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Per salvare l’Euro dobbiamo ripristinare il Goleador Standard

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Attenzione: il presente articolo fu scritto dal sottoscritto nel 2010. Da allora, nessun risultato. E’ quindi necessario alimentare il fuoco della protesta – e del mio personale amarcord – per lottare ed ottenere un sistema finanziario equo, popolare ed etico.

1971: Richard Sexy Nixon chiudeva l’era del Gold Standard, quella politica monetaria rinnovata con gli accordi di Bretton Woods (1944) ma già conosciuta fin dalla drammatica scomparsa del baratto. Politica non molto complicata del resto: uno yankee si sarà alzato e avrà detto: “Jamme bell, facimm’ che leghiamo o’ valore dell’oro al dollaro. Di conseguenza, o’ valore delle altre monete (marco, lira, sterlina, paperdollari…) verranno a loro volta calcolate sempre in base alla moneta americana, ya!”. Insomma, anche il più schifoso quarto di dollaro aveva un suo equivalente in oro.

1988-2002: ho vissuto 14 anni della mia vita sapendo che, cascasse il mondo, se avevo 50 lire in tasca potevo andare in qualsiasi bar e comprarmi una Goleador. Ero parte integrante ed inconsapevole del Goleador Standard, che fissava il valore della Lira a queste caramelle dal triplice gusto (liquerizia, coca, e finta-frutta). Non esisteva qualcosa di valore inferiore alla Goleador dato che il suo equivalente monetario, cioè la moneta argentea con l’omino che si tira una martellata sul cacchio, era il più “povero” in circolazione.

2002-oggi: LA DUPLICE APOCALISSE: 1) arriva l’euro, e ci fa dono di monetine puzzolenti e caccolose da uno e due centesimi. 2) un inspiegabile balzo dell’inflazione, interamente localizzato nelle adorate Goleador, fa salire il prezzo dei bon bon da 50lire (=0.0259 €) a 0.10€: incremento del 286%: inflation targeting stuprato e la Banca Centrale Europea omertosa meretrice (per non parlare di certi mercati neri – il bar dell’Università Bocconi – che le vendono a 0.20€).
Risultato, i portafogli si gonfiano di ramini e le caramelle rimangono sui banconi: il primo problema legato alla presenza di una moneta che non può essere convertita autonomamente in un bene reale e che dunque non ha senso d’esistere; il secondo legato ad un aumento dei prezzi che rende la Goleador un prodotto sconveniente, la cui classe nobile in quanto proletaria (unico punto di uguaglianza tra gli oratori cattolici e i circolini comunisti) viene denigrata ed accomunata ad un volgare pacchetto di Tic Tac.

Non posso credere che in Europa esista un Paese che vende un bene ad un centesimo, non ci credo!
Quali possibili soluzioni?
1) abolire gli uno e due cents, raccoglierli, fonderli e farci un’enorme statua di bronzo fallica;
2) mantenere i cinque cents, ma dividere il pacchetto di goleador in due pezzi, vendendo singole barrette: lo so, permettere il divorzio di una coppia storica è blasfemia e va contro il concetto naturale di famiglia (fonte CEI), ma siamo in tempi di crisi;
3) in sostituzione alla separazione del punto 2), nazionalizzare (anzi, europizzare) la produzione di Goleador affinchè si crei un monopolio che abbassi i prezzi del pacchetto di gommose a 5 cents. E fanculo il debito pubblico;
4) se proprio volete mantenere anche gli uno e i due cents, allora proponetemi un bene dello stesso valore, ma che sia gustoso, pratico, ed immediato.

Caro Trichet Draghi, sono pronto a sottoscrivere tutte queste proposte (tranne, forse, la statua fallica), ma, per il bene dell’ Unione Europea, dobbiamo agire alla svelta!

Il Sistema Fusaro

in cultura by

Ragionando di filosofia, uno che ne capiva abbastanza ha detto una volta che essa “è necessariamente sistema”. Ora, nell’Italia del 2015 pare che la filosofia sia tornata di moda: i festival a tema spuntano come funghi e non c’è talk televisivo che si faccia mancare la presenza fissa del filosofo in studio. Filosofi, insomma, come se piovesse. Di sistemi filosofici, tuttavia, neanche l’ombra.
Eppure, forse, non tutto è perduto! Fortuna vuole che, dallo schiamazzo del circo mediatico-filosofico, una voce si levi, forte e chiara, al di sopra delle altre. La voce di un giovane Filosofo (con la f maiuscola), un sistematico per vocazione, giacché – per sua stessa ammissione – ‘allievo indipendente’ di Hegel e di Marx. Il suo nome è Diego Fusaro.

È un Sistema, quello fusariano, che per rigore logico e ampiezza di Weltanschauung fa vacillare al confronto, come castelli di carte, le costruzioni dei suoi stessi maestri (indipendenti). Tutto si tiene, nella logica implacabile del Nostro. Di seguito, ecco un breve e inevitabilmente incompleto compendio del suo pensiero.

Il Sistema Fusaro muove da una transvalutazione di tutti i valori. In pratica, alcune cose sono buone e altre sono cattive, inerentemente. Tra le cose cattive figurano, in ordine sparso: i numeri, il calcolo, il metodo scientifico e la scienza e in particolare l’economia – ma ogni disciplina che faccia uso di strumenti matematici è guardata con sospetto, per ovvie ragioni (v. alla voce ‘numero’) – il capitalismo e il (neo-)liberismo, l’inglese, la teoria gender, due anni (ma solo questi due) del Novecento, vale a dire il 1968 e il 1989, e naturalmente l’Euro e l’Europa.

Tra le cose buone ci sono: la filosofia e la cultura umanistica, i selfie, l’abbronzatura, Giovanni Gentile e il liceo classico, il mare (“immagine mobile della libertà”), Marx, i festival filosofici, la Gabbia di Paragone, gli avverbi formati col nome di un filosofo tipo heideggerianamente.

A grandi linee, la logica del discorso fusariano procede come segue: si prende una cosa a caso (un fatto di cronaca, una persona, un’invenzione tecnologica, una teoria, una frase), meglio ancora se proveniente dal mondo della sinistra e del marxismo, e si mostra che – una volta squarciato il velo di Maya dell’illusione borghese – essa non è altro che l’ennesimo, maleodorante tentacolo della piovra capitalistica. La strategia si adatta, con lievi variazioni, ai casi più disparati, tipo Tsipras (qui), il gender (qui), o le proteste delle Femen (qui). Mirabolante, e meritevole di una citazione, è la sua applicazione al caso dell’iPhone:

L’astuzia della produzione risiede nel generare l’illusione che nell’oggetto-merce riposi la possibile salvezza e, insieme, nel fare sì che esso sia caratterizzato da una strutturale vacuità di fondo: l’oggetto-merce si dissolve rapidamente, nell’atto stesso con cui viene consumato. All’I-Phone 3, segue il 4, e poi il 5, il 6, secondo le logiche illogiche del cattivo infinito del fanatismo dell’economia.

Si noti qui come il tema del capitalismo cattivo si incroci al rifiuto della tecnica e soprattutto alla liberazione dall’oppressione del Dio-numero che tutti ci vuole asserviti alla ‘logica illogica’ neoliberista della sequenza per cui, ecco lo scandalo!, all’uno segue il due e al due il tre e così via, senza scampo. Un crescendo filosofico da capogiro.

Tornando alle cose cattive, particolarmente dannosi per Fusaro sono l’Euro e l’Inglese. Quanto al primo, il Nostro sostiene la tesi secondo la quale “[l]’euro non è una moneta: è un metodo di governo per rimuovere diritti sociali e del lavoro. E’ il trionfo del capitalismo assoluto”. A chi volesse alzare il proprio borghese ditino per sottolineare la contraddizione di una moneta che però non è una moneta, sfuggirebbe – suppongo – l’ovvietà per cui il principio di non contraddizione è esso stesso nient’altro che una delle maglie della camicia di forza neoliberista. E, si badi, Fusaro potrebbe tranquillamente darci una spiegazione tecnica del perché l’Euro è così letale per i popoli europei. Potrebbe, ma se ne astiene, poiché – rischiarato dal lume della filosofia – è cosciente che agitarsi nelle sabbie mobili del discorso economico non condurrebbe ad altro che a sprofondare ancora di più nei fanghi del capitalismo (qui il testo completo):

Cari amici e care amiche, prego tutti quanti di risparmiarmi le esortazioni allo studio dell’economia. … l’economia è il problema e non la soluzione: finché si permane nel “cretinismo economico” (Gramsci) non vi può essere salvezza, giacché si permane sul terreno della reificazione e della fascinazione per cifre, numeri e calcolo.… Lasciatemi proseguire nel cammino filosofico, re taumaturghi dell’economia! 

Quanto alla lingua inglese, quest’ultima – proprio come l’Euro – è pure essa uno strumento di dominio mondialista delle masse e di assuefazione all’ideologia consumistica. Fusaro è particolarmente intransigente contro l’uso dell’inglese nelle pubblicazioni scientifiche, paradigma della “adesione supina al nomos dell’economiada parte del “clero accademico”.
L’ignaro, lo stolto, il sempliciotto non filosoficamente avveduto, potrebbe obiettare che, tuttavia, a scrivere tutti nella stessa lingua forse ci si capisce meglio e si rende la propria ricerca accessibile a un numero molto più ampio di studiosi che potranno così avvalersene a vantaggio di quell’impresa intrinsecamente comunitaria che è la scienza. Di fronte a simili bestemmie, il Nostro non potrà che scuotere il capo in segno di rassegnazione al cospetto del cretinismo di chi, drogato di ideologia capitalistica, persegue “nella coazione alla rinuncia alla propria lingua nazionale (nel nostro caso, la lingua di Dante e di Leopardi) e nella convergente adesione irriflessa all’inglese operazionale dei mercati finanziari, non certo a quello di Shakespeare o di Wilde.”.
Pensateci: un mondo di fisici sperimentali che pubblicano articoli sui semiconduttori in terzine dantesche, di ingegneri aerospaziali che discettano di propulsione idraulica in perfetto inglese Shakespeariano. Davvero avete ancora dei dubbi sul mondo in cui preferireste vivere?

Diciamolo pure: il pensiero fusariano è una finestra verso l’abisso che è dentro e fuori di noi. Tale è la sua complessità, tante le sfaccettature, i temi, la profondità di vedute. Impossibile darne una visione comprensiva: non basta il post di un blog, non basterebbe un libro, persino un’enciclopedia. Speriamo almeno di aver reso al Nostro l’umile servigio di presentare le fondamenta del suo Sistema. D’altronde, scriveva Nietzsche: “Io non sono abbastanza ottuso per un sistema – e tanto meno per il mio sistema”. Fusaro, invece…

La Grecia, l’Europa e il gioco del pollo

in economia/mondo/politica by

Al di là delle questioni di merito (che lascio a gente ben più esperta di me in materia), quello che mi colpisce maggiormente di questa storia è che Grecia e (semplificando) Europa, invece di sedersi a un tavolo e cercare concretamente e responsabilmente una soluzione a questo casino, si siano messi a fare il gioco del pollo.

Cos’è il gioco del pollo? È questo qui sotto (minuto 2:35).

Perché, vi chiederete, di fronte ad uno snodo cruciale come quello a cui stiamo assistendo, i leader dei paesi coinvolti ci cimentano in quello che santa wikipedia martire ci spiega essere un passatempo da deficienti? Perché il loro scopo non è trovare la soluzione migliore al problema (la Grecia non ha i soldi ERGO se va per stracci l’Europa i suddetti soldi non li rivedrà mai) ma far contente le rispettive tifoserie che li dovranno votare alle prossime elezioni. Ed ecco quindi Tsipras che tira fuori un referendum con una settimana di preavviso (paventando le dimissioni in caso di esito negativo) per gettare in faccia alla Merkel* che ha dalla sua parte l’intero popolo greco (anche perché è stato eletto col 36%), e la troika insistere con le misure che già avevano fatto casino la volta precedente e ispirate, almeno in parte, su uno studio quantomeno controverso (ma che per altri paesi, tipo Irlanda e Portogallo, hanno effettivamente funzionato).

Il bello del gioco del pollo è che l’unico motivo razionale per giocarci è essere convinti che l’altro si farà più male di te nello schianto (specie se entrambi i contendenti si affidano alla teoria del pazzo). Ho quindi la netta impressione la vera scommessa in ballo sia su cosa succederà quando la Grecia uscirà dall’euro con Tsipras che spera, almeno nel medio periodo, di cavarsela non troppo male (cosa che distruggerà l’idea stessa di austerity visto che nessuno mangerà più la minestra potendo saltare agilmente dalla finestra) e la Merkel che tifa per uno scenario Maxmaddesco/Kenshiriano da usare come monito per il prossimo stronzo che proverà a fare il furbo.

Per riepilogare la stupidità della situazione osserviamo che

1) Tutti gli attori coinvolti ritengono assolutamente normale scommettere sulla pelle di undici milioni di tizi

2) Qualsiasi esito ci sia nella vicenda l’idea stessa di Europa è probabilmente defunta nella mente di tutti i suoi cittadini

3) È la terza volta in 150 anni che la Germania raggiunge l’apice della sua potenza e si prodiga per buttare tutto nel cesso: stavolta è forse la peggiore di tutte in quanto avrebbe concretamente potuto guidare l’Europa ad assumere un ruolo chiave nello scacchiere internazionale (scusate l’orribile espressione da bignami del giornalismo). Immaginate un’Europa forte e unita come interlocutore credibile verso la Russia in alternativa agli USA (anche lì un bel gioco del pollo) e ponte verso Africa e Medio Oriente. Cara signora Merkel, in vista della prossima volta assuma come spin doctor il Dr. Jack Shephard.

4) L’ho già detto ma vale la pena ripeterlo: se la Grecia va per stracci, i debiti NON LI PAGHERÀ MAI: per la cronaca buona parte di quei debiti sono nei confronti dell’Italia. E questo ci porta a

5) Renzi fa la figura del tizio che, non avendo studiato un cazzo, pensa che sputtanando il compagno di banco con la maestra si salvi il culo dall’interrogazione. Anche in una situazione di merda, riusciamo comunque a distinguerci alla grande.

*Si intenda “Merkel” come personificazione della Troika, e dei vari elettorati nordeuropei

La parte mancante

in politica by

Mi corre l’obbligo di far presente agli amici del Movimento 5 Stelle, ed in particolare a Paola Taverna, che al loro notevole spot avente per oggetto l’agognato ritorno alla lira (del quale, sia detto per inciso, ho molto apprezzato il fatto di essere praticamente immune da eventuali parodie, essendo esso stesso una parodia pressoché inarrivabile) manca una parte: quella in cui ricominciamo a stampare soldi come assatanati e già che ci siamo a fare debiti strafottendocene di pagarli, poi quei disgraziati dei nostri figli o dei nostri nipoti si trovano a doverli rimborsare al posto nostro e a quel punto arrivano altri fenomeni a raccontare loro nuove, suggestive fregnacce sui motivi della loro disperata condizione.
Non so, dev’essermi capitata una versione del video incompleta, dove trovo quella integrale?

Gli stupidi consigli finanziari de Il Giornale

in economia by

Mi piace leggere IlGiornale.it perché mi dà delle emozioni che altri giornali non sono in grado di suscitare. Si tratta di sensazioni specifiche, una sorta di thrills vicini a quelli che si prova guardando un film di spionaggio o di complotto politico o fantascientifico, soprattutto quando verso la fine il protagonista tira le somme e in trenta secondi spiega un intrigo complicatissimo, cosa che nella vita reale toccherebbe ad una commissione parlamentare e a un memorandum di almeno cinquecento pagine. E tu sei lì che percepisci che nella spiegazione frettolosa, tra proiettili vaganti o e fili rossi da tagliare, ci sono buchi logici abnormi, conclusioni basate sul nulla, rapporti causa-effetto surreali. Spesso la cosa bella è che, personalmente, sul momento mi sento anche un po’ in colpa, mi dico che se non ho capito alcuni punti della spiegazione è colpa mia che non ci arrivo.

Ecco, io provo identiche emozioni leggendo IlGiornale.it. Questa settimana per esempio è saltato fuori un documento “segreto” secondo il quale l’UE – o la Commissione Europea, o forse la BCE, boh tanto sono tutti uguali – vorrebbe togliere la soglia minima dei 100mila euro per i depositi su cui effettuare prelievi forzosi in caso di tracollo bancario (ah, le virgolette sulla parola “segreto” ce le mette lo stesso quotidiano, e non capisco quindi se siano sarcastici, se facciano dell’autoironia, o se sia la citazione di qualcuno). Sapere che a difendere i correntisti ci sia il leghista Buonanno (quello che esponeva finocchi in Parlamento, per dirne una) dà alla storia un primo tocco di surreale e fantascientifico, ma è agli ultimi paragrafi dell’articolo che si toccano vette altissime. Il giornalista, citando Claudio Borghi, conclude con ferrea logica che il prelievo forzoso sia una delle diverse trappole studiate dalla Germania “per rientrare dalla loro esposizione creditoria nei nostri confronti e incenerire la nostra industria”.

 

La redazione di Libero e Il Giornale intenta a scrivere articoli di economia. F2 per "salasso fiscale", F3 per "L'Euro che stritola", F4 per "la culona"
La redazione di Libero e Il Giornale intenta a scrivere articoli di economia. F2 per “salasso fiscale”, F3 per “L’Euro che stritola”, F4 per “la culona”

Vi prego, mandate subito Gian Maria De Francesco, colui che ha scritto queste righe, a Hollywood affinché incontri Nolan e scrivano assieme un meraviglioso sequel di Interstellar. Ma non dimenticate Ivan Francese e un anonimo redattore di Liberoquotidiano.it, che in un articolo correlato ci spiegano le 4 mosse fondamentali per tutelarsi dal prelievo forzoso. Ora, prima che ve le elenchi, dobbiamo definire ciò di cui si sta parlando. Trattasi di prelievo forzoso quando un’istituzione governativa preleva dai conti correnti determinate somme di denaro per sopperire ad una crisi bancaria o a specifiche necessità fiscali. L’ultima volta che ne abbiamo sentito parlare per esempio è stato quando a Cipro una percentuale dei soldi di correntisti (con più di 100mila euro a credito) è stata tramutata in azioni della banca che soffriva di una pesantissima sottocapitalizzazione, per giunta in una situazione di corsa agli sportelli. Bene, ciò che Libero e Il Giornale suggeriscono per evitare che lo Stato o le banche centrali saccheggino i nostri risparmi è:

  1. “Fate attenzione agli hedge funds, che sono difficili da maneggiare se non siete esperti”.
  2. “Attenzione a titoli di Stato e obbligazioni dell’Eurozona, che possono essere soggette a ristrutturazioni del debito”
  3. “Pensateci bene a sottoscrivere polizze vita se i soldi vengono depositati in banche dell’Eurozona”
  4. “Come per il punto 3, investite in fondi che depositano i soldi fuori dall’Eurozona.”

Leggendoli sono rimasto un po’ perplito, io che pensavo che per evitare un prelievo forzoso bastasse semplicemente non avere soldi in banca (con tutti i problemi che ne conseguono, ovviamente). Mi sbaglierò io, ma mi pare che nessuno di questi punti abbia nulla a che vedere con il punto in questione, ma anzi siano consigli massimalisti e del tutto insensati, come se ad uno con un braccio fratturato il dottore consigliasse: “Si copra quando esce e cerchi di non sudare.”. Gli hedge funds, signori: GLI HEDGE FUNDS! Attenzione a come li maneggiate perché un mio amico una volta ci ha perso due dita! Santo Dio, ma su Libero hanno idea di quanto sia il capitale minimo richiesto per investire in un hedge fund (risposta: 500 mila euro)? E cosa c’entrano i titoli di Stato e le obbligazioni in euro?

Ma no dai, mi sbaglio io.

Forse la trama di Interstellar ha un senso.

 

 

some men
Una foto dell’autore quando legge Il Giornale

La cricca dei tuttologi

in società by

Giovedi scorso a Servizio Pubblico e’ andato in scena lo show di Gino Strada sugli ormai famosi cacciabombardieri F 35 che il nostro paese, membro della NATO, si appresta ad acquistare. Gino Strada, in virtu’ del suo lavoro di medico di guerra (mestiere che gli riesce molto bene), e’ stato ormai proclamato dalla cricca-che-la-guerra-e’-brutta esperto di relazioni internazionali, difesa e antiterrorismo (mestiere che gli riesce molto meno bene). La cricca-che-la-guerra-e’-brutta e’  parente della cricca-che-il-nucleare-e’-brutto e la cricca-che-l’euro-e’-brutto. Che si parli di strategie di difesa, di approvvigionamento energetico o di assetto monetario, le suddette cricche danno lezioni di ingegneria, fisica o macroeconomia. E cosi’ si finisce un giovedi’ sera sul divano a sentire il Gino Strada di turno disquisire delle caratteristiche tecniche degli F 35 (“si crepano, sono una fregatura”), il Pecoraro Scanio di turno affermare che la settima potenza industriale puo’ andare avanti a solare ed eolico (“il nucleare non conviene, abbiamo il sole che e’ gratis”) o il Beppe Grillo di turno a pontificare sull’uscita dall’euro o il default felice sul debito pubblico, magari indicando l’Argentina come glorioso esempio.

In realta’ dietro tutto questo disquisire di aspetti tecnici si cela un’avversione ideologica. Gino Strada parla delle crepe degli F 35 ma in realta’ secondo lui dovremmo smantellare l’esercito e vivere tutti in pace come fossimo in Imagine di John Lennon. Pazienza se poi Putin, Bin Laden o la Corea del Nord non sono proprio della stessa idea: possiamo sempre farci difendere aggratis da quei gonzi degli americani. Allo stesso modo Pecoraro Scanio non vorrebbe il nucleare nemmeno se gli provassero che e’ la fonte di energia piu’ pulita e conveniente. E Grillo non vorrebbe l’euro nemmeno se senza finissimo in mutande senza perche’ l’euro e’ lo sterco della finanza.

Come sul nucleare e l’ingresso nell’euro , io vorrei che oggi a decidere quali e quanti cacciabombardieri ci servono fossero degli esperti di cacciabombardieri, di difesa, di antiterrorismo e di relazioni internazionali. Posto che  abbiamo un esercito e siamo nella NATO, il modo in cui ci stiamo dev’essere deciso dal governo e dal Parlamento. Li abbiamo eletti apposta per prendere decisioni su cui noi non abbiamo le competenze necessarie ne’ il tempo di acquisirle.

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