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elezioni regionali

Vincere, e vinceremo

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Come ben sappiamo grazie ad un infaticabile Mentana, ormai a dire la verità ben lanciato verso i limiti del grottesco in quella che sempre più è uno spettacolo da tendone più che una diretta, domenica si è votato per le regionali. Non sono un grande appassionato dei tecnicismi elettorali (altre sono le questioni politiche che mi solleticano e affascinano), per cui ho lasciato che fossero i mitologici media, a traghettarmi come novelli Caronte verso la sponda della Comprensione. Ecco quello che mi è stato spiegato, in innumerevoli interviste e dichiarazioni.

  • Ha vinto il PD, visto che ha conquistato 5 regioni su 7. Cioè la maggioranza. Di solito, quando succede questo, ti danno una coccarda, o qualcosa. La vittoria è incontrovertibile, sono i numeri a dirlo.
  • Ha vinto FI, perché comunque i numeri, si sa, sono cose per freddi tecnici chiusi nelle loro muffite stanzette: nonostante lo scarso risultato quantitativo, hanno strappato il feudo ligure al PD. Qualcosa di storico, sotto un profilo politico. Netta vittoria.
  • Ha vinto il M5S, che tutti davano per spacciato ma che ha avuto un’ottima tenuta in ogni regione, nonostante lo scarso coinvolgimento diretto del leader-non leader (ogn1 vale 1) Beppe. Se non è una vittoria questa.
  • Ha vinto la Lega Nord, i cui voti sono vertiginosamente aumentati grazie al carisma da autotrasportatore del leader Salvini, che per l’occasione ha anche indossato una splendida maglietta che recitava “RUSPE IN AZIONE”. Vittoria indiscussa e un punto extra per l’abbigliamento.
  • Ha vinto FdI, o almeno così qualcuno ha detto in varie interviste, per l’ottimo risultato e per essere stati l’ago della bilancia in molte situazioni (boh). Vittoria evidente, d’equilibrio.
  • Ha vinto la minoranza del PD, perché comunque ha espresso candidati vincenti e perché ha destabilizzato la maggioranza PD, che infatti ha vinto. Se qualcosa non vi torna di questo giro, prendetevi del tempo per pensarci. Comunque, palese vittoria.

Ora, io trovo tutto questo molto bello, declinato in un mondo meraviglioso, senza sconfitti, in cui ognuno raggiunge il proprio obiettivo e torna a casa felice e soddisfatto. Oggi si sorride, ognuno è contento, e magari domani io un giro di Superenalotto me lo faccio: sia mai che qualche portavoce politico non sappia rendere anche il mio, di sogno, realtà. Mi accontento anche del 5+1.

Ottusità di genere

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Udite, udite: il listino di Aministia, Giustizia e Libertà per le elezioni regionali del Lazio è stato escluso per violazione delle norme sulla parità di genere. Come dite? Troppi maschietti radicali nella lista? No! Troppe femminucce. Risultato: Antonella Casu ha dovuto rinunciare alla candidatura per far entrare in lista qualcuno col cromosoma Y. Ringraziamo di cuore le sostenitrici e i sostenitori delle quote di genere, che invece di preoccuparsi di cos’hanno in testa in candidati, si preoccupano di che cos’hanno (o non hanno) tra le gambe.

Ma quale risultato storico, avete perso

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La storia, in estrema sintesi, è questa.
Due partiti si presentano alle elezioni regionali del 2008 schierati in due coalizioni opposte: uno prende il 18,75% dei voti, l’altro si aggiudica il 12,51%.
Gli stessi partiti, dopo una serie di astrusi ragionamenti atti a dimostrare che la mossa (sic) sarà vincente, decidono di presentarsi insieme alle elezioni regionali del 2012: nonostante il fatto che il loro principale avversario crolli, passando dal 33,42% del 2008 al 12,91% (no, dico, vi rendete conto, sì?), i due partiti si aggiudicano rispettivamente il 13,43% e il 10,85% dei consensi, vale a dire complessivamente il 24,28%, contro il 31,26% (sia pure, come detto, in schieramenti opposti) delle elezioni precedenti; il tutto mentre un altro partito, che nel 2012 si era fermato all’1,72% dei voti, è passato addirittura al 14,89% presentandosi da solo.
Ecco, se qualcuno avesse la bontà (oltre alla faccia tosta) di spiegarmi secondo quale logica perversa un risultato del genere, ancorché sufficiente ad assicurare ai due partiti in questione la maggioranza relativa e quindi il governo della regione, possa essere vagamente considerato una vittoria (o addirittura un “risultato storico” che configura un’alleanza “vincente“) gliene sarei davvero grato.
Coraggio, sono qua che aspetto.

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