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Dare, fare, baciare

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“Hanno paura di darci il questore”, “Piuttosto che darci un questore scommetto che ci daranno una vicepresidenza”. Sono parole degli esponenti del Movimento 5 Stelle, non dei famigerati membri della “kasta”.
Ora, amici grillini, posto che il questore al Senato ve l’hanno “dato“, mi fate capire una cosa? Per quale motivo quando “danno” un incarico a voi va tutto bene, mentre quando vi propongono di “darlo” a qualcun altro trattasi di vergognoso mercimonio finalizzato a perpetuare il marciume nel quale versano le nostre istituzioni? Ritenete di esservi prestati ad un bieco commercio, quando avete accettato che vi “dessero” quello che vi hanno “dato“? Non credo. E allora perché attribuite quel commercio agli altri, allorché anche a loro, come a voi, viene “dato” un incarico?
Vi sarei grato se mi aiutaste a capire.
Grazie.

Altro che dimezzare

in politica by

Secondo me i parlamentari dovrebbero essere obbligati a sospendere ogni altra attività lavorativa, diretta e indiretta, per tutta la durata del loro mandato.
Secondo me i parlamentari dovrebbero essere obbligati a presenziare in aula a tutte le sedute salvo ferie o malattia, come accade per qualsiasi altro lavoratore del paese.
Secondo me, insomma, i parlamentari dovrebbero essere costretti a lavorare sul serio e a dedicarsi anima e corpo al proprio mandato: cosa che attualmente essi fanno solo se decidono di farlo, essendo loro ampiamente consentita la possibilità di farsi gli affari loro dalla mattina alla sera.
Secondo me è questo il vero problema, non l’ammontare del loro stipendio.
Il lavoro di parlamentare è una roba impegnativa e delicata, se svolto seriamente: e noi, invece di fare in modo che gli eletti lo svolgano seriamente e di retribuirli in modo adeguato, che facciamo? Gli riduciamo lo stipendio. Cioè, in sostanza, legittimiamo il fatto che quel lavoro venga svolto a cazzo di cane.
Ma non solo: escludiamo dal parlamento tutti quelli che, essendo delle persone capaci e brillanti, svolgono un lavoro ben retribuito dal mercato, i quali assai difficilmente accetterebbero di percepire un quinto o un senso del loro attuale stipendio per mettersi a fare politica; giustificando questo discutibile esito con l’affermazione a metà tra il religioso e il mistico secondo la quale la politica dovrebbe essere una specie di missione monastica del tutto indifferente alla retribuzione, roba che manco il sacerdozio, e con l’adagio pauperistico secondo il quale chi guadagna troppi soldi è necessariamente un birbaccione con cui è meglio non avere a che fare.
Insomma, a me l’idea di ridurre drasticamente lo stipendio dei parlamentari pare il rimedio perfetto per assicurarci definitivamente che alla Camera e al Senato approdi soltanto chi è fancazzista, chi è mediocre o chi è entrambe le cose insieme.
Io vorrei un parlamento di gente preparatissima, serissima e determinatissima, che si dedichi a quello e a nient’altro per tutti e cinque gli anni della legislatura.
Non mi vergogno a dirlo: per avere un parlamento così sarei disposto a raddoppiarli, gli stipendi di chi ne fa parte.
Altro che dimezzare.

La Casta degli altri

in giornalismo by

Mercoledì sera Vittorio Feltri era ospite di una puntata delle Invasioni Barbariche.
Lui e la conduttrice, Daria Bignardi, si davano del lei, dando l’aria di non conoscersi.
LUi, Vittorio, come da tempo sul giornale di cui è direttore, ha inveito contro le mignotte in lista, specie del Pdl.
Lei , Bignardi, era meravigliata del suo comprare agnelli per poi non mangiarli a Pasqua.
Salvo non considerare che molto probabilmente la Pasqua, i due, la trascorrono insieme.

Daria Bignardi: la7
Vittorio Feltri: direttore una settimana del Giornale l’altra di Libero
Figlio di Feltri, Mattia: Lastampa
Sposato con nipote di Bignardi, Annalena Benini: Il foglio
Marito di Bignardi, Luca Sofri: direttore Il post
Figlio di Adriano Sofri: Repubblica
Testimone nozze Bignardi Sofri, Giuliano Ferrara figlio d’arte: direttore Il Foglio

Tutto normale, solo volevamo dire a Vittorio Feltri che ce l’ha tanto con le mignotte, che quelle, le mignotte, devono ringrazare la fica propria. Mica della zia.

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