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Qualcosa di sinistro

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Disclaimer: il blog “Qualcosa di Sinistra”, che in un raro momento di lucidità Leonardo Blogspot ha preso per il culo per il buffo feticismo Pertin-Berlingueriano, è un avversario di Libernazione come candidato a miglior blog di opinione ai Macchianera Awards.

Disclaimer-II: anche Leonardo Blogspot è un altro candidato alla tenzone.

Insomma, com’è come non è, ricevo un indizio circa il modo in cui i nostri amici intendono la convivenza civile e democratica da un post molto, molto evocativo. Vi offro la visione dello screenshot per evitare che il post venga rimosso senza le dovute scuse, ma fino ad ora è qui:

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Appartengo a quella schiera di illusi che pensano che non vi sia merito nè gioia nel maramaldeggiare il nemico sconfitto, ma sopratutto che non vi sia spazio in una democrazia liberale – stabilita o in costruzione – per esecuzioni sommarie, vendette fuori dalla legge e omicidi politici. L’Italia ha una macchia, cioè quella di non aver processato ed eventualmente esiliato Mussolini e la sua cerchia. Utilizzare un errore come simbolo, o considerarlo un mito, provoca in me un sentimento che i tedeschi chiamano fremdschämen, cioè la vergogna per il gesto di qualcun altro. In questo caso, il senso di vergogna è rafforzato dal fatto che queste persone concorrono per qualcosa cui concorro anch’io, e sono quindi in qualche modo a me associate.

Se mi leggono, raccolgano il mio invito a rimuovere e scusarsi. Farebbero una figura migliore, e mostrerebbero tanta “superioritá morale” da non poter essere contenuta in cento figurine di Gramsci, Pertini, e Berlinguer.

 

Vale tutto

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Quand’ero un marmocchio, e si giocava a pallone sulla spiaggia per ore e ore, arrivava il momento in cui ci squagliavamo dal caldo, le ginocchia non reggevano più e non vedevamo l’ora di farla finita per tuffarci nell’acqua fresca e toglierci di dosso la sabbia, che nel frattempo ci si era infilata pure nelle orecchie.
A quel punto qualcuno, di solito un ragazzino biondo di cui mi ricordo soltanto che era parecchio intraprendente ancorché più piccolo degli altri, e che per questo era significativamente soprannominato “Bombardino”, prendeva il pallone in mano, si schiariva la voce e strillava forte “VALE TUTTO!”.
Da quel momento in poi, per una decina di minuti, si scatenava l’inferno: un’iradiddio di sgambetti, spinte, calci nel culo, pallonate in faccia e salti a gambe unite sulle schiene altrui; dopodiché, sfiniti e col fiatone, ci buttavamo a mare prendendo la rincorsa, dribblando e schizzando manipoli di bagnanti infastiditi e tuffandoci quando non riuscivamo più a correre perché l’acqua ci arrivava alla vita.
Ecco, mi viene in mente questo quando vedo il leader del partito secessionista più importante del paese, quello che Padania is not Italy e mettiamo un muro da Bologna in giù e mi dichiaro prigioniero politico di Roma ladrona e col tricolore mi ci pulisco il culo, che gira il paese in lungo e in largo allo slogan di “prima gli Italiani” facendo pappa e ciccia coi movimenti nazionalisti, quelli che la patria e Dio e l’unità nazionale e l’inno di Mameli.
Questo, mi viene in mente: Bombardino biondo e pieno di sabbia dappertutto, col pallone in mano, che strilla “VALE TUTTO”.
E il bello è che manco c’è un cazzo di bagnasciuga verso cui correre.

Salvini e i democratici passivo-aggressivi

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Ieri Salvini è andato in piazza a Roma assieme a Fratelli d’Italia, cioè quel che rimane della molto poco onorevole storia della destra sociale italiana, e Casapound, cioè i fascisti. Con tanto di mix di bandiere leghiste, croci celtiche, tricolori sventolati a caso, foto di Mussolini, saluti romani e ovviamente il solito armamentario di cazzate retoriche razziste e violente.

In una piazza poco distante, è stata organizzata una contromanifestazione antirazzista, antifascista e antiomofoba che ha raccolto più persone di quelle portate in piazza da Salvini e dai suoi groupies fascisti.

Ovviamente, questo dovrebbe far piacere alle persone normali.

Invece no. Perché in Italia si sta diffondendo una sorta di patologia mentale passivo-aggressiva per la quale, se i fascisti vanno in piazza bisogna accettarlo passivamente, perché, perbacco, non si può violare la loro libertà di manifestare, non sarebbe democratico. Ovviamente, la stessa cosa non vale per quelli che organizzano e vanno alla contromanifestazione: per loro la libertà di manifestare non si applica, sia mai che venisse turbata la serenità mentale degli altri: e quindi giù insulti o prese per il culo non ai fascisti ma a chi manifesta contro di loro.

Anzi, se manifesti contro Salvini e i fascisti dai loro importanza e fai loro pubblicità.

Ma certo!

Ai geni della democrazia passivo-aggressiva sfugge che in altri posti dove pure i fascisti sono un problema marginale e non vanno in piazza con movimenti che possono raggiungere il 20% (venti per cento), tipo in Germania, OGNI manifestazione della NPD è accompagnata da contromanifestazioni molto più imponenti della prima. E che questo è uno dei motivi per cui la NPD non ha mai sfiorato il 2% (due per cento) alle elezioni federali.

E un’altra cosa che sembra sfuggire ai suddetti imbecilli è che – in un periodo di crisi, nel quale trovare capri espiatori attraverso l’armamentario razzista e nazionalista è facilissimo – una manifestazione antirazzista che raccolga più gente di una xenofoba è un’ottima notizia e bisogna fare in modo che questo succeda anche in futuro.

Invece no: meglio prendere per il culo chi manifesta contro Salvini e rallegrarsi “perché, con una destra e una sinistra così, il PD governerà per 20 anni” e via di compiaciute autopacche sulle spalle. Credo se lo dicessero tra loro anche i liberali imbecilli all’inizio degli anni Venti.

Santé

Quelli che vogliono Borghezio sindaco de Roma

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“Il posto più pericoloso sulla faccia della terra è quello in cui ti senti al sicuro”
Don Winslow

Se durante i mondiali ti azzardavi a dire che Balotelli giocasse male o che non fosse questo grande campione che dicono sia, allora ti accusavano inappellabilmente di essere un razzista. Se invece un branco di individui con molotov, pietre e bastoni assaltano un centro di accoglienza per immigrati (80 di cui 40 minori) al grido di “bruciamoli tutti”, questi diventano dei poveri “cittadini esasperati”.

Strana storia questa delle periferie romane sull’onda dell’esplosione sociale. E verso questa stranezza meglio puntare l’obiettivo per la messa a fuoco, altrimenti rischieremmo di finire col considerarle alla stessa stregua di quei personaggi che nel cinema sono soliti definire “circolari”, quelli che girano su se stessi e che tornano sempre al punto di partenza, senza evoluzioni di nessun tipo. I vinti veri, senza punti di riferimento, con slanci anche di piccola portata, ma troppo deboli per spingerli avanti.

Tor Sapienza. Area est di Roma, a ridosso ed internamente al Grande Raccordo Anulare, tra la via Prenestina e il tratto urbano dell’Autostrada A24. Territorio idealmente diviso in quattro quadranti, separati a croce da nord a sud dalla omonima via di Tor Sapienza e da ovest a est dalla via Collatina. L’attuale nucleo urbano si formò negli anni venti, ad opera di un ferroviere molisano antifascista, Michele Testa, che creò la “Cooperativa Tor Sapienza dell’Agro Romano”, realizzando prima 25 abitazioni economiche, quindi un altro centinaio. Il 20 maggio 1923 venne inaugurata la borgata, costruita regolarmente ed attrezzata di una scuola, una farmacia ed una condotta medica. Poi trent’anni fa il Comune decise di costruire un torrione di case popolari e ad oggi il quartiere è abitato da circa 16 mila persone.

Da qualche giorno si è conquistato l’onore delle cronache in seguito alla rivolta anti-immigrati contro il Centro di Accoglienza di viale Giorgio Morandi. Dopo il lancio di sassi e i cassonetti dati alle fiamme nella notte tra il 10 e l’11 novembre, una cinquantina di persone ha tentato un vero e proprio assalto al centro, tirando bombe carta anche contro le forze dell’ordine.

Ecco le parole d’ordine della rivolta: “Perché il centro ha l’illuminazione mentre qua nel quartiere manca da anni?”,”Perché questi prendono 30 euro al giorno mentre ad un disoccupato italiano non danno niente?”, “Da quando sono venuti loro qua non si campa più”, “Questi se ne devono dannnà”, “State a rubà internet?”, “Er negretto col tablet da 700 euro e noi col cellulare da 15 euro”, “Io sono orgogliosamente razzista, appena vedo pelle nera…” In italia non è che noi stiamo meglio, viviamo di equitalia e di disoccupazione, dobbiamo rimandarli da dove son venuti”, “Fanno sesso per strada ed ho paura che violentano mia figlia”.

E ancora

E ancora

Queste le motivazioni principali. Ne prendiamo atto. Ma riflettendoci un po’ di più, tante cose non tornano. Tralasciamo la questione dei 30 euro che comunque non sono soldi che vanno direttamente all’immigrato ma al Centro d’accoglienza e che viene spiegata in un modo che lo possono capire anche i bambini di due anni sia qui che qui

Il problema pare sia che ad es. il centro abbia l’illuminazione, mentre il quartiere da anni sta al buio. Oppure, che lo Stato si interessi in qualche modo all’immigrato mentre lascia nell’abbandono totale il disoccupato italiano. Ora, mettiamo a fuoco ancor di più la questione e scopriamo che Tor Sapienza, prima di questa storia, era già passata alle cronache in quanto ‘famosa’ per le scene di sesso all’aperto che avvenivano frequentemente durante il giorno.

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Cioè, senza voler affatto screditare qualcuno o qualcosa, ma solo per fotografare i fatti, stiamo parlando di un quartiere che, ancor prima delle vicende riguardanti il Centro d’Accoglienza, sopporta da tempo una situazione di degrado e di abbandono da parte delle istituzioni, in un clima di scarsa sicurezza dovuto alla prostituzione, ai roghi tossici, allo spaccio frequente che avviene nella zona, alla cattiva gestione dell’illuminazione e del trasporto pubblico.

Però, nonostante tutto questo, quando scende in piazza e si incazza il cittadino di Tor Sapienza??? Quando arrivano gli immigrati. Ma, cittadino di Tor Sapienza, se il tuo problema è la prostituzione, la scarsa illuminazione e lo spaccio, perché non ti sei incazzato prima, come sarebbe stato giusto? Perché le bombe carte non le hai lanciate prima? Perché prima la prostituzione ed i furti non ti esasperavano così tanto o ti andavano bene ed adesso invece non ti vanno più? Perché, caro cittadino di Tor Sapiernza, se adesso non ti vanno più bene, allora io potrei pure anche pensare, per fatti concludenti, che il problema non sono i furti e la scarsa illuminazione. Ma gli immigrati. Ed a questo punto a parlare di razzismo non ci vuole niente. Anche se tu dici di non essere razzista. Ed anche se credi che non lo sei. Come se il razzismo fosse una cosa volontaria. “Ciao, sono razzista. E tu?”. Caro cittadino di Tor Sapienza, a questo punto ed a conti fatti, non è che quello che ti da fastidio, forse, è che “er negretto ha il tablet da 700 euro e noi quello da 15”, perché quello da 15 forse non riesci più a comprartelo tu? E questa roba, lo si può capire, è dura da ammettere e da mandare giù. Forse è solo una questione di invidia sociale. Ti stai impoverendo e questo ti rode. E ciò che non sopporti è che scendendo nella scala sociale ti ritrovi ad essere vicino a quei gradini verso i quali ti sei sempre sentito superiore e che hai sempre guardato con quel distacco e forse disprezzo che si concede ai malati di peste bubbonica in putrefazione. Invece adesso con la crisi ti stai impoverendo ed insopportabilmente ti ritrovi ad essere qualcosa che quando ‘apparteneva’ ad altri ti faceva schifo e ribrezzo. Ed allora te la prendi con l’immigrato.

L’impoverimento che stai subendo ti ha indebolito, ti crea insicurezze e paure che prima non avevi. In quese fasi ci si sente smarriti cosicché si cerca di identificare se stessi attraverso la negazione dell’Altro (il diverso): tanto più violenta e netta sarà la negazione, tanto più ci si illuderà di identificarsi (essere se stessi). Naturalmente, ciò induce a creare in tali individui la percezione di un Io forte, ideale e non reale, al contrario totalmente falso, che non sono disposti a mettere in discussione in alcun modo e che percepirà come distruttivo ogni tentativo – anche solo temuto – di indebolirlo. Si sente spesso parlare di “identità nazionale” o “culturale” e dire che “non può essere messa in discussione”. Ciò crea un circolo vizioso tra violenza in sé e violenza per difendere il frutto della violenza. La debolezza dell’Io, in somato-psico-patologia, è risultante e sintomo di un profondo nucleo psicotico: purtroppo si tratta di prendere atto che questa grave patologia è diventata così diffusa da essere considerata normalità.(1)

A questo punto il passo è breve per arrivare a pensare ed acclamare Borghezio nuovo sindaco di Roma.

Siamo però ad un giro di boa. E ci accorgiamo che potremmo cadere in un errore ed in una trappola e per non farlo ci riaffidiamo alla messa a fuoco cui accennavamo sopra. Stringiamo l’obiettivo. E ci domandiamo se davvero sia credibile questa storia che tutta Tor Sapienza ad un certo punto diventa biecamente razzista e fascista e si lancia al grido di “Bruciamoli tutti” contro il Centro che ospita tra l’altro i più vulnerabili tra i rifugiati (gran parte giovani, fuggiti da povertà, persecuzioni e violenze) e soprattutto minori. Si, ok il sentimento di abbandono ed insicurezza collettiva, ok che ci siano cittadini esasperati per le cattive politiche che nel corso degli anni hanno prodotto ghettizzazione e degrado urbano di tanta parte dell’hinterland romano. E  si sa che in tempi di crisi, il disagio economico e sociale e il senso di abbandono alimentano risentimento e ricerca del capro espiatorio. Ma quanti erano su 16 mila abitanti in totale quelli che si sono messi a gridare “cacciamoli tutti”, “via i negri”, “bruciamoli vivi”, viva il duce, ad incendiare macchie e cassonetti ed a scontrarsi con la polizia?

Possiamo veramente escludere che tutto il trambusto e la violenza non siano stati organizzati a tavolino da professionisti dello scontro con le forze dell’ordine e da settori minoritari della destra e dell’estrema destra romana per cavalcare l’onda della rabbia, far crescere il proprio consenso politico attraverso la strumentalizzazione del disagio sociale ed economico e l’invidia/paura verso il “negro”? O come una manovra destabilizzante delle propaggini di questa fasciomafia che pare abbia conquistato capillarmente Roma?

Ma, anche qui, a chiudere così la faccenda, ci imbatteremmo in una ‘superficiale immediatezza della conclusione’ e finiremmo anche noi col trovare un capro espiatorio, abbastanza facile, solito e di parte. Anche perché la marcia «contro il degrado, i clandestini e la criminalità» indetto da un cartello di organizzazioni di quartiere con la benedizione dell’estrema destra romana, è stata un flop inaspettato. Ed anche perché il degrado, la scarsa illuminazione, la prostituzione, lo spaccio, ci stavano già con Alemanno.

Stringiamo allora ancora di più l’obiettivo. A quanti conviene attaccare ed aprire nuovi fronti per indebolire Marino? Siamo sicuri solo ai settori di destra e dei neofascisti? Assolutamente no. La vera guerra infatti si gioca li. Il Pd romano è contro Marino, e più il sindaco si indebolisce più molti politici democratici romani (e non) brindano. Avete per caso letto o sentito nei giorni della crisi di Tor Sapienza vibranti prese di posizione o attestati di solidarietà a difesa della giunta e del sindaco? Il Pd romano, guidato soprattutto dall’area più vicina al Vaticano che ha sempre osteggiato l’attuale sindaco, venerdì sera si è riunito nella sede del Nazareno e, pur lacerato da guerre intestine, si è ricompattato contro il suo sindaco. Si attende adesso il ritorno di Renzi dall’Australia per iniziare a discutere i modi per farlo cadere. Già pronte le ipotesi per la successione: Gentiloni, Madia e Giachetti.

«Il potere non è qualcosa che si divide tra coloro che lo possiedono o coloro che lo detengono esclusivamente e coloro che non lo hanno o lo subiscono. Il potere deve essere analizzato come qualcosa che circola, o meglio come qualcosa che funziona solo a catena. Non è mai localizzato qui o lì, non è mai nelle mani di alcuni, non è mai appropriato come una ricchezza o un bene. Il potere funziona, si esercita attraverso un’organizzazione reticolare» (Michel Foucault).

Ma questa è un’altra storia. Fa parte dei giochi di potere delle cricche. Con la questione ‘immigrazione’ c’entra ben poco.

E quindi, dopo tutto questo bel minestrone di fatti e cose, possiamo dire che non esista un problema immigrazione? Possiamo affermare che i fenomeni migratori non portino ed incrementino disagi, degrado, insicurezza sociale? Assolutamente no. Ma se ti vuoi incazzare, caro cittadino delle periferie sull’orlo dell’esplosione sociale, incazzati con chi paghi 20mila euro al mese (coi soldi tuoi tra l’altro) per risolvere i problemi, non con l’immigrato che scappa dalla fame e dalla guerra e da chissà quale inferno lo sa soltanto lui. Forse, caro cittadino delle periferie romane sull’orlo dell’esplosione sociale, il degrado lo combatti con più istruzione, più luci nelle strade, più decoro urbano, maggiore presenza delle forze dell’ordine.

Vox populi: “Ma bisogna capire che ci sono quartieri di frontiera che stanno scoppiando, dove l’integrazione è un focolaio di guerra civile.” Ok, l’abbiamo capito. E quindi? Bombardiamo i gommoni? Li ammazziamo? Costruiamo delle barriere in mezzo al mare? Lì riportiamo a casa loro per poi ritrovarli su un altro barcone il giorno dopo?” “Aiutiamoli a casa loro.” “Ma se sono anni che li aiutiamo a casa loro. E poi con quali soldi? Non ce li abbiamo noi per fare gli investimenti e le strade e dobbiamo pure fare quelle per gli altri?”,”Quando c’era Alemanno ste cose nun succedevano” “E ci credo, avete mannato li scagnozzi vostri per farli succedere”,”Aò ancora nun l’avete capito che a Roma ormai comanna la fasciomafia?”.

Ultima cosa. Giustamente si dice che questo problema dovrebbe affrontarlo l’Europa. Ora, vi dico una cosa: l’Europa non lo affronterà mai. L’Europa esiste anche perché dovevano trovare un deposito dove sistemare ed abbandonare a sè i flussi migratori e l’Italia serve anche a questo. Significa che dobbiamo uscire dall’Europa? No. Significa che pacificamente dobbiamo accettare di essere per l’Europa ciò che il meridione è per l’Italia. Come i rifiuti tossici li sotterrano nelle cave e nelle discariche abusive della Campania, così il caos immigrazione viene lasciato all’ Italia per ragioni di tipo geografico ‘difficilmente’ mutabili e reversibili. In Europa ci sono delle zone più sviluppate, dove si vive meglio, ed altre meno sviluppate (Italia ad es.) dove si vive meno bene e dove ci saranno più caos, disagi e disservizi. Iniziare a smettere di considerare l’Europa come qualcosa di magico e bello che prima o poi arriva, sarebbe già un bel punto di partenza. A quelli che pensano e sperano che se ci sta l’Europa noi diventiamo come i parigini e i londinesi,ecco, scordatevelo. Non accadrà.

Ci hanno raccontato delle frottole per farci calare meglio la medicina? Si.(”Con l’euro lavoreremo un giorno in meno e guadagneremo come se avessimo lavorato un giorno in più”, Romano Prodi). Ci abbiamo creduto? Si. Ci piace credere a queste cose per sentirci meno tristi e soli? Si. Continui a credere che possa essere diverso e pensi che una cosa sbagliata possa diventare giusta? Non c’è problema. Prima o poi una mattina ti sveglierai e lo capirai, anche se ti hanno incapsulato nell’ipotalamo la pasticca del ‘perseverare nell’errore’. Sarà troppo tardi? No, non è mai troppo tardi.

P.s. Questo post è dedicato alla memoria di Stefano Mingardo, scomparso pochi giorni fa, protagonista del film Bomber in cui recitava il ruolo del pugile Giorgione.

Soundtrack1:’Bambole’, Negrita

Soundtrack2:’Enjoy the silence’, Lacuna Coil 

Soundtrack3:’Dude incredible’, Shellac

Soundtrack4:’Two Nuns And a Pack Mule’, Rapeman

 Soundtrack5:’Oceano’, Ritmo Tribale

Film1:’Revolutionary road, Sam Mendes

Film2:’Distretto 13 – Le brigate della morte’, John Carpenter

Il tuo nemico più prossimo

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Apertura Apple Store a Catania, Italia, 2011.

L”Italia si è riscoperta socialista.

E” riemerso “lo spettro del fascismo” e tutti stanno in allerta.

Quando a parlare sono Grillo e Berlusconi, ovviamente.

Il panico è grande e non c”è nemmeno un Aventino immaginario sul quale rifugiarsi. L”Italia perbene è in “trincea”, saldamente  seduta sulla propria sedia. Ossessionata dal bisogno di indignarsi, informarsi. Condividere, soprattutto. C”è un pericolo alle porte: l”Eterno Ritorno dell”Uguale. Altrimenti detto: il Totalitarismo dell”Uomo Qualunque. O Populismo della Piazza.

Se su Berlusconi è stato già usato ogni epiteto possibile, per descrivere questo venditore di tappeti capace di fingersi tutto e il contrario di tutto, di esibire qualuque cialtronata pur di catturare il disagio dell”elettorato più anziano e incolto, qualche breve parola la vorrei spendere sul Movimento Cinque Stelle, sapendo di correre il rischio di cadere nel già-detto.

Per chi scrive la figura di Grillo equivale a quella di Bersani: nel senso che il suo orizzonte politico e culturale è, nonostante i proclami, il trionfo del riformismo. Avendo come primo interlocutore il Cittadino, infatti – il Cittadino Che Lavora, il Cittadino Che Non Ci Sta, il Cittadino-che-paga-le-tasse, etc. – la sua utopia non può andare certo oltre la “riforma” del “sistema”. Il suo rimane sempre un “dialogo”, per quanto rozzo e a parole distruttivo. Detto questo, ho avuto modo di incontrare la maggior parte degli attivisti del M5S napoletano già nel 2005, molto prima che si pensasse a possibili sbocchi elettorali. Erano i cosiddetti meetup. C”erano persone di tutte le età, soprattutto giovani e istruiti, che organizzavano riunioni per discutere di temi davvero arditi, quali: la raccolta degli olii esausti, gli inceneritori, la raccolta differenziata, la pulizia delle piazze, il giardinaggio, i referendum per i “beni comuni” – i beni comuni sono una fesseria, ma è un discorso che qui non apriremo -, la critical-mass, i parchi pubblici, tanto per citare qualche esempio che mi torna in mente.

Possiamo scandalizzarci quanto vogliamo delle dichiarazioni “fasciste” di Grillo e di alcuni suoi seguaci, dell”apertura a Casapound e della demagogia delle sue proposte. Ma questa è la mia esperienza e ci tenevo a raccontarla.

Scrive lo storico Emilio Gentile: “(il fascismo era) un fenomeno politico moderno… rivoluzionario… con un”ideologia attivistica e antiteoretica, a fondamento mitico, virilista e antiedonistica, sacralizzata come religione laica…”. Un movimento che si considerava, tra i suoi aderenti, trasgressivo e ribelle. Da qui il parallelo tra il “me ne frego” e il “Vaffanculo”, tra il culto di Benito e quello di Beppe. Manca nel M5S qualunque visione liberatrice per chi lavora o per gli immigrati, qualunque discorso di “classe”, di “liberazione” che non sia quella dalla burocrazia o dalle tangenti.

Se abbiamo paura del fascismo inteso come movimento nazionalista, antimarxista e antiliberista al tempo stesso, allora forse il grillismo si configura come tale. Fa un po” sorridere immaginare questi smanettoni esperti di Youtube come un pericolo per il potere costituito, specie in un Paese dove ancora si applicano codici degli anni Trenta e si condanna alla gogna chiunque lanci un sanpietrino, ma diamo per buona questa analisi.

Se invece parliamo di fascismo inteso come “regime”, un regime che tenta di controllare capillarmente la società in tutti gli ambiti di vita, imponendone l”assimilazione ad una sola ideologia; un regime che controlla la Stato e non si limita ad imporre delle direttive, ma tenta di mutare radicalmente il modo di pensare, di inserirsi nell”intera vita privata dei suoi cittadini, al punto da far identificare essi stessi nello Stato, ebbene allora in questo caso il grillismo è arrivato troppo tardi: il fascismo c”è già.

Vero, abbiamo tutti la possibilità di votare. L”obbligo di leva è stato abolito. Le turpi squadracce che ad Atene e nella periferia romana vanno a caccia di immigrati ancora non hanno conquistato il nostro inutile Parlamento.

Ma è questo il fascismo come “idea totalizzante”? La svastiche e i fasci littori sono stati sconfitti. Ma i loro elementi essenziali – militarismo, razzismo, imperialismo – sono demoni che minacciano fuori la finestra, con le fattezze di cani rabbiosi, oppure sono stati già assorbiti, da decenni, nelle ossa avvelenate dei vincitori?

Ma soprattutto, perché  nessuno di questi Matteotti del 2013 chiamò “fascista” Gianni Agnelli a suo tempo, anziché riverirlo come simbolo di eleganza, quando mori” – Agnelli che col fascismo si era arricchito? Perché nessuno di questi giornalisti democratici chiama oggi “fascista” la nostra polizia o il nostro sistema carcerario, i più disumani d”Europa – forse perché fa troppo “2001” ed è fuori moda? E chi si degnò di chiamare “fascista” il reporter che oggi non vuol incontrare i nazi di Casapound ma ben pensò di pubblicare la foto con il domicilio di uno dei sospettati per la strage di Brindisi – che alla fine risultò pure innocente?

Alexander Stille da del rincoglionito e filo-terrorista a Dario Fo su Repubblica, un quotidiano che  aveva censurato un blacbloc come… Odifreddi, quando questo si era permesso di chiamare “terrorista” lo Stato di Isreale. Sì, ma Ahmadinejad? Ahmadinejad non è mai venuto a farmi paternali sui pregi dello stakanovismo, tanto per iniziare. Al contrario dei devoti di San Jobs da Cupertino. E questo già mi basta per non voler organizzare golpe contro di lui

Domandiamoci, per una volta, onestamente, chi o cosa rappresenta l”oppressore delle nostre esistenze. Qui e adesso. Sono sicuro che nella maggior parte dei casi non verrà fuori la testa rasata di un tifoso bestiale, né un sottoscala zeppo di studenti che discettano su leggi e corruzione.

Cos”è un saccheggio di un supermercato, una torta in faccia ad un intellettuale, un calcio nel sedere ad un giornalista, un cantare animalesco di cori nello stadio, a confronto dell”alienazione mortale delle nostre esistenze, dello squillo sempre troppo anticipato delle nostre sveglie, della prospettiva di quarant”anni da passare in fila al supermercato, con in mano una carta di credito rimpinguata, se ci va di lusso, dalla carità di qualcun altro?

Mi auguro che Casapound e Casaleggio non prendano troppi voti. Ma le adunate che più mi fanno paura, comunque vada a finire quest”avventura – e di avventura ne abbiamo bisogno – non sono in piazza – regno di scoramento e malinconia, soprattutto tra chi vota Grillo -, ma quelle robotiche e iper-eccitate dei dipendenti Apple, che ballano a ritmo rock. Il lavoro, sopratutto di questi tempi, rende estremamente euforici. Talmente euforici da non farci realizzare di aver sacrificato la nostra vita, la pienezza della nostra esistenza ad una religione civile, un”astrazione pericolosa tanto quanto il Dio, Patria & Famiglia di mussoliana memoria.

Non c”è manganello più pericoloso di quello invisibile e che non lascia lividi, bellezza. Alba Dorata sopra di me, il poliziotto armato dentro di me…

23 febbraio 2013.

Vedi: Inaugurazione Apple Store Porta di Roma

Distinguere i fascismi. Serve?

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All’antifascismo talebano ho sempre opposto la necessità di distinguere cosa parliamo quando parliamo di fascismo.

La distinzione è all’incirca tra:

1. il fascismo come metodo di sopraffazione violenta dell’avversario. Per chiarezza credo si possa a proposito usare più efficacemente la parola squadrismo, che incidentalmente può appartenere a gruppi di connotazione politica disparata,

2. il fascismo come pensiero politico di destra sociale, a sua volta ramificato al suo interno secondo varie gradazioni di statalismo, nazionalismo e laicità (tratto che distingue, ad esempio Casapound da Storace) e più o meno legato all’estetica del ventennio, a seconda che si avvalga o meno del revival iconografico mussoliniano e della rivisitazione o apologia dei fascismi storici (in questo, peraltro, non troppo diversi dagli apologeti dei comunismi reali),

3. il fascismo psicologico, nel solco della tradizione reichiana di Psicologia di massa del fascismo, che consiste nell’affermazione nevrotica del sè in contrapposizione al diverso da sè, nella volontà di imporre all’esterno il proprio modello di vita, nell’irrazionale paura del molteplice (tratto che accomuna dunque alcune ideologie politiche agli estremismi religiosi).

Sostengo che le tre fattispecie, storicamente e drammaticamente accroccate nel ventennio, in realtà sopravvivono separate o accoppiate fra loro e in modo trasversale alla popolazione e alle idee politiche. E’ possibile infatti rintracciare fascismo 1 e fascismo 3 anche in assenza di fascismo 2, cioè di un pensiero politico riconducibile alla destra sociale.

Il fascismo 3 (psicologico) è frequente ad esempio e senza principio di non contraddizione nell’antifascismo talebano che pretenderebbe di sanzionare il fascismo 1 (violento) attraverso la censura del fascismo 2 (politico).

A tal proposito, sollevo la necessita dell’abolizione della legge Scelba, norma transitoria che non accenna a transitare, proprio per promuovere la scissione nei fatti di fascismo 1 e fascismo 2, mantenendo penalmente rilevante il primo e togliendo dal ghetto il secondo. Rendere lecita l’apologia di fascismo, a mio parere, avrebbe riaperto alla buon’ora il dibattito storico sul ventennio e restituito ai ragazzi affascinati dalle imprese di Fiume e dalla cinghiamattanza la cittadinanza sociale che riconosciamo a chi indossa la maglietta del Comandante Che Guevara o la stella rossa e si svaga al centro sociale Intifada.

Salvare, ad esempio, l’anima politica di Casapound mettendo la parte violenta in condizioni non nuocere semplicemente perseguendola penalmente mi sembrava una missione possibile e un tributo alla democrazia, in considerazione anche della candidatura alle Comunali di Iannone e compagni (pardon, camerati) che sottendeva – pensavo – all’abbandono e al ripudio di pratiche di fascismo 1, anche quelle che “sfuggono di mano” come nel caso della strage di Firenze che fu, quella si, ripudiata.

Io non so se l’agguato squadrista di ieri sia stato orchestrato da Roma, cioè se Iannone lo abbia avallato ex ante o solo a posteriori. So che alla luce della rivendicazione questo non conta più. E che rinuncio, ragazzi, a difendere volterianamente il vostro fascismo 2, il vostro diritto a battervi per il mutuo sociale, la riqualificazione delle periferie, i sostegni alle madri, finchè non sarete voi a disfarvi di fascismo 1 e a smettere di alimentare il fascismo 3 di sinistra che vi vuole fuori dalla politica e “chiudere Casapound” appena si presenta l’occasione.

L’occasione, questa volta, l’avete servita troppo ghiotta, troppo grave, troppo stupida, al punto che nessun Voltaire può aiutarvi e i distinguo stanno a zero: poveri voi e poveri noi.

 

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