un blog canaglia

Tag archive

Giulio Andreotti

Per chi suona la campana

in società by

Non ho mai sopportato un certo umanismo di sinistra, quello filantropico fino al midollo che si respira agli incontri letterari organizzati nei centri sociali. Non l’ho mai sopportato perché è egualitario a chiacchiere ed umanitario ad intermittenza, perché è contraddittorio – come ogni pensiero che stia onestamente nel mondo, del resto – e pretende di non esserlo, perché grida “fascisti!” a ogni piè sospinto con una faccia che in confronto i gerarchi veri sembravano dei liceali di buona famiglia. Ma soprattutto non l’ho mai sopportato perché, almeno in senso ideologico, è mortifero, forcaiolo e violento. Cioè tutto il contrario di quello che dice di essere. E’ l’umanismo di Piazzale Loreto come lavacro politico e culturale necessario, per intenderci; ma è anche l’umanismo pacifista che si scaglia contro le guerre in Afghanistan e in Iraq. E’ l’umanismo resistenziale che festeggia il 25 aprile con la bandiera rossa; ma è anche quello che si tappa le orecchie quando si discute delle brutalità titine sul confine orientale. Insomma, è quell’umanismo un poco togliattiano e un poco stradiano buono per tutte le stagioni, che sta bene sia nei salotti radical chic che nelle manifestazioni di piazza.

Perciò, quando ieri ho appreso della morte di Giulio Andreotti, non ho avuto dubbi sul fatto che gli umanisti umanitari filantropi pacifisti egualitari di sinistra avrebbero fatto festa. Non li ho avuti perché c’è una forma di ripetitività e dunque di prevedibilità nella contraddizione; basta saperla cogliere per capire quando pressappoco ricorrerà. E la morte del nemico è lo scenario perfetto per guardarla in faccia, che è poi la faccia ghignante e soddisfatta di coloro che ieri hanno brindato. E’ la faccia grondante umanitarismo di coloro che, dopo la faticosa ma fruttuosa giornata, sono tornati a casa, si sono sdraiati sul letto e, aprendo un vecchio quaderno di appunti, hanno trovato quel meraviglioso sonetto di John Donne, quello che dice:

Nessun uomo è un’Isola,
intero in se stesso.
Ogni uomo è un pezzo del Continente,
una parte della Terra.
Se una Zolla viene portata via dall’onda del Mare,
la Terra ne è diminuita,
come se un Promontorio fosse stato al suo posto,
o una Magione amica o la tua stessa Casa.
Ogni morte d’uomo mi diminusce,
perché io partecipo all’Umanità.
E così non mandare mai a chiedere per chi suona la Campana:
Essa suona per te.

Sudditi

in società by

Intendiamoci: non è che lo trovi di cattivo gusto.
Sono un fan di Zappa, io.
Figuratevi che me ne frega, del buon gusto.
E’ che gioire per la morte di un potente è roba da sudditi.
Cioè, se uno è un suddito, se non dispone di alcun mezzo per affermare i propri diritti, anzi se manco sa di averne, diritti, allora per godersi un momento di riscatto, per assaporare un attimo di gioia, aspetta che il padrone tiri le cuoia.
E a quel punto festeggia. Di solito in modo scomposto.
Allora il fatto è questo: non mi scandalizzo per chi gioisce sulla morte di un potente.
Mi spavento.
Perché in quel branco gaudente e scompisciante che spalanca la bocca e ride a crepapelle non posso fare a meno di vedere una massa di sudditi.
Pronti a far festa per la morte di un padrone, e pronti a sciropparsene un altro il giorno dopo.

Go to Top