un blog canaglia

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Il Fatto Quotidiano

Vogliamo i colonnelli

in società by

Per secoli si sono esplorati i limiti della scelta collettiva ipotizzando che gli individui siano in grado di comprendere il collegamento tra i loro desideri e i mezzi per concretizzarli. Chissa’ che esplorazioni con individui, per cosi’ dire, non esattamente consapevoli e conseguenti.

L’isteria collettiva italiana delle ultime settimane mi ha fatto incontrare i seguenti tipi umani:

– quello/a che aderendo a una sua visione personalissima di liberalismo pensa che la prima tassa da rimuovere sia l’ultima (in ordine di tempo) ad essere introdotta;

– quello/a che aderendo a una sua visione personalissima di naturalismo proclama la decrescita come palingenesi definitiva;

– quello/a che aderendo a una sua visione personalissima di partecipazione democratica ha sempre la monetina pronta da lanciare e il pomeriggio libero per farlo;

– quello/a che aderendo a una sua visione personalissima di rinnovamento ci ha scassato la minchia per piu’ di una settimana spiegandoci che un ex comunista ottantenne e’ il cambiamento, mentre un altro ex comunista ottantenne no;

– quello/a che aderendo a una sua visione personalissima dell’economia inizia un qualsiasi discorso sull’euro, sulla BCE, sulla Bundesbank che a volte e’ la DeutscheBank e a volte no;

– quello/a che aderendo a una sua visione personalissima dei rapporti causa/effetto sai che finira’ sempre per dire che il problema e’ il capitalismo liberista, meglio se finanziario, ancor meglio se selvaggio;

– quello/a che aderendo a una sua visione personalissima di credibilita’ internazionale vede B. al mausoleo di GWB e ne trae improvvide conclusioni;

– quello/a che aderendo a una sua visione personalissima di bene pubblico mi deve ancora raccontare le conseguenze del suo trionfo referendario di due anni fa;

L’elenco e’ potenzialmente infinito. E verrebbe da dire ‘vogliamo i colonnelli’, come nell’omonimo film.

Che poi, in fondo, ed esattamente come nel film, in un paese governato da cialtroni non possono che essere cialtroni anche i colonnelli. Ecco spiegata, tra il serio e il faceto, la fascinazione di molti per i famosi vincoli esterni. Io, che non credo neanche in quelli, mi rifugio nella ristorazione. Buon weekend!

 

abbacchio1

Pluralismo cartaceo

in giornalismo/politica/società by

Ho sempre avuto difficoltà a relazionarmi con gli integralisti della carta stampata, con quelli che leggono da anni sempre e solo lo stesso giornale, con quelli che aspettano con ansia amache o travagliate.

Ho sempre avuto difficoltà perché, molto spesso, gli integralisti della carta stampata sono anche giacobini di partito o, più generalmente, pretendono di essere sibille cumane della politica.

Nella mia vita ho letto almeno una volta i seguenti quotidiani: Corriere della Sera, La Repubblica, La Stampa, L’Unità, L’Indipendente, Il Messaggero, Liberazione, Libero, Il Fatto Quotidiano, L’Altro, Avvenire, L’Osservatore Romano, Il Giornale, Il Secolo d’Italia, Il Secolo XIX, Il manifesto, La Padania, Il Foglio, Il Riformista, Il Sole 24 Ore, ItaliaOggi, Il Tempo.

Se ho letto tutta ‘sta roba non è certamente per masochismo giornalistico, benché meno per nomadismo politico. Piuttosto perché sono convinto che il pluralismo o si manifesta in un tentativo pratico di comprensione delle posizioni altrui oppure non è. Naturalmente, questo tentativo richiede un dispendio di energie non indifferente; ed è molto più comodo essere pluralisti e democratici a chiacchiere.

Perciò, non mi sorprendo quando mi capita di incontrare chi, dopo aver chiesto all’edicolante non so quale numero speciale su Marx, mi domanda, con aria tra lo sbalordito e lo sprezzante, come faccio a leggere un giornale come Il Foglio.

Il democratismo e il perbenismo chiacchierati  dai fedelissimi ed esclusivissimi lettori non mi sono mai piaciuti e col tempo ho imparato a diffidare. Questa fede e questo esclusivismo mi fanno pensare ogni volta che si abbia la necessità di nascondere una certa antipatia per le procedure e per la sostanza delle cose.          Che sono poi il sugo di ogni vero pluralismo e di ogni vera democrazia.

 

Perché hanno rotto il cazzo

in società by

Leggono Il Fatto Quotidiano, sono dichiaratamente e fieramente antiberlusconiani e conoscono a menadito le carte del processo Ruby. Negli ultimi tempi, quando li chiamano al telefono per i sondaggi politico elettorali, gran parte di loro si affretta a dire che voterà il Movimento 5 Stelle. Perché l’attuale classe (o casta) politica ha rotto il cazzo.

Sono antifascisti, antirazzisti, tendenzialmente di sinistra; gente che non ama i poteri forti ma che vorrebbe uno Stato più presente nelle questioni economiche, un welfare più consistente. Perché le banche hanno rotto il cazzo.

Sono novelli giacobini coi calli sulle dita e i gomiti arrugginiti, che odiano il mercato e inveiscono contro quello sporco capitalista di Oscar Giannino, che misurano il grado di ammissibilità di una dichiarazione a seconda dello schieramento politico. Perché i fascisti come Giannino hanno rotto il cazzo e se le meritano le uova addosso.

Sono democratichini che aggiornano quotidianamente le liste di coloro che hanno il diritto di parola (e che magari parlano pure “bene”) e di quelli che invece devono stare zitti. Sono fan sfegatati dei magistrati romanzieri e pubblicisti alla Ingroia (nelle loro librerie, non a caso, non c’è Sciascia ma Saviano), che puliscono i vetri (quando va bene) con Il Foglio ma che non l’hanno mica mai letto. Non l’hanno mai letto perché ha rotto il cazzo, naturalmente.

Sono quelli che “Piazzale Loreto è stata vera giustizia”, pollastri che commentano l’intervista di Grillo su Israele, Iran e Siria e fanno fare bella figura pure a Capezzone e Cicchitto. Socratici che sposano, senza mai alcuna esitazione, anche se non conoscono l’argomento, l’esatto contrario di ciò che dicono gli avversari, perché è matematico che se una logica c’è, sia sempre all’opposto del loro pensiero (e quindi dalla propria parte).

Ieri erano dipietristi e vendoliani, oggi sono grillini, domani sempre e comunque rivoluzionari da tastiera. Gente che, in tutta sincerità e col cuore liberale in mano, mi ha un po’ rotto il cazzo.

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