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Giorgio Napolitano

Una presa per i fondelli

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Egregio Presidente Napolitano,
oggi, come Ella certamente saprà, nel nostro paese gli omosessuali non possono sposarsi, né stipulare perlomeno dei contratti di “unione civile”, con tutto ciò che ne consegue il relazione al diritto ereditario, alla possibilità di accedere ad una serie infinita di agevolazioni, incentivi (anche economici) ed opportunità, agli innumerevoli disagi (talora assai gravi) riconducibili alla mancanza di tale status (leggasi visite in ospedale, in carcere e via discorrendo), alla possibilità di adottare o concepire in vitro dei figli, nonché, circostanza tutt’altro che secondaria, alla deprivazione di dignità pubblica (e quindi di pubblico rispetto) che viene riservata, e quindi implicitamente affermata e ribadita tutti i giorni al cospetto della popolazione tutta, alle coppie regolarmente coniugate.
Stante tale situazione, ne converrà, dichiarare che occorre promuovere a tutti i livelli la “cultura dell’inclusione e del rispetto di ogni differenza con iniziative adeguate ed idonee nella famiglia, nella scuola, nelle varie realtà sociali ed in ogni forma di comunicazione” suona un po’ come una presa per i fondelli: giacché non mi pare serio chiedere ai cittadini di porre in essere dei comportamenti che lo Stato è il primo a disattendere in modo tanto sistematico quanto ostinato.
Ecco, Presidente Napolitano, io prima di preoccuparmi di ciò che si pensa e si dice nelle famiglie, nelle scuole, nelle non meglio precisate varie realtà sociali e nelle altrettanto imprecisate forme di comunicazione, mi preoccuperei di quello che lo Stato di cui Ella è a capo potrebbe porre in essere per far cessare le discriminazioni che denuncia, e che invece si guarda bene dal fare.
L’occasione mi è gradita per PorgerLe i miei più vivi ossequi.

Generatore automatico di telefonate di Berlusconi su Napolitano

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Fare refresh per ottenere una nuova telefonata di Berlusconi su Napolitano

Mi è stato detto che il Capo dello Stato avrebbe telefonato per avere l'ultimo album di Tiziano Ferro prima che venisse pubblicato, e che avrebbe costretto i giudici di Masterchef a valutare con indulgenza il ciambellone sgonfio del concorrente sordomuto provocandomi un danno di cinquantatre milioni di euro.

Dovendo scegliere

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Telegraficamente, ché qua siamo in campagna elettorale e il tempo scarseggia: un conto è che i carri armati debbano esistere, un altro conto è che li si guardi sfilare applaudendoli per festeggiare la Repubblica, un altro conto ancora è che, per festeggiare la Repubblica in modo più “sobrio”, si preferisca veder sfilare i carri armati applaudendoli piuttosto che incontrarsi e fare due chiacchiere.
Dovendo scegliere, Presidente Napolitano, avrei mantenuto il ricevimento e cancellato la parata militare.
Tutto qua.

You say you want a Revolution

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La cappa di tristezza che accompagna questo momento storico, diciamo dalle elezioni in poi, è atroce.  Del tipo che spesso ti trovi ad invocare qualcosa come un olocausto nucleare, o un’invasione barbarica (quelle vere, quelle coi Goti incazzati), o una zombie apocalypse, così per poter dire…”beh, almeno sta succedendo qualcosa di stravagante”. Mentre le larghe intese,  Enrico Letta a Montecitorio (ndr: nel mio precedente post avevo detto che l’ideale di premier era un giovane prete con la maglia dei metallica. Mi sbagliavo solo sui metallica.) e Napolitano (bis) al Colle tutto sono tranne che stravaganti.
E ti dici: ci vorrebbe una rivoluzione. E a questo punto arrivano i Grillini. Ebbene, il grillino è convinto che sia in atto, grazie a lui, una vera rivoluzione culturale. Così mi ha detto, l’amico musicista e fervente grillino: “oh, è in atto una grande rivoluzione culturale”.  (poi quando gli dici “oh, vedi che l’ultima “grande rivoluzione culturale” fece qualcosa come 7 milioni di morti in Cina” ti risponde: “Eeeh? Ma quando?” . E tu quindi sorridi. E invochi. Ma non è questo il punto di questo post.)
Rivoluzione culturale, dice. Aspetta un momento.
Ogni rivoluzione “culturale” che si rispetti ha un fermento culturale della madonna che la sottintende e la alimenta, no? È proprio tautologico. Ha una letteratura, ha una colonna sonora. È un dato di fatto.
Senza andare a ricordare cosa successe in ambito culturale e musicale durante la rivoluzione francese, il ’68 aveva dio-solo-sa-cosa. Woodstock, l’isola di Wight, Hendrix, Lennon, Andy Wharol, Godard, i Jefferson Airplane. Il ‘77  aveva i Clash, i Pistols, il Punk, i Talking Heads, i Ramones, Re Nudo, gli Area.
Questa rivoluzione che ha? “Un grillo per la testa”?(quella canzone oscena, oscena, che si sente ogni volta che apri un video su beppegrillo.it)
Le rivoluzioni culturali hanno la forza esplosiva delle idee nuove, partono dal voler costruire qualcosa di nuovo, e la distruzione del “vecchio” è qualcosa che viene dopo, di conseguenza. Qua l”odio cieco e la volontà di distruzione di ciò che viene considerato “vecchio” sembra sia proprio il presupposto e, per molti , quasi l’unico fine.

Le rivoluzioni hanno leader giovani e determinati, visionari e coraggiosi. Come cazzo fai a seguire Grillo e Casaleggio e a proporre Presidente Rodotà, degnissima persona, ma di 80 anni?

E poi, da dove viene questa ossessione nel voler mandare tutti ar gabbio? “In galera! In galera!” gridi come un ossesso. Apprezzi il magistrato che fonda un partito che si chiama “Rivoluzione Civile” e non ti salta all”occhio neanche un pò la comicità dell”ossimoro non voluto?? Ma che rivoluzionario sei?

Ma dico, li hai ascoltati Brassens, Johnny Cash, Dylan, De Andrè? Come fai a idolatrare Marco Travaglio, che è uno che al Pescatore di De Andrè avrebbe chiesto la condanna per favoreggiamento personale, concorso in omicidio e pesca abusiva? ma ti rendi conto?
Caro rivoluzionario, tu non hai idee nuove, dici cose tristi, cose già sentite, dalla Lega Nord nel 94, per esempio, e da molti altri prima di lei. La tua idea di giustizia sociale si risolve nel posto fisso. Non ti sbatte niente delle violazioni dei diritti umani, non ti sbatte niente delle violenze che vengono poste in essere affianco a te.  Tu vuoi il posto fisso. Per te.  E se ciò che ti muove è l’idea del posto fisso e non la folle speranza di poter cambiare la società, non scriverai mai Blowing in the wind, non scriverai mai Sulla Strada, non registrerai mai London Calling. Al massimo andrai a X Factor, o dagli Amici di Maria.
La tua non è una rivoluzione. È solo protesta. Ed è un”altra cosa, molto meno nobile.

Masochismo istituzionale.

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La soluzione che gira in questo momento in rete sarebbe una rielezione di Napolitano, con garanzia al Presidente che si voterà un governo di larghe intese tra PDL-PD-Monti-Lega che tra l”altro riformerà la costituzione introducendo semipresidenzialismo e doppio turno.

Ammettiamolo chiaramente: una simile soluzione sarebbe un tradimento degli elettori di quasi tutti i partiti, forse montiani esclusi, che il governo di larghe intese non si aspettavano né si auguravano.

Meno che mai si aspettavano un diktat sull”introduzione del semipresidenzialismo che è l”esatto contrario del modello istituzionale previsto dalla Costituzione attuale: nessuno dei partiti politici presenti in Parlamento ha mai messo nel programma di introdurre il semipresidenzialismo; di sicuro non in quest”ultima elezione.

Vi invito a riflettere, amici, avversari e compagni: pensate che un governo simile con un programma simile rispecchi la volontà degli elettori? Dei vostri elettori? Se lo pensate mi sa che non vi fate una passeggiata per strada ad incontrare persone comuni da un bel po” di tempo.

Specie voi, leader del fu centrosinistra: come credete la prenderanno quelli che vi hanno votato? Quanto credete che possa durare un governo così? Fin quando Berlusconi non deciderà di staccare la spina? 6 mesi? Un anno? Poi però si torna a votare e questa volta gli elettori non saranno magnanimi: vi hanno già mandato tutti i segnali del mondo. Il governo di larghe intese non lo vogliono: questa volta non ve la perdoneranno.

Pensateci, prima di accettare l”annichilamento definitivo. Se il prezzo è questo cercate un altro presidente: Bonino, Rodotà, chiunque non sia troppo sputtanato. Se non altro, fatelo per spirito di sopravvivenza. Santé.

Seppuku

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La democrazia dovrebbe avere come base fondante per la sua strutturazione sociale, la libera, consapevole e non condizionata formazione dell’opinione e delle scelte degli individui. Gli automatismi psichici e culturali di buona parte dell’elettorato sono completamente estranei a tutto questo. L’elettore medio è vittima di dinamiche mentali che sulla base di una scena e di una proiezione fantasmatica lo portano a preferire delle opzioni politiche del tutto astruse a ciò che dovrebbe migliorare l’esistenza che vive tutti i giorni. Purtroppo è così. Non ci sono mezzi termini. E’avvilente, ma questo è. Bisogna prenderne atto. Metafora visiva perfetta è lo sguardo allucinato e completamente assente di Sara Tommasi con la parrucca rossa durante le scene del film porno che ha girato un anno fa. Questo è lo stadio democratico dell’ Italia nel 2013. Non dico che sia necessariamente un male, anzi per qualcuno certamente sarà un bene. Quel che dico è che sicuramente bisogna prenderne atto con consapevolezza schismogenetica e comportarsi di conseguenza per arrivare a manipolarlo.

Ingegner Pretocchio*, la sua è un’esagerazione bella e buona e credo proprio fuori luogo, visto che in Italia la democrazia funziona benissimo e molto più che in tanti altri paesi. Comunque, lo so che lei, livoroso, tira in ballo sta roba perché in realtà vorrebbe parlare dello stanziamento di circa un miliardo di dollari per la “ristrutturazione” dello scudo antimissile europeo e dei sistemi antimissile sulla costa occidentale Usa attraverso l’incremento di 14 intercettori entro il 2017, annunciato dal segretario della difesa statunitense Chuck Hagel. Ma qua stiamo allo streaming tra Vito Crimi e Bersani.

Si ho visto. Sembrava un esame all’università tra un assistente di quelli sfigati che ti sta bocciando e lo studente che implorava almeno un 18 perché altrimenti è spacciato per la vita.

E’stato negli Usa di recente?

Si, sono andato al funerale del procuratore Mike McLelland ucciso qualche giorno fa quasi sicuramente dai Fratelli Ariani di cui era uno dei principali accusatori. I fratelli ariani sono un’organizzazione razzista nata nel 1964 a San Quintino che può contare su circa ventimila membri fuori e dentro le prigioni. Hanno un’ideologia basata sulla purezza ariana e sulla lotta senza tregua contro tutti “i nemici della vera America”. Essere bianchi è il requisito principale per entrare, poi bisogna superare una prova d’accesso: uccidere un nero o un ispanico o un asiatico ma anche un bianco che non accetta le loro regole. L’uscita dall’organizzazione non è prevista se non da morti.

Passiamo dai fratelli ariani a quelli italiani. Partiamo dai saggi. Cosa rappresentano questi saggi?

Sono un diversivo per prendere tempo. Dopo il fallimento di Bersani, Napolitano avrebbe dovuto dare l’incarico ad un altro personaggio che, con i presupposti che ci sono, avrebbe fatto la stessa fine del segretario del Pd. A quel punto il Presidente della Repubblica avrebbe dovuto sciogliere le Camere, ma essendo nel semestre bianco non ha tale potere. E quindi si è inventato questo stratagemma per prendere tempo e tentare di far trovare un accordo tra Pd e Pdl per facilitare eventualmente il lavoro al nuovo Presidente della Repubblica. Quest’ultimo appena eletto darà un mandato esplorativo, quasi sicuramente al presidente del senato, per vedere se qualche accordo si sia materializzato. Se l’accordo c’è allora dà l’incarico al nuovo presidente del consiglio, altrimenti scioglie le camere e si vota a Giugno.

E secondo lei, ingegnere, cosa succederà?

Innanzitutto adesso abbiamo un governo dimissionario che non ha mai avuto la fiducia delle nuove camere, che non lo potrebbero quindi nemmeno sfiduciare. O si voterà a Giugno, o al massimo ad Ottobre. Un eventuale governo sostenuto da Pd e Pdl può nascere solo per fare la legge elettorale e nient’altro se non qualche provvedimento d’urgenza.

Un governo di larghe intese non potrebbe durare tutta la legislatura?

Ma lei sta scherzando? Per il Pd sarebbe suicidio politico puro. Grillo, Silvio e Vendola non aspettano altro. Innanzitutto sarebbe un governo bloccato che cadrebbe dopo qualche mese. Questo permetterebbe a Grillo di gridare all’inciucio. La radicata componente antiberlusconiana dell’elettorato democratico trasmigrerebbe verso Vendola, 5stelle e l’astensione. E Silvio vincerebbe scorreggiando e ruttando, non dovrebbe nemmeno fare la campagna elettorale.

Il Pd è messo proprio male?

Bersani non sa che fare, anche perché la sua epopea di leader a questo punto si è conclusa. Spera che qualche grillino lo possa votare al senato, 6/8 senatori al massimo, ma questo non sbloccherà la situazione. E’troppo fresca la questione per sperare in una rottura tra Grillo ed i suoi eletti. E poi si arriverebbe ad una riedizione del Prodi nel 2008: maggioranza risicata con in più lo stare sotto ricatto dei senatori di Scelta Civica. Poi ci sta il fronte interno: Renzi che giustamente scalpita e la balcanizzazione cruenta che è alle porte. Forse l’ala bersaniana terrorizzata si raccoglierà intorno a Barca per sfidare il sindaco di Firenze alle primarie, annettendo a sto punto pure Vendola e Sel. Oppure tutto si risolverà con divisione formale o con una roba tipo diarchia sotto vuoto. Comunque le primarie portano davvero sfiga.

Grillo non vincerà le prossime elezioni?

Grillo non è altro che l’egemonia televisiva che avanza sulle macerie dei partiti tradizionali. Ma è un’egemonia non egemone in quanto non può risolvere nessuno dei problemi che apparentemente dice di voler risolvere. E’la forma mutante della bugia televisiva e pubblicitaria, è un bluff efficace che si adegua ai tempi di internet e della rete. Cosa propone il m5s, la decrescita come adeguamento degli stili di vita alla sofferenza? Se sei povero mangia di meno e lavati con i saponi fatti in casa. Ok, mi sta anche bene, ma chi si affida messianicamente alla pubblicità politica lo fa perché vuole un sogno, vuole realizzata l’ebbrezza dell’immaginazione, mentre a conti fatti si ritroverà con un pugno di mosche in mano. Tipo il reddito di cittadinanza. Lo stesso economista di riferimento di Grillo, Gallegati, ha detto che un’ipotesi del genere verrebbe a costare 200 miliardi di euro senza specificare dove andrebbe a prenderli se non accennando ad una specie ‘di riduzione della corruzione che attanaglia il paese’. Bah, lasciamo perdere. Poi quando parla del sussidio per i disoccupati per tre anni, uguale alla flexsecurity di Ichino, dice che sta roba costa 20 miliardi che verrebbe sostanzialmente coperta con i 15 previsti per la cassa integrazione e per gli altri ammortizzatori sociali esistenti. Gli altri 5 verrebbero raccolti attraverso tagli ai costi della politica, alle missioni militari estere e all’acquisto dei cacciabombardieri. Ok, ottimo. Ma quindi sti 15 miliardi si tolgono ai cassa integrati per darli ai disoccupati? E ai cassaintegrati che si da? Ci sarà un conflitto di interessi tra essere disoccupati e cassaintegrati?Sarà meglio essere disoccupati o cassaintegrati? Perchè non dice allora che vuole abolire la cassa integrazione?

E quindi?

La parabola di Grillo finirà che tutti quelli che l’hanno votato andranno sotto casa con i forconi a chiedergli soldi. L’impasse di questo mese ha sgonfiato la bolla speculativa del suo tsunami. Cosa che a lui comunque conviene perché nei suoi piani mira a diventare una sorta di Rifondazione trasversale antisistema che si attesti intorno al 10/15%. Una situazione del genere gli permetterebbe di poter urlare per almeno una diecina d’anni senza doversi mai prendere qualche responsabilità. Anche se già emergono debolezze e contraddizioni, come ad esempio quelle tra le spinte alla partecipazione e le tendenze alla delega plebiscitaria, o tra democrazia diretta da una parte e chiusura tecnocratico-populista dall’altra. Fanno lo streaming con Bersani, ma poi tra di loro convocano riunioni segrete tipo raduni aziendali dove Casaleggio catechizzerà tutti usando le tecniche di management di Tom Peters e Robert H. Waterman Jr.

Spesso il comico genovese in campagna elettorale era solito dire: ‘questa è una comunità’’, altri gli dicono invece che ha costruito una setta.

Non penso che lui si riferisca al filone del comunitarismo democratico e universalizzabile che tende a lasciarsi alle spalle tanto le esperienze tremende delle destre storiche quanto quelle dei comunismi storici novecenteschi. Obbiettivo dei comunitaristi è quello di declinare l’idea di una comunità umana, composta da individui uniti da rapporti liberi, solidali ed all’insegna del riconoscimento reciproco. Per loro il comunismo ha sbagliato perché non ha puntato sull’individuo comunitario ma su una totalità livellata. Bisogna invece pensare ad un comunitarismo rispettoso dell’individuo e delle differenze, in una comunità umana in cui si è liberi solo se tutti lo sono.

E Grillo non è su questa scia?

La comunità di Grillo non ha un carattere emancipativo universalista, ma particolaristico ed escludente da un lato, ed organicistico e repressivo dall’altro. La sua visione si pone in contrapposizione a tutto il resto: o ne fai parte oppure ne sei escluso ed inferiore. Si fonda su un settarismo atomistico tipo le comunità primitive tribali o quelle medievali sacralizzate, che avevano come base fondante il terrore, da parte dell’individuo, di sprofondare dentro una solitudine insensata e senza via d’uscita, che ne facevano accettare gerarchie dominanti esasperate dove l’abuso e l’ingiustizia erano normalizzati ed accettati supinamente.

Senta, la sua critica mi sembra troppo negativa e piena di pregiudizi. Non è possibile che il m5s non sia portatore di una benché minima istanza e funzione positiva. Parlare con lei è di una pesantezza unica, abbiamo fatto una discussione dalle dimensioni elefantiache. Menomale che ci sentiamo per un’intervista a stagione. E finalmente si è tolto quelle magliette con la scritta da coglionazzo adolescente. Era ora! Tiene 50anni passati ed ancora se ne va in giro a fare il ragazzino.

Mi faccia dire un’ultima cosa sul caso Travaglio-Grasso.

Concluda ma non faccia il cialtrone. Di solito per incontrarla mi faceva venire in posti splendidi di mare, invece stavolta si è piazzato in questo buco del culo del mondo irraggiungibile dove non ci sta un cazzo e che non posso nemmeno riferire. Vabbè, finisca che non vedo l’ora di andarmene da questo luogo assurdo. Mi sembra che siamo passati dall’Ipocalisse al Seppuku.

Sullo scontro di allora nella procura di Palermo la penso esattamente come Giuseppe D’Avanzo ebbe a scrivere qualche anno fa con quell’articolo sulla cd. sindrome del perdente. Ecco l’articolo, quando ha tempo se lo legga. Tra l’altro D’Avanzo fa anche una lezione di giornalismo all’inventore del Fatto in quest’altro editoriale. Ecco, si legga anche questo. Ma quello che mi preme è chiederle una cosa. In pratica Marco Travaglio fa la sua fortuna insinuando ambiguità e cose disonorevoli attraverso un bricolage monologhistico senza contraddittorio, contro i soggetti che finiscono sotto le sue grinfie. Tra l’altro in Tv ride sempre mentre fa i suoi interventi, sprizzando superiorità morale e dileggio. E questo va pure bene, ha avuto anche una funzione positiva per un certo periodo. Ma le chiedo: da Santoro o sul Fatto si è mai espresso sulla faccenda della cassetta contenente la conversazione tra i senatori De Gregorio e Caforio sul tentativo di corruzione subito dal primo, che Caforio diede a Di Pietro il quale sostiene adesso che questa cassetta sia sparita?

Non lo so se l’abbia fatto, non guardo Sevizio Pubblico.

Il punto è proprio questo. Se l’ha fatto è un conto. Ma se non l’ha mai fatto, beh, la sua credibilità per quel che mi riguarda è pari a zero. Anche lui è un vero italiano.

E sticazzi.

Soundtrack1: ‘Inhaler’, Foals

Soundtrack2:’ Wishing well’, Motorpsycho

*L’ing. Paolo Pretocchio è un personaggio di fantasia dislocato primaverilmente in una località segreta per imitare le riunioni di Beppe Grillo con i suoi eletti.

Ogni riferimento a fatti, cose e persone è puramente casuale.

Generatore automatico di soluzioni istituzionali dei "saggi"

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Istruzioni: fare refresh per ottenere nuove soluzioni istituzionali dei “saggi”

Governo pseudotecnico con istruzioni di montaggio Ikea sostenuto da Britney Spears, dalla Lega Nord e da YouPorn.

La democrazia non c’è più

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Mettetela come vi pare, ma a me sembra di poter dire una cosa: se in un paese qualsiasi, a più di un mese dalle elezioni che hanno sconvolto il quadro politico e istituzionale, viene costituito un “gruppo di saggi” (leggasi “direttorio”) avente il compito di elaborare le “indicazioni programmatiche” per il futuro restituendo “piena operatività” al governo precedente, il quale tra l’altro era un governo formalmente “tecnico” ma in realtà politicissimo guidato da un tizio che alle elezioni di cui sopra ha racimolato appena il 10% dei consensi, significa che in quel paese, di fatto, la democrazia è stata sospesa.
Dopodiché, il fatto che sia stata sospesa per l’incapacità dei partiti che non riescono aggregare uno straccio di maggioranza su alcuni (sia pure minimali) obiettivi politici o non si assumono la responsabilità di farlo, per l’alzata d’ingegno del presidente della repubblica che ha deciso di comportarsi come un monarca o per entrambi i motivi insieme è senz’altro un discorso da approfondire.
L’evidenza, tuttavia, rimane: oggi in Italia la democrazia non funziona. Non opera. In estrema sintesi, non c’è più.
E il fatto che non ci sia più non perché qualcuno abbia soppresso con la forza il parlamento eletto dai cittadini, ma nonostante, malgrado, o per meglio dire con il benestare (più o meno turbato da qualche miagolio qua e là) di quel parlamento non è affatto un’attenuante, ma al contrario rappresenta una gravissima aggravante che getta sulla situazione una luce sinistra.
La verità, a quanto pare, è che abbiamo cambiato forma di governo.
Sarebbe perlomeno il caso che cominciassimo a dircelo.

Vi hanno preso per il culo

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Lo sport del giorno è la gara, tra analisti, commentatori, autorevoli piddini, ma soprattutto tra sostenitori e promotori delle primarie, a dire a Bersani di non essere lui il nome da fare a Napolitano durante le consultazioni per il Presidente del Consiglio.

Ecco.

Se il vincitore delle primarie salendo al Colle non indica il suo nome come come capo del Governo, e se il Capo dello Stato non affida a lui, capo della coalizione che ha vinto le elezioni, la Presidenza del Consiglio, questo vuol dire, ufficialmente e definitivamente, una sola cosa.

Che le primarie non esistono.

E ve l’avevamo detto.

Immagine 994

Le primarie non esistono

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Non andrò a votare alle primarie.

Le primarie non esistono. In america si, e sono regolamentate per legge. Lì vige il sistema presidenziale, e attraverso le primarie si decide il candidato che poi gli elettori potranno votare Presidente.

In Italia no. Perchè in Italia il Presidente del Consiglio non lo scelgono gli elettori. Qui vige il sistema parlamentare, e i cittadini votano i partiti per il Parlamento. Il Presidente del Consiglio lo nomina il Capo dello Stato, e il Parlamento decide se dargli la fiducia.

L’equivoco nasce con Berlusconi che diceva di essere il premier scelto dai cittadini. Non era vero. In Italia non esiste il premier. L’ambiguità è stata creata dalla legge Calderoli, che  prevede  venga inserito nella scheda il nome del Capo della Coalizione, una figura che costituzionalmente non esiste e che non è tecnicamente candidata a nulla. Sbagliò Ciampi a firmare quella legge perché, seppur tecnicamente non implica nulla, crea nell’immaginario degli elettori un potere che limita quello del Capo dello Stato. Una sorta di moral suasion al contrario.

Ha ragione Bersani a dire la data delle elezioni la sceglie Napolitano, ma perché il Presidente del Consiglio invece chi lo sceglie?

Eppure la vulgata si è estesa a tal punto che pur di far propaganda si sono inventati le primarie che sono diventate nello spot “scegli il tuo Presidente”. Non è vero. Al massimo scegli il Capo della Coalizione, ecco. Che tanto non serve a nulla.

la Bindy ha dichiarato “queste sono le prime primarie vere”. Quindi le altre volte ci avete preso per il culo?

Beh allora anche stavolta. Ad esempio, metti che le vince Renzi. Bene: diventa Capo della Coalizione, vincendo contro quello che rimane il Segretario del maggior Partito di quella Coalizione. Renzi non potrà decidere né i candidati delle liste bloccate né la linea del partito. Chi gli voterebbe dunque in aula le riforme del programma presentato in questi giorni nettamente divergente da quello del Segretario?

Non può Renzi neppure esso stesso candidarsi al Parlamento, non essendosi dimesso da sindaco nei sei mesi precedenti obbligatori per farlo.

Insomma si avrebbe lo strano caso di un Capo della Coalizione che non è neppure capolista. Esattamente come ha ricordato a tutti Napolitano per Monti: ricordatevi che non è candidabile.

Perche, Renzi si?

In un Paese normale a quest’ora in piazza ci staremmo per raccogliere le firme per la presentazione delle liste, essendo abbondantemente nei sei mesi precedenti le elezioni previsti dalla legge per farlo. E invece qui non solo non sappiamo le liste, non sappiamo le coalizioni, non sappiamo la legge elettorale e prendiamo in giro la gente giocando a fare le primarie.

30 candidati più credibili

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Sul suo blog Beppe Grillo propone Antonio Di Pietro come prossimo Presidente della Repubblica, perché è stato “l’unico che ha tenuto la schiena dritta in un Parlamento di pigmei”.

Per non essere da meno, di seguito propongo una lista di 30 candidati che io ritengo più credibili ed autorevoli di Antonio Di Pietro.

1)Paolo Limiti (conduttore televisivo molto amato dalle nonne)
2)Iva Zanicchi (parlamentare Pdl con l’hobby del canto)
3)Mauro Repetto (co-fondatore degli 883)
4)Ollio di Stanlio e Ollio (sosia di Giuliano Ferrara)
5)Stanlio di Stanlio e Ollio (cena tipo di Giuliano Ferrara)
6)Lassie (famoso cane che non torna)
7)Il Grande Puffo (Fausto Bertinotti)
8)Bud Spencer (politico del Pdl con l’hobby della rissa)
9)Terence Hill (famoso prete violento con l’hobby della recitazione)
10)Arlecchino (Roberto Formigoni)
11)Michele Apicella (personaggio di Nanni Moretti)
12)Nanni Moretti (personaggio di Michele Apicella)
13)Barbara D’Urso (celebre prefica travestita da conduttrice televisiva)
14)Antonella Elia (?)
15)Massimo D’Alema (la Mano Invisibile)
16)Pietro Pacciani (guinness dei primati “mangiatore di merendine” 1980)
17)Sandro Bondi (poeta ermetico di scuola berlusconiana)
18)Jerry Calà (candidato Nobel per la pace 2013)
19)L’Innominato (noto personaggio di Alessandro Manzoni che porta sfiga)
20)Lello Arena (piccolo comico di Verona molto fotografato dai giapponesi)
21)Giovanni Rana (sosia di Marco Pannella)
22)Domenico Scilipoti (personaggio di Antonio Di Pietro)
23)Cip di Cip&Ciop (scoiattolo cleptomane)
24)Nicole Minetti (famose chiappe con l’hobby della politica)
25)Rocco Siffredi (personaggio di grande spessore)
26)Highlander (nomignolo nell’intimità di Giulio Andreotti)
27)La mela trentina (famoso frutto autonomista)
28)Silvio Berlusconi (campione de “La sai l’ultima?” 1994)
29)Enrico Ruggeri (mistero)
30)Franco Battiato (l’equilibrio cosmico su facce interstellari mi ricorda l’eco dei cinema all’aperto)

Io sto con Roberto Giachetti

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Mi dispiace interrompere l’idillio dell’abitudinario facebookiano e twitteriano forum, che ha da discutere su questioni senz’altro più rilevanti, come l’ascesa del Movimento 5 Stelle o il morettiano vengo-nonvengo del Silvio nazionale. Mi dispiace perché le foto del culo di Nicole Minetti sono un gran bel vedere e la C aspirata di Renzi è così fiorentina e dantesca e simpatica.

Ad ogni modo, lo vedete quest’uomo nella foto qui sotto? No, non è un operaio Alcoa né un precario della ricerca; non è uno di quei personaggi incazzati da talk show di sinistra, uno di quelli con cui Santoro ci fa mezza trasmissione. L’uomo smagrito nella foto è Roberto Giachetti, deputato eletto nelle liste del Partito Democratico. Giachetti è così magro non perché sta facendo una dieta rigenerante. Lo è perché sta sostenendo una protesta nonviolenta per chiedere la modifica dell’attuale legge elettorale, il cosiddetto Porcellum. Il suo sciopero della fame va avanti da 87 giorni (con interruzione di tre settimane ad agosto, quando il Parlamento è stato chiuso per la pausa estiva) nell’indifferenza pressoché totale dei vertici del suo partito. Molti gli chiedono di smettere per il suo bene, trovando inutile una forma di protesta così logorante per un oggetto così poco importante. Altri sostengono che tanto una nuova legge elettorale potrebbe essere anche peggiore di quella attuale.

Costoro non hanno capito proprio un cazzo delle ragioni della protesta giachettiana, che non è soltanto per la riforma della legge elettorale ma si richiama al rispetto dei principi democratici in senso ampio: il modo in cui i cittadini scelgono (o non scelgono) i propri rappresentanti non è un’inezia democratica, bensì inerisce alla sfera procedurale, che è il sale della democrazia.

Giachetti si appella al presidente Napolitano, affinché intervenga con un messaggio motivato alle Camere per accelerare la discussione sulla nuova legge. Io invece mi appello a voi, affinché abbandoniate per un attimo il ciuffo ribelle di Montezemolo o i vaffanculo di Grillo per dare visibilità e supporto (ma la visibilità è supporto) a questa iniziativa nonviolenta.

Caro Giachetti, io sto con te.

 

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