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Giovani

Generatore automatico di titoli di VICE

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VICE, si sa, è ormai la rivista più ingiovane d’Italia, tutta un pullulare di articoli interessantissimi quali “Ho vissuto per una settimana con 2 euro al giorno”Ho guardato Agon Channel per 15 ore consecutive”, o “La tua colazione a base di vagina” e anche “Abbiamo chiesto a 20 sconosciuti che non sono modelli di baciarsi”.

Sull’onda di tutto questo carico d’informazione di qualità, noi di Libernazione abbiamo pensato bene di dare una mano. Quindi fate refresh per scoprire nuovi titoli di articoli di VICE.

Siamo dovuti andare insieme a Paolo Bonolis nella residenza estiva di Papa Francesco: era pieno di fregna, ma elegante.

L’occupazione delle scuole e le palestre della politica

in società by

Ricordo che qualche anno fa, ai tempi della vicenda Englaro, noi radicali ci recammo sotto alla Camera dei Deputati per un presidio: insieme a noi manifestavano anche gli amici di SEL, che a un certo punto, forse nel tentativo di dare maggiore evidenza all’iniziativa, proposero di bloccare il traffico. Noi radicali, ovviamente, ci dichiarammo contrari: e anzi cercammo di impedire l’occupazione della strada, al punto che ne seguì un diverbio piuttosto acceso e volò anche qualche parola non precisamente gentile.
Racconto questo episodio per premettere una cosa: da nonviolento sono contrario a qualsiasi forma di lotta politica che pregiudichi l’esercizio di diritti da parte degli altri; e sono convinto, per averlo sperimentato, che si possano far valere efficacemente -anzi, direi ancora più efficacemente- le proprie ragioni senza per questo dover rompere i coglioni al prossimo.
Senonché mio figlio grande, quello che ha quindici anni, è uno dei ragazzi che ieri ha partecipato all’occupazione del liceo Tasso.
Naturalmente lo scorso fine settimana, quando mi ha raccontato che la faccenda era nella fase di progettazione, ne abbiamo parlato un bel po’: sia delle motivazioni della protesta, sia dello strumento con cui essa si sarebbe svolta. E io, che sono abituato a dire quello che penso anche -e a maggior ragione- ai miei figli, non ho potuto fare a meno di comunicargli due cose: primo, che i motivi per cui aderiva all’iniziativa mi parevano deboli, vale a dire che secondo me non ne era sufficientemente informato; secondo, che non ritenevo l’occupazione uno strumento adeguato, giacché avrebbe inciso anche su quelli che non erano d’accordo, impedendo loro di andare a scuola.
Dopodiché, quando ci ha chiesto il “permesso” di farlo comunque, io e sua madre ci siamo sentiti al telefono e glielo abbiamo accordato; anzi, per dirla tutta ci ho tenuto a precisare che non era neppure una questione di “permettere”, ma di pura e semplice autodeterminazione: insomma, io ti ho detto come la penso, poi se vuoi andare a occupare lo stesso vacci e basta.
Ma non è ancora tutto. Voglio dire: il profilo della responsabilità individuale non esaurisce le ragioni per cui ho ritenuto opportuno consentire a mio figlio di fare quello che aveva intenzione di fare.
Credo, infatti, che a elaborare e a fare propri concetti obiettivamente complessi come la nonviolenza ci si debba arrivare; che il percorso per arrivarci sia lungo, e tutt’altro che agevole; che per iniziare a compiere quel percorso sia pressoché ineludibile imparare a relazionarsi anche con strumenti diversi, conoscerli e metterli in discussione dopo averli praticati.
Insomma: io non penso, come il sottosegretario Faraone, che l’occupazione delle scuole sia una “grande esperienza di partecipazione democratica”; anzi, credo sia uno strumento che per certi versi, nel suo piccolo, procede in una direzione opposta a quella della democrazia. Sono convinto, tuttavia, che allo stesso tempo possa rappresentare una preziosissima palestra politica: cioè un’esperienza che avvicina i ragazzi all’idea che occuparsi di politica sia una cosa gratificante, utile, nobile, perfino se alcuni elementi determinanti per quell’avvicinamento con la politica non hanno niente a che fare.
Ecco, io credo che bisognerà spiegarlo, a quei ragazzi, perché l’occupazione è uno strumento da abbandonare: ma credo che lo si potrà fare in modo molto più efficace quando quei ragazzi, anche attraverso iniziative discutibili come l’occupazione, avranno acquisito un’alfabetizzazione politica sufficiente per comprenderne le ragioni, metabolizzarle e poi operare delle scelte consapevoli.
L’occupazione è un “grande sviluppo per la coscienza politica di ognuno di noi”, hanno detto gli studenti del Tasso in un comunicato: usando una parola un tantino ingenua, che fa un po’ tenerezza e che oltretutto è insidiosa, ma tuttavia dimostrando di aver colto nel segno ancora più del sottosegretario Faraone.
Mi piacerebbe discuterne con loro, di quella parola, così come mi piacerebbe ragionare insieme sugli strumenti che utilizzano, sulle possibili alternative e su quanto i mezzi, per dirla come va detta, prefigurino i fini: ed è una cosa che farò, con mio figlio e con i suoi amici che mi capiterà di incontrare.
Nel frattempo, però, sono felice che quella “coscienza” ci sia. O perlomeno che loro ne percepiscano l’importanza e l’urgenza: perché col tempo quel desiderio di partecipazione potrebbe trasformarsi in una ricchezza non soltanto per loro, ma anche -e soprattutto- per il paese in cui vivono.
Il resto, se lo lasciamo crescere adoperando un minimo di comprensione, crescerà.

chi si 110 e loda si imbroda

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A seguito delle parole che il ministro Fornero non ha pronunciato (e grazie anche a un uso dell’inglese un po’ tricky, come direbbero gli inglesi) è riscoppiata una polemica sempre verde sui gggggiovani. Parlo dei (piu’ o meno) giovani laureati italiani che urlano incazzati cose del tipo “io mi sono laureato con 110 e lode e raccolgo i pomodori nei campi a 5 euro all’ora”. Ok, non dico che stare a 30 anni a fare lavoretti che altrove sarebbero per studenti del liceo sia il massimo della vita. Il mercato del lavoro italiano e’ quel che e’. In queste furenti dichiarazioni si intravvede pero’ una pericolosa forma mentis ereditata dai nostri avi per cui prevale l’importanza del pezzo di carta sulla sostanza. C’e’ la convinzione che l’importante sia essere laureati e non cosa e come si e’ imparato; che il 110 e lode sia piu’ importante di dove lo si e’ preso (certe universita’/facolta’ sfornano 110 e lode in automatico, altre pochissimi); che una laurea presa in 8 anni sia come una presa in 5, e avanti cosi’. C’e’ poi l’idea che se alcune facolta’ sono piu’ apprezzate di altre nel mondo del lavoro, questa sia una specie di lesa maesta’ (come se la cultura stesse piu’ nelle facolta’ di lettere rispetto a quelle di ingegneria o fisica o medicina). Infine, io non sento mai lo stesso slancio di protesta verso il fatto che in certe facolta’ il voto normale agli esami sia 30 e che la maggior parte dei neodottori esca con il massimo dei voti: e’ anche questa una delle disgrazie delle facolta’ umanistiche, le quali non sono in grado di segnalare un accidente su quanto siano bravi o no i loro studenti visto che questi hanno tutti gli stessi voti. 

Amaca Chips /6 – Ruspe

in giornalismo/politica/società by

L’Amaca di domenica sullo striscione antifascista dai toni violenti mi rimbalza da due giorni sulla bacheca di Facebook perchè a quanto pare piace proprio a tutti, anche ai miei contatti che non posso ascrivere a seguaci della Repubblica delle Idee.

**disclaimer retroattivo (meglio tardi che mai dirà qualcuno): il fine di questa rubrica non è DARE TORTO A MICHELE SERRA, anche alla luce del fatto che a volte scrive cose tanto banali da risultare ovviamente giuste. Il punto è verificare se conduca con argomenti onesti e coerenti, se le premesse siano valide oppure talmente viziate da invalidare perfino le conclusioni; questo non perché lo si odi (si farebbe volentieri a meno anche di leggerlo, per la verità, a parte Cuore) ma perché dal momento che il popolo di sinistra acclama ogni suo rigo, forse qualche suo rigo può essere utile a capire il declino della sinistra italiana. Dunque anche questa rubrica si fonda su almeno due premesse che possono essere confutate: 1. che la sinistra italiana sia in declino (più di altre sinistre, ndr) 2. che ci sia un legame tra la sinistra italiana e il Serra. Se non basta, suggerisco masochisticamente altri due punti di discussione derivati ma non secondari: 1a. cosa sia la sinistra 1b. in cosa la sinistra italiana sia diversa dalle altre  2a. se il Serra sia tecnicamente definibile di sinistra 2b. se il popolo di sinistra in Italia sia tecnicamente definibile tale e in quale accezione. Questo non per invitarvi a sfare sfoggio delle vostre teorie – io non ne ho – ma per dire che le cose sono complesse e le parole ingannevoli quindi: non ne abbiate, qui non si argomenta per prendersela con qualcuno (neanche con Michele), ma per tenersi allenati a pensare. Abbiatevene se e solo se vi sentite colti a non farlo, o non abbastanza**

Torniamo all’Amaca incriminata, quella che si produce in un invito ai giovani a essere “meno stronzi” degli adulti che occupano la politica e i giornali (allora ogni tanto, magari la sera prima di addormentarti, lo senti un momento di rimorso? cit.)

E qui viene da chiedersi perché non lo rivolga “agli adulti che occupano la politica e i giornali” questo invito, nella fattispecie concreta a liberarsi e liberarci dall’antifascismo di regime e di facciata (non di sostanza) in nome del quale occupano quegli stessi posti. Viene da chiederlo e infatti lo chiedo, poi mi sovviene la solita temibile risposta. Chiaro: perché i giovani (di sinistra) sono per definizione migliori degli anziani (di sinistra: vale il contrario invece per la destra). Perché lo sono? Perché sono giovani (vedi a scelta alla voce tautologia o Matteo Renzi).

Insomma fin qui si svela un paternalismo sentimentale autoindulgente che ricorda un sermone di elogio della povertà fatto da Benedetto Sedicesimo. Ma è chiaro che per Serra non è l’antifascismo scimmiottato dei giovani a essere sotto accusa, bensì il Linguaggio Violento.

Come se a preoccuparci di Grillo fosse il Linguaggio Volgare e a scandalizzarci di Berlusconi le Barzellette Sessuali. Come se: per qualcuno è così e devo farmene una ragione.

Nel caso dei giovani in corteo quindi non si discute la ritualizzazione e l’impoverimento delle forme di protesta di sto cazzo di meraviglioso Eden di impegno politico che erano gli anni Settanta. Non importa se il corteo stesso si fonda sulla stessa estetizzazione della lotta politica per cui viene copiato il deprecato Linguaggio Violento: gli studenti sono così rincoglioniti da replicare ogni autunno cortei uguali e ugualmente inutili, per fotografarsi con Instagram col cartello al collo e dare un senso all’esistenza di Sinistra Giovanile e alla loro chefia comprata dai cinesi. Ma tutto questo intenerisce il Serra-innamorato-di-sè-stesso-da-giovane-come-si-è-rivisto-nei-film-di-marco-tullio-giordana al punto che è il Linguaggio Violento a rovinare la visione, non tutto il resto.

Beata innocenza, beata vanità.

Su un punto ha ragione, il nostro: ci vogliono le ruspe. Ci sto.

 

 

 

L’esercito dei giovani

in politica/società by

Non ne posso più delle associazioni di giovani ______ (riempite voi lo spazio in bianco) di ogni ordine e grado, dei blog per giovani sui quotidiani, dello “spazio ai giovani” e degli “spazi per i giovani”. Non voglio più vedere cose come i forum per giovani, associazioni di giovani avvocati, giovani notai, giovani imprenditori o giovani qualsiasi cosa. Sono stufa dei ministri che incontrano i giovani, dell’esistenza di un ministro della gioventù che è sempre e immancabilmente giovane e senza portafoglio, sarà per immedesimarsi meglio. Non mi piacciono i premi per giovani emergenti, Sanremo giovani, le Giornate Mondiali della Gioventù a cui vanno i cattolici (giovani, of course). E sono stufa soprattutto dei Giovani Democratici, dei Giovani Comunisti, della Giovane Italia (intesa come organizzazione giovanile del PDL, che Mazzini li perdoni), di Generazione Futuro (e Libertà), dei Giovani di Centro e del Movimento Giovani Padani (sì, esistono). E temo fortemente la nascita dei giovani di Fermare il Declino. Ora, mi rivolgo ai giovani: ma non avete ancora capito che usano queste specie di box per bambini per identificarvi e neutralizzarvi fino al compimento del vostro cinquantesimo anno di età?

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