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Con questi funzionari non vinceremo mai

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Chiariamo una cosa. Che il PD abbia una struttura di funzionari stipendiati è cosa normale. L’iniziativa politica di un partito abbisogna di competenze che meritano di essere organizzate e retribuite.
L’unico guaio è che senza rimborso elettorale pubblico queste non riuscirebbero a mantenersi. Forse, non è detto. Dipende da quanto il pd riuscirebbe a stare sul mercato.

Insomma, discorso che andrebbe fatto ,ad esempio, per tutti i musei d’Italia.

Al momento (a parte quello dei parlamentari ed eletti) l’autofinanziamento del pd è praticamente nullo (a parte quello ricevuto dalla famiglia Riva). Diversamente da Giannino ad esempio, che in una sola campagna elettorale ha raccolto più di un milione di euro, o come da sempre fanno i radicali con una tessera  di 200 euro e la raccolta fondi per le campagne tematiche, oltre che quelle ai tavoli di raccolta firme.

Dopodicchè  fin tanto che il finanziamento è pubblico, non ci dovrebbe essere bisogno di dossier segreti per sapere come vengono spesi quei soldi. Dovrebbe essere regolare, sempre come fanno i radicali, che nel bilancio fossero esplicite le spese sui collaboratori e fornitori. Con nomi cognomi e retribuzioni.
Se questo fosse stato fatto nel PD  sarebbe subito balzato agli occhi, ad esempio, l’imbroglio di Zingaretti, che avevamo spiegato qui.

E ci saremmo risparmiati anche la ridicola giustificazione di Matteo Orfini che ci fornisce la notizia del giorno: il neoeletto gia membro di segreteria di Bersani va a lavoro in metro e viaggia in seconda classe. Domani ci dirà che si allaccia anche le scarpe da solo (ciò che manca di dire Orfini è che il mestiere che faceva fino a ieri, quello che dice per cui era pagato di più, era per  Italianieuropei, la fondazione di Massimo D’Alema. Quella si, come tutte le Fondazioni, meriterebbe di un dossieraggio).

Perchè poi oggi il dibattito intorno all’articolo di Maria Teresa Meli è girato intorno al dossier di Renzi e lo stipendio di Orfini, e non sul cuore della questione. Che è nel titolo dell’articolo di Meli: “gli sprechi del pd”.
Perchè come in ogni cattiva pubblica amministrazione, il problema è che finche i soldi non te li sei sudati e non sono tuoi, li sprechi. E a giudicare dai risultati, Matteo Orfini è per il PD, e quindi per noi cittadini che volenti o no lo finanziamo, uno spreco. E invce il PD lo promuove a parlamentare. Perchè il problema nel PD è che il ruolo di funzionario o parlamentare troppo spesso coincidono, oppure si avvicendano. Perchè nella selezione non vi sono ragioni meritocratiche  o competenze specifiche, ma obbedienza. Come citavamo sempre in quell’articolo su Zingaretti, la strategia del limite dei due mandati serviva al pci per portare i funzionari di parito in parlamento, e dopo due mandati maturato il vitalizio, continuare a fare i funzionari a spese di tutti. Il guaio è che adesso anche prima di diventare parlamentari sono a spese di tutti.

PS: a chi ci chiede “perché secondo voi un privato si metterebbe a finanziare la campagna elettorale o l’attività politica di un partito” chiedo: perchè 3 milioni di privati hanno dato 2 euro per le primarie? o perchè a ogni natale milioni di privati danno altrettanti milioni alla Telethon di Montezemolo?

NB: si ricorda a tutti i giornalisti e commentatori che in questi giorni stanno ricordando che il finanziamento pubblico ai partiti è gia stato abolitito nel 93 con un referendum, che quel referendum non fu autoconvocato, ma fu indetto dai Radicali della lista Pannella, che fecero il primo referendum contro il finanziamento ai partiti nel 1978.
Nel 2011 se n’è accorto Beppe Grillo, nel 2012 Matteo Renzi, nel 2013 il PD ma non tutto.

Il guaio per qualcuno è di essere sempre troppo avanti, e anticipare i tempi con la semina che altri raccoglieranno.

Veda un po’ lei, Presidente

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Caro Presidente Berlusconi,
qualora Le fosse sfuggito Le segnalo che “il sistema di finanziamento di gruppi e partiti così come l’abbiamo conosciuto“, che a suo dire andrebbe eliminato, era già stato abrogato con un referendum promosso dai radicali in cui i cittadini si erano espressi in modo inequivocabile nell’aprile 1993, giusto un anno prima che Lei andasse al governo e ci rimanesse, eccezion fatta per qualche breve periodo, fino all’anno scorso.
Ciononostante, di là a pochi giorni la “volontà popolare” -alla quale Ella fa spesso e volentieri riferimento quando si tratta di portare acqua al Suo mulino- fu vergognosamente disattesa e i partiti -compreso il Suo- continuarono allegramente e da subito a prendersi quello che si erano sempre presi.
Ebbene, siccome non mi pare che in questi quasi vent’anni Ella -che pure avrebbe potuto farlo- si sia battuto per rendere giustizia alla volontà degli italiani e per arginare lo sperpero indiscriminato di denaro pubblico a beneficio dei partiti -compreso il Suo-, debbo dedurre che la faccenda Le sia prodigiosamente balenata in mente soltanto adesso, cioè che nel frattempo Ella si sia, come dire, distratta nonostante il fatto che qualcuno continuasse -ossessivamente, direbbero alcuni- a parlarne.
A voler essere maliziosi, per la verità, una spiegazione alternativa alla miracolosa e inspiegabile intuizione ci sarebbe, e consisterebbe nel disperato tentativo di limitare i danni in relazione alla recente e disdicevole vicenda che ha visto protagonisti i partiti -in modo particolare il Suo- in quel della regione Lazio.
Perciò, Presidente, delle due l’una: o Lei sta precipitosamente e maldestramente correndo ai ripari perché si rende conto che dopo quello che hanno combinato i Suoi rischia di perdere una considerevole quantità di consensi, oppure ha impiegato un ventennio per rendersi conto di un problema che nel 1993 era già chiarissimo a una cosa come 31 milioni di italiani.
Veda un po’ Lei cosa preferisce.

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