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idiozia - page 9

Alecs Scivuarzer

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Quindi, famo a capisse: abbiamo avuto presidenti del consiglio e ministri indagati, rinviati a giudizio, condannati, prescritti per qualsiasi genere di reato.

Abbiamo avuto un numero di parlamentari indagati che credo neanche Travaglio  conosca.

Abbiamo la classe dirigente politica, economico-industriale e giornalistica più coinvolta da scandali giudiziari – ad ogni livello – di tutto il mondo occidentale; poliziotti e carabinieri violenti che – quando vengono puniti – beccano condanne ridicole.

Per di più, se l’autoassoluzione e l’impunità fossero discipline olimpiche avremmo battuto tutti i record da medagliere.

E tutti si stracciano le vesti per un atleta olimpico trovato positivo all’EPO.

Molto bene, non c’è che dire. Santè.

“Fairies Wear Boots”

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Ieri sera, tornando dalla farmacia ho preso la scorciatoia che passa per via dei Cappuccini: una specie di tunnel naturale i cui archi a volta sono gli alberi in un boschetto fresco ed umido. Di giorno, dentro il tunnel vegetale e marcescente la temperatura è più bassa di un paio di gradi rispetto al resto della città. Ieri sera, addirittura, ho rimpianto di non essermi portato dietro una felpa.

Fino a ieri, non avevo capito per quale motivo le mie figlie hanno sempre chiamato quel viottolo “la strada delle fate”. O meglio, ho sempre pensato che dipendesse dalla fantasia per la quale i piccoli sono famosi ed invidiati dai grandi… Oggi, invece, credo che dipenda dal fatto che da piccoli abbiamo un terzo occhio in grado di percepire cose precluse agli adulti. Un organo sensoriale che, grazie alla scuola, all’università e alla carriera finisce per atrofizzarsi completamente.

Ieri sera è stato diverso: mentre percorrevo la discesa, perso nelle melodie contorte della poesia pagana islandese, mi sono concentrato sulle avventure di una falena che, iterativamente, si schiantava contro la luce di un fanale, per poi riprendere quota e ritornare più veloce (e più suicida) di prima: avevo l’impressione di sentire le sue ali battere contro la lampadina. A quel punto, con la coda dell’occhio, ho percepito una piccola fonte luminosa al centro di un prato confinante. Odio gli insetti, che per contro adorano il mio sangue: per me, attraversare un prato in shorts e t-shirt è come fare budgee-jumping. Il rischio di finire con un arto grande come quello di HellBoy e sotto terapia antibiotica è altissimo. La sera, poi… chissà quali creature selvagge abitano i prati montani… mosche cavalline, zecche, ma vanno a dormire quelle bagasce?

In ogni caso, la curiosità ha avuto la meglio sul buon senso, e mi sono avviato cautamente per il prato per vedere meglio. Dopo aver percorso una decina di metri, ho visto la seguente scena: una figuretta femminile alta circa una ventina di centimetri, dotata di ali trasparenti, si muoveva a passo di danza, mentre una cortina circolare di gigli neri fungeva da paravento. Lo spazio circondato dai fiori ondeggianti era più o meno circolare, mentre quattro fonti di luce situate in modo simmetrico ogni  90 gradi del cerchio illuminavano la scena: avrei detto che si trattava di campanule all’interno delle quali si trovasse una pattuglia di lucciole.

Ho inforcato gli occhiali e, fatto un altro passo molto circospetto, ho notato un vecchietto con un buffo copricapo che, dall’altro lato del cerchio magico muoveva passi di giga. Il nonnino era sui quindici centimetri, aveva un grosso naso ricurvo, ed indossava morbidi stivali con grosse fibbie d’argento. Non ho visto molto altro, perché, un secondo dopo un rumore acutissimo mi ha paralizzato: avete presente il rumore che faceva la tele quando il tubo catodico mostrava solo una nebbia bianca e nera di elettroni? Un suono molto simile, che veniva dalla boccuccia della fatina, in quel momento ridotta ad un delizioso piccolo zero. Ed è allora che ho notato che portava deliziosi stivaletti: ero stato avvistato.

I fiori si sono spenti in un amen, e, dopo un concitato pestare di piedini nell’erba, tutto è tornato normale. Un normale prato bellunese, piuttosto umido, appena smosso dall’umido venticello bellunese. Forse la cura che mi ha dato il mio dottore è troppo forte.

Generatore automatico di confessioni olimpiche

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Visto che il Corriere della Sera ha avuto l’alzata d’ingegno di dedicare alla sconvolgente faccenda non uno, ma ben due articoli, non ho potuto esimermi.
Istruzioni: fare refresh per ottenere nuove, sconcertanti “confessioni olimpiche”

Confessioni olimpiche: ' mi scaccolo sul cavallo, è ormai una tradizione'.

Aidonghivascit – N° 1

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Ritorna Aidonghivascit, antologia semiseria di notizie inutili passate dalla stampa italiana.

1) La Bild attacca alcune atlete olimpiche per la loro bruttezza. “Tutte culone inchiavabili, e noi ce ne intendiamo!”, il titolo dell”editoriale di tale Silvien B., attempato cronista free-lance della rivista.

2) “Mi contestano perché donna!” ha dichiarato il ministro Fornero, vincendo la III Edizione del Festival Internazionale della Giustificazione del Cazzo. Sul podio anche “Non mi lavo perché in Africa c”è la siccità!”, di un concorrente austriaco e “Non ho fatto i compiti perché sono un poeta maledetto!”, di un concorrente lussemburghese.

3) Duro intervento di Giuseppe Cruciani, con il supporto di Pigi  Battista e Christian Rocca, contro i soprusi giudiziari cui e” sottoposta la Juve. Solidarietà dalle famiglie Tortora, Cucchi e Aldovarandi:  “Voi sì che sapete identificare le priorità!”, scrivono nel comitato congiunto.

4) Il PD avrebbe proposto a Pippo Baudo di diventare governatore della Sicilia. Controproposta di Baudo a Bersani: “Se mi dai Parco della Vittoria, ti do la Stazione Nord, la Società Acqua Potabile e Largo Augusto, così hai anche tutti i verdi e puoi costruire!”.

5) Il Papa, in udienza a Castelgandolfo, ha esortato i fedeli a smettere di pensare alle cose materiali: “Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna”, ha dichiarato. Folle di fedeli invadono i più vicini supermercati per accaparrarsi tonno in scatola, conserve di frutta e latte UHT.

6) Ricercatori olandesi identificano la tecnica per costruire castelli di sabbia perfetti: “Bastava leggere i trattati istitutivi dell”Unione Europea”, ha dichiarato il capo dell”equipe scientifica.

7) Jenna Jameson ha pubblicizzato il proprio endorsement al candidato repubblicano Mitt Romney. “Quando sei ricco, vuoi un repubblicano alla casa bianca”, ha dichiarato, slacciandosi una cintura di marca Bible Belt.

8) Arrestata per spaccio consigliere comunale del Movimento 5 Stelle. “In galera! In galera! In galera! Abbasso i giustizialisti!”, il commento degli oppositori politici del M5S.

Vita e morte del Re della Noia

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Theodorus Kikke è stato uno dei più geniali progettisti di videogiochi che il mondo abbia conosciuto. Nato a Marciana Silva nel settembre del 1960, si laureò in ingegneria elettronica alla facoltà di Heidelberg, dove conseguì il titolo dopo appena due anni, sei mesi e quattro giorni di frequenza. Una particolare configurazione del suo apparato sessuale lo aveva reso amante innaturalmente potente, benché incapace di provare un autentico orgasmo – se non, pare, esattamente ogni centesimo rapporto. Il suo fegato e il suo pancreas erano in grado di metabolizzare alcol e droghe senza difficoltà, cosa che gli rese impossibile il raggiungimento di un vero e profondo stato di alterazione.

In una tiepida sera tailandese, mentre prestava i suoi servigi ad una dozzina di giovani donne e uomini prezzolati dopo aver fumato oppio, gli arrivò l’illuminazione. Il volto della turnista sessuale del momento era contratto in una smorfia di piacere, ma a Theo sembrò che la sua bocca orientale proferisse parole profetiche (per la verità, la giovane non fece altro che continuare la sua farsa a base di raffiche di “fuck me fuck me fuck me”).

Avrebbe fatto fortuna con i videogiochi! Tornato in Germania, attraversò un periodo di febbrile attività, che per qualche mese lo allontanò dal suo stato d’animo costante, quello di una irredimibile noia. Chiuso nel suo tecno-eremo nel mezzo di una impenetrabile foresta, Kikke scrisse milioni di righe di codice fino a che una prima versione di Burokratzia venne alla luce. Era il 16 aprile del 2009. Anche se il prototipo era ancora molto imperfetto, a causa di una serie di bug e di alcune incoerenze di sceneggiatura, la sostanza del best seller che ha ucciso migliaia di persone era già lì. Quando qualcuno gli chiedeva chi mai avrebbe speso dei soldi per giocare ore ad un gioco che prometteva di essere “il più noioso mai prodotto”, Kikke, sbuffando rispondeva: “La musica industriale è un modo sgradevole per raccontare un mondo di violenza, perversione, malattia mentale, isolazione e delitto. Forse che per questo ha avuto meno successo? Il mondo che ci siamo costruiti è noioso: l’arte può reagire al male facendoci volare alto su quella lava. Ma, altrettanto legittimamente, l’arte ci può far sprofondare in quella merda”.

Poiché non trovò nessuna azienda disposta a distrubuire Burokratzia, Kikke decise di regalarlo: rese il gioco disponibile per download gratuito il 31 ottobre del 2010. La prima versione comprendeva sei “gironi”: 1) la scuola; 2) la dichiarazione dei redditi; 3) il lavoro impiegatizio; 4) i fumetti e i romanzi incomprensibili; 5) il sesso monotono. Il gioco era di una difficoltà mortale. L’obiettivo di Kikke era spremere al giocatore tutte le sue risorse, in modo da fare di ogni girone un’opera perfetta che rappresentasse una particolare sfaccettatura della noia. Se per caso qualche player perverso provava insano interesse per le materie imposte a scuola, veniva punito severamente. I suoi crediti venivano azzerati e ritornava al punto di partenza. Sembra che il suo capolavoro sia stato il quadro della dichiarazione dei redditi: il giocatore assumeva la “persona” del commercialista di una famiglia di diciotto persone, ognuna della quali aveva dei problemi complicatissimi da capire ma soprattutto da far rientrare all’interno delle casistiche kafkiane dell’Agenzia delle Entrate. Tra le opere che era necessario leggere e capire, quel genio perverso di Kikke inserì Ghost in the Shell e Il Maestro e Margherita. Quanto al sesso monotono, ai malcapitati ancora capaci di traghettare la propria libidine oltre il mare caldo della noia di Burokratzia, veniva data la possibilità di distrarsi visionando filmati amatoriali di una coppia bavarese che giorno dopo giorno, tranne la domenica, si accoppiava con modalità identiche: orale, missionario, pecorina, orgasmo. Sembra che il catalogo comprendesse oltre 4.000 filmati. Un calendario da parete inquadrato dalla telecamera segnalava che i rapporti si svolgevano in momenti diversi, ma per il resto essi erano del tutto identici.

Come accade in ogni perversione che si rispetti, la dipendenza da Burokratzia aveva degli aspetti intimamente contraddittori. La gente che odiava annoiarsi adorava annoiarsi a morte con Burokratzia; il primo suicidio avvenne nel marzo del 2011, quando un ragazzo si gettò dalla finestra dopo una sessione di 16 ore di Burokratzia. Nel biglietto d’addio scrisse che si sentiva in colpa perché, dopo aver realizzato tre dei cinque quadri, aveva provato un doloroso senso di soddisfazione. Nel giro di sette mesi dal primo incidente grave, i suicidi erano diventati circa 4.000, soprattutto localizzati nei paesi Scandinavi ed in Svizzera.

Kikke, dal suo sito cominciò a pontificare: “Finalmente la mia opera si sta compiendo. Andate, gente ed annoiatevi, annoatevi fino alla morte”. Le autorità avrebbero anche fatto qualche cosa, ma il fatto è che le riunioni che tenevano per risolvere la nuova emergenza erano di una noia così ordinaria, che tutti le troncavano con una scusa o con l’altra: non vedevano l’ora di mettersi al computer per annoiarsi finalmente in modo serio e professionale.

Il 3 agosto, Kikke ha scritto un ultimo post sul suo account Twitter: “Anche respirare è diventato troppo noioso”. Ed infatti, a detta del medico legale, Theodorus Kikke è spirato pochi minuti dopo per cause naturali. Dieci minuti dopo, su tutti i computer su cui era installato Burokratzia si è attivato un virus, che li ha resi inservibili per sempre. Da oggi la gente dovrà annoiarsi con i propri mezzi.

Manca solo il coprifuoco

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Vediamo se ho capito: siccome non si è in grado di reprimere adeguatamente la sparuta minoranza di cittadini che compie dei reati dopo aver consumato sostanze alcoliche, si vieta a tutti -e quindi anche alla stragrande maggioranza dei cittadini che non hanno mai commesso alcun reato- di bere dopo le ventitré; con ciò sottraendo ai secondi qualsiasi motivo valido per uscire di casa -a che pro andare a farsi un giro se non ci si può neanche fare una birra al fresco?- e perciò consegnando la città nelle mani dei primi -se uno non si fa scrupoli a stuprare una donna, figurarsi a violare un”ordinanza comunale-, i quali saranno liberi di compiere le loro imprese senza avere tra i coglioni l”intralcio delle persone perbene; il tutto, tanto per mettere la ciliegina sulla torta, causando un notevole danno economico agli operatori del settore e quindi alla crescita del PIL, di cui in un periodo di crisi come questo ci si riempie la bocca un giorno sì e l”altro pure.

Insomma, per ammazzare definitivamente questa città manca solo il coprifuoco.

Coraggio, sindaco Alemanno, lo proclami. Ci dia il colpo di grazia.

R.I.P., James Oriolo

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Per chi non lo sapesse, il passeggino modificato (in inglese REVPER) è un passeggino come gli altri, a parte per un particolare: il bimbo o la bimba che lo occupano sono posizionati in modo da guardare la persona che spinge, anziché la strada.

Oggi a Palo Alto (California) è morto per arresto cardiaco causato da shock anafilattico James Oriolo, il cittadino statunitense di origine italiana che inventò il Reversed Perambulator, conosciuto nel mondo anglosassone anche con la crasi “revper”.

James aveva solo tre anni quando suo padre lo abbandonò: una vicenda tristissima che vale la pena ricordare in questa giornata speciale per tutti i fan del “revper”.

Il padre di James, Ozzie era un reduce cui la non-si-sa-più-quale-guerra-imperialista aveva lasciato come ricordo una serie di disturbi psichiatrici e una brutta dipendenza da anfetamine.

Ozzie e la sua compagna Odile (allora sedicenne, anche se girava con una falsa patente secondo cui aveva 19 anni) avevano deciso di recarsi con James al santuario di Nostra Signora dell”Acqua Salvifica, a Conyers, un piccolo centro nell”area rurale di Atlanta (Georgia). Ozzie era infatti convinto che, una volta bevuto quel fantastico liquido, gli incubi che popolavano le sue notti e le allucinazioni che lo tormentavano di giorno sarebbero scomparsi come d’incanto.

Quella maledetta mattina del 15 settembre 1977 il personale di terra dell”aeroporto di Fort Lauderdale, insospettito dai tic di Ozzie e dalla voce indubitabilmente infantile della sua compagna, stava facendo il possibile per lasciare a terra quei tre tipi che rischiavano di trasformare il breve viaggio in un incubo per tutti i viaggiatori.

Improvvisamente James, senza apparente motivo, cominciò ad urlare e a divincolarsi dai legacci del suo passeggino (tradizionale) urlando che Ozzie non era il suo vero padre e che lo aveva picchiato (cosa non vera, come una successiva perizia acclarò). A quel punto Ozzie, la fronte imperlata di sudore, si allontanò con il bambino spingendo via il passeggino. Dopo qualche blandizie e l’acquisto di un gelato al limone, il bimbo si chetò.

Mezz’ora dopo, Ozzie spingeva il passeggino per un corridoio deserto dell’aeroporto, mentre James spargeva serenamente sugo di gelato sul viso, la fronte, i pantaloncini, la maglietta. Ad un tratto, come racconta nella sua autobiografia, James percepì che la spinta dietro al passeggino era venuta meno e che esso stava continuando ad andare avanti per inerzia. Solo dopo qualche secondo decise di voltarsi: a quel punto si rese conto che suo padre era sparito. Per la cronaca, si era infilato a tradimento in un gabinetto, riuscendo a riemergerne più tardi e perfino a prendere il volo successivo per Atlanta con Odile. La sua ragazza si rivelò talmente fatta di LSD da rendersi conto dell”assenza di James solo qualche ora dopo essere sbarcata in Georgia.

Fu così che James imparò non la sua prima, ma certo la sua più dolorosa lezione sull’affidabilità dei grandi e sulla natura intrinsecamente infida dell’aroma di limone. Ozzie venne arrestato per abbandono di minore e stupro; Odile divenne una starlet del porno e morì di AIDS nel 1985, a soli 24 anni.

Quanto a James, venne adottato da due milionari hippy californiani, che lo incoraggiarono a “trovare sé stesso in quello che fai”. James studiò ingegneria meccanica e nel 1997 sviluppò il primo modello di revper, che fece la fortuna della Pear. Il proverbiale claim del RevPer della Pear, “Tenere sott’occhio i genitori smidollati”, fece una fortuna ai tempi nell”Era della Moralizzazione.

James non è più tra noi: nel suo cotechino vegetariano sembra che un cuoco superficiale abbia infatti spruzzato un’idea di succo di limone, procurandogli la morte.

Aidonghivascit – N° 0

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Inizia oggi una nuova rubrica di Sindacato Pagano: “Aidonghivascit“, antologia semiseria delle notizie passate sulla stampa italiana di cui si poteva tranquillamente fare a meno.

  1.  Tizio svizzero scava un tunnel di oltre 200 metri sotto il giardino di casa. “Sono stato pagato dalla portavoce del ministro Gelmini: il piano era arrivare al Gran Sasso.” ha dichiarato alla polizia elvetica.
  2. Vacanze italiane in Südtirol per il cancelliere Merkel. Panico tra gli altoatesini, rischia di venir fuori che il bilinguismo è una truffa e nessuno di loro capisce un cazzo di tedesco.
  3.  Dura protesta del Coni: “Napolitano mai inquadrato durante la cerimonia di apertura”. Imbarazzata replica dalla regia olimpica: “Napolitano chi?”.
  4. Pubblicato su diversi giornali l’appello di “www.fermareildeclino.it“. Polemica per la mancata notizia su Corriere e Repubblica. “Il nostro appello è una notizia del tutto irrilevante! Avrebbe quindi avuto tutte le carte in regola per esser pubblicato sui due principali giornali” ha dichiarato Oscar Giannino.
  5. i Radicali rifiutano l’adesione a “www.fermareildeclino.it”: “Abbiamo iniziato noi a fare le vittime perché nessuno ci calcola pur non avendo niente di nuovo da dire. Metteteve in coda!”.
  6. I protagonisti della saga di Twilight si lasciano. Kristen Stewart ha messo le corna al vampiro Pattinson. “Stava fuori tutte le notti…”, ha dichiarato la Stewart per giustificarsi.
  7. Lite tra SeL e Formigoni per i followers su Twitter. “Solo il 32% dei followers di Formigoni sono veri”, ha dichiarato il capogruppo Cremonesi. “Io ho trentamila followers, tu solo 1000!” ha risposto il governatore, che ha poi aggiunto: “Non mi hai fatto male, faccia di maiale!”.
  8. Chiesto il rinvio a giudizio per il figlio di Letizia Moratti. La sua Bat-Casa è un abuso edilizio. “Nessun abuso. Ho regolarmente pagato le tasse al comune di Gotham”, precisa Moratti.

Area C LIBERA!!!

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La sospensione di Area C in seguito ad una sentenza del Consiglio di Stato ha provocato fenomeni da valutare con attenzione. Quello che mi interessa non è tanto la sentenza, quanto le reazioni alla stessa.

Ad esempio da parte della Lega che ha ruttato la sua approvazione brindando alla chiusura di Area C, con tanto di magliette “Area C Libera” e “Pisapia non C tassi più”, esempio di genio italico-padano  applicato al fashion. Una delegazione di ex dissidenti sovietici ha partecipato alla cerimonia con le lacrime agli occhi: un anziano sospirava “Avessimo avuto il Consiglio di Stato ai tempi di Stalin…”

Lo zoo di centocinque, ricordando ai più vecchi i proclami radio del CLN, invitava al dileggio della tirannide: “Fotografatevi il culo di fronte alle telecamere spente di Area C”. Messaggi di solidarietà da Nelson Mandela e Vaclav Havel alla radio stessa: un redattore dello zoo ha ricordato in lacrime di quando fu arrestato dalla buoncostume polacca per contrabbando di calze di nylon oltrecortina…

E poi ovviamente la parte di milanesi che, sull’onda dell’emozione per la ritrovata libertà, hanno deciso di invadere festosamente la ex Area C, con caroselli d’auto, ebbri di quella felicità troppo a lungo sottratta dal cupo provvedimento repressivo.

“Erano mesi che non riuscivo a mangiare un cornetto da Cova in Montenapoleone seduto sulla mia funzionale Hammer”, dichiarava un automobilista, la faccia ancora segnata dalle privazioni degli ultimi mesi ma gli occhi limpidi, splendenti di quella gioia di vivere ritrovata.

Quello alla libera circolazione con le auto in centro città è un diritto inalienabile, inizialmente proclamato dai giusnaturalisti inglesi nel Seicento, verrà poi approfondito dai redattori dell’Enciclopedie, con una voce di Voltaire sull’argomento. Dello stesso Voltaire si ricorda spesso: “Non ho un’automobile come te ma darei la vita perché tu possa girare con la tua station wagon dentro il Castello Sforzesco”.

Nemmeno negli anni più bui del Socialismo Reale, il collettivismo era riuscito a imporre un blocco dell’auto  o una domenica a piedi: si pensi anzi alle parate militari sulla Piazza Rossa contro l’ambientalismo imperialista, tutti su mezzi a motore. Frequenti erano poi le visite di Breznev al mausoleo di Lenin a bordo della propria decappottabile.

Solo i generali birmani avevano osato avvicinarsi al livello di abominio imposto dalla giunta Pisapia sui milanesi, ganasciando le ruote della macchina di Aung San Suu Kyi: il provvedimento aveva fatto gridare allo scandalo ma i generali si erano difesi invocando come alibi proprio l’Area C milanese: “l’Occidente pensi prima alle proprie vergogne!” avevano dichiarato.

Ora finalmente il giogo dell’oppressione è stato spezzato. Finalmente potremo andare a testa alta in giro per il mondo, sulle nostre quattroruote: guardando negli occhi i nostri interlocutori stranieri potremo con ragione dire: Ich bin ein Kretiner! Santè.

Violentare l’Italiano

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C’è violenza e violenza: quella di cui voglio parlare oggi ne costituisce una declinazione blanda, e ha per oggetto la lingua italiana. Passi per la grande quantità di succedanei inglesi che senza necessità vengono utilizzate al posto di parole nostrane meno sexy (eh no, “sexy” in Italiano non c’è, penso si debba proprio usare il termine inglese, e questo vale anche per il bellissimo “outing”): non so, su due piedi mi vengono in mente “spread”, “notch” ed “account”, che corrispondono a “differenziale”, “tacca, livello” e “gestore della relazione”, rispettivamente.

Ci sono dei modi raffinati per seviziare la lingua: un atto crudele che viene solitamente praticato per fretta, succubanza culturale verso il mondo anglosassone e/o per manifesta incultura. Solo tre esempi: “ricco in calcio”; “confidente” e “dragone”.

La prima espressione l’ho vista campeggiare per anni sulla confezione di un noto formaggino per bambini – forse avrei dovuto preoccuparmi maggiormente della qualità di quell’alimento e del fatto che fosse prodotto da una nota multinazionale svizzera finita sotto lo scrutinio internazionale per aver promosso la vendita di latte in polvere in paesi in cui l’acqua è sporca, con le conseguenze del caso. Eppure quella frase, frutto di una traduzione approssimativa dall’inglese che ha dato luogo ad un’espressione indubitabilmente errata in Italiano, mi ha sempre infastidito.

Per anni ho vissuto sereno nella consapevolezza che il sostantivo “confidente” si impiegasse per indicare una persona cui si raccontano cose intime, che è bene che altri non conoscano. Oppure uno o una che fa la spia per la polizia o i giornalisti. Devo constatare che oggi qualche malaccorto lo usa come aggettivo, in considerazione della sua assonanza con il termine inglese “confident”, ovvero fiducioso. Assai simile è l’uso che alcuni fanno della parola “figure”: dicono in pratica “figura” al posto di “numero”. “Sei confidente sulle figure?”. “In quel momento, vostro onore, ho impugnato il mio revolver …”

“Dragone”: ma non abbiamo il bellissimo “drago”, in Italiano? Che bisogno c’era di quest’altra malatraduzione dall’inglese “dragon”? Certo, “La tigre e il drago” è molto più fiacco, come titolo, rispetto a “La tigre e il dragone”: il segreto è in quella sillaba in più, che dà assuefazione.

L’alibi della pseudonecessità

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Secondo varie concezioni filosofiche, la necessità è il non poter essere   diversamente di una cosa, al contrario del concetto di contingenza che si basa sul poter essere diversamente. Ad esempio,se io dico”se non respiri morirai”sto pronunciando un’affermazione necessaria, se io dico “la mela è rossa” l’affermazione sarà contingente perchè la mela può essere rossa, verde, gialla. La contingenza è il carattere di ciò che può essere o può non essere. La necessità, al contrario, è il carattere di ciò che è e non può non essere.

Questo tema, apparentemente relegabile in uno scantinato pieno di polvere e dimenticato da dio e dagli uomini, al contrario sta acquistando una sua inedita attualità in quanto l’aggettivo ‘necessario’rientra nella top ten dei termini ultimamente più strausati sia nell’ambito politico, italiano ed europeo, che nella quotidianità mediatica e cronistica in genere. Appare però a volte utile verificare se chi lo utilizza ed i contesti in cui viene utilizzato, in sostanza siano correttamente conformi e rimandabili al vero significato del concetto di cui sopra.

Ad esempio, lo stragista norvegese Breivik, autore degli attentati del 22 luglio 2011 in Norvegia che hanno provocato la morte di 77 persone, a giustificazione dell’eccidio, definì la sua azione «un gesto atroce ma necessario, per fermare i danni del partito laburista e per fermare una decostruzione della cultura norvegese per via dell’immigrazione in massa dei musulmani». Ammazzare 77 persone non ha avuto alcun effetto reale e quindi si dovrebbe, tra le tante cose, far sapere a Breivik che ha utilizzato in modo inopportuno il concetto di necessario.

Prendiamo il piano europeo per salvare le banche spagnole, 100 miliardi di euro, anch’esso spacciato per necessario e del quale anche l’Italia darà il suo contributo intorno al 20%. Anche il più imbranato e maldestro analista finanziario sa che per rimettere quel sistemo appena in salute di miliardi ce ne vorrebbero almeno 400, che tale intervento farà aumentare il debito pubblico spagnolo del 10 per cento, non porterà nessun beneficio reale all’economia iberica, diretta verso una bancarotta lenta ed inevitabile. Anche qui vale, per le alte teste politiche e finanziarie dell’Unione Europea, l’ammonimento che dovrebbe essere fatto a Breivik nell’utilizzare i termini linguistici appropriati.

Per giustificare il loro appoggio al Governo Monti, Pd Pdl e Terzo Polo il concetto di ‘fatto necessario ed indispensabile’ lo utilizzano sempre e lo tirano in ballo costantemente, così come lo stesso Monti e molti dei suoi competentissimi ministri tecnici esponenti dell’alta borghesia illuminata del Paese hanno spesso parlato, preannunciando i loro provvedimenti, di scelte difficili ma necessarie per la salvezza del paese, per la riduzione dello spread, per riconquistare credibilità internazionale e per l’ingresso nel regno della gioia.

Ora, appare chiaro che qui di necessario l’unica cosa plausibile sia l’abolizione del suffragio universale, perché che ci siano state milioni di persone che hanno creduto che mettendo Monti si abbassasse lo spread, è una roba pateticamente allucinante e di una ridicolaggine assoluta. Tra l’altro, se 1) lo spread si e’ abbassato solo dopo i due interventi della Bce a dicembre e febbraio, 2) parallelamente agli interventi del Governo Monti la tendenza del differenziale è stata crescente e presto pari se non superiore agli standard del precedente governo, 3) il Governatore della Banca d’Italia Visco ha affermato che lo stato Italiano può reggere per due anni livelli di spread a quota 800, beh allora anche questo benedetto Governo Monti non era affatto necessario. Magari contingente si, ma necessario proprio no.

L’ultima cosa per freschezza spacciata per necessaria e’ il fiscal compact di recente approvazione parlamentare. Si tratta di un accordo europeo che rende più stretti i vincoli di bilancio, imponendo a tutti i paesi dell’eurozona in cui il rapporto debito/Pil superi il 60%, un rientro in 20 anni nei parametri previsti. L’Italia che ha un rapporto pari al 120% dovrà rientrare con il 3% annuo, circa 45 miliardi, pari a 900 miliardi di euro ventennali, che si andranno a sommare alle manovre finanziarie ed al pagamento degli interessi sul debito che attualmente ammontano a 80 miliardi all’anno. Anche tale provvedimento, secondo tutti i testi scientifici di economia descritto come portatore di effetti recessivi, simile a quelli adottabili in tempi di guerra e carestia quando una nazione ha come punti forti e fiori all’occhiello della propria esportazione le piattole e la dissenteria, e’ stato definito necessario da Monti e dalla maggioranza che lo sorregge, perché indispensabile all’ingresso dell’Italia nel regno della gioia. Di quale gioia ancora non si e’ capito.

Ora, siccome non sono persone pazze assassine come Breivik, e siccome fanno pure parte dell’alta borghesia aristocratica illuminata del paese e quindi capaci di maneggiare i termini linguistici nel loro significato reale, forse bastava dire un iperminimo di verità, e cioè che questi provvedimenti non sono affatto necessari ma al contrario funzionali ad un’unica contingenza rappresentata dal fatto che Monti serviva come uomo di garanzia per le ‘dinamiche’ finanziare che ci tengono per le palle ed a cui noi per ragioni di realpolitik dobbiamo appecorinarci perche’ cosi’ va il mondo ed i rapporti di forza sono questi. L’andazzo attuale consiste in una formale e definitiva stabilizzazione di questi rapporti di forza, con una zona forte e sviluppata tedesco-franco ed una necessariamente sottosviluppata, l’europa ‘meridionale’, meridionale per italico rimando (perché e’matematico che se ci sta lo sviluppo ci devono stare anche il sottosviluppo e le aree di sofferenza, un po’ come il bene ed il male, un po’come con l’unità d’Italia). Nei fatti questo è e questo sarà, iniziando un lentissimo e lungo cammino che ci porterà inevitabilmente verso la ripetizione su scala continentale dell’esperienza che la Jugoslavia visse negli anni ’90.

Soundtrack:’Cortez the killer’, Neil Young/Pearl Jam ( live Hasselt, Belgium 1995 )

Provate col cannibalismo

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A parte l’astrusità del ragionamento -affermare che le unioni civili conducono alla poligamia(*) è logico quanto sostenere che mangiare macrobiotico porta al cannibalismo-, il punto vero è un altro: laddove la poligamia non fosse imposta da una religione, ma liberamente scelta dalle persone interessate, quale sarebbe il problema? Voglio dire: a voi cosa cambierebbe se la famiglia dei vostri vicini di casa, anziché essere formata da un uomo e una donna, fosse composta da una donna e tre uomini, sei donne e un uomo, due uomini e quattro donne? Non so, vi vergognereste a salutarli la mattina uscendo dal portone? Provereste disgusto incontrandoli al supermercato? Vi girerebbero i coglioni se vi chiedessero in prestito un po’ di zucchero la domenica mattina?
Oppure, piú semplicemente, ve ne strafottereste e pensereste che ognuno è libero di vivere come gli pare e piace?
Insomma, passino i ragionamenti astrusi: ma se quei ragionamenti non servono neanche ad agitare lo spettro di un pericolo, non ne vedo il costrutto.
La prossima volta, se proprio non riuscite a trattenervi, provate col cannibalismo.
Lo dico per voi.


(*) Il termine “poligamia” indica il rapporto matrimoniale tra un individuo di un sesso e due o più individui dell’altro sesso. Non va pertanto confuso con la “poliginia”, consistente nella relazione matrimoniale tra un maschio e due o più femmine.

Film dell’orrore

in mondo/politica by

La tragedia di Aurora, Colorado, mi obbliga ad alcune riflessioni:

1) Saremo mai al sicuro dalla follia umana? E’ comunque certo che anche una società compiutamente liberata non potrà dirsi immune dal corto circuito di un cervello gonfio di odio;

2) L’assassino è uno studente di neuroscienze, anche se pare avesse intenzione di mollare. Trovo ironico il fatto che magari conosca nei dettagli il funzionamento chimico-fisico di questo o quel processo neurologico mentre la chimica del suo cervello non ha trovato niente da ridire quando l’organo lo ha validamente assistito nell’organizzazione sistematica di un progetto finalizzato all’assassinio di un numero quanto più alto possibile di innocenti;

3) Gli Stati Uniti non cesseranno mai di stupirmi: il loro maledetto Secondo Emendamento (che autorizza i cittadini a tenere armi con sé) è un dogma di fede: non importa quanta gente innocente sia morta a causa della facilità con cui chiunque possa acquistare armi con restrizioni minime (di solito, l’obbligo di registrare gli estremi dell’acquirente ed il divieto per il venditore di consegnare l’arma prima che le autorità confermino la legittimità del possesso). Né quanti altri studenti e bambini che vanno al cinema dovranno ritrovarsi con un buco in testa. Sembra ci sia rassegnazione sullo strapotere della NRA (National Rifle Association): perfino i Democratici preferiscono non sollevare il tema, perché porta via voti anche dal lato loro. Unica eccezione, il sindaco di New York Bloomberg, che oggi ha fatto una dichiarazione piuttosto netta:

“Sapete, i complimenti reciproci vanno bene, ma forse è il caso che due persone che aspirano a diventare Presidente degli Stati Uniti d’America si alzino e ci dicano che cosa intendano fare in materia [di controllo delle armi], dato che questo è chiaramente un problema in tutto il paese.”

4) Anche gli USA hanno i loro Giovanardi. Il deputato repubblicano Louie Gohmert ritiene che l’eccidio del cinema di Aurora sia una specie di risposta divina ai “continui attacchi lanciati [dagli Americani poco pii] alle fedi giudaico-cristiane”. A forza di infastidirlo con continui insulti, il Dio giudaico-cristiano si arrabbia, e manda sulla terra un “folle atto terrorista come questo”. Gohmert ha raggiunto lo zenith quando ha sostenuto che, se ci fosse stato tra le persone del pubblico un cittadino armato, questi avrebbe potuto, se non evitare la strage, almeno limitare i danni, uccidendo il killer. Ha ribadito il concetto anche quando qualcuno gli ha fatto notare che, anche se in Colorado è legale portare armi con sé purché nascoste, nessuno è intervenuto per freddare Holmes. Magari nessuna delle vittime dell’attacco è andata al cinema con la pistola; oppure non è stato possibile usarla. Ergo, i “sacrosanti” diritti derivanti dal Secondo Emendamento non servono poi a tanto in caso di emergenza.

5) Due delle più gravi stragi causate dal folle regime di circolazione delle armi da fuoco (Columbine e Aurora) negli USA sono avvenute in Colorado. Non credo dipenda dal fatto che si tratta di uno Stato noioso, dove non c’è niente da fare la sera, quanto piuttosto da qualche legge sulle armi particolarmente lasca.

6) Poiché Holmes, per alcuni aspetti si è presentato con caratteristiche esteriori prese in prestito dai “cattivi” del fumetto e del film Batman, adesso verrà fuori che sono i film violenti a creare mostri. E’ già successo nel caso di Columbine: allora, il problema era la musica “satanica” dei Rammstein, KMFDM e Marilyn Manson (peccato che i due omicidi/suicidi non sentissero nemmeno quel tipo di musica, che frettolosamente qualcuno ha etichettato “goth” – in realtà industrial-metal).

Amaca chips /3 – Lo sciacquone no

in giornalismo/internet/società by

Amaca del 12 luglio 2012 (commentata)

Parecchi anni fa i “microfoni aperti” di Radio Radicale fecero intendere, per la prima volta, che il prezzo di una libertà senza regole e senza selezione è moltiplicare la voce dei mascalzoni e — soprattutto — degli idioti.

uno arrivò persino a tirare lo sciacquone in diretta radio: era la prima volta che sentivo tirare uno sciacquone e fu orribile. Un vero shock per noi perbenini di sinistra, ci ritirammo in salotto a bere una bottiglia di rum da duecento mila lire e finì un po’ come nei film di Bertolucci

Oggi, su una scala infinitamente più grande, è il web che provvede a ricordarcelo.

peccato che non siamo più i ghepardi di una volta, ma qualche buona bottiglia in cantina c’è

E non è necessario tirare in ballo i siti nazisti o le altre macro-paranoie che trovano, in rete, troppo comodo alloggio.

troppo comodo, troppo. si dovrà pur trovare un modo per rendere la rete più scomoda, ho sentito un amico cinese che da loro lo fanno

Basta leggersi i normali “commenta la notizia” che ogni sito, anche quelli dei quotidiani importanti, si sentono in obbligo di attivare.

poveracci, è perchè non sono abbastanza importanti. io per esempio sulla rete non scrivo perchè mi fa schifo e pure pena. non prendo neanche l’autobus perchè non si sa mai, si sentono certe volgarità signora mia

Ieri, per esempio, le edizioni online di tutti i quotidiani davano la notizia di un incidente stradale, fortunatamente non grave, a Nicoletta Braschi, moglie di Roberto Benigni. Seguiva, tra gli altri, questo commento di un lettore: “Poteva anche prendersi un’auto più sicura di una Golf, non mi pare un’auto da signori”.

in confronto a questa oscenità, ammetto che lo sciacquone su Radio Radicale era quasi bello da sentire

La domanda che dovremmo farci, e che ormai nessuno di noi si fa più, è: perché questo pensierino gretto e mediocre, un tempo confinabile al bancone di un bar, deve finire sotto gli occhi di centinaia di migliaia di persone?

buh, però prima dovrei spiegare perchè il mio pensierino snob deve finire sulle pagine di un quotidiano

È obbligatorio?

no. Ora che ci penso neanche leggerlo lo è

Lo stabilisce una legge?

voglio dire, non c’è ancora una legge che lo vieti?

Ce l’ha ordinato il dottore?

ambulanza

E soprattutto: siamo ancora in tempo per discuterne?

non so ma casomai, di questa piaga degli idioti su internet e della fulminante idea di farci un circolo riservato agli intelligentoni, andiamo a parlarne al bar? Dai su, che poi ci diciamo anche quant’è bella la democrazia.

(io ho conosciuto poche persone che odiano il popolo quanto quelle che si dicono democratiche)

Il parco del divertimento

in politica/società by

Ormai lo hanno captato anche da Marte che il peggior prodotto del berlusconismo è stato certamente l’antiberlusconismo. Ne ho la prima costatazione concreta la sera del 13 febbraio 2011 post-manifestazione “Se non ora quando’’ per la difesa della dignità delle donne, contro l’ ex Presidente del consiglio. Mi vedo con questa tipa politicamente impegnata, culturalmente solida con rispettabile titolo professionale annesso, sensibile ai problemi della comunita’e dall’impeccabile opportunità comportamentale, ipereccitata per la riuscita e la partecipazione, che mi rimprovera seccata perche’ non ci sono andato, perchè “Berlusconi e’ un immorale schifoso che non ha nessun rispetto per la moglie ed i figli ne per il concetto di famiglia, con questa considerazione delle donne come puttane oggetto mercificate e schiavizzate basata su un maschilismo bieco e squallido”. Mi racconta tutte queste cose, anche se poi mentre siamo parcheggiati zona Gianicolo comincia a dedicarsi al mio parco divertimenti proprio mentre parla al cellulare con il suo fidanzato scambiandosi parole dolci e rassicuranti. ‘’Berlusconi e’ un porco’’ dice, gioca e mi guarda con ghigno annesso.

Il giorno dopo i giornali pompano l’evento come testimonianza tangibile di un nuovo vento di cambiamento ed emancipazione che si sta sollevando dopo decenni di stagnazione e stasi collettiva, ma io non riesco a pensare ad altro se non al fatto che l’Italia non sara’mai un paese che conoscera’nemmeno un mero barlume del concetto di insorgenza, se mai al massimo una Babilonia di stranezze psichiche collettive irrisolte e senza via d’uscita. Ma va bene così, almeno ci si riesce a divertire ogni tanto.

Tra l’altro, quale complessa e psichedelica sostanza neuronale riesce a portare a dire al segretario del Pd che l’esempio per sua figlia debba essere la Fornero e non Belen? Con tutto il rispetto possibile per i soggetti in questione e per il lavoro che fanno, come puo’un uomo politico ex comunista progressista socialista europeo socialdemocratico di centrosinistra sinistracentro dire che per sua figlia sia migliore l’esempio di un ministro del welfare che partorisce una riforma del lavoro da tutti considerata inefficace e ridicola, afferma che il diritto al lavoro non esiste, propone delle leggi che peggiorano la vita e mettono in difficolta’psichica e materiale milioni di persone, toglie a tutti il sistema pensionistico retributivo tranne alla propria categoria professionale, lavora nella stessa università dove lavorano il marito e la figlia, rispetto ad una ragazza che fa l’ imprenditrice di se stessa attraverso la propria bellezza e personalità, che potranno certamente essere per molti discutibili e forieri di scetticismo, ma che non ha mai fatto niente di male a nessuno?

Ma va bene lo stesso così, almeno uno riesce a regolarsi, capisce con che gente rischia di avere a che fare.

Potremmo parlare anche di quelli del Partito di Repubblica e della Repubblica delle Idee, intellettuali, comici, saggisti, scienziati, quelli che combattono la mafia, quelli che ‘’se non ci fosse l’evasione fiscale etc etc’’, quelli che ‘’siamo gli eredi del partito d’azione ma purtroppo siamo strenua minoranza perche’se tutti fossero come noi etc etc’’, la parte migliore del paese insomma, quelli della pura moralità, privilegiati senza vergogna dalla condotta integerrima. Peccato però che nessuno di questi ha detto nulla in merito a quello che Flavio Briatore ha detto in radio durante la trasmissione di Piero Chiambretti, e cioè che ” l’editore di Repubblica paga le tasse in Svizzera ed è residente in Italia, e del suo direttore che, apprendo dai giornali, ha pagato parte della casa in nero”. E a me un po’di simpatia Briatore la fa, almeno ha vinto 7 mondiali di Formula 1.

Ma anche questo va bene, fa parte del gioco, in un paese che se lo prendi bene e’un gran parco del divertimento con dei nuclei psichici dominanti condizionati da un frustrato immaginario personale inattuato e da un ancestrale coito interrotto le cui cause ce le spiegheranno Francesco Guccini e Jovanotti, in un disco pop hip hop sul tema con testi di Umberto Eco, Antonio Pennacchi, Fabri Fibra, Margherita Hack, Ascanio Celestini e Marco Travaglio, sdoganato a Sanremo da Fabio Fazio su La7, tutti inflessibili, derisori e sommari contro il comandante Schettino.

Soundtrack: ‘The kiss’, The Cure

Il resto

in società by

Dalle nostre parti, quando va bene, funziona più o meno così: all’inizio ti fai il culo, sacrificando tutto il resto, per avere in cambio di lì a qualche anno la paga doppia che ti hanno promesso.

Poi, quando la paga doppia arriva, continui a farti il culo perché nel frattempo ci hai preso gusto, e allora tanto vale cercare di avere il doppio del doppio e rimandare ancora un pochino il resto che stai sacrificando.

Così, quando va bene, succede che continui a darci dentro, le promesse vengono mantenute e la paga doppia si raddoppia ancora: a quel punto potresti allentare un po’ e godertela, quella paga; invece acceleri ancora, anche perché quel resto l’hai sacrificato a tal punto che ne conservi solo un ricordo vago e sfumato.

Nel frattempo succedono cose. Succedono a te, ma è come se succedessero a qualcun altro: perché mentre succedono sei troppo impegnato a farti il culo, a gingillarti coi multipli e a dimenticare completamente il resto che avevi iniziato a sacrificare qualche anno prima.

Quando il doppio del doppio del doppio si raddoppia di nuovo sei ancora lì che ti fai il culo, ma se ti chiedessi perché non sapresti più risponderti: l’unico modo per non domandartelo è tenerti occupato, spingere ancora un po’ e farti qualche risata liberatoria per esorcizzare quel resto che prima hai sacrificato e poi hai dimenticato.

Poi, tanti anni dopo, ti capita per le mani una foto, un libro, un disco. E improvvisamente ti accorgi che una volta quel resto eri tu, e senza quel resto non sei più niente. Che per averlo, quel resto, non servivano tutti quei multipli: ti sarebbe bastato fermarti finché te ne ricordavi e prendertelo. Che il tempo per quel resto è finito, e comunque se ce ne fosse ancora non sapresti che farne. Che non c’è un altro tempo, un altro resto, un’altra vita da cui ricominciare.

Funziona più o meno così, dalle nostre parti.

Quando va bene.

Finisce che tifo contro

in sport by

Facciamo che l’Italia, alla fine della fiera, vince gli europei.

Facciamo che si va in strada, si strombazza, si festeggia, qualcuno si ubriaca e qualcun altro si fa un bagno nella fontana del paese.

Però, per pietà, non facciamo che viene fuori la solita storia degli italiani che hanno vinto proprio nell’anno dello scandalo scommesse, degli italiani che si esaltano nelle difficoltà, degli italiani che quando il gioco si fa duro mostrano al mondo di che pasta sono fatti, degli italiani un po’ mascalzoni che ci hanno bisogno di stimoli e via giù per analogia tutto il resto compresi la costituzione più bella del mondo la dieta mediterranea le donne che come sono belle qua non sono belle da nessuna parte il fascino del maschio latino l’inno di Mameli che l’ha cantato pure Cassano si vede dal labiale il bel clima che conta eccome se conta infatti in Svezia i mezzi pubblici funzionano però sono tristi Dante Alighieri la vera storia della pizza margherita Benigni  quando fa caldo bisogna mangiare tanta frutta e quale miglior posto di questo l’italian style l’angelus del papa le repubbliche marinare il made in Italy il mago Zurlì col coro dell’Antoniano che canta il valzer del moscerino.

Per pietà, no.

Altrimenti finisce davvero che tifo contro.

Il rinoceronte di Avaaz e l’illusione della politica

in internet/politica by

Non mi ricordo come e perchè ma una volta devo averlo fatto, firmare un appello di Avaaz. Praticamente questo secondo loro fa di me un “membro” anche se da quel giorno in poi l’ho cestinato insieme alla newsletter del supermercato.

Comunque se una volta ho preso uno yogurt alla Coop questa a buon diritto mi considera nel conto dei suoi clienti, mentre al contrario sono certo di non essere in alcun modo un membro di Avaaz. Mi domando quanti dei 14 milioni di “membri” vantati sul loro sito lo siano, almeno consapevoli essere stati contati. Se poi vale lo stesso principio per i 56 milioni di “azioni intraprese dal 2007” mi chiedo se non sia assurdo considerare “azione” una sottoscrizione on line. Se così non fosse, il parlamento si trasferisca su facebook subito e si legiferi a colpi di like.

Avaaz comunque ha un sito che è un amore e fa invidia a MTV, e i ragazzi italiani da cui ricevo le email sono pieni di entusiasmo e scrivono in buon italiano, insomma si capisce che ci credono nella rete, nella democrazia, nell’eccetera: il motivo per cui ho messo Avaaz in spam è proprio questo, che ci si finisce per credere e che questo rischia di diventare il più grosso malinteso del decennio. Che la democrazia sia questa cosa comoda come il tuo divano e facile come un click, che la politica sia qualcosa come un discount con l’assortimento ben esposto sugli scaffali e le etichette a disposizione di tutti, che per capire il mondo ti affidi a questi bravi boyscout di al gore che ci pensano loro poi tu firmi e torni a fare i giochini su farmville.

La campagna più gloriosa di Avaaz sembrerebbe questa legge anticorruzione approvata in Brasile due anni fa. Se le parole hanno un senso, pubblicizzare questo risultato come una vittoria della democrazia globale è quantomeno fuorviante. La vittoria sarà se i cittadini del Brasile, informati di questo legge, le daranno corpo e sanzioneranno politicamente chi la vìola. Fino a quel momento varrà molto poco ed è lecito ritenere improbabile che si verifichi l’ipotesi precedente, visto che la petizione è stata importata da qualche centinaia di migliaia di nerd del mondo che poco sanno del Brasile e dei brasiliani.

Si può dire che è un rischio che vale la pena correre, ma il rischio di contrabbandare certe forme di social impegnato a costo zero per battaglie democratiche, che son cosa che richiede tempo, riflessione e dialogo tutt’altro che gratis, dove lo mettiamo. Comunque, il giorno che è arrivato l’appello a firmare per salvare il rinoceronte di non so dove ho messo Avaaz nello spam.

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