioni basate sul nulla, rapporti causa-effetto surreali. Spesso la cosa bella è che, personalmente, sul momento mi sento anche un po’ in colpa, mi dico che se non ho capito alcuni punti della spiegazione è colpa mia che non ci arrivo.

Ecco, io provo identiche emozioni leggendo IlGiornale.it. Questa settimana per esempio è saltato fuori un documento “segreto” secondo il quale l’UE – o la Commissione Europea, o forse la BCE, boh tanto sono tutti uguali – vorrebbe togliere la soglia minima dei 100mila euro per i depositi su cui effettuare prelievi forzosi in caso di tracollo bancario (ah, le virgolette sulla parola “segreto” ce le mette lo stesso quotidiano, e non capisco quindi se siano sarcastici, se facciano dell’autoironia, o se sia la citazione di qualcuno). Sapere che a difendere i correntisti ci sia il leghista Buonanno (quello che esponeva finocchi in Parlamento, per dirne una) dà alla storia un primo tocco di surreale e fantascientifico, ma è agli ultimi paragrafi dell’articolo che si toccano vette altissime. Il giornalista, citando Claudio Borghi, conclude con ferrea logica che il prelievo forzoso sia una delle diverse trappole studiate dalla Germania “per rientrare dalla loro esposizione creditoria nei nostri confronti e incenerire la nostra industria”.

 

La redazione di Libero e Il Giornale intenta a scrivere articoli di economia. F2 per "salasso fiscale", F3 per "L'Euro che stritola", F4 per "la culona"
La redazione di Libero e Il Giornale intenta a scrivere articoli di economia. F2 per “salasso fiscale”, F3 per “L’Euro che stritola”, F4 per “la culona”

Vi prego, mandate subito Gian Maria De Francesco, colui che ha scritto queste righe, a Hollywood affinché incontri Nolan e scrivano assieme un meraviglioso sequel di Interstellar. Ma non dimenticate Ivan Francese e un anonimo redattore di Liberoquotidiano.it, che in un articolo correlato ci spiegano le 4 mosse fondamentali per tutelarsi dal prelievo forzoso. Ora, prima che ve le elenchi, dobbiamo definire ciò di cui si sta parlando. Trattasi di prelievo forzoso quando un’istituzione governativa preleva dai conti correnti determinate somme di denaro per sopperire ad una crisi bancaria o a specifiche necessità fiscali. L’ultima volta che ne abbiamo sentito parlare per esempio è stato quando a Cipro una percentuale dei soldi di correntisti (con più di 100mila euro a credito) è stata tramutata in azioni della banca che soffriva di una pesantissima sottocapitalizzazione, per giunta in una situazione di corsa agli sportelli. Bene, ciò che Libero e Il Giornale suggeriscono per evitare che lo Stato o le banche centrali saccheggino i nostri risparmi è:

  1. “Fate attenzione agli hedge funds, che sono difficili da maneggiare se non siete esperti”.
  2. “Attenzione a titoli di Stato e obbligazioni dell’Eurozona, che possono essere soggette a ristrutturazioni del debito”
  3. “Pensateci bene a sottoscrivere polizze vita se i soldi vengono depositati in banche dell’Eurozona”
  4. “Come per il punto 3, investite in fondi che depositano i soldi fuori dall’Eurozona.”

Leggendoli sono rimasto un po’ perplito, io che pensavo che per evitare un prelievo forzoso bastasse semplicemente non avere soldi in banca (con tutti i problemi che ne conseguono, ovviamente). Mi sbaglierò io, ma mi pare che nessuno di questi punti abbia nulla a che vedere con il punto in questione, ma anzi siano consigli massimalisti e del tutto insensati, come se ad uno con un braccio fratturato il dottore consigliasse: “Si copra quando esce e cerchi di non sudare.”. Gli hedge funds, signori: GLI HEDGE FUNDS! Attenzione a come li maneggiate perché un mio amico una volta ci ha perso due dita! Santo Dio, ma su Libero hanno idea di quanto sia il capitale minimo richiesto per investire in un hedge fund (risposta: 500 mila euro)? E cosa c’entrano i titoli di Stato e le obbligazioni in euro?

Ma no dai, mi sbaglio io.

Forse la trama di Interstellar ha un senso.

 

 

some men
Una foto dell’autore quando legge Il Giornale

La Casta degli altri

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Mercoledì sera Vittorio Feltri era ospite di una puntata delle Invasioni Barbariche.
Lui e la conduttrice, Daria Bignardi, si davano del lei, dando l’aria di non conoscersi.
LUi, Vittorio, come da tempo sul giornale di cui è direttore, ha inveito contro le mignotte in lista, specie del Pdl.
Lei , Bignardi, era meravigliata del suo comprare agnelli per poi non mangiarli a Pasqua.
Salvo non considerare che molto probabilmente la Pasqua, i due, la trascorrono insieme.

Daria Bignardi: la7
Vittorio Feltri: direttore una settimana del Giornale l’altra di Libero
Figlio di Feltri, Mattia: Lastampa
Sposato con nipote di Bignardi, Annalena Benini: Il foglio
Marito di Bignardi, Luca Sofri: direttore Il post
Figlio di Adriano Sofri: Repubblica
Testimone nozze Bignardi Sofri, Giuliano Ferrara figlio d’arte: direttore Il Foglio

Tutto normale, solo volevamo dire a Vittorio Feltri che ce l’ha tanto con le mignotte, che quelle, le mignotte, devono ringrazare la fica propria. Mica della zia.

Pluralismo cartaceo

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Ho sempre avuto difficoltà a relazionarmi con gli integralisti della carta stampata, con quelli che leggono da anni sempre e solo lo stesso giornale, con quelli che aspettano con ansia amache o travagliate.

Ho sempre avuto difficoltà perché, molto spesso, gli integralisti della carta stampata sono anche giacobini di partito o, più generalmente, pretendono di essere sibille cumane della politica.

Nella mia vita ho letto almeno una volta i seguenti quotidiani: Corriere della Sera, La Repubblica, La Stampa, L’Unità, L’Indipendente, Il Messaggero, Liberazione, Libero, Il Fatto Quotidiano, L’Altro, Avvenire, L’Osservatore Romano, Il Giornale, Il Secolo d’Italia, Il Secolo XIX, Il manifesto, La Padania, Il Foglio, Il Riformista, Il Sole 24 Ore, ItaliaOggi, Il Tempo.

Se ho letto tutta ‘sta roba non è certamente per masochismo giornalistico, benché meno per nomadismo politico. Piuttosto perché sono convinto che il pluralismo o si manifesta in un tentativo pratico di comprensione delle posizioni altrui oppure non è. Naturalmente, questo tentativo richiede un dispendio di energie non indifferente; ed è molto più comodo essere pluralisti e democratici a chiacchiere.

Perciò, non mi sorprendo quando mi capita di incontrare chi, dopo aver chiesto all’edicolante non so quale numero speciale su Marx, mi domanda, con aria tra lo sbalordito e lo sprezzante, come faccio a leggere un giornale come Il Foglio.

Il democratismo e il perbenismo chiacchierati  dai fedelissimi ed esclusivissimi lettori non mi sono mai piaciuti e col tempo ho imparato a diffidare. Questa fede e questo esclusivismo mi fanno pensare ogni volta che si abbia la necessità di nascondere una certa antipatia per le procedure e per la sostanza delle cose.          Che sono poi il sugo di ogni vero pluralismo e di ogni vera democrazia.

 

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