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Giuseppe Fioroni

Suggerimenti per Italia Liberale con Francesca Pascale leader

in politica by

Italia Liberale con  Francesca Pascale leader verrà softly announced questa sera da Fabio Fazio. E’ la nuova grande intuizione dada-avanguardistica di Silvio Berlusconi. Finalmente nasce una forza massificata, un post partito massa  che ribalta il banco e diventa contenuto di flusso sessuale sano e liberato, conquista ed affermazione del proprio corpo, in contrapposizione al flusso danneggiato dai complessi cattosinistri del Partito democratico.

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Il Pd purtroppo oramai è divenuto uno strumento parassitario di potere, degenerazione terminale di una deleteria non intuizione della classe dirigente  berlingueriana, ovvero il compromesso storico. 1)Il senso di insufficienza maggioritaria della dirigenza della sinistra, 2)questo dover divenire qualcos’altro da ciò che si era, o che l’altro dovesse diventare o essere diverso da ciò che era, incorporato come cruccio impossibile da risolvere, 3)vissuto come  dramma esistenziale che la leadership capiva ma che non riusciva a ribaltare, ha avuto come approdo il cadere nelle sabbie mobili di un compromesso storico 2.0. Il corpo partitico post comunista che, pare, viene fagocitato dai sornioni e lenti apparati digerenti democristiani.

Questo complesso che per sedurre non si era capaci o monchi, è stato poi aggravato da successivi traumi quali il dramma della Bolognina, l’ Occhetto che perde con il novizio Berlusconi, Prodi fatto cadere da Bertinotti, D’Alema che spreca l’occasione, Fassino pizzicato al telefono con la storia della banca, Veltroni che non ha la massificazione necessaria per vincere, Bersani che sbaglia il rigore a porta vuota. Per risolvere il dilemma, si inventano il modello interclassista, il partito nazione che rappresenta tutti i settori della società, che vuole nascondere la conflittualità, finendo di conseguenza col diventare essenzialmente uno strumento di potere parassitario e trasversale, animato da primarie che altro non sono che vere e proprie guerre tra bande voraci di potere e poltrone.

Il partito di massa è un’altra cosa. La connessione sentimentale del leader e/o del partito con un proprio popolo è un’altra roba.

Un pugnettaro inibito sicumeroso potrebbe dire: ma quindi secondo te Renzi non è un leader?

Renzi è un decisionista. Ottimo. Perfetto. Intelligente. Realista. Ma, appunto, un decisionista, non un leader. Certo, è logico per la sinistra che non è abituata ad averne, scambiare un decisionista per un leader. Ma così è. Renzi rimane pur sempre un Fioroni grillizzato. La contingenza attuale maschera questa essenza, ma ciò inevitabilmente verrà fuori.

Italia Liberale con la Pascale leader (requisito necessario ed inevitabile) dovrà attenersi a delle linee semplici e praticabilissime:

  • Essere, appunto, una forza liberale, laica fattualmente (e questo è possibile in quanto per ora tutto il vaticanesimo  è confluito nel renzismo), una forza dada-avanguardista dove, come Publitalia negli anni ottanta, confluirà, per esserne valorizzata e lasciata fare pienamente, la maggiorparte della  devianza geniale e trasversale esclusa dalla bacchettonaggine parassitaria del nuovo compromesso storico;
  • Il liberismo più spinto e sfrenato come pratica di giustizia sociale da utilizzare però non alla Renzi che va a colpire categorie protette ma deboli (pensionati, malati, professori, pubblici dipendenti di medio e basso livello), ma le fondazioni bancarie, l’alta burocrazia pubblica, il parassitismo di alto livello del parastatale e quello delle municipalizzate;
  • Il suo bersaglio non dovrà essere Renzi, ma chi crede in e vota  Renzi. Chi lo vota deve essere in qualche modo accusato e dipinto come uno che crede all’asino che vola e chi crede all’asino che vola deve essere riconsegnato nell’immaginario quotidiano come pericoloso per sè e per le persone che gli stanno accanto;
  • Evitare il confronto pubblico con esponenti democratici. Contro di loro lasciare i grillini o il reparto guerrigliero dell’estrema sinistra o, ancora più efficacemente, la realtà spiacevole che emerge sempre. Renzi fa le cose per poterle dire in tv. Fa, non importa cosa, perché contro l’interlocutore lui obietta che ha fatto, mentre prima non si era mai fatto e lo accusa, sempre in modalità difensiva di passivo aggressivo, di non aver fatto mai o di non voler fare. Paraculaggine comunicativa che fa imparare a memoria ai  burattini che manda nei talk show che mentre la ripetono a comando sollevano il mento di 45° verso l’alto e guardano  un punto fisso. Che poi, chi cazzo se li guarda i talk show.

E’ solo una mostra di fattismo fine a se stesso. Smentito poi ad esempio dai dati reali dell’economia e della disoccupazione.

Infatti qua viene il bello.

L’economia, nella sua procedura contemporanea, riparte in un solo modo e cioè quando in un dato territorio, cittadini e non cominciano a spendere soldi, a comprare merci e servizi. Più spendi e compri più si vende, più si vende più si produce, più produci più crei occupazione, più crei occupazione più si spende e si consuma. Un governo deve risolvere questo. Questo Parlamento ha incrementato questa tendenza? No.

Si pensi al dato dell’aumento (positivo certamente) dei contratti di lavoro a tempo indeterminato che però va di pari passo con l’aumento della disoccupazione. Mentre la disoccupazione aumenta si sbandiera in giro che aumentano i contratti a tempo indeterminato. E quindi?

Tutto fantastico, per un film di David Lynch.

Questo perchè Jobs Act e riforma art. 18 sono strumenti inutili contro la disoccupazione in quanto l’indice di protezione del lavoro, essendo un onere sulla distribuzione delle risorse lavorative, influenza i flussi di assunzioni e licenziamenti, ma non l’ammontare degli occupati e dei disoccupati.

Altro dato fantastico, ma sempre e solo per un film di David Lynch: il + 0,3% del Pil festeggiato come la cosa più importante mai successa all’umanità.

Un pò pochino se si pensa alle irripetibili circostanze favorevoli esterne (prezzo del greggio, deprezzamento del cambio dell’euro, crollo dei rendimenti obbligazionari) che sono alla base del sin qui modesto impulso espansivo di cui l’Eurozona sta oggi godendo, dopo anni di carestia.

Italia Liberale dovrà poi partire da una analisi cruda dell’attuale dinamica parlamentare:

  • Il governo non cadrà perché ancora i parlamentari non hanno maturato i tempi per prendere pensione e vitalizio. E’ questo il motivo per cui tutti i parlamentari eletti, espressione della segreteria bersanianana e dalemiani vari, sono divenuti tutti renziani ed antidalemiani. Bisogna martellare su questo argomento e cioè sulla svalutazione dei valori della sinistra subordinati ai vantaggi di carrierismo parassitario e personale dei suoi rappresentanti;
  • Il governo inoltre si regge grazie all’accordo trasversale con i verdiniani di Forza Italia che gli garantiscono soccorso sicuro nei momenti di criticità numerica. Bisognerà criminalizzare anche questo accordo come segno di svilimento della vita politica e democratica e additare agli elettori i protagonisti del patto;
  • Della mollezza e bonacceria della sinistra Dem inutile parlarne, anche se in prospettiva eroderà consensi e porterà la dirigenza democratica a dover accettare compromessi al ribasso che creeranno insofferenza e reazioni deleterie che acuiranno contraddizioni e la precarietà di molti accordi;
  • Insistere sulla malafede dei giornali che hanno fatto la morale a Bellluscone sulle vicende del cd. bunga bunga, mentre oggi si abbandonano ad una propaganda imbarazzante che viene utilizzata come strumento per leccare il culo al governo incensandolo all’esasperazione perché altrimenti hanno  paura che gli levino i finanziamenti pubblici.

Italia Liberale con Francesca Pascale leader dovrà anche tener presente l’attuale fase storica segnata dalle pressioni di forze che mirano a smantellare la democrazia, perché costa. Costava anche negli anni ’30, motivo per il quale le centrali finanziarie dell’epoca (che poi sono le attuali) plaudirono all’avvento di Hitler e Mussolini, salvo poi toglierseli di torno quando l’etica dell’austerità aveva avvitato il mondo in una spirale deflattiva che poteva essere risolta solo con una energica manovra keynesiana: la II Guerra Mondiale.

E quanto sia vero questo solo Silvio lo può sapere. Quanto abbia pagato l’amicizia con Putin e Gheddafi, con i quali era riuscito a chiudere accordi a vantaggio del proprio paese, o essersi rifiutato di accettare le direttive Bce che, giuste o meno poco importa, andavano ad alterare le procedure democratiche ed a subordinare il parlamento italiano a logiche esterne.

C’è un primo Renzi ed un secondo, quello attuale.

Renzi è parte e prodotto della Questione Privata che la sinistra ha con se stessa e con la classe dirigente che per anni l’ha guidata tradendola, deludendola e mentendole. Bersani ha votato il pareggio di bilancio in costituzione e andava dicendo che la Fornero era un esempio per i suoi figli, mentre lei fabbricava esodati a volontà, sofferenza fisica e psichica a delle persone già deboli. Per sfinimento e rabbia è logico che l’avvoltoio Renzi abbia avuto consenso nel vilipendiare il cadavere. Ma di quel popolo è un estraneo. E’ un killer capitato per caso e quindi ad un certo punto assoldato per far fuori quei padri che avevano chiesto fiducia e che hanno deluso. Ma non fa parte di quell’automatismo che per decenni ha portato consenso al Pds-Ds. Prendi la questione scuola. Quelli sono oramai voti persi. Ma sempre voti sono.

La faccenda scuola tra l’altro ci aiuta a capire che Renzi sia un decisionista e non un leader che ha rapporti sessualmente granitici con il popolo che dovrebbe rappresentare. Senza entrare nel merito della riforma, dei presidi e dell’invalsi, molti insegnanti se la prenderanno nel culo. Li si lascia in mezzo alla strada. Che ci può anche stare, per l’amor di dio. Ma per tutti questi, un leader di un partito di sinistra, come lui si definisce, con valori cristiani e solidaristici, una parola poteva pure spenderla. E’ quasi un’ovvietà. Se sei un liberale conservatore te ne puoi anche fregare, i tuoi stessi elettori lo comprenderebbero immediately. Ma lui per come si presenta e vuol presentare il suo partito, si contraddice, crea disaffezione che emergerà nel tempo. Un leader di sinistra dovrebbe sobbarcarsi quelli che rimangono fuori e fargli attraversare il deserto. Un leader con una prospettiva, va da quello messo in mezzo alla strada e gli dice che gli darà il reddito di cittadinanza che non sarà pagato con tagli alla pensione o alla sanità. E’ una questione tecnica. Se non lo fai, sei un’altra cosa. Magari stai facendo bene, ma sei nel posto sbagliato e questo presto o tardi lo paghi.

Il fattismo renziano è fine a se stesso. Deve dimostrare che fa perché gli altri prima non facevano. Lui fa, a differenza degli altri che non facevano. Questo fattismo sovrastrutturale si esaurirà per sovrabbondanza di rumore senza efficacia. Si finirà per non ascoltare più per saturazione dell’udito. L’immagine sarà quella di un robot che gira a vuoto da solo perché i bambini sono andati a giocare a pallone da tutt’altra parte. 

Renzi ha colpito i protetti. Giusto. Ma ha colpito una parte di protetti, i protetti deboli, che tra l’altro votavano Pds e Ds e primo Pd. I protetti forti, i privilegiati veri, gli alti parassiti, non li ha nemmeno sfiorati, anzi con questi si siede a tavola e stringe alleanze. Lo ha fatto perché ha ragionato così: questi qua anche se glielo metto in culo votano sempre per il partito come da decenni ormai, poi mi prendo pure i voti di confindustria, me la compro facendo tutte le leggi a loro favore, ed in più mi fotto i voti di Silvio che tra processi ed aziende deve volare basso sennò lo rovino.

Ha toccato fondazioni bancarie? No. Ha toccato gli sprechi dell’alta burocrazia e delle municipalizzate? No. Ha strigliato il mondo confindustriale che da decenni ottiene benefici e sconti e che in cambio non restituisce che le solite lamentele e pretende sempre di più senza dare niente in cambio se non la minaccia di delocalizzare? No.

Quali interessi difende?

Per esempio, nel sistema bancario ha reso tutta una serie di istituti bancari italiani acquistabili da grandi banche internazionali.

Pensiamo all’ atteggiamento con il quale ha favorito aziende multinazionali come la Whirlpool, venute in Italia in teoria a risolvere i nostri problemi, mentre adesso invece licenziano le persone a migliaia.

Renzi risponde agli interessi nazionali, si o no?

https://www.youtube.com/watch?v=BCrX59lyg2k

Insomma, il renzismo si fonda su una montagna di contraddizioni. Le regionali serviranno a capire la temperatura del loro grado di maturazione e cioè se sono già pronte ad esplodere o ancora in fieri. Quando saranno mature, le forze con cui si è alleato per prendere il potere lo abbandoneranno e pugnaleranno alle spalle. Anche perchè sono da sempre le stesse. E sempre in tal modo si sono comportati, dal Gran Consiglio del fascismo che si incula Mussolini dopo averlo sempre appoggiato, sino a Craxi, Andreotti e lo stesso Silvio.

Silvio però può giocarsi un’ultima carta e restituire qualche sassolino accumulato: Italia Liberale con Francesca Pascale leader. Ma solo ed esclusivamente con la Pascale, una geniale anomalia dada-avanguardistica che andrà a raccogliere tutte le devianze trasversali escluse dall’apparato di potere parassitario bacchettonesco raccoltosi nel Partito Democratico.

Silvio lo può fare. Renzi conosce una sola zona del potere, quella del vento a favore, da sempre. Silvio al contrario sa anche cosa significhi subirlo, conosce il prezzo che si paga ad aver cercato di modificare i rapporti di forza. Questo fa di lui un vero leader, con una connessione sessuale con il suo popolo. Lo conosce nelle sue parti più intime. Ne è l’autobiografia. E Francesca Pascale ne è la sua più degna erede.

Soundtrack1:‘Vivere di conseguenza’, Verdena

Soundtrack2:‘Contro la ragione’, Verdena

Soundtrack3:‘Inno del perdersi’ Verdena

Soundtrack4:‘Going my way’, Paul Weller

Soundtrack5:‘577’, Motorpsycho

Soundtrack6:‘Barleycorn’, Motorpsycho

Soundtrack7:‘Rilievo’, Verdena

Soundtrack8:‘Diluvio’, Verdena

Soundtrack9:‘Puzzle’, Verdena

Soundtrack10:‘Pyre’, O.R.K

Post scriptum:

https://www.youtube.com/watch?v=hQrtyFvUA9c

 

 

Gli accattoni delle Liste Monti

in politica/società by

Marco Pannella è ancora vivo, per fortuna. I media attendevano come avvoltoi la sua dipartita per rinnovare il ciclo produttivo delle notizie e dei servizi giornalistici prenatalizi, mentre dell’abominia delle carceri italiani non frega niente a nessuno. Di conseguenza si concentrano sul solito nonsense che scandisce l’eterna campagna elettorale che è la politica italiana .

Al momento tiene banco questa fantomatica nascita delle Liste Monti. In pratica ad un mese dalle elezioni politiche non si è ancora capito se Monti si candidi o no. Il capo del governo in carica, che ha portato il rapporto debito/pil dal 122% al 128% e che ha fatto delle figuracce orribili come nel caso degli esodati o dei vari strafalcioni tecnici e giuridici in diversi provvedimenti legislativi che ha partorito, si dovrebbe candidare in opposizione ai due partiti che l’hanno sostenuto in Parlamento per tutto il periodo del suo mandato. E gia’ qua siamo nel ridicolo. E da chi verrebbe appoggiato? Grande sostenitore sarebbe il partito di Montezemolo. Ma ancora non si è capito se Montezemolo si candidi o meno. Montezemolo ha imbastito questa sorta di fondazione/movimento ItaliaFutura, affidata all’ex segretario della Fondazione dalemiana ItalianiEuropei Andrea Romano, basata sul merito e sul rinnovamento della politica italiana, dalla quale nascerebbe questo partito ‘Verso la terza repubblica’. E Montezemolo, che a proposito di merito, ricordiamolo sempre, si è vantato in un convegno alla Luiss nel maggio del 2007 di essere stato a scuola un campione mondiale di copiatura,”Credo di non aver rivali per tecniche e sofisticatezza, trovavo sempre il modo per mettermi vicino a uno bravo e generoso che mi permettesse di copiare”, con chi vuole farlo questo rinnovamento? Con l’Udc di Casini, Cesa, Cuffaro e con l’inossidabile stratega della politica e del grande capo della destra italiana europea Gianfranco Fini, uno che non ne ha mai azzeccata una e che è rimasto con i voti suoi e di Bocchino forse.

Non si capisce chi possa aver mai suggerito una cosa del genere al professor senatore a vita Monti, se non qualcuno che gli voglia male. Anche perché un’operazione del genere, dal limitato e perdente peso nel consenso elettorale, delegittimerebbe sia la sua figura istituzionale di uomo super partes, sia la cosiddetta agenda Monti/Draghi. In tal modo, anche in caso di pareggio al Senato e nell’opportunità di un governo istituzionale, tale discesa in campo gli toglierebbe questa caratterizzazione fino ad ora subìta da tutti. In più darebbe fondata e concreta giustificazione a chi sostiene che sia una specie di tecnocrate antidemocratico, in quanto non ha consenso popolare e la gente lo odia e per questo non lo ha votato.

Tutto ciò dimostra che la borghesia moderata ed illuminata italiana è sempre stata una finzione ideologica culturalmente incapace ad esprimere sia linee politiche che leader veramente validi ed efficaci, inferiore anche a partiti che ricandideranno Beppe Fioroni o Maurizio Gasparri. E non basterà mandare a Ballarò, o cose simili, Catricalà che racconta le solite chiacchiere a cui non crede nemmeno lui.

Soundtrack: ‘Side B’, In the Hearts of Emperors

Profumo di laicità

in politica/religione/società by

In merito alla questione dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole – questione di cui si è tornato a parlare grazie alle dichiarazioni del ministro dell’Istruzione Profumo – ci sarebbero molte cose da dire. Tuttavia, qui mi limito a segnalare e commentare quattro semplici punti, che sicuramente molti di voi hanno ben presenti ma che, a mio avviso, fa sempre bene ricordare.

1) L’insegnamento della religione cattolica in tutti i gradi di istruzione nelle scuole pubbliche è stabilito dal concordato tra lo stato italiano e la chiesa cattolica, rinnovato nel 1984 dal governo Craxi.

2) Fino al 2004, gli insegnanti di religione non erano di ruolo ma avevano un contratto annuale rinnovato dalla Curia. Con la legge Fioroni del 2003 (Fioroni, proprio lui) il 70% degli insegnanti sono passati di ruolo, mentre del restante 30% continua ad occuparsene totalmente la Curia diocesana (assunzione e rinnovo contratto).

2.1) Se un insegnante non va più a genio alla Curia, viene sostituito serenamente da un altro più aderente ai valori cattolici. Ad esempio, un insegnante separato non è buono, mentre uno appena sposato (in chiesa, chiaramente) è ottimo.

3) Gli insegnanti sono più di 25mila e costano al ministero circa 800 milioni di euro (2% della spesa totale della scuola italiana).

3.1) Come specificato sopra, fino al 2004 la Curia sceglieva gli insegnanti e il MIUR pagava; adesso, il ministero continua a retribuire il 30% di insegnanti selezionati dall’autorità ecclesiastica.

4) L’Italia non è un caso unico in Europa, dacché nella maggior parte degli stati membri dell’UE si insegna la religione. Quel che differisce di paese in paese è il metodo, che nel nostro è pressoché speculare a quello del catechismo parrocchiale.

Dati questi punti, ecco le brevi relative considerazioni.

1) Se si vuole mettere in discussione l’insegnamento della religione così come prevista dal Concordato, bisogna mettere in discussione il Concordato. Alleluia!

2) Per far ciò di cui al punto 1 bisogna impedire (non votandoli o non candidandoli – PD, mi rivolgo a te!) la rielezione di personaggi come Fioroni, o perlomeno evitare che abbiano nuovamente importanti ruoli di governo.

2.1) Il fatto che la Curia diocesana continui a selezionare il 30% degli insegnanti è una porcata (marchetta?) che deve terminare al più presto. Sono tuttavia umanamente vicino a tutti quegli insegnanti che, dopo anni di onesto lavoro, si sono ritrovati a spasso per via delle loro scelte di vita.

3) Siccome non sono un avventuroso populista, evito di dire che quei soldi potrebbero servire per ristrutturare gli edifici scolastici fatiscenti (e ce ne sono!). Non ho le competenze per stabilire se sono troppi, ma sento il dovere di pretendere che siano spesi per insegnare qualcosa di utile – ad esempio, l’ormai sputtanata ma sempre sconosciuta storia delle religioni.

3.1) Vedi punto 2.1 e mettici qualche parolaccia in più.

4) Basta col catechismo e coi catechisti, ci sono tanti laureati in scienze religiose, in antropologia e sociologia delle religioni che potrebbero essere impiegati nelle scuole di ogni grado per fare dell’Italia un paese un poco più laico, un poco meno premoderno.

Vi saluto con l’ultima perla di Paola Binetti (Udc):

Oggi abbiamo più bisogno di religione, una religione insegnata meglio e testimoniata prima di tutto con l’esempio degli insegnanti. Chi non vuole, può sempre restare fuori dall’aula.

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