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Congresso

Diario romano: rombo di tuono

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Il week-end di passione del Partito Democratico è iniziato con un successo di pubblico: davanti al Teatro Vittoria, che ospitava l’iniziativa di Enrico Rossi e dei suoi ospiti, la folla che non è riuscita ad entrare ha seguito l’incontro su apposito megaschermo. Del mio viaggio fino al Teatro ho parlato qui.

Rossi, dunque, con Speranza, Emiliano e altri ospiti e sodali. Un PD che sceglie una caratterizzazione di sinistra, netta e conflittuale. Rossi parla di socialismo, di disuguaglianze da ridurre, da ingiustizie da combattere; Speranza di un partito grande con una grande storia; Emiliano di giustizia e legalità, per stare vicino agli ultimi. Il risultato non sembra raccogliticcio né posticcio: il pubblico risponde bene, sia fuori che dentro il Teatro.

Proprio dentro al Teatro, nelle prime file, D’Alema e Bersani parlottano. Le forze e i numeri per la scissione ci sono, basterà a piegare Renzi nell’assemblea di Domenica 19? I contatti ci sono stati, Delrio è notoriamente infastidito con Renzi ma la decisione finale sarà del Segretario. Sul palco la linea è univoca: evitare la scissione, battersi per salvare il PD, ma se Renzi non cambia rotta restare insieme e ricostruire il progetto del PD insieme.

Sì avvicina l’ultima fatidica notte. Emiliano ha tuonato, la sinistra romba. Renzi sa che in assemblea si troverà davanti una richiesta di Congresso in tempi lunghi: prima la Conferenza Programmatica, per parlare dei nuovi problemi, delle nuove sfide e di come affrontare la nuova fase; poi le amministrative, uniti per salvare il salvabile; infine il Congresso a settembre, per preparare il Partito alle elezioni. Accetterà?

Pianeta Terra chiama Chianciano

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Sono le 9 di sera a Londra e io invece di stare al pub con una bella pinta in mano sono nel mio ufficio, attaccata in streaming a Radio Radicale. Ascolto, come durante ogni ponte dei morti, il congresso di Radicali Italiani. Ascolto, con un velo di malinconia (e non e’ colpa dei morti), il congresso di un “partito” che non va a elezioni per statuto, un “partito” in cui gli iscritti non possono dire la loro su come e con chi andare alle elezioni, un “partito” il cui segretario da eleggere e’ sempre immancabilmente noto prima di essere eletto e spasso privo di sfidanti anche solo simbolici, un “partito” che pur di evitare di allargare la partecipazione (non sia mai che entri qualcuno diverso dai soliti noti) impone una tessera da 200 euro.
Avevo 23 anni la prima volta che ho fatto colletta tra i parenti, concentrando regali di compleanno, Natale e Pasqua nella tessera di duecento, dico DUECENTO euro che mi rendeva tanto orgogliosa. A quel congresso del 2006 imparai che ogni 10 radicali ci sono 12 opinioni diverse su uno stesso tema (perche’ almeno due cambiano idea durante la discussione). Allo stesso congresso imparai anche che poi alla fine, nonostante tutto questo fiorire di idee e personalita’, quando arriva il momento di votare e contraddire il Grande Vecchio, non si riesce mai a buttare il cuore oltre l’ostacolo. E allora dopo 7 anni dalla mia prima iscrizione, siamo ancora a meno di 1000 iscritti, il Tesoriere prende la parola e dice che abbiamo carburante ancora per pochi giorni, la tessera continua a costare 200 euro e i radicali continuano a presentarsi a elezioni con liste usa e getta da nomi improbabili o personalistici, liste a cui nessuno puo’ iscriversi e dire la sua. Tutto questo mentre i poveracci che pagano 200 euro si ritrovano ad ascoltare il Grande Vecchio per 8 ore di fila (senza che per altro dica nulla) e a votare tutti lo stesso nome a segretario, al netto di Nicolino Tosoni.
Io non riconosco piu’ Radicali Italiani come il soggetto portatore delle istanze radicali a livello nazionale. La mia militanza radicale prosegue quando possibile a livello locale, nell’Associazione Radicale Enzo Tortora e a livello tematico in Certi Diritti. A tutti i compagni e amici ora a Chianciano auguro un buon congresso, una buona baldoria serale post congresso, una buona elezione domenica e tanta pazienza per quando prendera’ la parola in Grande Vecchio.
P.S. Se qualche compagno iscritto volesse smentirmi rispetto all’immobilita’ di Radicali Italiani, Matteo Mainardi sta eroicamente raccogliendo le firme per una mozione che abbassa la quota da 200 a 100 euro. Per far tornare me e’ troppo tardi (quello che mi farebbe tornare in questo momento sarebbe contrario ai nostri principi di non-violenza), ma abbattere il costo della tessera forse aiuterebbe a far salire a piu’ di 9 il numero di iscritti sotto i 25 anni. Che poi sarebbero quelli con piu’ speranze di non aver ancora sviluppato la nausea e la rassegnazione di noi vecchi.
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