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La crocifissione degli altri

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Tanto per chiamare le cose col loro nome, il crocifisso consiste in una piccola immagine o statua raffigurante un uomo stravolto e grondante sangue con le mani e i piedi inchiodati su due assi di legno, ritratto nella fase in cui crepa rantolando per soffocamento in ragione del fatto che dopo un numero imprecisato di ore -se non di giorni- trascorse a fare disperatamente leva sulle gambe allo scopo di contrastare la compressione della cassa toracica e respirare non ha più la forza di tenersi abbastanza in alto da riuscire far passare un filo d’aria nei polmoni
Si tratta, senza ombra di dubbio, di un’immagine agghiacciante come poche altre, dalla quale noi italiani -apparentemente- non siamo spaventati perché ce l’hanno inculcata nel cervello fin dai primi giorni di vita: mentre non oso immaginare cosa susciti negli stranieri, gente venuta da chissà dove che non ha sviluppato alcuna abitudine rispetto a quella scena e che se la trova davanti agli occhi ogni volta che mette piede in una scuola, in un ospedale, in un tribunale; eppure si tratta di persone che quelle scuole, quegli ospedali e quei tribunali dovrebbero poterli utilizzare serenamente come gli altri.
Dopodiché, a prescindere dal contenuto della raffigurazione, mettiamoci anche il solito -ma sistematicamente ignorato- problema della laicità dello stato: in ragione della quale apporre dei simboli di una certa religione in strutture che dovrebbero accogliere tutti i cittadini -anche quelli atei, o credenti in altro- rappresenta una forzatura bella e buona, per non dire una violenza.
Non basta ancora per decidere, una volta per tutte, che l’esposizione dei crocifissi dovrebbe essere limitata ai luoghi di culto, alle case delle persone e ai locali che in un modo o nell’altro possono definirsi privati? C’è bisogno di piazzare crocifissi ovunque in barba a chi non li vuole per ricordare -ammesso e non concesso che esistano- le ormai celeberrime “radici cristiane” del nostro paese? Bisogna dedurne che sono così fragili ed evanescenti, quelle radici, da aver bisogno di essere ribadite ogni giorno attraverso statuine, quadretti e manufatti appesi ai musi e poggiati sulle scrivanie?
Devo confessarvelo: fino a poco tempo fa ritenevo la questione tutto sommato marginale rispetto ad altre; ma riflettendoci mi sono convinto che si tratti di un argomento importantissimo, che riproduce in modo perfetto il dramma di una società -quella italiana- nella quale ci sono cittadini di serie A, ai quali viene levato ogni capriccio, e cittadini di serie B, di cui ci si occupa nel solito modo: strafottendosene.
E chissenefrega se non sono d’accordo.

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