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Playlist Estate 2015

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Estate.

Tempo di musica, gioia ed allegria.

Stare con gli amici, mare, falò, divertirsi e ballare fino a notte fonda.

Sfasciarsi.

E sempre con quelle piccole gocce di malinconia leggera che non guastano mai.

Appunto per questo, proponiamo qui una brevissima playlist che potrete ascoltare per tutto il mese che verrà, che vi farà compagnia nei vostri giorni vacanzieri e spensierati.

Buon ascolto.

Su e Giù dei Vernice in una delle esibizioni live più belle di sempre con un supertastierista scatenato all’inverosimile:

[youtube width=”475″ height=”364″]https://www.youtube.com/watch?v=3_ScobYxYK8

Jo Squillo decide di superare se stessa ed il punk ricodificando in modo inaudito i grandi Led Zeppelin:

[youtube width=”475″ height=”364″]https://www.youtube.com/watch?v=IuLUFpZ18Xo

A volte accettare caramelle dagli sconosciuti è un passo doloroso quanto necessario per conquistare l’età adulta. Leo Leandro ce lo spiega come nessun altro ha mai fatto nella storia della letteratura mondiale:

[youtube width=”475″ height=”364″]https://www.youtube.com/watch?v=iW3o9TwK2Fg

I Guns ‘N Roses come non li avete mai sentiti. Un Simone Tommasini granitico nella sua immensità:

[youtube width=”475″ height=”364″]https://www.youtube.com/watch?v=69evLZJ78pY

Tempo di baraonda h24, voglia di lasciarsi andare e desiderio di superare se stessi. Mino ed i Green Day:

[youtube width=”475″ height=”364″]https://www.youtube.com/watch?v=B8jMTS301L8

Poi magari non ce la fai e hai bisogno di riflettere un pò e di continuare a crederci. Vasco aiuta sempre, anche quando coverizza i Radiohead:

[youtube width=”475″ height=”364″]https://www.youtube.com/watch?v=z2DtEh-pW4E

E se i cattivi pensieri si fanno sempre più cattivi, non resta che fregarsene, come fa Masini che senza complessi di inferiorità sublima Nothing else matters dei Metallica:

[youtube width=”475″ height=”364″]https://www.youtube.com/watch?v=yeVIGGflK0I

D’estate le cose più belle accadono quasi sempre di notte. Notti splendide e magiche che vorremmo non finissero mai. Ma ogni notte svanisce e Miki Mix (Caparezza prima di essere Caparezza) ci dà le istruzioni per uscire vivi dal trapasso:

[youtube width=”475″ height=”364″]https://www.youtube.com/watch?v=9a8aC1M89PE

Siamo italiani, la terra più bella del mondo, è bene ricordarselo sempre:

[youtube width=”475″ height=”364″]https://www.youtube.com/watch?v=JpGDtEHcoHY

E per finire, il capolavoro assoluto di tutte le epoche che l’umanità abbia fino ad ora conosciuto:

[youtube width=”475″ height=”364″]https://www.youtube.com/watch?v=jcAqAJgeYwM

Camionisti rumeni, razzisti italiani

in giornalismo/società/televisione by

Nell’ennesimo, tragicissimo, incidente estivo, due gemelli di nove mesi hanno perso la vita in A12 in seguito allo scontro tra l’auto su cui viaggiavano e un’autocisterna che trasportava prodotti chimici.

Il conducente del tir è stato denunciato per omicidio colposo, ma solo come atto dovuto da parte della procura, dato che, per il momento, non gli sono state attribuite responsabilità o negligenze gravi. Il camionista non era ubriaco e non ci sono state manovre azzardate. Semplicemente è scoppiato uno pneumatico, probabilmente per l’elevata temperatura dell’aria e dell’asfalto.

Capita, in estate, in autostrada.

Epperò.

Epperò il telegiornale ha tenuto a precisare, a più riprese, la nazionalità del conducente del tir. “Camionista rumeno”, per la precisione. Come se la provenienza dello sfortunato lavoratore avesse qualcosa a che fare con quello che è successo, come ci sia una connessione tra l’essere rumeno e provocare accidentalmente delle morti in autostrada – o con l’esplosione degli pneumatici in estate.

Credo non siano necessari ulteriori commenti. Niente di nuovo sotto il sole di luglio.

Ma la cosa davvero preoccupante è che non parliamo di uno Studio Aperto qualsiasi, che su questo populismo di stampo nazi-leghista ci campa, ma del notiziario di Sky, un canale solitamente serio o perlomeno sobrio. Un’attitudine d’altronde diffusissima in maniera trasversale tra la maggior parte dei notiziari televisivi, giornali e siti d’informazione.  Il che rivela una tendenza tanto subdola quanto preoccupante: l’implicito razzismo dei servizi di informazione italiani.

Detesto il buonismo capriccioliano che inventa spiegazioni socio-economiche dal nulla su fenomeni antropologici estremamente complessi (“gli zingari rubano perché sono poveri ed emarginati”), così come mi disturbano profondamente gli ammiccamenti vigliacchi e reificatori sull’origine nazionale/etnica/razziale di certe persone, come se queste fossero segnate da un ineluttabile destino di perversione e delinquenza.  E trovo la cosa ancora più disturbante dal momento che viviamo in un paese che si nutre di televisione, anzi, un paese costruito sulla televisione.

E se la nostra televisione è razzista, noi cosa siamo?

15 cose che troverete sempre sulla home page di Facebook d’estate, parte 2

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La scorsa settimana siamo stati perfidi e infami. Gioire insieme nel denigrare chi posta determinate cose sulla home page di Facebook. Che schifo di persone che siamo.
Non ricordate/non l’avete fatto/siete brave persone? Rimediate qui.
Comunque già che ci sono, io finisco la lista.

Vi ricordo che questo è un post interattivo, dunque anche questa settimana usufruiamo della bella musica che il Dio Youtube ci fornisce attraverso l’internet: https://www.youtube.com/playlist?list=PLM0rv43cVZAzE-ozE8PDI5U3O8bLtZ1aH

 

9. La disperata richiesta del ritorno di Giochi Senza Frontiere

Quando io ero bambina, mi sciroppavo qualsiasi cosa alla televisione.
E quando dico qualsiasi cosa intendo QUALSIASI COSA. Dall’Ape Maia a Ken il Guerriero, dalle televendite delle padelle alle repliche di McGuyver alle sette del mattino.
Non poteva mancare, nelle sere d’estate, Giochi Senza Frontiere. I più lo ricorderanno senz’altro, per gli altri vi basti sapere che era una sorta di arena della morte dentro la quale alcune squadre composte da persone di varie nazionalità (c’era il Portogallo, la Bulgaria, la Francia, Muro Lucano di sotto… come ai mondiali) si affrontavano nelle prove più disparate. No, non si trattava di tornei di scacchi o gare di sputi, ma robe sadiche al 100%, come attraversare un ponte sospeso vestiti da lottatori di sumo, superare simpatici percorsi ad ostacoli e altro ancora. Un po’ come nel terzo Indiana Jones, insomma.

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“Solo un uomo penitente potrà passare…”

Allora.
Sono almeno vent’anni che non fanno più Giochi Senza Frontiere.
Lo so, lo rivoglio anch’io, era divertente. La sigla era fichissima (Interrompete un attimo la vostra playlist e ascoltatevela).
TUTTAVIA, AVETE ROTTO IL CAZZO. GIOCHI SENZA FRONTIERE NON TORNERA’ MAI.* BASTA.

Ab aeternam, Denis.
Ab aeternam, Denis.

10. La campagna contro l’abbandono dei cani/gatti

Si dice che il mondo sia diviso in due tipi di persone: quelle che amano i cani e quelle che amano i gatti.
Ma secondo me c’è un’ulteriore divisione: quelle che si accollano coi cani e quelle che si accollano coi gatti.
Sui cani&gatti c’è una sensibilità tale, che non si può esprimere una qualsiasi opinione che non sia “GLI ANIMALI SN MEGLIO DLL XSONE!!!1” se non si vuole essere accomunati a un Hitler T-Rex.

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Ah, internet. Non deludi mai.

So già che siete in agguato sulla tastiera per scrivermi che sono un mostro, ma non sto per dire che gli animali vanno abbandonati.
Tuttavia. Gli animali non devono essere il vostro veicolo di accollo.
Tutti i giorni mi vedo in bacheca CATERVE di foto di cani mozzati, criceti scuoiati, gatti-bonsai imbottigliati. Nel 90% dei casi, oltretutto, sono cose inventate di sana pianta, che la gente si limita a condividere indignata senza verificarne la provenienza, e poi magari esce di casa e butta la gomma da masticare per terra (che Zeus vi fulmini). E io sono una che quando vede il video del gattino che gioca col gomitolo dice “aaaawwww!!” e lo rivede dalle 10 alle 20 volte.
E d’estate ancora peggio: quindicimila foto del cane con gli occhioni e le diciture “io non ti abbandono mai…perché tu sì?”; talmente tante che mi porta a chiedere questi animali, alla fine, chi li abbandona? Apparentemente, su Facebook, nessuno.
Quindi, perché ammorbarci con le foto dei cuccioli spiattellati sull’asfalto? Che è anche di cattivo gusto, via.
Le persone che pubblicano questi annunci:
Hanno abbandonato almeno un animale in vita loro e stanno cercando di rimediare;
Sono gattari/gattare;
Gestiscono il racket delle pensioni per animali.
Sconsigliatissimo, come dicevo, commentare con astio interventi del genere, tipo “avete scassato il cazzo con le foto dei cani spappolati sull’autostrada” verranno comunque letti come un’esternazione di odio verso gli innocenti cuccioli e un incitamento a crudeltà/abbanono. I cani e i gatti, in Italia, sono sacri come le mucche in India.

Prossimamente: i gatti-tacos
Prossimamente: i gatti-tacos

11. Il video dell’estate

Il video dell’estate è accompagnato, normalmente, dalla canzone dell’estate. È in genere una canzone dance, ricordiamo grandi pezzi che fecero storia come “The Rythm of the Night” di Corona (non Fabrizio, la cantante), “Blue” degli Eiffel 65 (non lo so se è uscita in estate, ma si sentiva in estate, me lo ricordo, avevo 13 anni ed ero grassa e brutta), “Che fico!” di Pippo Franco.
Il video dell’estate viene postato dalle 5 alle 30 volte al giorno da tutti quelli che poi commentano con un “FOMENTOOOOO!” oppure pezzi della canzone seguiti da puntini sospensivi.
Il video dell’estate vuole trasmettere freschezza, libertà, amicizia, ma invece rompe i coglioni. Smettetela di postare ottocento cose uguali rendendomi difficile stalkerare gli ex compagni delle medie sperando che non abbiano avuto successo nella vita.

Il video dell’estate spesso l’hai postato anche te, e se non l’hai postato significa che sei uno degli Eiffel 65.

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12. Le foto in macchina verso il mare

Altro grande evergreen dell’estate facebookiana (non è una parola, me ne rendo conto) sono le foto che si fa chiunque stia andando al mare.
Vanno dalla foto fatta nello specchietto retrovisore all’autoscatto con telefono/reflex/quellocheè appoggiate sul cruscotto, spesso costringendo l’autista a guardare in macchina, e non dalla macchina, come vorrebbe il corretto uso dell’automobile, compiacendosi (e dopodiché, tutti all’ospedale locale).
La foto in macchina ha un senso ben preciso: voglio far vivere ai miei amici l’ebbrezza del mio viaggio verso l’ignoto (Sabaudia).
Le variazioni sul tema di questo tipo di foto sono:
La foto dalla nave: “Road to Sardinia…”;
La foto dal treno, molto amata dai vostri amici hipster;
La foto dalla bicicletta (più complicata, in quanto se si lascia il manubrio 9 su 10 si incontra il brecciolino);
La foto del finestrino dell’aereo, con conseguente lavata di capo dalla hostess grassa e antipatica della Ryanair.
Per rendere più interessanti queste foto, ovviamente, l’autore le compierà con angolazioni strane, non facendo capire un cazzo a chi la guarda, che rimarrà con solo un senso di spaesamento, pensando che il suo amico sia riuscito a caricare il suo ultimo sprazzo di vita dall’orribile incidente automobilistico che ha appena fatto. Oh, ‘sta macchina io la vedo sottosopra.

"Quanto cazzo sono riflessivo e profondo."
“Quanto cazzo sono riflessivo e profondo.”

13. Le foto in piscina

Le foto in piscina, come le foto al mare, sono fatte perché si vuole testimoniare l’arrivo nel luogo tanto agognato dove passare la giornata di sole. Ma la gran differenza è che la piscina, da sempre, è simbolo di potere e ricchezza.
La foto in piscina dimostra infatti che ne avete abbastanza del mare (troppa gente, troppa sabbia, troppi cani) e che avete abbastanza soldi da potervi permettere una giornata alternativa, in un posto dove comunque troverete milioni di bambini urlanti e vi scotterete tantissimo.
La foto in piscina spesso è in combo con la foto del cocktail, cosa che genera il massimo dell’autocompiacimento da social network: la foto dell’aperitivo in piscina.
Simbolo del potere supremo, mostro finale delle immagini su facebook, la foto dell’aperitivo in piscina permette un botto di popolarità pari a quello che fecero i calendari di Max nelle officine dei meccanici.
L’esecutore è molto, molto più rispettato di chi l’aperitivo lo fa in spiaggia, perché sì, la spiaggia sarà più bella, ci sarà il tramonto, le tracine e tutto quanto, ma la piscina evoca sempre una scena tipo il video degli Zebrahead, Playmate of the year.
E dunque vince a man bassa.
Ovviamente l’unica reazione possibile, è l’invidia. Si è così invidiosi di questo tipo di foto, che spesso se scorrendo la bacheca se ne vede una, si inveisce in modo tale che si perde la capacità di giudiz-guarda questo stronzo dove cazzo sta, lui e il suo spritz di merda, c’ha pure 50 like, ma porca puttana; no, un momento, questa foto l’ho messa io ieri.

"LA SCALA!!! LA SCALA, NON FARMI LA FOTO!!"
“LA SCALETTA, DANNAZIONE!!! AGGIUNGI LA SCALETTA, NON FARMI LA FOTO!!”

14. Le foto della frittura di pesce col bicchiere di vino bianco

Lo so che siete esasperati dalle foto, ma andatelo a dire a quelli che vogliono comporre la foto artistica del calice di tavernello con i calamari fritti, che mortacci vostra fanno cinquanta gradi all’ombra e avete il coraggio di andare a pranzo a mangiare la frittura di pesce?
Sì. Perché la frittura di pesce me la mangerei pure nel deserto de Sahara mentre il bue e l’asinello mi fanno aria col phon.
Ciò -attenzione- non significa che io ami trovarmi foto di moscardini dorati ad ogni angolo. Perché? Perché, miseria ladra, sono cose che non si fanno. Non si mettono le foto della roba da mangiare dove può vederle la gente che magari, che so io, è tipo a dieta, o è in ufficio e non può che accontentarsi dello squallido tramezzino della macchinetta automatica, o magari non ha le papille gustative, oppure è allergico al fritto (credo che ne esistano pochi, i più scelgono di porre fine alla propria vita).
Le foto della frittura di pesce col vino vengono scattate, dicevamo, cercando sempre di comporre una sorta di natura morta profumatissima: il bicchiere leggermente di lato, l’inquadratura obliqua come se il fotografo stesse avendo un attacco, la frittura vista attraverso il bicchiere (i più scaltri sanno che si può realizzare anche senza immergere il telefono nel vino, ma ho visto di tutto), il bianco e nero, il filtro vintage, e altre amenità inutili che ti fanno perdere tempo e alla fine ti mangi una frittura che ha raggiunto la consistenza delle patatine fritte di McDonald: è tutto moscio, freddo e deprimente.
Attenzione: se siete fotografi di frittura, assicuratevi sempre, prima di scattare la foto, che la frittura sia solo vostra e che non la dobbiate dividere con altri commensali, perché penso che se io mi trovassi davanti al piatto, e a uno che mi dice “aspetta, oh, devo fare la foto, prima!” gli staccherei le mani a roncolate.

Che mentre fai la foto passi di lì un gabbiano, un pellicano, un barbone, un qualcosa che si mangi TUTTO, vino compreso
Che mentre fai la foto passi di lì un gabbiano, un pellicano, un barbone, un qualcosa che si mangi TUTTO, vino compreso

15. “Estate” di Lil’ Angel$

Ultima, popolarissima cosa che troverete sulla vostra bacheca, sempre, anche nell’anno in cui in un futuro distopico saremo comandati dalle formiche zombi, è questo video.
Lil’ Angel$, è, con tutte le probabilità, il rapper peggiore del mondo. Nel senso che se io mi metto a campionare i versi dei bradipi allo zoo e ci metto una base sotto probabilmente viene fuori una cosa più ascoltabile.
“Estate” è una canzone brutta. Bruttissima. Ascoltarla è un’esperienza allucinante. La voce. Le parole. La metrica. Il video. È un “voglio morire” continuo.
Ma si chiama Estate, e racconta dell’estate, in un certo senso (se riuscite a capire cosa dice), dunque, dall’inizio di luglio in poi, la troverete ovunque, sulle vostre bacheche, se avete degli amici simpatichelli che vogliono fare la gag sul fatto che è una canzone di merda (presentata con la tipica didascalia: “Eeeh, se lo dice lui, che è estate…” oppure con “La canzone dell’estate”, con ironico riferimento al fatto che fa schifo. Io lo so, io la postavo con questa dicitura.)
Provate. Andate a vedere. Scommetto che qualcuno che l’ha pubblicata c’è. Io aspetto.

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C’era, visto?
Scusate, ora devo andare a postarla anch’io.

lil

 

JJ

 

* Per quanto, la richiesta ossessiva del ritorno del Winner Taco alla fine ha funzionato alla grande, quindi se mai dovesse tornare pure JSF, chapeau.

Nessun rimorso (Playlist #antiestate)

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Il potere consiste nel rendere le cose facili”, scriveva Bill Gates qualche anno fa.

Le benzodiazepine e/o surrogati, fanno male. Rassegnatevi. A lungo andare fanno male. La frivolezza ad ogni costo, l’euforia obbligata, non vanno bene. Poi, quando arriva il down, sono cazzi. Lo so, siete soli davanti ad uno schermo, ma in contatto con tutti. E’ un gioco/gorgo mentale, senza corporeità. Il ‘relazionale’ al di fuori di una dinamica da surrogato dell’automazione è diseconomico e marginale nell’efficacia. Come l’imperfezione e l’impacciarsi.

Cascate mozzafiato di informazioni, che hanno sempre meno significato.

Le benzodiazepine e/o surrogati, attivano e motivano la mente in un circuito cablato. Ma, a lungo andare, fanno male.

Cascate mozzafiato di informazioni, velocità adrenalinica con euforia a novanta negli stati di grazia. Negli altri un po’ meno eccelsi, invece, con l’invadente panica percezione del non avere mai abbastanza o più tempo a disposizione. Con l’organismo che comincia a fibrillare come un tossico in crisi di astinenza. Percepire il corpo degli altri diventa un problema.

Stai calmo, cerca di rilassarti.

Nella circolazione delle informazioni senza significato, la costante decisiva è la velocità. Se sei lento, attento o pesante, sei fottuto. Devi essere espulso.

Ma stai calmo, ti salvano euforia e frivolezza. Fino a quando non si esauriscono. E quindi, poi, puoi provare con le benzodiazepine e/o surrogati, tante benzo e combo, che ti permettono di tenere il ritmo per ancora qualche tempo. Poi sono cazzi. Si attiva il senso di terrore. Non più l’attivazione ‘felice’, ma quella del terrore.

Ma stai tranquillo, non ti vede nessuno. Celi impeccabilmente, nessuno lo percepisce. Sei in contatto con tutti, ma non ti vede nessuno. A questo punto come via d’uscita c’è soltanto il ‘senso di tortura’. Tu da che parte stai? Dalla parte di chi desidera torturare, o da quella in cui brami per essere tu, il torturato?

L’11 Luglio del 2012 pubblicavo il mio primo post su Libernazione e per onorare l’evento ho raccolto,  alla fine, all songs che ho citato come soundtrack di tutti i miei post, con l’aggiunta di qualcuna nuova.

Una playlist anti-estate ed anti-formista, contro l’euforia oramai standard dimensionale e la frivolezza forzata e ad ogni costo. Contro quei 5/6 pezzi della mediocrazia musicale che ci assaliranno come ‘Hit’ del periodo estivo, con picchi imbarazzanti ad agosto. Che subisci ed ascolti ovunque vai. Al bar la mattina. Al lido ed in spiaggia il pomeriggio. In macchina quando ritorni dal mare. La sera, ovunque. Dittatoriali ed ineludibili, sempre con volume a palla. Vasco, Jovanotti, Pezzali, Modà, Giusy Ferreri, finti rapper, new entry straniere a cui hanno commercialmente impacchettato divertite-vili-melodiche-immediate facilonerie orecchiabili per qualsiasi fruibilità di ascolto non protetto, pezzi disco stung stung stung con il solito ritornello pregno di allusioni sessuali che orde di lanzichenecchi euforici starnazzeranno a memoria con gli occhi di fuori indemoniati senza mai segni di cedimento. Ma tutto questo per fortuna, dura solo più o meno un mese.

Libernazione invece, ci sarà ancora. Fukuyama con la sua ‘La fine della storia’ non ha capito un cazzo. Tanto maggiore è la complessità delle cose e degli eventi, tanto più l’imprevedibile diventa l’unica legge.

In ogni caso, nessun rimorso.

Playlist – Nessun rimorso

15 cose che troverete sempre sulla home page di Facebook in estate, Parte 1

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AVVERTENZA: questo è un post interattivo. Dunque, per calarvi meglio nell’atmosfera estiva dello stesso, consiglio una playlist idealmente ideale che potrete mettere in sottofondo mentre vi dedicate alla lettura.

La trovate qui: https://www.youtube.com/playlist?list=PLM0rv43cVZAyJX5WtKZ59DMWVFLdcJeMJ

È luglio, evviva evviva!
Arrivano le vacanze, arriva il sole, i servizi di Studio Aperto con il medico che consiglia di stare in casa nelle ore più calde e bere tanta acqua, le file sulla Cristoforo Colombo, Ostia, Fregene, Fiumicino, Macarena.
Ma arrivano anche i disperanti post dei vostri amici (o nemici,  in questo supermercato virtuale c’è di tutto) sui social network.
Noi, che siamo degli antipaticoni asociali invidiosi e passeremo l’estate a maledire chi ha una vita ricca di eventi e piena di posti bellissimi, li detestiamo tutti.
Analizziamo insieme i più comuni.

1. Le foto dei cocktail

Le foto dei cocktail in realtà vanno tutto l’anno, ma vuoi mettere fotografare il tuo spritz d’estate, mostrando dove sei, cosa fai, con chi sei, quanto sei fortunato, quanto alcool bevi, la vida loca, il cielo azzurro in sottofondo, la frase della canzone estiva come descrizione, la tua immensa felicità nell’ubriacarti alle quattro del pomeriggio.
Le foto dei cocktail generano tre reazioni:
Gli amici che commentano dicendo “Ma dove stai?? Che fico!” per nascondere l’invidia;
Gli amici simpaticoni che commentano dicendo “Mortacci tua, io sto in ufficio e te al mare a bere!” per nascondere la VERA invidia;
I silenti osservatori che gli augurano la morte.
Le foto dei cocktail, spesso, sono accompagnate da hashtag che richiamano la situazione favorevole nella quale queste bevande saranno consumate: #spiaggia #spritz #sunset #sperlonga #barberinodelmugello e via discorrendo.
L’utente che posta questo tipo di foto, in realtà, non vuole scatenarsi addosso così tanto odio. La posta perché che cazzo, lui sta al mare, con i suoi amici, stanno prendendo un mojito e sono felici. E lo vuole far sapere a tutti. Ma il popolo dell’internet, si sa, non la pensa allo stesso modo.
Soprattutto gli amici che non ha invitato.

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#spritz #sardegna #sole #mortaccitua

2. Le foto delle figliuole in costume

Tutti noi, tutti, nessuno escluso, ha fra i contatti da una a dieci ragazze molto molto MOLTO carine (inserire termine dialettale adatto). Che siano ex compagne di classe, cugine lontane o fidanzate degli amici, queste donnine amano fracassarci i maroni postando 80-90 foto di loro medesime in costume. Perché? Perché loro lo possono fare. Sono molto molto MOLTO carine.
Ma questo non è importante. Anzi, è fastidioso. Le odiamo. Le odiano le donne, perché loro non sono pronte per la prova costume. Le odiano gli uomini, perché “dai, non posso farmi una pippa sulla ragazza di Simone!”
Loro, imperterrite, continuano a postare foto ai limiti del pornografico. Poi si chiedono “Oh, ma perché mi hanno aggiunto 15 tizi che non conosco, questa settimana?”
A zi’, perché sono foto pubbliche.
Le figliuole che pubblicano queste foto, sotto sotto, sanno benissimo che nei meandri del social network c’è almeno un loro amico che salva con nome, salva con nome, salva con nome.
Ma se interpellate a riguardo si limitano a un “Ma scusa, perché mi devo fare problemi?! Poi i maschi sono tutti uguali, ecco.”
A zi’, no. È che hai le tette enormi e il costume sta soffrendo, lo posso sentire.

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Ecco una rara foto di me in costume da bagno di qualche estate fa. Ora sono un po’ ingrassata.

3. Gli stati MAREEEEEE ^_^

Al pari di chi ci tiene a farvi sapere che sta bevendo lo spritz in compagnia degli amici di una vita sulla magnifica spiaggia di Cesenatico, ci sono anche quelli che ci tengono a farvi sapere che stanno andando al mare (per poi bere lo spritz con gli amici di una vita).
Come ve lo fanno sapere? Con lo stato su facebook. Mandare un sms a tutti sarebbe complicato.
Si va dal più semplice “Mareeeeeee!!!” con tante vocali e punti esclamativi (l’immagine evocata vorrebbe essere una ragazza sporta dal finestrino della macchina mentre nello stereo impazza la sigla di The O.C.) a quelli più complessi ed elaborati, utilizzati dai professionisti di facebook, che si taggano al chilometro tot della Pontina scrivendo cose tipo “Road to Sabaudia…” e l’emoticon del sole.
Di solito questo tipo di post, meno popolari in quanto le informazioni non contengono supporti visivi, hanno un numero di apprezzamenti direttamente proporzionale alle persone che sono in viaggio con loro, (cioè sulla Road to Sabaudia), entrate su facebook per postare a sua volta uno stato del genere e aspettare il like dell’altro. È tutto un gioco di do ut des.
Attenzione: il like a questo post è ASSOLUTAMENTE da evitare, a meno che non siate coinvolti nella gitarella, poiché implica un “Non me l’avete detto. Pezzi di fango. Spero che la vostra auto venga tamponata da un tir nel momento più caldo della giornata.”

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“Ahi ahi ahi signorina… vedo che ha pubblicato uno stato sul mare senza mettere il regolare numero di vocali. Mi segua in centrale, prego.”

4. L’annoso caso del tag nel determinato luogo

è il 15 luglio, un martedì, voi dovreste teoricamente essere a lavorare, ma i vostri amici decidono di andare al mare.
Vi date malati, “tanto non lo saprà nessuno, chi vuoi che lo venga a sapere.”
Nel bel mezzo delle foto ai cocktail, vi arriva una telefonata dall’ufficio: perché siete al Circeo invece di essere a lavorare?
“Come diavolo avranno fatto a saperlo?” vi chiedete, sudando e cercando il modo di negare nel modo più credibile che conoscete.
Ma la verità è che non potete negarlo, perché quella cretina della ragazza del vostro amico ha pubblicato su Facebook il seguente stato: Circeo 2014! Spritz, risate e granchiiiii hahahahahah – Con Elisabetta Benedetti e altre 15 persone.
E fra quelle 15 persone, ahimé, ci siete anche voi.
La cosa peggiore che qualcuno possa fare tramite Facebook, infatti, è coinvolgervi nei loro sporchi traffici. Tu senti il bisogno di far sapere a tutti che sei al mare con 20 persone. Anche Elisabetta Benedetti lo ha sentito.
Ma io no.
Io non dico a mia madre se sono a pranzo a casa, figuriamoci far sapere all’intera fauna di internet che sono al mare, con te, come se fossi un tuo amico.
Io ti odio. Tu e le tue vocali reiterate.

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At the beach. – With Kitty, Missy, and 14 other cats

5. Le foto del tramonto

Le foto del tramonto sono presenti sulla home page di Facebook in estate come i grizzly durante la risalita dei salmoni. Tramonti romantici, tramonti malinconici, tramonti che in realtà sono albe ma vabbè, dai, è uguale, c’è sempre una bella luce.
La foto del tramonto ha più o meno la stessa collocazione/caratteristica della foto del cocktail, ma con una fondamentale differenza: chi la posta si sente al sicuro dall’essere considerato una persona semplice che fotografa lo spritz (banaaaaale!) e vuole essere considerato profondo e riflessivo.
In realtà traspare una sola motivazione: quella foto è lì perché l’esecutore vuole farvi sapere che lui ha talmente tanto tempo libero da poter rimanere in spiaggia fino alle nove di sera.
La foto del tramonto viene accompagnata, nel 99% dei casi, dalla dicitura “sunset”, perché “tramonto a Ostia” è molto più provinciale.
Corrisponde, nella vita di tutti i giorni, a chi pubblica l’album delle foto di Londra e lo chiama “London Calling…” con i puntini sospensivi per creare suspense.
La foto del tramonto genera in chi la vede talmente tanto odio, che spesso rimane priva dei commenti tipo di cui sopra.

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“Ma l’hai presa da internet?” “Te pare, zi’?”

6. Quelli che si lamentano del caldo

D’estate, per un fenomeno atmosferico che non vi illustrerò poiché ho condotto altri studi, in Italia fa caldo. Fa anche caldissimo, ci sono delle giornate umide, altre secche, altre da deserto dell’Arizona, altre un po’ meno mortali.
Come faccio ad esserne così sicura? Sulla mia home page di Facebook c’è sempre qualcuno che lo scrive.
Sempre.
Che sia ironico, che sia serio, che sia stato minacciato con una pistola alla testa da Mark Zuckerberg, quando arriva l’estate, come un avvoltoio svizzero il metereologo della situazione ti informa sulla situazione dei gradi che ci stanno fuori, spesso aiutandosi con supporto visivo (la foto dei gradi indicati sul display del cruscotto della sua auto).
In realtà queste persone vengono fraintese. Come coloro che in inverno ci ricordano che “oh, fra un po’ bussano i pinguini, eh!” o che con la pioggia azzardano un originale paragone con l’Arca di Noè (quella con Russel Crowe grasso), essi forniscono un servizio. Non fanno niente di male, ci avvisano soltanto, con premura, che fa caldo.
Grazie, ragazzi.

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Non c’è di che.

7. Quelli che si lamentano di quelli che si lamentano del caldo

Come Batman ha il suo Joker, Superman il suo Lex Luthor, la polvere ostinata il suo Swiffer, i metereologi di Facebook hanno quelli che li prendono in giro per il loro servizio.
Spesso si tratta di stati acidi, rivolti a tutti e a nessuno, una cosa tipo “Non m’ero accorto che oggi faceva caldo, poi l’avete scritto in trecento, oh.”
Cercando di sollevare consensi, però, queste persone si attirano un odio ancora più profondo. E generano altri mostri.

8. Quelli che si lamentano di quelli che si lamentano di quelli che si lamentano del caldo

E così via.

MATROSHKA DOLL

Seconda parte qui.

 

 

JJ

La vacanza in Salento ha rotto il cazzo

in società by

Poi c’è quell’amico che in una calda serata di inizio luglio, col sorrisetto paraculo delle occasioni speciali, rivela a te e alla comitiva il suo straordinario progetto per l’estate: “Raga, ho trovato, andiamo in Salento”.

Siete al Bar Centrale, che si chiama così perché affaccia sull’unica piazza del paese. Sul tavolo di plastica giacciono settantaquattro bottiglie di Peroni e due di gazzosa. La saggia proposta del solo amico giudizioso (“dài, raga, oggi andiamo leggeri: birra e gazzosa”) è andata palesemente a puttane. Del resto, ormai il sabato sera al paese non tentate più di ammazzare la noia e l’abitudine: le coltivate proprio. E bisogna pur annaffiarle in qualche modo.

“Sì, perdio, Salento! lu sule, lu mare, lu jentu” insiste il tuo amico, che è già entrato nello spirito festaiolo salentino. Gli altri, non si sa bene se a causa dell’elevato tasso di alcol nel sangue (o di sangue nell’alcol), sembrano entusiasti. “Finalmente una cazzo di vacanza alternativa!” prorompe un altro. “Io ci sto! E poi si sa che in Salento si tromba” lo supporta un altro ancora. L’entusiasmo è tale che in pochi secondi spuntano carta e penna e si comincia a fare l’elenco delle cose da portare.

Ad un certo punto, abbandoni il bianco opaco del tavolo, quella scritta “Monica fa le pompe gratis” con tanto di numero di telefono sapientemente incisa da qualche bontempone, per tornare a guardare negli occhi il genio delle vacanze. Già lo vedi ballare la pizzica come un coglione ubriaco lercio, tutto sudato con quei pantaloni arcobaleno di merda. Già lo vedi con una bottiglia di plastica piena di un vino rosso di quarta scelta; te lo immagini nitidamente saltellare cantando una canzone dei Sud Sound System insieme ad una coi capelli cortissimi che indossa una gonna svolazzante ed è equipaggiata di piercing al naso d’ordinanza. Vedi persino le foto con gli occhi da pesce lesso in cui sarà taggato dalla suddetta ragazza che di nome fa Maria Sole e che ogni anno da quando era poco più che maggiorenne scende nel profondo sud perché lu sule, lu mare, lu jentu.

Tu non reagisci, cerchi di mantenere la calma. Ti alzi pacatamente, ti avvicini all’amico col sorrisetto paraculo, quello che ha avuto l’idea geniale, e gli molli uno schiaffone. Ma forte. “Ma che sei impazzito?!” urla lui esterrefatto. Non rispondi, torni a sedere. Sei una sfinge. Gli altri non capiscono bene ma percepiscono che qualcosa di grande, di rivoluzionario sta per accadere.

“La vacanza in Salento ha rotto il cazzo” dici allargando le braccia come a significare “scusa, avevo l’obbligo morale di schiaffeggiarti”. E ti metti ad elencare.

La pizzica ballata alla cazzo di cane; i tamburelli; gli sconosciuti che ti ritrovi in giro per casa la mattina dopo una notte di cui non ricordi niente di niente; gli alternativi che fanno la vacanza alternativa perché non trovano alternative all’essere alternativi; il vino nelle bottiglie di plastica; le canne perché “semo de sinistra”;  lu sule, lu mare, lu jentu;  il fatto che ci vanno tutti, ma proprio tutti; il reggae salentino a tutto volume che manco fossimo a Kingston, Giamaica; i punkabbestia coi cani; quelli che, per entrare nel mood salentino, cercano di parlare il dialetto locale mettendo lu davanti a qualsiasi parola; l’articolo lu;  qualsiasi parola della lingua italiana seguita dall’articolo lu; le orde di fighetti milanesi affamati di sole, mare e pittule.

I tuoi amici ti guardano allibiti. A loro quelle cose piacciono (persino i milanesi); loro la farebbero una vacanza così, ci si butterebbero a peso morto nel luogo comune vacanziero. Allora capisci che non c’è più niente da fare: è già tutto deciso. Ti senti solo, infinitamente solo ma per una volta incredibilmente lucido. “Sì, la vacanza in Salento ha proprio rotto il cazzo” pensi. Poi ti alzi, saluti tutti e torni lentamente verso casa.

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