un blog canaglia

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Blog Awards

Le pere con le mele

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Detto che non sono uno di quelli che non badano -o dicono di non badare- alle classifiche e che snobbano -o sostengono di snobbare- i premi e i riconoscimenti, mi corre l’obbligo di svolgere -pur con stima per Gianluca Neri che lo organizza- qualche considerazione sull’ultima edizione del Blogfest.
Anche quest’anno, come sempre, la manifestazione è stata piacevole, interessante, divertente, insomma bella: tant’è che il week end di fine settembre a Riva del Garda continuerà ad essere un appuntamento al quale parteciperò con piacere. Però, devo dirlo, il cambio di prospettiva che ha condotto gli organizzatori ad abbattere definitivamente la distinzione tra siti e blog mettendoli tutti nello stesso calderone -e quindi facendoli concorrere tra loro all’assegnazione degli stessi premi- non mi ha convinto per niente.
Prendete noi di Libernazione e la categoria in cui eravamo candidati, per esempio: non ci fossimo trovati di fronte il Fatto Quotidiano o Dagospia non avremmo vinto ugualmente -il che, a occhio e croce, dovrebbe dissipare il dubbio che stia scrivendo questo post perché, come si dice a Roma, sto rosicando-; però metterci in competizione -e mettere in competizione altri blogger come noi, da Gilioli a Tigella- con testate giornalistiche vere e proprie non mi pare abbia molto senso; così come mi pare abbia poco senso confrontare Giallo Zafferano con Leonardo, Focus con Andrea Beggi, MyMovies con Memorie di un giovane cinefilo, Vogue con The Blonde Salad, Rolling Stone con Inkiostro e via discorrendo.
Già viviamo -diciamocelo- in un’epoca in cui i blogger propriamente detti, che producono essenzialmente -e faticosamente- opinione strappando ogni giorno qualche minuto al lavoro e al tempo libero, rischiano di finire schiacciati tra i siti “mainstream” da una parte e i social network dall’altra: se poi quei blogger vengono buttati nello stesso mare delle grandi testate giornalistiche -a volte perfino multinazionali- l’esito finale mi pare quello di mortificare il lavoro che fanno; un lavoro, mi si consenta, non di caratura inferiore, ma sostanzialmente diverso rispetto a quello dei giornali online e dei portali delle grandi imprese.
Ho l’impressione, insomma, che procedere in questo modo equivalga a pesare le pere con le mele: e che avanti di questo passo i blog finiranno per essere del tutto fagocitati dai siti che non solo possono disporre di un budget, di una redazione e di un’organizzazione complessa, ma soprattutto svolgono un’attività concettualmente diversa dalla loro; e il Blogfest, di conseguenza, diventerà sempre più una kermesse per grandi marchi piuttosto che il luogo di ritrovo di una comunità di blogger.
Sia chiaro: Gianluca Neri è liberissimo di impostare come meglio crede i parametri della manifestazione che organizza -alla quale continuerò a partecipare volentieri anche così-: ciononostante, ritengo giusto dar conto a lui e agli altri -anche e soprattutto in chiave costruttiva- della sensazione dissonante che ho provato quest’anno a Riva del Garda.
Da blogger, quale sono e presumibilmente continuerò ad essere.

Se ci vedete come il fumo negli occhi

in giornalismo/internet by

Oggi, se proprio ci vedete come il fumo negli occhi, avete a disposizione uno strumento in più per farci un dispetto: andate sul sito di Macchianera e non votateci per le nomination ai Blog Awards 2012.
Viceversa, se siete se non altro curiosi di vedere una conventicola come la nostra -inclusi gli anonimi opportunamente mascherati, ça va sans dire- alle prese con la cerimonia di premiazione in riva al Lago di Garda, segnalate questo blog nelle categorie che più gli si addicono (a occhio e croce la 3, la 4 e la 15, a meno che non vogliate esagerare e nominarci anche nella 1).
Chissà, magari finisce che ci si incontra là.

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