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Expo

Che cattivoni quelli del SI, signora mia.

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Il dibattito sul referendum su questo blog sta assumendo toni sempre più surreali. Oggi il nostro Francesco Del Prato ci spiega che non andare a votare è giusto per dar fastidio a quei fricchettoni del SI, che sono contro il capitalismo, le multinazionali, la Coca Cola, la mamma. Il che mi sembra una posizione ragionata: non votiamo per farvi un dispetto perché siete la parte di Italia che ostacola il progresso. Strano, perché mi pareva di ricordare altre accorate posizioni dello stesso autore che ci spiegavano in lungo e largo quanto sia stata cattiva la sinistra, negli anni di Berlusconi, a dividere l’Italia tra buoni e cattivi, riservandosi la parte dei buoni. Sembra di capire che se lo fa la sinistra va male, se lo fa Del Prato e chi la pensa come lui, cioè chi è di destra, va bene. Ne prendiamo atto.

Un po’ il tenore del secondo post di Luca Mazzone, che però ci aveva regalato un bel primo post documentato, anche se con qualche classica punta di Mazzonismo (tipo robe come “il Post, giornale di sinistra”, daje a ride!). Il secondo post invece ci spiega che quelli del SI sono dei mentecatti perché ce l’hanno con i banchieri e le multinazionali, insomma altri argomenti del tutto esorbitanti rispetto al referendum.

Il punto, è caro Luca, che il fronte del NO, anzi il fronte del NO PERCHE’ PUNTIAMO ALLA ASTENSIONE, non è da meno in fatto di sciatteria e mancanza di argomentazione.

Del Prato e Mazzone si chiedono perché una parte del Paese reagisca a quesiti come quello sulle trivelle votando per dire no alle trivelle stesse come riflesso condizionato. A me viene da dire che basta guardare chi c’è dalla parte opposta e la spiegazione è immediata. Sì, perché se quelli del SI a volte possono spiegarsi e argomentare come un adolescente in fase di ribellione, la parte opposta – con lodevoli eccezioni – appare il solito agglomerato di opinioni e interessi che utilizzano sempre gli stessi argomenti del “bene dell’Italia/ a favore del progresso/ viva lo sviluppo/ per la crescita” e si spende – invariabilmente – a favore di roba come la TAV, l’EXPO, tenere aperta l’ILVA, le Olimpiadi di Roma. Di progetti, insomma, che non si sa mai quanto costino, quanto sviluppo creino, che vantaggi offrano, che conseguenze negative abbiano, e soprattuto sui quali non esiste mai un minimo, ma nemmeno un minimo, di trasparenza, ma che tutti dobbiamo prendere come la manna dal cielo “PERCHE’ SENNO VUOI MALE ALL’ITALIA”.

Ora, mi spiace, ma se si è davvero convinti che il referendum sulle trivelle sia sbagliato bisogna argomentare e spingere ad andare a votare NO, invece di trincerarsi dietro le solite frasi retoriche buone per tutte le occasioni e rifugiarsi nell’astensionismo. Basterebbe fare come nel primo post di Mazzone e portare argomenti e costringere il fronte del SI a replicare. Purtroppo però non avverrà mai perché chi oggi è per l’astensione non è uso solitamente argomentare alcunché. E allora è inutile prendersela coi fricchettoni.

Santé

Una lettera di Gramellino su Milano ed Expo

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L’altro giorno mi trovavo a Milano. Non ci vado quasi mai a Milano, quando ormai fa troppo caldo per mangiare l’ossobuco però adesso hanno aperto l’Expo e allora ci vado sennò mi dicono che sono un bastian contrario e va bene essere anticonformista ma non esageriamo!
Ho visto tanti milanesi mettersi a riverniciare i muri devastati da quei delinquenti di black block e ho sentito tanta, tanta voglia di riscatto civile e partecipazione.
Certo, non potevo mettermi a pulire anche io perché devo mantenere il mio ruolo da intellettuale distaccato e poi diciamo che il lavoro manuale non mi si addice, del resto non per niente tengo l’unghia del mignolo lunga . Però non potevo rimanere indifferente di fronte a questa passione civile. Allora ho comprato Micromega e mi sono messo su una sedia e ho iniziato a leggere ad alta voce l’editoriale di Flores D’Arcais a beneficio dei concittadini che pulivano. È stato bellissimo per tanto tempo. Poi però mi hanno chiesto almeno un contributo alle spese della vernice e mi sono sconfortato. “Possibile – ho pensato – che le logiche di mercantilizzazione neoliberista siano arrivate al punto da chiedere soldi a un artista che legge per te”. È così, un po’ deluso, sono andato a bere una baladin da Eataly, per riconnettermi con quella italia contadina per cui i valori hanno ancora un senso.

Le devastazioni? Camouflage

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Milano. Inaugurazione Expo.

Su Facebook ci stava anche l’evento “Fare una figura di merda mondiale con l’Expo 2015”.

Ecco, immaginate la giornata di oggi senza le devastazioni di ieri. Di cosa si sarebbe parlato mai?

Forse dell’ennesima figura di merda che stiamo facendo a livello mondiale? Dell’ennesima occasione sprecata? O forse del fatto che la maggior parte dei lavori di Expo sia ancora in costruzione, con verifiche amministrative o controlli in corso? O della metro 5 non ancora pronta, che dagli 80 iniziali è arrivata a costare 1 miliardo e 500 milioni di euro? Delle aziende commissariate? Degli sponsor non proprio in linea con lo slogan “nutrire il pianeta, energia per la vita” ( McDonald, Coca-Cola)? Dei biglietti falsi? Dei cartelloni con l’inglese sbagliato? Delle polemiche sui volontari? Dei contratti di lavoro che non sono arrivati? Dei problemi per l’acquisizione delle aree? Oppure del fatto che Expo doveva anche mostrare al mondo un Paese intero ed essendo la cultura del cibo in Italia ovunque, i visitatori avrebbero dovuto avere la possibilità di raggiungere facilmente ogni regione, ed invece ECCO A VOI la Milano-Torino a due corsie piene di curve e di camion?!!

Eppure dell’Expo s’era cominciato a parlare addirittura nel 2006. Un paio di anni più tardi il Comune di Milano se l’aggiudicava formalmente.

Ecco. Non si parlerà di tutto questo e nemmeno del fatto che sono stati razziati milioni e milioni di soldi pubblici tra tangenti, appalti e subappalti.

No, perché ieri Milano è stata messa a ferro e fuoco da 200?300?500? terribilissimi, cattivissimi, ferocissimi e stupidissimi Black Bloc. Brrrrr. Che paura!!! Peggio che negli anni ’70. Addirittura contro questi Black Bloc qualcuno è arrivato ad ipotizzare di usare proiettili veri. Molti ci stanno perdendo il sonno e la ragione.

Ora, a seguito dei ritardi sugli allestimenti e sui lavori, Expo è ricorsa al trucco del Camouflage, costato oltre 2 milioni di euro. Camouflage, ovvero un modo elegante per dire camuffamento. In pratica, i ritardi dei lavori e degli allestimenti verranno coperti con paratie, trompe l’oeil, prefabbricati, teli, pannelli mobili, «exthernal exhibition elements», i quali serviranno a non far vedere ai visitatori le opere ancora incompiute, i cantieri aperti e tutto il brutto del provvisorio.

Bene.

Detto ciò, però, potrebbe sorgere il dubbio che qualcuno abbia pensato, appunto, che anche le devastazioni di ieri rientrassero nell’operazione di camuffamento per evitare di parlare della figura di merda ancora in corso e dei milioni di soldi pubblici sperperati e razziati di qua e di là, e che per questo abbia lasciato fare le Tute Nere/Black Bloc senza opporre resistenza. Ma questi sono solo piccoli e provvisori pensieri malvagi che presto verranno messi in sordina con una qualche raffinata operazione di camouflage.

Soundtrack1:‘Milano trema, la Polizia vuole giustizia’, Guido E Maurizio De Angelis

Soundtrack2:‘Milano odia, la Polizia non può sparare’, Ennio Morricone

 

Siete solo dei delinquenti.

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No, i “delinquenti” di cui parlo non sono quelli che ieri hanno manifestato con violenza ieri a Milano.
Che loro siano delinquenti lo sanno tutti, è inutile ripeterlo.
manifestante
“Abbiamo spaKKato tutto perché da quando Zayn ha lasciato gli One Direction questa società va rovesciata!”

 

I delinquenti con cui ce l’ho adesso siete voi che di fronte alla violenza avete tirato fuori frasi come “ammazzateli tutti”, “ecco cosa succede a criticare la Diaz”, “massacrateli”, “usate le pallottole vere” e altre schifezze.

Perché, vedete, voi vi sentirete oggi paladini della legge e dell’ordine ma solo nelle repubbliche delle banane le violenze di piazza necessitano di pallottole e tortura per essere fermate. Se per farci difendere da quattro stronzetti incappucciati abbiamo bisogno di rinunciare alla legalità, beh, abbiamo davvero un problema di tenuta dello Stato grosso come una casa.

Vi piaccia o no, ieri (sembrerebbe) le forze dell’ordine hanno agito per il meglio, hanno arrestato chi potevano e hanno evitato scontri e violenze maggiori: perché, vedete, la vita di uno solo di quei dementi spaccatutto vale quanto la vostra e la mia, e cioè molto di più di tutte le macchine di Milano e di tutti i muri imbrattati: lo penso davvero anche se loro e voi mi state mortalmente sulle palle. Nessuna vetrina spaccata giustifica il rischio di ammazzare qualcuno.

Voi invece vorreste succeda come è accaduto in passato: rastrellamenti a caso, tentativi di fabbricare prove false e violenze e tortura contro i fermati senza nemmeno appurarne le responsabilità.

Bene, sappiate che questo non è legge e ordine, questo è il Far West. E  quello che chiedete alla polizia di fare è di commettere a loro volta reati gravissimi.

Rimarrete inascoltati, si spera. Però sappiate che incitare a commettere reati e difendere chi li commette è a sua volta un reato. Quindi, cari miei, siete delinquenti tanto quanto quegli stronzi che bruciano le macchine.

Santé

Ma il mercato non vale, per Expo?

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Ora, la storia che “i giovani rifiutano i contratti per l’Expo” era una solenne idiozia. I dati sui numeri di assunzioni, di rifiuti, i contratti e le retribuzioni offerti erano totalmente infondati. E fin qua, ordinario giornalismo all’italiana con contorno di editorialisti che, dall’alto di una carriera di garanzie e sicurezza economica, a loro tempo alla portata di quasi tutti, sparano luoghi comuni a caso sui giovani choosy. Insomma, nulla su cui perdere tempo.

Rimane invece da analizzare l’idea che sta alla base della polemica. E cioè: “Come osi rifiutare un lavoro? Con la crisi, la disoccupazione e tutto il resto, come ti permetti di rifiutare un qualsiasi lavoro, addirittura pagato? Quando ci sono frotte di persone disperate che ammazzerebbero per un lavoro, tu sputi in faccia a chi ti dà l’opportunità di lavorare?

Bene, la risposta è molto semplice; tra l’altro l’avrete già sentita e, anche spesso, citata a sproposito anche dai suddetti eroi dalla pensione pronta e dal sopracciglio alzato facile: la risposta è “IL MERCATO”.

È il mercato, cari simpaticoni, che presuppone libertà di scegliere se accettare o no un lavoro: si fa un’analisi dei costi e dei benefici e si decide se valga la pena essere pagati una certa somma per lavorare a certe condizioni.

Se offri una paga troppo bassa o condizioni di lavoro pessime, inclusi scarsa durata dei contratti, orari e turni pesanti o imprevedibili, contributi previdenziali inesistenti (eh cari Cicci che vi state per pensionare con il retributivo, noi la pensione dobbiamo costruircela coi nostri contributi oltre pagare la vostra, tanto per dire), mansioni noiose o ripetitive, beh ci sono moltissime possibilità che preferisca non lavorare per te. Ti pare strano? Eh, ma è proprio così!

Del resto, se vieni da fuori Milano, devi aggiuncerci l’affitto di una stanza (e devi pure trovarla, la stanza, spesso anticipando tre mesi di affitto come caparra). Poi ci metti i trasporti, il mangiare eccetera: quanti soldi puoi guadagnare, ammesso che ti paghino davvero quei 1200 euro che vengono dipinti come uno stipendio favoloso (“Ma come, rifiuti 1200 Euro? Con un contratto precario? Ma che, sei matto?“): spesso ne prendi molto di meno e non hai alcuna speranza di carriera basata su quel lavoro.

Perché uno può anche decidere di lavorare sottopagato e quasi rimetterci, se ha la prospettiva di crescere lavorativamente. Se però mi offri un contratto di sei mesi, che non ha alcun impatto sul CV (ma davvero voi pensate che un’esperienza all’Expo sia qualificante?), pagato poco per lavorare tanto, esattamente, perché dovrei accettare? Specie se ricevo un’offerta migliore dopo poco, come successo ad alcuni che hanno rifiutato: dovrei dire di no perché avevo fatto prima il colloquio per Expo?

Si presuppone che io sia l’unico soggetto economico che non sa calcolare costi e benefici?

Altro sarebbe se io prendessi un sussidio di disoccupazione o qualche altra forma di sostegno al reddito e rifiutassi un lavoro: in quel caso, si potrebbe sostenere che se ricevo il sussidio debba accettare le offerte di lavoro compatibili col mio profilo. Siccome però quelli che hanno rifiutato, con ogni probabilità, non ricevono nessun sussidio né accederebbero a un sussidio una volta finito di lavorare per Expo, non c’è davvero nessun motivo al mondo per cui dovrebbero accettare una offerta che non li convince.

Non sono choosy, semplicemente non sono fessi.

Santé

 

Tenetevelo, l’EXPO degli stregoni

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La maggioranza degli italiani sa che esiste l’EXPO, ma ne ha sentito parlare piu’ per gli scandali che per il progetto tematico. E infatti non sbaglia, la maggioranza degli italiani.

Ma, ora che c’e’, si direbbe, sfruttiamone le opportunita’ – una cosa che noi cattivi liberisti pessimisti e gufi leggiamo come : limitare i danni. Dunque, il titolo dell’esposizione universale di Milano sarebbe “Nutrire il Pianeta”, un titolo e un argomento nobile e serio, legato all’innovazione, alla ricerca, alla sperimentazione, oltre che alle eccellenze del territorio. E invece no, purtroppo: perche’ le peggiori sinistre d’Europa (quelle italiana e francese), orfane della religione socialista, hanno ormai abbracciato la religione dell’ambientalismo chic, del luddismo alimentare, del bio, del kilometro zero, della credenza in fantomatici complotti di multinazionali contro gli agricoltori e i consumatori. Parlano di sostenibilita’, quando il loro modello di agricoltura nel mondo di oggi potrebbe sostenere forse l’alimentazione di meta’ degli esseri umani sul pianeta. Non da’ loro pace che questo gigantesco mostro come Monsanto fatturi piu’ o meno come la Ferrero: il gomblotto organizzato per questi semi OGM si puo’ fare anche con le risorse della Nutella. Come spesso accade, dall’avanguardia ideologica all’egemonia culturale il passo e’ breve: e allora senti Alemanno che dice le stesse cose di Jose’ Bove’, categorizzando le biotecnologie come il Male a prescindere, e alla fine tutti pensano che e’ normale, che questo e’ il dibattito pubblico e questo dev’essere lo Stato dell’Arte della ricerca scientifica sul tema.

Succede anche che in un evento che dovrebbe celebrare l’avanzamento tecnologico, le conquiste dell’intelletto umano, un evento che in altri tempi celebrava la fiducia in un avvenire fatto di progresso e benessere sempre piu’ diffuso, si inviti una spacciatrice di terrore, menzogne e superstizioni: la signora Vandana Shiva. L’argomentatissimo articolo del New Yorker che sputtana la signora e’ solo l’ultimo di una lunga serie, ma e’ il primo di una grande rivista liberal che prende di pancia l’argomento di un certo ecologismo di maniera, superficiale e buonista, che ha ormai conquistato i salotti buoni, quelli di gente magari colta, istruita e responsabile, ma in fondo ignorante sul tema, e pronta a sposare le tesi del primo santone. Dove ieri c’era il mito del Dalai Lama, l’altroieri quello di Mao, oggi quello dell’orticello nel balcone. Piu’ inoffensivo se limitato alla sfera privata, altrettanto devastante se imposto attraverso le politiche oscurantiste, irrazionali e antiscientifiche che specialmente in Italia ormai vanno per la maggiore.

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Non siamo i primi a denunciare lo scandalo che una personalita’ priva di qualsivoglia autorevolezza e capace di manipolare le evidenze empiriche per sostenere le proprie tesi sia associata a un grande evento mondiale sul tema dell’alimentazione: meritoriamente, Il Foglio in primis e altre testate e blog stanno sostenendo la posizione, nel colpevole e complice silenzio delle testate di regime (Rep, Corriere, Stampa, che ogni tanto ospitano qualche intervento, sovranamente ignorato dalle autorita’). La risposta al Foglio del ministro competente, Maurizio Martina, esemplifica perfettamente la conseguenza e il costo di piazzare in una qualsiasi posizione di responsabilita’ un traffichino senza competenze specifiche la cui unica preoccupazione nella vita e’ stata quella di mettere in atto equilibrismi necessari a non scontentare nessuno dei suoi capibastone, non sostenere mai una battaglia ideale, e neanche esprimere una posizione ragionata a favore dell’interesse generale. Ovviamente, il presidente del Consiglio non si esprime, perche’ non c’e’ un voto da guadagnare.

Questa e’ l’Italia oggi. Questo e’ il PD nell’era Renzi, e lo era anche prima.

Non mi pare ci siano le condizioni perche’ smetta di esserlo domani.

 

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