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Germania-Grecia

La Grecia, l’Europa e il gioco del pollo

in economia/mondo/politica by

Al di là delle questioni di merito (che lascio a gente ben più esperta di me in materia), quello che mi colpisce maggiormente di questa storia è che Grecia e (semplificando) Europa, invece di sedersi a un tavolo e cercare concretamente e responsabilmente una soluzione a questo casino, si siano messi a fare il gioco del pollo.

Cos’è il gioco del pollo? È questo qui sotto (minuto 2:35).

Perché, vi chiederete, di fronte ad uno snodo cruciale come quello a cui stiamo assistendo, i leader dei paesi coinvolti ci cimentano in quello che santa wikipedia martire ci spiega essere un passatempo da deficienti? Perché il loro scopo non è trovare la soluzione migliore al problema (la Grecia non ha i soldi ERGO se va per stracci l’Europa i suddetti soldi non li rivedrà mai) ma far contente le rispettive tifoserie che li dovranno votare alle prossime elezioni. Ed ecco quindi Tsipras che tira fuori un referendum con una settimana di preavviso (paventando le dimissioni in caso di esito negativo) per gettare in faccia alla Merkel* che ha dalla sua parte l’intero popolo greco (anche perché è stato eletto col 36%), e la troika insistere con le misure che già avevano fatto casino la volta precedente e ispirate, almeno in parte, su uno studio quantomeno controverso (ma che per altri paesi, tipo Irlanda e Portogallo, hanno effettivamente funzionato).

Il bello del gioco del pollo è che l’unico motivo razionale per giocarci è essere convinti che l’altro si farà più male di te nello schianto (specie se entrambi i contendenti si affidano alla teoria del pazzo). Ho quindi la netta impressione la vera scommessa in ballo sia su cosa succederà quando la Grecia uscirà dall’euro con Tsipras che spera, almeno nel medio periodo, di cavarsela non troppo male (cosa che distruggerà l’idea stessa di austerity visto che nessuno mangerà più la minestra potendo saltare agilmente dalla finestra) e la Merkel che tifa per uno scenario Maxmaddesco/Kenshiriano da usare come monito per il prossimo stronzo che proverà a fare il furbo.

Per riepilogare la stupidità della situazione osserviamo che

1) Tutti gli attori coinvolti ritengono assolutamente normale scommettere sulla pelle di undici milioni di tizi

2) Qualsiasi esito ci sia nella vicenda l’idea stessa di Europa è probabilmente defunta nella mente di tutti i suoi cittadini

3) È la terza volta in 150 anni che la Germania raggiunge l’apice della sua potenza e si prodiga per buttare tutto nel cesso: stavolta è forse la peggiore di tutte in quanto avrebbe concretamente potuto guidare l’Europa ad assumere un ruolo chiave nello scacchiere internazionale (scusate l’orribile espressione da bignami del giornalismo). Immaginate un’Europa forte e unita come interlocutore credibile verso la Russia in alternativa agli USA (anche lì un bel gioco del pollo) e ponte verso Africa e Medio Oriente. Cara signora Merkel, in vista della prossima volta assuma come spin doctor il Dr. Jack Shephard.

4) L’ho già detto ma vale la pena ripeterlo: se la Grecia va per stracci, i debiti NON LI PAGHERÀ MAI: per la cronaca buona parte di quei debiti sono nei confronti dell’Italia. E questo ci porta a

5) Renzi fa la figura del tizio che, non avendo studiato un cazzo, pensa che sputtanando il compagno di banco con la maestra si salvi il culo dall’interrogazione. Anche in una situazione di merda, riusciamo comunque a distinguerci alla grande.

*Si intenda “Merkel” come personificazione della Troika, e dei vari elettorati nordeuropei

Sì, però il pallone è arte in sé

in sport by

Sì, Danzica, non morire per…il corridoio, l”attacco alla Polonia (ma era il 1 settembre).

Sì, il 22 giugno: parte l”operazione Barbarossa. L”attacco nazi alla Russia. Ma era proprio oggi.

Sì, la Grecia, cui noi non spezzammo le reni, poco ci mancava che i Greci ci facessero a pezzi, e ci vollero i tedeschi per ammazzarli (qualche storico militare valuta come decisiva sull”esito della guerra la defaillance italiana in Grecia… ho letto ma non ricordo dove).

Sì, la Grecia, incapace di custodire i suoi tesori di storia e arte, soprattutto nelle parole di chi quel patrimonio gliel”ha predato (noi ce lo prediamo da soli).

Sì, la Grecia che come noi stessa faccia stessa razza, stesso sciupìo di pubblici danari e stessa incapacità di autogovernarci. Sporchi, indisciplinati, fumatori.

Sì, il Nord contro il Sud, l”Europa settentrionale contro il mediterraneo, il credito contro il debito. E… “il derby dello spread”, Dio vi perdoni.

Sì Davide e Golia, ma Davide non doveva soldi a Golia così tirò a mano più libera, figurarsi se un ebreo si indebitava con uno con quelle spalle.

Sì, un bel riscatto per la povera Grecia, se… se cosa? La palla è rotonda.

Sentite, è tutto vero. Però adesso prendete la retorica, mettetela nel cesso e tirate la catena della memoria. Una partita di pallone è solo una partita di pallone. 22 ragazzi che provano a superarsi.

Anche perché cinque pasti al giorni li faccio pure io e avrei problemi a rinfacciarli domenica agli inglesi.

Cattivi titolisti, alla larga:  lasciate al pallone la sua sovranità estetica e magica. La storia no, grazie, soprattutto sotto forma di cattiva memoria (C”è qualcosa di trombone e ignorante in tutta questa revivalistica).

 

Immagine: Johann Joachim Winckelmann, dipinto da Anton Raphael Mengs (ca. 1755) – da noi trovato e rubato in Wikipedia

 

 

 

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