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La marsigliese e il napoletano

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In condizioni normali Inghilterra-Francia, specie se giocata a Wembley, non è mai una partita banale, anche se è un’amichevole: ieri sera, tuttavia, della partita in se non fregava niente a nessuno (ha vinto l’Inghilterra due a zero, per la cronaca) perché il momento più alto della serata è avvenuto prima ancora che si iniziasse a giocare quando l’intero pubblico di Wembley, in commemorazione dei tragici eventi di Parigi, ha intonato La Marsigliese.

Anche chi, come il sottoscritto, ha un livello di sopportazione della retorica estremamente limitato, non può non riconoscere la potenza di una tale scena. Dove molti inni nazionali sono una mera celebrazione dell’orgoglio, appunto, nazionale, La Marsigliese è da tempo assurta a espressione trasversale di libertà e rifiuto dell’oppressione. Con qualsiasi altro inno quella di ieri sera sarebbe risultata “solo” un’espressione di solidarietà ad una nazione colpita da una tragedia; la Marsigliese la trasforma in una dichiarazione di intenti. La sua potenza è tale da renderne istantaneamente iconico l’utilizzo, come avviene nella Scena (con la S maiuscola) del Film (con la F maiuscola).

Ora, voi penserete che la bellezza della scena risiede, oltre che nella splendida confezione (molti degli attori erano davvero rifugiati in fuga dai nazisti come mi suggerisce il mio Bogartista di fiducia), nella sua implausibilità: chi avrebbe il coraggio di fare una cosa del genere di fronte ai nazisti? E il motivo per cui voi lo pensate è che non avete il piacere di conoscere il professor Renato Caccioppoli, pianista, matematico, e, occasionalmente, barbone. Quando non contribuiva a dimostrare uno dei teoremi chiave per lo studio delle equazioni differenziali o a gettare le basi per la soluzione del diciannovesimo problema di Hilbert (contribuendo indirettamente a far uscire di testa John Nash), Caccioppoli, tra l’altro nipote di Mikhail Bakunin, era impegnato a prendere per i fondelli il regime fascista. La sua trovata più fantasiosa fu in reazione ad una legge che proibiva agli uomini di andare in giro con cani di piccola taglia (in salvaguardia della virilità del maschio italico): se ne andò in giro per il centro di Napoli con un gallo al guinzaglio.

L’ironia gli venne, tuttavia, a mancare in occasione della visita di Hitler nel 1938: la sera prima dell’arrivo di Mussolini e Hitler a Napoli, Caccioppoli entra nella birreria Löwenbräu con la compagna e paga un sacco di soldi all’orchestra per suonare la Marsigliese di fronte ad un pubblico di gerarchi. Alla fine dell’esecuzione si alza, va al centro del locale e, rivolgendosi a tutti, fa in tempo a dire “Quello che avete sentito è l’inno di un paese libero, l’inno della libertà: la stessa libertà che in questo paese è soffocata e negata da Benito Mussolini, che con il suo alleato tedesco…” prima di venir riempito di manganellate e trascinato via a forza. La famiglia riesce a farlo internare anziché arrestare e, addirittura, a fargli ottenere un pianoforte nella clinica: e Renato Caccioppoli, ufficialmente pazzo, suona la Marsigliese in continuazione, prima da solo, poi con un coro di altri pazzi che la cantano con lui, alla faccia di Mussolini, di Hitler e di tutti i tiranni e gli assassini di questo mondo.

P.S. c’è un’altra scena nella storia del cinema che fa un uso eccellente della Marsigliese: provate a dire che non è una botta anche questa (si, nonostante il grugno di Stallone).

P.P.S. volevo accennare alla citazione dei Beatles in All You Need Is Love ma ve la risparmio per la prossima volta

P.P.P.S. qualche fonte

Bignami dei film – Parte 2

in cinema by

La scorsa settimana siamo andati forte? Siete riusciti a evitare di guardarvi l’intera filmografia di Hitchcock per rimorchiarvi il vostro compagno di corso? Non avete idea di cosa io stia parlando?

La prima parte qui.

 

STAR WARS – LA SAGA (GEORGE LUCAS)

Una cricca di ribelli tenta di opporsi alla supremazia di un dittatore asmatico. Il tutto nello spazio. Alla fine si scopre che il capo dei ribelli è il figlio del dittatore, e che l’unica donna nella galassia è sua sorella. Che sfiga.

Note aggiuntive

Non aver visto Star Wars, in realtà, può rivelarsi un’arma a doppio taglio: sarete scherniti da molti, ma se trovate una fan bòna

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Per esempio.

potete convincerla a “farvi vedere tutti i film”.

 

Curiosità: la frase più citata dell’universo, “Luke, IO SONO TUO PADRE!”, pronunciata con enfasi, non è affatto tale. In realtà la vera frase è: “No, IO sono tuo padre.” (enfasi su ‘io’, come mi suggeriscono).
E con questa mi sono definitivamente giocata la possibilità di trovare marito.

 

LA VITA E’ MERAVIGLIOSA (FRANK CAPRA, 1946)

La vita in realtà non è meravigliosa, ma potrebbe essere molto, molto peggiore.

Note aggiuntive

Altro film iper citato, una sorta di “Canto di Natale” in versione “What if…”, La vita è meravigliosa è un filmone strappalacrime, mandato il 25 dicembre, la mattina, il pomeriggio e la sera (e pure la notte). Quindi non ci sono problemi se volete vederlo.

 

QUALCUNO VOLO’ SUL NIDO DEL CUCULO (MILOS FORMAN, 1975)

Dei pazzi in un ospedale psichiatrico si comportano da pazzi, poi alla fine uno ammazza un altro e scappa.

Note aggiuntive

Per dimostrare a qualcuno che avete visto questo film non occorre sapere la trama, basta dire cose tipo “No vabbè, capolavoro assoluto” o “Che poi c’era anche Christopher Lloyd, ma nessuno se ne ricorda mai”. Figurone.

 

ROSEMARY’S BABY (ROMAN POLANSKI, 1968)

Una donna partorisce il demonio. È la madre di Andrea Diprè.

Note aggiuntive

Forse non tutti sanno che Mia Farrow, per prepararsi a questo ruolo, si fece effettivamente mettere incinta dal diavolo, ma alla fine decise di non tenere il figlio perché aveva paura che Woody Allen (all’epoca suo marito) lo sposasse.

 

BLADE RUNNER (RIDLEY SCOTT, 1982)

Futuro distopico in cui esistono tipo dei robot che però sembrano esseri umani; alcuni di questi scappano dai ghetti e allora si decide di mandare Indiana Jones alla loro ricerca. Alla fine però forse pure lui è una specie di robot-essere umano.

Note aggiuntive

Sul set di Blade Runner sono successe cose stratosferiche, tipo che Ridley Scott ha litigato con tutti, ma proprio con tutti, e sono (quasi) volate le botte. Boh, niente, pensavo fosse carino farvelo sapere.

 

CANTANDO SOTTO LA PIOGGIA (STANLEY DONEN, GENE KELLY, 1952)

Il disagio dei cinematografari durante l’avvento del sonoro si avverte davvero tanto. Ironia della sorte, il film è un musical.

Note aggiuntive

Diciamoci la verità: questo film se lo ricordano tutti solo perché la famosa canzone “Singin’ in the rain” la canta l’ospite ideale Alex mentre si ingroppa la povera moglie dello scrittore in Arancia Meccanica.

 

CASABLANCA (MICHAEL CURTIZ, 1942)

Uno e una durante la seconda guerra mondiale sono troppo stupidi per capire che sono fatti l’uno per l’altra, dunque lui mette lei su un aereo e va a ubriacarsi con una guardia.

Note aggiuntive

Dai, di Casablanca si sa tutto: le citazioni, Suonala, Sam, As Time Goes By, aeroporto, Ingrid Bergman, nooo, non partire, rimani con Bogart, lui ti ama, ecc. ecc.
Vi posso dire solo una curiosità che forse non sapete (il resto si trova su wikipedia): Humphrey Bogart, noto attore perennemente in impermeabile, era un po’ basso, un po’ troppo basso; dunque, per tutto il film, l’attore fu costretto a recitare coi tacchi, in modo da sovrastare la Bergman di qualche centimetro. Bella roba.

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Cioè, ma io dico.

IL CIELO SOPRA BERLINO (WIM WENDERS, 1987)

Angeli, angeli, angeli, che palle essere un angelo, ora divento umano e mi trombo una.

Note aggiuntive

Esiste un remake di questo film, La città degli angeli, del 1998, che merita un posto nella classifica dei film con i finali più stupidi del mondo e qualche riga di approfondimento.
In questo remake, a interpretare l’angelo insoddisfatto è Nicolas Cage, che per tutto il film mantiene l’espressione di uno al quale hanno maciullato l’intera famiglia davanti agli occhi; la donna della quale si innamora Cage è Meg Ryan, probabilmente l’attrice anni ’90 più fastidiosa dopo Andie McDowell.

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“Gnè gnè gnè io ho studiato i poeti francesi” Mavaffanculo.

Ora, il film è più o meno simile, con lui che diventa umano e può finalmente coronare il suo sogno d’amore. Ma, se Wenders faceva finire bene il film, il cuordipietra regista del remake decide che Meg Ryan deve morire (come dargli torto). Come sceglie di farla schiattare? Decide che la donna, alla quale evidentemente nel film hanno dato una laurea in medicina a causa di un tragico errore di valutazione, va a fare un giro in bicicletta e crede che andare su una superstrada a scorrimento veloce contromano e con gli occhi chiusi sia un’ottima idea. Bam. Camion, e tanti saluti a Meg Ryan. Io boh.

 

KING KONG (MERIAN C. COOPER, ERNEST B. SCHOEDSACK, 1933; PETER JACKSON, 2005)

Troupe cinematografica va a rompere i coglioni a un gorilla di 20 metri su un’isola piena di roba agghiacciante (tipo dinosauri cattivissimi e insettoni); non paga, decide di portarselo a New York. La scimmia, giustamente, scapoccia, rapisce la bionda di turno, scala un grattacielo e alla fine la contraerea la abbatte. Il regista della troupe (tutta colpa sua) si dilegua con la mossa Kansas City.

Note aggiuntive

Meglio, molto meglio la versione di Peter Jackson, checché ne dicano i cinefili, che in questo momento staranno avendo un attacco.
Curiosità: in una scena del remake, il regista e il suo aiutante stanno discutendo su quale attrice coinvolgere nel film, visto che l’ultima se n’è andata. A un certo punto l’aiutante dice “Fay?” e il regista risponde: “No, è impegnata con Cooper in un film per la RKO.”
Bam. Omaggio di Peter Jackson all’attrice Fay Wray, morta nel 2004, che, nel 1933 ha interpretato il ruolo della protagonista nel King Kong originale, prodotto dalla RKO per la regia di Cooper.
Punti rimorchio Festival di Cannes: +10000

 

L’INVASIONE DEGLI ULTRACORPI (DON SIEGEL, 1956)

Baccelloni alieni si sostituiscono alle persone vere. Panico generale (grazie al cazzo).

Note aggiuntive

Come al solito, di questa lista io non ho visto la metà dei film presenti, e questo è uno di quelli; oltre ad aver cercato la trama su wikipedia però, non so veramente nient’altro su questo film, se non che probabilmente uno se lo vede aspettandosi un capolavoro e poi è mega datato e gli effetti speciali sono ridicoli.
Sì, avete sentito bene. Sto sputando su otto anni di università.

 

JJ

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