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La donna Ceppo

in cinema by

Te ne sei andata stamane, in silenzio.
Ti chiamavi Margaret Lanterman, ma in questo buco di posto sperduto tra le foreste dove accadono solo cose inquietanti eri considerata la scema del villaggio.
Ti chiamavano “La donna Ceppo”, qui a Twin Peaks.
Una bella ironia, in un posto tanto affollato di nani, giganti e agenti dell’ FBI posseduti da spiriti maligni. Ma che vuoi, la gente è stupida, si ferma alle apparenze.
Io, che ti conoscevo bene, vedevo una bella donna, magra, dai lineamenti dolci e un po’ tristi, che amava bere caffè e sputare chewing gum nelle piante.
Mi hai trovato a pezzi e in fin di vita, mi hai accudito, adottato e amato. E soprattutto, mi hai ascoltato. Nessuno al mondo ne era in grado, tranne te.
Senza scomporti hai alscoltato. Io ero l’unico che sapeva la verità. Ero l’unico che quella notte aveva visto tutto. La crudeltà di Bob, la follia di Laura e Ronette, il sangue, il fuoco.
Immagino che fardello ti sei portata dietro per tutti questi anni. I tuoi tentativi di aiutare a far luce su quella triste vicenda venivano automaticamente ignorati, perchè come si fa a dare retta ad una donna che comunica telepaticamente con un ceppo? E allora tenetevi pure i dubbi e le paure. Perchè da oggi la verità resterà in silenzio per sempre.

Te ne sei andata stamane, in silenzio. Quel silenzio che io conosco bene.
Oggi, dopo che hai chiuso gli occhi, ho scoperto delle cose su di te, di cui non ero a conoscenza.
Ho scoperto che in quel mondo di fantasia della vita reale avevi un altro nome. Ti facevi chiamare Catherine Elizabeth Coulson. Non avevi soprannomi strani, non eri considerata la scema del villaggio, ma una brava attrice che amava la meditazione trascendentale, il teatro di Shakespeare e far ridere le persone. Pare fossi amica di un certo David Lynch, un signore un po’ matto ma che faceva film contorti e che conosceva praticamente tutti a Twin Peaks. E’  incredibile che tu non fossi più famosa per il tuo personaggio di Catherine che per quella strana Margaret Lantermann che eri nella nostra quotidiana scatola luminosa.

Sono inconsolabile oggi, ma felice del fatto che te ne sia andata lasciando a tanti un così bel ricordo di te. Sono sempre stato dell’idea che tu, a Twin Peaks, fossi la vera star. Anche se quell’Albert Rosenfield, il sultano dei sentimenti, faceva anche lui la sua bella figura!

Addio, cara Margaret.
Se per il mondo eri La Donna Ceppo, per me eri come una madre.

E da oggi sono solo un ceppo senza mamma.

 

 

 

C’è ancora tanta bellezza nel mondo

in musica by

A partire, senza dubbio, da Anthony Hopkins in Elephant Man di Lynch.

Troppo spesso, nella nostra esistenza, facciamo riferimento alle cose che detestiamo; e questo concetto viene espresso alla perfezione anche in questo post del mio amico Canimorti, che mi ha fatto riflettere più del solito.

E’ vero, un sacco di gente usa il social network come veicolo primario per scatenare il proprio odio, il proprio malcontento, la frustrazione, il disagio e quant’altro.

E oggi invece, guarda un po’, io vi voglio regalare una cosa bella.

Non è difficile farmi piangere: io piango quando cedo il posto sull’autobus alle vecchiette, piango quando quelli più giovani lo cedono a me dicendo “Prego, SIGNORA”, piango quando guardo la pubblicità della Barilla col gattino; insomma, sempre.

E infatti quando ho sentito questa storia che ho fatto? Ho amianto tanto.

Qualche tempo fa, qualcuno ha chiamato al telefono il famoso compositore e direttore d’orchestra olandese André Rieu, dicendogli “Oh, ciao, senti io ho scritto un valzer, che me lo suoni per favore? Sai che è, che io l’ho composto 50 anni fa, però non ho mai avuto il coraggio di ascoltarlo; poi una volta t’ho visto che conducevi l’orchestra e mi sei piaciuto, vorrei sentirlo per la prima volta eseguito da te, ecco.”

André Rieu, per citare le sue parole, riceve telefonate del genere circa 300 volte al giorno. E questi pezzi se li ascolta; però, dice, ancora gli piace di più Johann Strauss (che spocchiosetto).

Solo che stavolta Rieu si incuriosisce, perché a comporre il valzer mica è l’ultimo degli stronzi mitomani. E’ uno famoso.

“Oh, fico. Però magari ‘sta roba non vale una ceppa.”

E invece il valzer è molto, molto bello. E’ avvolgente, è romantico, e ha senz’altro qualcosa di cinematografico. Bada.

André Rieu, quindi, decide che è il momento di suonarlo. E lo fa, per la prima volta, davanti al suo compositore: Sir Anthony Hopkins.

Ora, io non voglio influenzare nessuno, ma l’espressione di Hopkins che sente, dopo 50 anni, il suo valzer (peraltro eseguito magistralmente), credo sia una delle cose più belle che ho visto nel 2014 (dopo la pagina facebook di Gianni Morandi).

Non dimentichiamoci, allora, che esiste anche questo nel mondo. E che forse, non dico che bisognerebbe fermarsi a odorare le rose (che se uno è allergico è pure un casino), ma godiamoci, cribbio, godiamoci quello che c’è di commovente sulla faccia della terra, oggi; domani potremo tornare a odiare tutti.

 

 

JJ

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