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Giuliano Ferrara

Trump colpa della sinistra? Nuove ossessioni della polizia fogliante

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Sostiene il Foglio e Giuliano Ferrara che è colpa della sinistra se c’è Trump.
Ma attenzione, questa non è la versione che dà la colpa alla sinistra liberal, distante dal mitico “popolo” e che offre troppe poche garanzie di distanza dalla destra.
No, no. Qui la colpa la si dà nientemeno che al popolo di Porto Alegre (“rimembri ancor…”) e Saviano. Ma sì, perché è stato il popolo di Porto Alegre, i temuti No Global, ad aprire la contestazione alla globalizzazione, a condannarne gli squilibri e non applaudire entusiasti ai magnifici risultati cui essa ci ha fatto pervenire. Loro, i No Global cattivi, sono loro che hanno aperto la strada a Trump, al suo rifiuto dei trattati di scambio internazionale, sono i No Global che volevano il protezionismo e Trump ora ce lo ha dato.
Di Saviano non mi sono ben chiare le colpe in materia, sostanzialmente Ferrara dice che lo ha scoperto trumpiano e Ferrara è un uomo d’onore. Quindi, Roberto caro, colpa tua, stacce.
Adesso che abbiamo scoperto di chi è la colpa credo siamo già a metà strada dalla soluzione: la globalizzazione va difesa a spada tratta e non si può parlare dei suoi possibili effetti negativi nei Paesi sviluppati o in quelli in via di sviluppo. Bisogna solo ripetere come un mantra che la globalizzazione ha fatto uscire dalla povertà milioni di persone (fatto vero), ma chiunque provi a sostenere che ne vadano attutiti gli effetti negativi in termini di perdita di posti di lavoro nei paesi sviluppati, condizioni di lavoro disumane nei paesi in via di sviluppo e danni all’ambiente è un filotrumpiano. Un oscurantista che fa il gioco dei populisti e fascisti di casa nostra. Al Foglio non la si fa: vigileranno loro contro questi pericolosissimi individui.
Se però – per un solo momento – usciamo da questa realtà virtuale disegnata dal Foglio in cui sono loro, i “liberisti sfrenati” dice Giuliano, a difenderci dal male, si potrebbero osservare diverse cose, vere però, non le fantasie lisergiche foglianti: si potrebbe innanzitutto chiedere chi ha tentato bordone ai tanti Trump di casa nostra negli ultimi anni, per dire? Chi difendeva a spada tratta i governi di Berlusconi e Tremonti, che di liberale non avevano niente? Chi prendeva sul serio, con poche eccezioni lodevoli, le sparate dello stesso Tremonti sulla Cina, la globalizzazione e il resto?
E ancora, già che parliamo di populismo, chi ci ha intrattenuto per anni con un antiparlamentarismo di maniera, con la retorica dell’uomo forte al comando che rompe le mediazioni consociative (prima Berlusconi, poi Renzi, ma già molto prima Craxi). Chi ha sdoganato la retorica del “ghe pensi mi”, della soluzione semplice e istantanea a problemi complessi, la cultura del “prima decidiamo, poi discutiamo”? Ed ancora, chi ha dato il via libera alla caccia alle elite, all’assalto agli intellettuali, al disprezzo dei “professoroni”?
Chi insomma, venendo in Italia, caro Giuliano, se non tu e i tuoi assieme ai vari Rizzo e Stella e alla demonizzazione della fantomatica Casta, ha spianato la strada alla retorica grillina?
O davvero pensi che Grillo e Trump siano un sottoprodotto dei No Global, di Agnoletto e Casarini? Ma dai, Giuliano, sai bene che non hanno mai contato un cazzo i peana della sinistra No Global, figuriamoci!
Ma perché poi se torniamo a Trump e a cose come il blocco dell’immigrazione da alcuni Paesi islamici a caso, e all’arresto dei rifugiati, ma caro Giuliano la colpa è dei No Global? O della destra senza freni che per anni avete supportato, della retorica anti-musulmani che fa di ogni erba un fascio che ci avete imposto? Della esaltazione del pensiero di Oriana Fallaci, che non ha azzeccato una previsione che fosse una ma ci ha lasciato un sacco di argomenti da geopolitica da bar? Ed erano forse i No Global, ancora, a sostenere il centrodestra a trazione fascioleghista, fino a pochi anni fa? E Salvini chi ce lo ha lasciato in eredità? Bertinotti, forse? E con Salvini gli altri trumpiani e trumpettari di casa nostra? In che governi avevano posto?
No, caro Giuliano, se vuoi cercare facili capri espiatori del delirio in cui ci troviamo fai una cosa, rimettiti a leggere le ultime venti annate del tuo giornale. Non ti consolerai ma almeno ti limiterà nella scrittura: dopo quello che hai combinato te ne saremmo grati.

Now, seriously, Coleman Silk

in politica/società by

Un professore universitario, innervosito dal fatto che due studenti non si sono presentati in classe per tutto il semestre, chiede in aula chi saranno mai questi “due zulú” che non si sono mai degnati di farsi vedere. Mal gliene incoglie: a sorpresa, i due studenti sono neri e lui si ritrova coinvolto in uno scandalo, gli è impossibile razionalizzare l’indignazione altrui, e finisce per perdere il lavoro e la moglie.

Questa è la trama de La Macchia Umana, un romanzo scritto meno di vent’anni fa da Philip Roth.

Ora, io non so come Roth la pensi sull’argomento e non ho idea se condividerebbe il parallelo, ma non credo di essere il solo che ha in testa il nome di Coleman Silk, il protagonista del romanzo, in un numero crescente di episodi degli ultimi anni.

C’è stato il caso del disgraziato che ha avuto la pessima idea di indossare la camicia con le donnine, di cui si è giá parlato qui, gli attacchi inveleniti a Barilla e Stefano Gabbana. Piú recentemente, la federazione americana di wrestling ha rescisso un contratto con Hulk Hogan per delle battute “razziste”. Ma è la storia di Tim Hunt, il “nobel maschilista”, che ricorda in assoluto di piú Coleman Silk. Crocifisso pubblicamente per aver affermato – pur avendo premesso che si trattasse di osservazioni non serie – che donne e uomini dovrebbero far ricerca in ambienti separati, se no “le donne piangono quando vengono criticate, o si innamorano”, Hunt è ancora un nemico pubblico: qualche giorno fa l’Università di Ferrara ha subito pressioni per ritirare l’invito a un convegno temendo l’assalto delle erinni.

Facciamo un passo indietro.

Di cosa parlerebbe Hunt a Ferrara? Di fisica, presumibilmente. Nessuno dei presenti, a parte le non invitate contestatrici, menzionerebbe l’episodio. La scelta piú razionale sembrerebbe quindi essere quella di mantenere l’invito e, semmai, rinforzare la sicurezza. Eppure, spesso non va cosí. Perchè?

Perchè oggi, ed è secondo me una tendenza molto pericolosa, l’ambizione a una esistenza pacifica, o anche solo ad essere valutati nel lavoro solo per quel che si produce, è sovrastata dal rumoroso incedere di chi invece ha in testa un modello totalitario della persona e delle sue opinioni. Il puritanesimo progressista oggi sanziona “privatamente”, cioè coi boicottaggi e la pressione, chi esprime pareri bigotti, ma travolge anche chi non li possiede: un nerd con una camicia, o un professore inglese che, in Korea, fa una affermazione volutamente paradossale. Non esistono, in questa visione, comportamenti che attengono a una sfera professionale e comportamenti “privati”: per conseguenza, non esistono nemmeno opinioni “private”. Nel momento in cui si lascia intendere di avere una opinione difforme, questo equivale giá ad aver dato prova di una disposizione psicologica a mettere in atto il comportamento incriminato: usi “zulú'” per parlare di due studenti neri? è come se li avessi già valutati, trattati, esaminati in modo diverso solo per il colore della pelle.

Inizia quindi a farsi strada l’idea che, se si associa un personaggio ad un marchio, il pubblico debba seguire quel personaggio in uno spettro di attività ben piú ampio di quella “caratterizzante”, e il possessore del marchio è costretto a scaricarlo per prevenire un danno quando questi esce dal recinto dell’accettabilitá sociale. Così è andata per Hulk Hogan. Il ragionamento è il seguente: un calciatore non aggiunge valore solo per le sue giocate, ma anche per il suo impegno a favore dei poveri,  uno stilista ha il diritto di lavorare in pace solo se dice le cose “giuste”  contro i disordini alimentari, uno scienziato deve dirsi preoccupato per lo stato dell’ambiente (e in particolare del riscaldamento globale, ça va sans dire), un manager deve adoperarsi contro la discriminazione dei gay, e cosí via.

Questa tendenza, ovviamente, ha forza solo perchè è un comportamento di gruppo: è la maggioranza , o quantomeno una massa critica, che rende rilevanti queste pretese.

Insomma, la mia preoccupazione è che molte anime candide sottovalutino la piega che questa cosa sta prendendo perchè, sostengono, si tratta di battaglie forse condotte con metodi individualmente un po’ estremi ma quantomeno a favore di cause giuste. Non dubito della buona fede. Faccio peró presente che certi comportamenti oggi tollerati e difesi erano ieri considerati devianti, ed è stata piú la cattolica ipocrisia, il non applicare al caso particolare il ragionamento generale, a salvare la qualità della vita di un travestito del 1950, che non il fervore fideista di chi allora applicava con altrettanto zelo la morale corrente. Un atteggiamento simile, d’altra parte, a quello di chi trent’anni prima costringeva la politica americana a imporre un insensato bando alla vendita di alcolici. Che, indubbiamente, fanno male.

Pensiamo che sanzionare le affermazioni omofobe, oggi, sia un accettabile compromesso rispetto alla libertà di espressione: in fin dei conti, chi esterna certe convinzioni è un retrogrado, un ignorante. Questo lo pensiamo oggi, quando, per coincidenza, le anime candide sono d’accordo con il pensiero della maggioranza. Chissà se, una volta che ne avremo avallato completamente il metodo, non arrivi una maggioranza diversa, ma con idee differenti. O quando faranno un passo in piú, perchè in fondo anche quella degli ayatollah è una forma di politicamente corretto. Chissà quanti si renderanno conto di aver contribuito alla deriva.

P.S. l’Università di Ferrara ha ritirato l’invito. Avesse voluto rimanere in piedi con dignitá, avrebbe invece potuto pubblicare il testo completo delle dichiarazioni di Tim Hunt. Che diceva, dopo le parole incriminate: “Now, seriously, I’m impressed by the economic development of Korea. And women scientists played, without doubt an important role in it. Science needs women and you should do science despite all the obstacles, and despite monsters like me.

Now, seriously.

Il terrorismo della depressione

in mondo/politica/società by

L’Occidente da ieri ha un nuovo nemico, il terrorismo della depressione. E’ una forza oscura, sordida e camuffata, insospettabile, che si mimetizza ed insinua con facilità. Può colpire in qualsiasi posto, non si fa scrupoli, non ha coscienza, non ha ideologia, non ha la barba lunga, ne fa rivendicazioni eclatanti. Non prende ostaggi e non tratta il rilascio di prigionieri.

Al momento anche i governi dei paesi più avanzati non hanno le armi adeguate a contrastare tale fenomeno, ma bisogna reagire nel modo più fermo e risoluto possibile, anche con lo spiegamento di forze militari e di una diplomazia intransigente che non ceda ai ricatti di questi terroristi che minacciano le basi democratiche ed ogni regola basilare della convivenza civile.

Per maggiori indicazioni sul da farsi attendiamo gli editoriali di Giuliano Ferrara e Magdi Cristiano Allam ed i proclami decisionisti di Matteo Salvini e Giorgia Meloni.

Soundtrack1:’La polizia sta a guardare’, Stelvio Cipriani

Soundtrack2:’La polizia chiede aiuto’, Stelvio Cipriani

Soundtrack3:’La belva col mitra’, Umberto Smaila

 

La Cancellieri e Ferrara

in giornalismo by

Il nostro Giuliano Ferrara oggi ha pubblicato un articolo sul Foglio nel quale, con la consueta morigeratezza di tono, prende posizione a favore del ministro Cancellieri, la quale – mentre scrivo – non si è ancora dimessa.

Qui sotto trovate l’articolo di Giulianone nostro (in corsivo), inframezzato da considerazioni sparse.

Uno dice, approfittiamone. Berlusconi si è preso sette anni di galera e cinque (ora due) di interdizione dai pubblici uffici per aver fatto, lui ricco e famoso, una telefonata gentile a un funzionario della Questura di Milano che aveva preso in affidamento una ragazza del suo entourage di ospiti, dopo una rissa e una denuncia, e forse avrebbe dovuto girarla a una comunità, cosa che se possibile, disse Berlusconi, è meglio evitare. E ha chiesto a una sua consigliera regionale di andarla a prendere. 

Bella questa, si parte subito forti! “Uno dice, approfittiamone“, perché Giuliano, si sa, mica dirige un giornale: dirige un foglio di servizio rispetto ai bisogni giornalieri del Capo, e quindi la tentazione è quella di approfittarne ma lui, stoico, desiste: non ne approfitta. Ed infatti equiparare una vicenda politicamente ed eticamente inaccettabile come la telefonata della Cancellieri, agli affari del suo Capo – condannato a sette anni in primo grado per aver esercitato pressioni penalmente rilevanti, affinché venisse rilasciata una prostituta minorenne che frequentava casa sua – non è approfittarsi della situazione: per carità. Sarà stata ben contenta, Nonna Pina Cancellieri di essere equiparata al nostro Silvione? Chi lo sa: meglio non chiederglielo, nel dubbio.

Insomma, il ricco ha dato una mano a una poveracrista che ora è sposata con prole e non è passata per la comunità, e lo ha fatto in modo spericolato, generoso e romanzesco, con la glossa immortale della nipote di Mubarak. 

Dunque il ricco: la circostanza che fosse anche Presidente del Consiglio, per carità meglio non ricordarla, a qualcuno potrebbe venire in mente che chi ha compiti istituzionali dovrebbe comportarsi in maniera eticamente irreprensibile, ma questa mia opinione, si sa, in Italia è da bollare come un’inaccettabile deriva giustizialista e manettara, quindi non portiamola oltre! Il ricco telefona e sottrae la minorenne alla comunità, facendola affidare a Nicole Minetti, nota psicoterapeuta dell’infanzia.

Non essere passata dalla comunità ha fatto benone alla ottima Ruby, la quale – con rapporto di causa-effetto, pare, a leggere l’articolo – non essendo passata dalla Comunità, è ora sposata con prole (quindi, che vuoi di più: un po’ di retorica sulla giovane ex scapestrata ed ora sposata e madre di figli dati alla Patria, ci voleva proprio. Del resto, il suo Capo ce l’ha insegnato parlando di Eluana: lo scopo della vita della donna è fare figli, quindi ora la nostra Ruby se la cava benone).

Una minima considerazione la merita “glossa immortale“: in italiano, quello vero, non nel linguaggio da cortigiano, si direbbe “panzana bestiale”, “immane palla”, “bugia colossale”. Cosa ci sia di “spericolato, generoso e romanzesco” nella telefonata di un ricco signore che rimane a casa col culo al caldo, mandando una sua famiglia a riprendere un membro della sua corte dei miracoli finita dentro, per evitare che parli, convinto di rimanere come sempre impunito a causa del suo potere, è mistero destinato a rimanere insoluto.

Ora la Anna Maria Cancellieri è intervenuta da ministro della Giustizia a favore di una amica ricca che soffriva in detenzione preventiva, con l’aggravante che il figlio del ministro aveva lavorato con profitto professionale e personale per la ditta di lei. E’ incastrata, fuoco a volontà e rovesciamento della responsabilità morale. Certi censori di Berlusconi se lo meriterebbero.

Ecco appunto, Giuliano: in qualunque paese del mondo, sicuramente in quelli democratici, a cui noi non apparteniamo, ma anche in molte repubbliche delle banane, categoria alla quale la classe dirigente di cui tu fai parte da 50 anni ci ha fatto meritoriamente arrivare, la Cancellieri si sarebbe dimessa, perché il suo comportamento, da Ministro della Giustizia, è inaccettabile. Punto. Stop. Ogni altra considerazione è superflua.

La Cancellieri “è incastrata, fuoco a volontà e rovesciamento della responsabilità morale. Certi censori di Berlusconi se lo meriterebbero.”

Bella questa parte! Per chi non lo avesse capito, Giuliano ci dice che certi censori di Berlusconi meriterebbero questo ed altro: a chi si rivolge? Probabilmente alla stessa Nonna Pina, che aveva cautamente escluso che amnistia e indulto potessero riguardare il Capo. E allora, Cancellieri, donna avvisata… Noi ti difendiamo ma tu regolati meglio nel futuro!

Manco per sogno. La Cancellieri era amica di famiglia da quarant’anni dei Ligresti, e loro vicina di casa. Il figlio è un manager finanziario che abita a Milano e ha lavorato per loro. Lei ha fatto, con il bollo e la guarentigia della procura generale di Torino, competente, un intervento allo scopo di scongiurare il peggio.

La procura generale di Torino, che non è competente perché la telefonata viene da Roma, caro Giulianone, sarebbe Gian Carlo Caselli. Addirittura Caselli avrebbe messo bollo e guarentigia: è unico depositario della verità sulla vicenda, capace di garantire lui per la Cancellieri.

Strano, perché mi pare che l’ultima volta che Ferrara avesse parlato di Caselli lo avesse definito, uhmm, vediamo un po’… Ah! Ecco: una delle “persone che hanno tradito l’opinione pubblica e il diritto per imperizia professionale e corrività con le tesi accusatorie dei giudici contro il generale Mori” e addirittura uno dei “firmatari della menzogna“.

L’unica notizia che ricaviamo dall’articolo di Ferrara è  quindi la sua incondizionata rivalutazione di Caselli. Mi sembra ottimo, ce ne ricorderemo la prossima volta che si sentirà pestato il callo dal lavoro di Caselli e gli urlerà contro le peggio cose, come solo lui sa fare.

Ne ha fatti molti altri per carcerati sconosciuti in difficoltà di salute nell’ambito della carcerazione preventiva. E’ favorevole pubblicamente all’amnistia contro l’inferno delle carceri, e da tempi non sospetti.

Ah si? E quando? Abbiamo dei nomi? Ci sono delle prove? Te lo ha detto Gian Carlo Caselli?

Ora, anche fosse, essere favorevole all’amnistia non dà diritto al Ministro della Giustizia di telefonare per far migliorare la situazione carceraria di un singolo, specifico, detenuto, caro Ferrara: l’amnistia è un provvedimento di legge generale ed astratto, la telefonata è un favoritismo inaccettabile.

E’ persona seria e umana. Ha fatto bene. Punto e basta. E chi dice il contrario è un orrendo fariseo, un ipocrita, un sepolcro imbiancato. Giù le mani dalla Cancellieri.

Bene, Giuliano, quando insulti e tiri fuori farisei e sepolcri imbiancati sappiamo che sei all’ultima spiaggia e hai torto per definizione, ti mancano gli argomenti e sbraiti. Meglio non dare peso alle tue affermazioni ma rivolgere un appello direttamente al Ministro.

Caro Ministro, se ci fosse bisogno di una prova che il suo comportamento è inaccettabile e, oltretutto, si presta ad essere strumentalizzato per giustificare atti illeciti altrui, la prova ce la dà l’articolo di Giuliano Ferrara che l’ha subito paragonata al suo Capo. Lei oggi ha ricevuto l’endorsement di Ferrara: una batosta tremenda: è riuscito a rovinare chiunque dei suoi “endorsati”. Per questo bisogna esserle solidali. Ma per tutto il resto no: ci dimostri di essere un po’ diversa dagli altri e si dimetta. Si dimetta. Santé

 

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