un blog canaglia

Tag archive

diritti individuali

Al posto di Fabo

in società by

Già si sentono i rumori di fondo dell’esercito di fondamentalisti che si attiverà contro la libera scelta di Dj Fabo di trasferirsi in Svizzera per chiedere l’eutanasia. È uno strano Paese, il nostro, dove da un lato si chiede che le leggi vengano approvate senza stare a menarsela troppo col dibattito parlamentare, il bicameralismo e quella perdita di tempo della discussione politica però le scelte individuali necessiterebbero dell’approvazione collettiva, passando prima da una psicanalizzazione di massa del malcapitato di turno. Ma vabbè.

Ecco tuttavia, così, per sanità del dibattito sarebbe bello che a far campagna contro questa scelta fossero persone che sanno di cosa si parla. Ovvio che a nessuno si augura di stare come lui. Però, sarebbe bello che i censori sapessero cosa si prova. Perché non fare un bell’esperimento allora? Perché, prima di far proteste, veglie e lanci contundenti di preghiere non richieste, i censori non provano a rimanere a letto immobili, magari legati, con una bella benda attorno agli occhi?

Solo un mese, per capire di che si tratta. E poi parlare.

La mazzetta etica

in politica by

Salvini è tornato a parlare di servizio militare.
Lo aveva già fatto a luglio e a ottobre, proponendo di reintrodurre la leva obbligatoria. Ci è ricascato qualche giorno fa, vantandosi di averlo sperimentato lui stesso, il servizio militare, nel ‘95 e di sentirsi dunque pronto a partire in caso di guerra al Califfo (Tu vai avanti, io faccio una telefonata veloce e ti raggiungo).
Naturalmente, in tutti e tre i casi, Salvini ha detto una cazzata. E fin qui siamo nell’ambito della non-notizia, del più puro cane-morde-uomo.
Poi però ho pensato che non si sa mai e che, visto che la mamma dei cretini è proverbialmente sempre incinta (di elettori), forse non è del tutto peregrino cominciare a preoccuparsi concretamente dell’eventualità che una proposta del genere venga discussa, e magari approvata per davvero.

Che cosa farei, io, se ci fosse la leva militare obbligatoria in Italia?

Flashback. Durante le scuole elementari vivevo nel terrore di compiere diciotto anni per via della leva obbligatoria. Sarà che sono meridionale, e a noi terroni questa cosa della coscrizione obbligatoria – da Garibaldi in giù – ci è sempre andata di traverso. “Chi coltiverà la nostra terra quando i miei genitori saranno anziani e io dovrò partire soldato?” mi domandavo. E dire che la mia famiglia non aveva una terra da coltivare, tuttavia il mio immaginario di bambino era quello.
Sarà poi che già da piccolo soffrivo di vescica iperattiva e mi immaginavo davanti a un generale tipo Full Metal Jacket a chiedere ogni quaranta secondi “scusi, ho problemi urinari, posso andare in bagno”. Funzionava già a malapena con le maestre, sapevo che non avrebbe funzionato con lui.
Diciamo pure che pensavo (e penso) genuinamente che una cosa come il servizio militare mi avrebbe matematicamente condotto a morte certa, presumibilmente per esplosione della vescica, come il buon Tycho Brahe. E pensavo (e penso) che nessuno dovrebbe essere mai obbligato a fare, con il proprio corpo e il proprio tempo, cose che non vuole fare. In breve: sono convinto che qualunque forma di servizio obbligatorio che i cittadini devono allo stato rappresenti una pratica illiberale (dal punto di vista dello stato) e trovo immorale (dal punto di vista del cittadino) prendervi parte.
Queste decennali convinzioni ur(o)-filosofiche mi pongono tuttavia di fronte all’urgente problema del cosa farei, in concreto, se mi trovassi a vivere in un paese dove il servizio militare obbligatorio c’è (e badate che non bisogna andare troppo lontano per trovare un paese del genere, tipo Svizzera, Grecia, Cipro o SalvinItaly!). Fine del flashback.

Ecco cosa farei. Assumendo che in questo ipotetico paese la mia condizione economica fosse tutto sommato comparabile a quella attuale, credo che pagherei un ufficiale per farmi dichiarare inidoneo al servizio militare o comunque metterei in atto qualunque forma di corruzione che mi consenta di evitare di partire. Perché farei questo?

Vediamo quali potrebbero essere le alternative.

  1. Per cominciare, ho già detto che rispondere alla chiamata non sarebbe un’ipotesi praticabile dal momento che questa scelta confligge con le mie convinzioni morali profonde.
  2. Potrei optare per l’obiezione di coscienza e dirottarmi sul servizio civile, ma il mio problema morale riguarda solo parzialmente l’uso delle armi e della violenza (semmai si tratta di un disincentivo ulteriore), e più sostanzialmente l’idea che prestare un servizio non volontario è – in qualunque caso – una violazione dei diritti individuali.
  3. Potrei pensare di disertare e/o fuggire in un altro paese, ma verrei probabilmente arrestato, estradato o comunque sanzionato severamente, e presumibilmente limitato nella mia libertà di mettere piede, in futuro, sul suolo nazionale. Tutte cose che, a occhio, preferirei evitare se esistesse una soluzione che mi assicuri i medesimi vantaggi a fronte di un costo più contenuto.

C’è una ovvia obiezione, e cioè che anche la mia soluzione prevede un costo intrinseco piuttosto alto: “corromperai un ufficiale!” non fa esattamente parte del mio personale decalogo morale, né intendo sostenere che si tratti di un tipo di condotta che andrebbe tollerata in un sistema penale giusto.
E tuttavia, in un caso come quello della leva obbligatoria, quando la legge viola direttamente un bene più grande – i miei diritti individuali – è ragionevole pensare che violare la norma che mi impone di non corrompere ufficiali pubblici per ottenere utilità private (quando le alternative legali, tipo fare obiezione di coscienza o scappare, sono impraticabili per ragioni indipendenti) sarebbe da ritenere permissibile. O così mi piacerebbe argomentare.

PS. Oh, se poi Salvini non è d’accordo e vuole partire comunque per andare a combattere il Califfo, io sono pronto ad accompagnarlo fino alla scaletta dell’aereoplano, sventolando commosso il fazzoletto verde.

Go to Top