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Fitzcarraldo

Le appassionanti avventure di Zio Herzog

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Scusate!  Sono mancata un paio di settimane, ma purtroppo qui gli aneddoti iniziano a scarseggiare, dunque facciamo che li faccio uscire ogni due mercoledì, in modo che si allunga il brodo e voi state con la saspenz, eh? (non picchiatemi)

Qui comunque, trovate tutte le puntate.

Lo so che ne avete abbastanza di Fitzcarraldo.

Ma metti insieme W.H., Klaus Kinski, una masnada di indigeni incazzati, l’Amazzonia, i ragni grossi come un pugno, mille zanzare, attori che si ammalano di dissenteria e avrai una produzione tutt’altro che facile (ricordiamo sempre che per semplificare le cose Herzog decise di far passare davvero una nave attraverso una montagna).

Allora.

Mentre sul set erano tutti piuttosto tesi, si dimenticavano gente appesa agli scogli, c’erano gli insetti, Kinski era matto, c’era anche da gestire le tribù locali, che già erano diffidenti, in più non andavano tanto per il sottile: Herzog da solo già aveva, per sua stessa ammissione, pensato seriamente a voler fare fuori Kinski (cosa che anche l’attore, dal canto suo, aveva pianificato); e quando gli indigeni sul set di Fitz. gli avevano chiesto se voleva che il “demone bianco” (Kinski, n.d.A.) sparisse dalla circolazione, lui ci aveva pensato un attimo prima di dire di no. Insomma, non era gente poi tanto tranquilla. Se ci fate caso, infatti, nel film le comparse recitano piuttosto bene il loro odio verso il giovane invasore: è che lo odiavano davvero.

Insomma, in tutto ciò accade che, come se non bastassero già i milioni di guai che aveva tutta la produzione (non tutti sanno che i membri di quella troupe dopo il film fecero richiesta per lavori noiosi, tipo in banca), c’era pure una guerra di confine, fra Peru ed Ecuador.

E la presenza della troupe tedesca non li intimidisce? No, perché pare che alcuni attivisti francesi, ambientalisti (magari pure vegetariani), si erano presentati qualche giorno prima dagli indigeni dicendo (da leggere con accento da Ispettore Clouseau): “Mes amis, i tedeschi sono delle persone terrìble, guardate qua” e gli avevano regalato delle simpaticissime foto dell’olocausto. Così, tanto per appianare i rapporti.
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Quindi, senza ulteriori indugi, a un certo punto questi iniziano a tirarsi le lance.

Come nei cartoni animati.

Cioè, mica tanto, perché a una certa iniziano pure a tirarsi delle frecce, forse per essere più precisi, vai a sapere; e alcune di queste colpiscono una comparsa alla gola (salutace i nonni) e sua moglie tre volte all’addome. La moglie, incredibilmente, sopravvive. Ma va operata.

Chi si occupa di fare da assistente chirurgo? E’ ovviamente zio H., che senza indugi prende una torcia, un repellente per i MILIONI di insetti che tentavano di mangiarsi la moribonda, e sta là 8 ore col medico, a fare da assistente e a imparare come si estraggono le frecce dallo stomaco (hai visto mai ti torni utile).

"MEEEEEEEHHHH!" "MEEEEEHHH! MEEEEEH!!"
“MEEEEEEEHHHH!” “MEEEEEHHH! MEEEEEH!!”

Dopo questa esperienza estenuante, zio H. è felice: sa di aver fatto il suo dovere, di aver salvato una vita; e tutto sommato si sente un po’ più allegro (come il chirurgo dell’omonimo gioco).

“Questa gente, beh, io in fondo la capisco. Si trovano il territorio invaso da gente che gli sta modificando il paesaggio, c’è quell’altro che non la finisce mai di urlare e loro già hanno milioni di problemi senza che ci mettiamo anche noi a peggiorare le cose. Però stasera forse mi sono guadagnato un po’ di rispetto. Credo che questo sia dell’ottimo karma.”, pensa, mentre si avvia all’accampamento.

Herzog arriva all’accampamento. La sua capanna è stata data alle fiamme dagli indigeni.

“Maledetti selvaggi.”

 

 

 

JJ

Le appassionanti avventure di Zio Herzog

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Buon compleanno W.H.!

Eccezionalmente, solo per oggi, le avventure del supereroe della Baviera arrivano di venerdì, poiché oggi zio Werner compie ben 72 anni.

Ed è un episodio parecchio romantico quello che sto per raccontarvi.

Nel 1967 H. si sposa con la sua prima moglie, Martje Grohmann. Chi è Martje Grohmann? All’epoca, probabilmente, la ragazza più fortunata del mondo.

Comunque sappiamo che ha lavorato come assistente di produzione su Aguirre e che ha interpretato Mina in Nosferatu.

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E adesso è questa simpatica signora.

Ma non perdiamo il filo.

Herzog, dunque, vuole sposare Martje, con la quale, probabilmente, è già un po’ fidanzatello. Magari il padre di lei lo incalza pure, o magari si oppone al fidanzamento perché “quello spiantato gioca a fare il regista”. Infatti, nel 1967 W. H. ha appena realizzato il suo primo cortometraggio, Segni di vita, che poi nel ’68, mentre i nostri genitori tiravano i sampietrini alle guardie e davano fuoco ai banchi, vince l’Orso d’Argento al Festival di Berlino.

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“Vorrei dedicare questa vittoria a tutti i suoceri del mondo”

Ma torniamo indietro. Il giovane Werner è immensamente attratto da questa giovane donna, e vuole farne la sua compagna di vita. E’ a lei e a suo figlio Rudolph che penserà mentre si trova le tarantole nelle scarpe quando cerca di girare Fitzcarraldo.

Una proposta di matrimonio, tutto sommato, può essere molto banale: puoi comprare un anello, o puoi anche non comprarlo, inginocchiarti e chiedere alla tua dolce metà di legarsi a te tramite contratto. Eventualmente, ci si può anche non inginocchiare. Insomma, tutto molto semplice.

Anche la proposta di matrimonio di W. H. è stata abbastanza semplice, se non fosse per il fatto che, per chiedere a Martje di sposarlo, s’è fatto (rigorosamente a piedi) circa 1.000 km: roba che adesso, quelli percorsi per Lotte Eisner non sono niente, eh?

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“A pezzo de fango!”

Da dove parte? Boh.

Sappiamo solo che in questi tantissimi chilometri, attraversa le Alpi,

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Annibale is proud of you, son.

arriva da Martje e le chiede “Willst du Mich Heiraten?” (“Vuoi sposarmi” in tedesco, secondo Google Traduttore).

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E anche secondo Google Immagini.

Dunque.

A W. H. viene naturalmente chiesto “Perché lo hai fatto? Perché hai camminato per tutti quei chilometri?”

Le risposte sono due: la prima riguarda la terminologia.

“Non ho camminato – precisa zio W. – ho viaggiato a piedi. Camminare è un’altra cosa.”

Spocchiosetto. Poi continua:

“L’ho fatto perché avevo qualcosa di importante da chiedere. Ci sono alcune cose che un uomo deve fare almeno una volta nella vita, se vuole definirsi tale.”

Riflessioni: io l’avrei sposato pure se me lo avesse chiesto arrivando in taxi.

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“Maschio, dammempo’ ‘na mano a chiamallo che nun so fischia’.”

 

 

 

JJ

Le Appassionanti Avventure di Zio Herzog

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Ragazzi!

Dopo una lunga attesa di (inserire numero) settimane, tornano gli aneddoti su zio Herzog/mio padre (cristo, se è uguale da giovane).

Chiedo venia ma ho dovuto cercare (inutilmente) lavoro, mettermi a dieta, leggere nuovi aneddoti e inventarmi una nuova rubrica (che uscirà di lunedì, consiglio di dare un’occhiata al primo post: http://libernazione.it/fauna-del-mezzo-pubblico/).

Detto questo, procediamo con le cose interessanti.

Ci troviamo ancora una volta sul set di Fitzcarraldo (come te sbagli), e oggi tocca girare la benedetta scena delle rapide, quella senza modellino, perché W. aveva sfanculato la 20th Century Fox che gli aveva chiesto di girare con la barchetta giocattolo del figlio.

Quindi non poteva tirarsi indietro.

Però c’è un problema: salire su quella nave, che solidissima non è, in balìa delle rapide, senza alcun tipo di garanzia che non si tornerà a riva con braccia o gambe rotte (ammesso che a riva ci si torni), è un rischio notevole.

Le maestranze di W., alla domanda “Allora, mi servono un paio di volontari”, fischiettano e si guardano le scarpe imbarazzati.

Werner mastica amaro.

Alla fine salgono sulla nave in tre: zio W., un operatore, e un improvvisamente coraggioso Kinski, che, se fino al giorno prima aveva strillato contro chiunque perché in quella fottuta giungla non c’era l’acqua calda, ora è impazzito completamente, e, animato da un senso di amore puro per W., gli dice queste testuali parole (solo che in tedesco): “Werner, se tu sali a bordo, vengo anche io. Se tu affondi, affondo anche io.”

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Werner lo guarda, per capire se ha in mente qualche piano diabolico. Ma considerato che K. usava il set di Fitzcarraldo per farsi delle foto in costume leopardato, ormai non lo stupisce più niente.

Allora, però che succede: che una volta appurato che sulla nave ci salgono in tre, c’è pure bisogno di uno che fa le riprese della nave dall’esterno. In contemporanea. Già, poiché la scena mica la puoi rigirare tre volte, vi ricordo di nuovo che la barca là in mezzo ce la buttano veramente. Quindi tocca fare tutto insieme.

L’eroico Thomas Mauch *, allora, si improvvisa Andromeda e si fa legare a uno scoglio per poter filmare meglio la nave sulle rapide.

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Non è chiaro di chi sia stata l’idea, ma posso supporre non sua.

Ad ogni modo, la scena viene girata, con tutti i guai che ne conseguono (l’operatore ci rimette quasi due dita, Kinski si pente tantissimo e si lamenta mega, sono tutti esausti).

Buona la prima, tutti all’accampamento, buonanotte, non tirare le coperte, chi mi ha fatto il sacco nel letto? E’ tuo questo scorpione? ecc. ecc.

Il giorno dopo, Werner si sveglia di buon’ora, contento che si sia conclusa una delle scene più rognose del film. Cerca Mauch per abbracciarlo e ubriacarsi di roba indigena appiccicosa, ma Mauch non si trova.

Panico nell’accampamento: l’hanno rapito gli indigeni, è stato trascinato nella giungla dai gorilla, è scappato coi soldi.

A un certo punto, a zio H. viene un’illuminazione: “Rega’, ma ieri qualcuno l’ha slegato dallo scoglio?”

Thomas Mauch era ancora lì. Visibilmente irritato, ma per fortuna vivo.

Herzog, raccontanto questo episodio, ridacchia “Sono passati trent’anni. Credo che ormai mi abbia perdonato.”

Io ho una teoria alternativa: è stato Mauch che, nel 2006, ha sparato a Herzog sulla terrazza a Los Angeles (aneddoto di riferimento qui: http://libernazione.it/le-appassionanti-avventure-di-zio-herzog-5/)

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“Don’t EVER fuck with me.”

 

* direttore della fotografia dei filmetti di zio H.

 

 

JJ (ancora dispiaciuta per essere mancata)

Le Appassionanti Avventure di Zio Herzog

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In ritardo di un giorno, mea culpa, ieri ero molto malata (no, non sto morendo).

Ci troviamo dunque a casa di zio Herzog.

E’ il 1974, e W. beve la sua birretta delle 17:45 mentre si legge il giornale.

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Questo è il primo risultato se si cerca su google “Herzog beer”. Herzog significa ‘duca’, quindi vabbè. Però è sottointeso che ora la voglio.

Poi, annoiato, si accende il televisore. E becca un documentario sui musicisti di strada.

Ora, noi conosciamo bene lo zio H. : questa è materia sua.

Rapito dalle immagini, individua subito il caso umano di cui si innamora: emarginato, emaciato, con la faccia di chi ha vissuto il male.

“E’ perfetto. Lo voglio in tutti i film.”

Werner Herzog aveva appena notato Bruno S.

Al secolo Bruno Schleinstein, quest’uomo è l’apoteosi di ciò che affascina il regista: emarginatissimo, sociopatico, infanzia passata fra un ospedale psichiatrico e un altro, paura della vita, delle persone che lo hanno sempre picchiato e scacciato. Una sorta di Elephant Man, ma senza Elephant.

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Uno con questa faccia non è che presenti un curriculum proprio da aspirante fisico nucleare. Ma un aspirante fisico nucleare poteva fare Kaspar Hauser? No.

Herzog impazzisce. Fa di tutto per procurarselo come attore, perché lo vuole per interpretare L’enigma di Kaspar Hauser, una storia molto popolare in Germania, che racconta, sostanzialmente, quasi la vera vita di Bruno S. (con piccole, insignificanti differenze).

Alla fine della fiera zio H. deve solo scontrarsi con la troupe, che è dubbiosissima nell’accettare come attore principale di un film un..un..un barbone, Werner! Che diavolo ti salta in mente??

“Ragazzi” incalza lui “voi non capite. Bruno è perfetto. E’ lui che mi serve, è lui che voglio. Lui E’ Kaspar Hauser! Nessuno -ripeto- nessuno potrebbe farlo meglio!”

“Werner, è un azzardo. E se scappa con i soldi? E se impazzisce?”

“Per cortesia, ragazzi…”

L’unico che dà man forte al regista è il suo operatore di fiducia Jörg Schmidt-Reitwein. Herzog, incoraggiato dal suo appoggio, se ne frega di quello che dicono gli altri (“Ti prego Werner, siamo disposti a lavorare persino con Kinski!”) e la butta su “io metto i soldi, io decido. E ve dovete fida’.”

A malincuore, tutti accettano il loro destino.

Iniziano a girare il film. Bruno, però, ha paura di tutto: delle luci, dei rumori, delle mucche, dei contadini, di tutto. Soprattutto, ha paura delle telecamere.

Herzog allora passa con lui delle ore nella sua stanza da letto a rassicurarlo, ascoltandone i timori e cercando di far sì che la sua autostima cresca un po’.

Bruno, incoraggiato da Werner, migliora moltissimo (esattamente ciò che accade a Kaspar nel film). Comincia a essere più sicuro di sé, e per rimanere nel personaggio non si toglie mai gli abiti di scena, nemmeno alla fine della giornata.

Un giorno Herzog entra nella sua stanza e lo trova che dorme sul pavimento, vestito da Kaspar Hauser. Io leggo questa cosa e mi scende la lacrimuccia.

Bruno girerà due film con W. H., poi smetterà di recitare e si dedicherà alla pittura e alla musica.

Otto anni più tardi di Kaspar Hauser, durante le riprese di Fitzcarraldo, impegnato in una discussione con Mario Adorf a proposito del nuovo protagonista del film (ricordiamo che Jason Robards era quasi morto di dissenteria e quindi l’avevano spedito a casa), Herzog si sente dire che lui (Adorf) sarebbe stato un ottimo Fitzcarraldo. Oltre a ciò, aggiunge Mario, sarebbe stato anche un Kaspar Hauser migliore di quello “sprovveduto dilettante” [sic] di Bruno S.

Herzog dissente: “Bruno era Kaspar Hauser. Tu non l’avresti fatto così bene.”

Adorf si offende. Herzog commenta dicendo “Amen”.

Nell’agosto del 2010 Bruno S. muore.

Zio H. lo ricorda dicendo queste parole:

In tutti i miei film, fra tutti i grandi attori con i quali ho lavorato, lui è stato il migliore. Non esiste interprete che si sia nemmeno lontanamente avvicinato a lui. Voglio dire, alla sua umanità, allo spessore della sua performance… non c’è nessuno come lui.”

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JJ

 

Le appassionanti avventure di zio Herzog

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Famosi sono gli incredibili disagi che W. H. dovette affrontare per concludere le riprese di Fitzcarraldo, un film che sarebbe andato a Cannes nel 1982, ma le cui riprese erano iniziate tre anni prima.

Il fatto è che si girava in Amazzonia, dove, diciamocelo,  le condizioni non erano proprio delle migliori. Umidità, animali selvatici, dissenteria erano forse i problemi meno gravi che zio H. doveva affrontare in quel periodo.

Ora, divaghiamo un attimo. Non so se abbiate visto il film, ma la storia racconta di un uomo che si batte per portare un Teatro dell’Opera nella sperduta Iquitos, dove vuole far esibire i giganti della lirica. Ecco, Herzog per quella parte aveva pensato a Jason Robards, che all’epoca era già piuttosto famoso. Il Fitzcarraldo di Robards poi avrebbe dovuto essere affiancato da Mick Jagger, che sarebbe stato una sorta di ‘spalla’ del personaggio principale.

“La pianti de canta’ i pezzi tuoi?? Stamo a lavora’!”

Quindi Robards & Jagger, lanciatissimi nei personaggi, erano già al 40% della lavorazione del film, quando Robards passa una giornata intera in bagno. E poi un’altra. E un’altra ancora.

Herzog chiama un medico.

“Guardi, Robards ha una forma acuta di dissenteria.”

“Oh. Ma io dovrei finire il film.”

“Signor Herzog, se non lo mandiamo subito in un ospedale con attrezzature adeguate, quest’uomo non solo morirà, ma non sarà bello da vedere.”

Accannato Robards, Herzog è nella più nera disperazione.

Se si leggono i suoi diari (raccolti in La conquista dell’inutile, gran libro), ci si accorge di come il progetto del film andasse a corrispondere perfettamente con quello diegetico dello stesso Fitzcarraldo che voleva portare l’Opera a Iquitos: ‘na cosa che te dico no. Herzog si identifica sempre di più col suo protagonista, e  vive di nuovo una serie di sfighe incredibili. Ma in Amazzonia non ci sono cactus.

In tutto ciò, il film se l’è dovuto produrre come al solito da solo, perché la 20th Century Fox, che aveva accettato di metterci il vil danaro, quando ha saputo che la nave che avrebbe dovuto attraversare una montagna era una vera nave, e non un modellino, ha detto “Signor Herzog, noi i soldi glieli diamo, ma per l’amor del cielo, usi un modello in scala!”

“No, io la nave la voglio vera. E voglio che scavalchi la montagna, per passare dall’Ucayali al Pachitea, è questo il senso del film.”

Niente soldi dalla 20th Century Fox. Proprio non riescono a essere dei sognatori, questi squali al potere.

Un giorno H. si sveglia, e infilandosi uno scarpone sente che c’è qualcosa dentro. “Un calzino appallottolato?” Lo tira fuori con noncuranza.

E’ una tarantola grossa come un pugno.

H. la appoggia in terra e si siede, aspettando la morte, che forse in un momento come quello sarebbe stata un’ottima scusa per non affrontare un altro giorno di lavorazione.

La morte non arriva; arriva però un’altra defezione: Mick Jagger è tipo mezzo il leader dei Rolling Stones, non è che può stare in Amazzonia a grattarsi, deve andare in tour. Arrivederci e grazie, pure quello ce lo siamo giocato.

Herzog accarezza sempre di più l’idea di mollare tutto e chiudersi in una vita di eremitaggio, tuttavia afferma: “Se io abbandonassi questo progetto sarei un uomo senza sogni, e io non voglio vivere in questo modo. Vivo o muoio con Fitzcarraldo.”

Allora tiene duro.

Solo che qui, al di là di tutto il bordello causato dalle condizioni miserevoli in cui H. & compagni si trovano a dover girare il film, non c’è più un attore principale. Herzog arriva a pensare di poterlo interpretare proprio lui stesso, “Tanto arrivati a ‘sto punto siamo diventati la stessa persona.”

Mario Adorf gli fa: “Oh, zi’, se vuoi ci sto io, eh! Calcola che potrebbe funzionare una cifra.”

“No Mario, tu non sarai mai Fitzcarraldo, mi dispiace.”

Adorf si offende. “Pazienza”, commenta Herzog nei suoi appunti.

C’è una sola alternativa, e H. lo sa. Chiamare Kinski.

Appresa la notizia, Kinski stappa una boccia di champagne: “Lo sapevi, Werner, che io ero l’unico che avrebbe potuto interpretare Fitzcarraldo, lo sapevi da subito!”

L’ottimismo di K.K. dura qualcosa come 5 minuti, perché appena giunto in loco inizia a impazzire per qualsiasi cosa. Cibo scadente, umidità, fame, insetti, cose.

Una volta Herzog, di fronte alle sue lamentele su nonsisabenecosa, gli mangia davanti agli occhi una tavoletta di cioccolato che aveva tenuto nascosta (cibo ambitissimo in quelle condizioni). Kinski sta zitto e medita vendetta. Herzog scrive sui suoi diari che l’aveva fatto con malcelata cattiveria e soddisfazione.

Finché un giorno K. fa una delle sue sfuriate in maniera particolarmente teatrale, a causa del caffè troppo tiepido (tutte cose che se volete si trovano nell’eccezionale Burden of Dreams di Les Blank, documentario sulla realizzazione del film in questione: roba de Kinski che strilla come una scimmia, incurante di essere ripreso).

Fra gli strepiti del pazzo, H. si limita a preparare il set per la scena successiva, dimostrando una notevole e olimpica calma: non è facile organizzare le cose mentre uno ti urla nell’orecchio di licenziare l’assistente alla regia.

Gli indios locali sono allibiti: vedono questo tizio biondissimo che grida di tutto in tedesco e accanto un uomo calmissimo che sposta dei cavi.

Sono terrorizzati da Herzog, e allo stesso tempo provano rispetto per lui.

Timidamente, il capo degli indigeni si avvicina al regista: “Signor Herzog, quel demone bianco la infastidisce? Se vuole, ecco, noi avremmo delle punte avvelenate…insomma, potrebbe sembrare un incidente. Cosa ne dice?”

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“Piuttosto vedimpo’ che sta succedendo là in fondo, che sento casino e dobbiamo girare.”

Herzog ci pensa su un attimo.

“Grazie”, dice alla fine, “ma ho davvero bisogno di finire questo film. Coraggio, andatevi a mettere in posizione.”

 

 

JJ

Bonus trivia: uno degli attori del film, tale Miguel Angel Fuentes, ha il primato di aver recitato in uno dei film più belli del mondo (Fitzcarraldo) e in uno dei più brutti, L’Uomo Puma, del quale vi consiglio una visione completa

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Questa è la foto sul cv di M. A. Fuentes che convinse Herzog a sceglierlo per interpretare il ruolo dell’indio Cholo, conosciuto nel villaggio per il suo carattere particolarmente sveglio e attento

Qui comunque ne propongo una scena parecchio significativa: https://www.youtube.com/watch?v=zjdjrjfuz1gù

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