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Fauna del mezzo pubblico 6

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Esatto, è di nuovo lunedì.

Qui la rubrica completa.

16. Filippine

Le filippine invadono gli autobus diretti ai parioli, poiché le persone che vi abitano sanno che solo la filippina sarà in grado di fargli le faccende a casa.

Le filippine sono tantissime: tutte simili, con nelle borse il vestito a fiori per fare le pulizie, e si guardano storte l’un l’altra (per paura che si possa verificare un furto d’identità).

Le filippine parlano ai cellulari col figlio gridando fortissimo. Fra di loro non parlano mai. Mai.

A volte puliscono i finestrini dell’autobus. Scendono tutte insieme, temendo che una voglia fare le scarpe all’altra, e spariscono a viale parioli.

 

17. Persone che sembrano controllori quando non hai il biglietto

E’ un fatto: non so se siete di quelle persone iper corrette, o se è solo ansia da carcere a vita, ma solitamente tutti, almeno una volta, abbiamo fatto un viaggio in autobus senza biglietto.

I controllori, se ci pensate, sono abbastanza inconfondibili: hanno i cappellini, le macchinette, la scritta ATAC visibilissima sulla giacca e dicono “biglietti, prego” quando salgono a bordo dell’autobus.

Eppure in voi, quella mattina in cui non avete fatto il biglietto, o avete la tessera scaduta, sale un’ansia incontrollabile quando vedete salire quel signore distinto in completo blu, con i suoi occhialetti a mezzaluna. Lo guardate. Lui vi guarda. Sudate. Il signore torna a guardare fuori dal finestrino (che nel frattempo viene pulito da una filippina). Lo guardate. Il signore continua a non interessarsi a voi. Siete arrivati, finalmente, a una fermata. Scendete terrorizzati, anche se questo significa farsi un paio di chilometri a piedi.

Quando non si è in regola con il titolo, TUTTI sembrano controllori, ma soprattutto i distinti signori in giacca e cravatta, i quali almeno una volta si sono sentiti gridare in faccia “NO, NON CE L’HO IL BIGLIETTO, D’ACCORDO??? MI ARRESTI!!”

 

18. Quelli col cane

Il cane sull’autobus è tipico di tre persone in particolare:

1) Il barbone pazzo;

2) Il punkabbestia (con ragazza, anch’essa spesso al guinzaglio);

3) La signora anziana (il cane in questo caso è di piccola taglia).

Nel primo caso anche il cane probabilmente è pazzo, e sicuramente sprovvisto di regolare museruola. Tenetevi lontano, e lasciate che se la prenda con i presunti controllori.

Per quanto riguarda il punto n° 2, i punkabbestia non portano un solo cane sull’autobus, ma spesso coppie o addirittura trii di cani enormi, che emanano comunque un odore migliore dei padroni. Non odiate i cani, ma su un autobus già pieno è difficile rapportarsi con degli esseri viventi che sbavano e puzzano. E poi ci sono i cani.

Il punkabbestia, com’è tipico del suo carattere noncurante, non si preoccupa del fastidio, e fa accomodare i suoi cani sullo scout più debole, della quale mancanza gli altri non si accorgeranno se non all’alzabandiera della mattina successiva.

Il terzo caso è quello della signora anziana. La signora anziana sale sul mezzo con nella borsa uno di quei cani con i ciuffetti, che abbaiano a qualsiasi cosa (chiaro grido disperato d’aiuto). La signora anziana sa benissimo che tutti saranno infastiditi dal suo cane, e sale già pronta al contrasto, già in attesa della litigata.

Naturalmente, alla vista di un posto a sedere, il cane viene prontamente abbandonato per correre verso la sedia vuota, e lasciato in balìa dei cani dei punkabbestia (grossi e poco disposti al dialogo).

 

 

JJ

Fauna Del Mezzo Pubblico 3

in società by

Torna la rubrica del lunedì, quella sulla gente che popola gli autobus: le persone che detestiamo.

Tutti odiamo il lunedì. E lui, di rimando, ricambia il nostro odio popolando gli autobus di gente che ci fa venire voglia di uscire con il lanciafiamme.

Parte 1 qui

Parte 2 qui

 

7. Coppie che si scambiano effusioni

Tutti le odiano, anche le altre coppie, che possono addirittura entrare in competizione per vedere chi si ama di più.

Ce ne sono di diversi tipi, a seconda dei gusti o perversioni sessuali che dir si voglia. Generalmente sono composte da due esseri umani (ma esistono noti casi di zoofilia, tipo i drogati di San Lorenzo che salgono con i loro 5 cani e si fanno sbavare addosso con gusto), che si danno il bacetto, si tengono per mano, uno si siede sulle ginocchia dell’altro, “Amo’, ma stasera c’avemo la discoteca?”, ecc. ecc. è imbarazzante, è disgustoso, è avvilente. Tutti hanno il diritto di amarsi, anche in pubblico, ma se questo accade su un mezzo pubblico, automaticamente sarà come vedere un maiale che divora la carcassa di un coniglietto. Distogliete lo sguardo, ma il rumore umido della saliva ancora vi martella i timpani.

Volete morire. State pensando di scendere otto fermate prima, quando interviene una vecchia nostalgica, che “ai miei tempi non lo potevamo fare, bla bla bla il rispetto”, e a quel punto abbassate la musica e vi godete la scena.

 

8. Il maniaco sessuale

Il maniaco sessuale, anche lui presenza costante sull’autobus, è contraddistinto dal continuo ansimare. Se sentite una persona che ansima dietro di voi, giratevi e lanciate un manrovescio a caso. Se era un bambino con l’asma, avrete mancato il colpo senza dubbio (siete più alti, a meno che non siate dei nani: ma è raro); se era un vecchio con l’asma, probabilmente non gli rimaneva molto da vivere.

Il maniaco sessuale gira da solo; nell’immaginario comune indossa un impermeabile e nient’altro, aprendolo per mostrare le sue vergogne agli ignari pendolari. In realtà oggi i maniaci sessuali sono più infidi: sono diventati astuti e mettono delle cose sotto l’impermeabile (cinture, calzini). Si avvicinano lentamente ma inesorabilmente a voi, qualsiasi cosa voi siate (dipende dalla sua perversione) e ansimano. Voi vi spostate, e loro dietro. E ansimano. Gli fate notare che non è il caso, e loro ansimano. Il vecchio accanto a voi, quello che ha la dentiera dislocata a causa del manrovescio di prima, ride vendicativo. Lo guardate con odio e non vi accorgete che il maniaco sessuale ha spostato verso un’altra vittima le sue attenzioni. Vi sentite offesi: domani indosserete una minigonna.

 

9. Quello che attacca bottone

Oh, mio dio. Eccolo. Viene verso di me. Vuole parlare.

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Gli autobus sono notoriamente situazioni in cui il disagio umano si scatena come un infante con un cucchiaio di legno e davanti a sé un piatto di pastina in brodo. Sospetto che esista una categoria di persone che prende i mezzi pubblici unicamente per chiacchierare con gli astanti, che magari invece vogliono ripassare per un esame, si stanno sentendo la musica, stanno pensando a come far sparire un cadavere senza ricorrere all’acido (difficile da procurarsi senza destare sospetti), ecc.

Una persona che attacca bottone (o si accolla, per i nostri amici romani) può essere spinta da tante motivazioni, prima fra tutte quella più semplice: ha bisogno di appoggio morale. Quindi, in mezzo a una diatriba/discussione di qualsiasi tipo, occhio a non intervenire e/o intraprendere contatti visivi con le persone coinvolte.

Esempio comune: una vecchia si lamenta del ritardo dell’autobus e se la prende con l’autista.

“Questo sindaco dovrebbe da licenziavve tutti!” voi incontrate il suo sguardo. “E’ vero signori’?” silenzio. La guardate con occhi sgranati. Iniziate a sudare. Che diamine, dite qualcosa. “Sì.. sì, signora, ha ragione.” Sorridete. Pensate che sia finita. E invece ecco arrivare il fiume in piena.

C’è anche chi, però, si arroga il diritto di parlare con voi, noti misantropi, senza alcun motivo apparente, cogliendo la minima occasione, come una curva allegra presa dall’autista (ovviamente ubriaco) o un mendicante senza gambe. Non se ne esce, a meno che non impariate il linguaggio dei sordomuti risolvendo così il problema (ma sono quasi sicura che esistano anche dei sordomuti che si accollano, solo che non li sente mai nessuno… eh eh eh. Speriamo che nessun sordomuto legga questo blog).

 

 

JJ

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