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Diario romano: ancora l’alba

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Notte di trattative, dopo gli eventi di ieri. Renzi resiste a ogni mediazione e si parla di crepe nel fronte antirenziano.

Due treni hanno preso velocità e fermarli sembra impossibile: se Renzi cede oggi, firma la sua archiviazione dopo le amministrative, salvo una vittoria miracolosa; gli scissionisti sanno che non ci sarà pietà né spazio se restano. Il resto del mondo PD viene travolto dai due treni e si dedica alle scelte tattiche.

La prima tattica, antica e onorata, è non esserci al momento dello scontro. Tirarsi fuori, dirsi feriti e/o preoccupati e attendere che la polvere si posi per decidere che fare. La scissione è quasi certa, pensano, ma quanto sarà grande e come sarà ricevuta è un mistero.

La seconda tattica é saccheggiare: dopo lo scontro si potrà far bottino tra le macerie. Chi resta dentro al PD potrà spartirsi le cariche lasciate libere da chi parte, si sa che la poltrona fa il dirigente. Al Congresso, poi, essere minoranza paga sempre un piccolo dividendo, se ci si adatta a non influire sulla linea.

La terza tattica, infine, è cambiar bandiera all’ultimo momento. Quando le truppe sono schierate, quello è il momento per vendersi al prezzo più alto. Tattica complessa ma redditizia, dunque, che apre la porta a uno scenario poco discusso in questo giorni dai media: la mezza scissione.

Mezza scissione: esce Bersani e resta Emiliano; resta Bersani e esce Rossi. Varie versioni dello stesso risultato: chi resta dentro saccheggia (vedi sopra), chi esce non è una minaccia per il PD. Lo sponsor principale dell’opzione, non deve stupire, è Renzi: che punta a una minoranza indebolita ma non avrebbe nulla in contrario a tenere delle personalità visibili e “di sinistra” dentro, per facilitare la permanenza dei voti di sinistra nel contenitore PD che, in quel caso, sarebbe solo e soltanto suo.

Comincia così un’assemblea nazionale poco appassionante. Decidere di stare insieme non dipende dal collettivo, ma dai singoli. Prevale la preoccupazione: che fare, cosa succederà, il Paese non ci segue. Renzi può salvare il PD o fare da levatrice al suo partito personale.

Se avessero vinto loro

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È vero, il governo di Renzi non fa sognare. Eppure c’è un motivo se non siamo tutti così critici: è perché sappiamo cosa sarebbe successo se, invece, avessero vinto gli avversari di Renzi.
Si, ovviamente intendo Bersani e i suoi; con qualche amico ho provato a immaginare una ipotetica agenda di governo di un Bersani vittorioso nel Febbraio 2013.

Istruzioni: fare refresh per ottenere una nuova “agenda per rilanciare l’azione dei prossimi sei mesi del Governo Bersani”.

 

 

OMBRA ELEZIONI ANTICIPATE SU MONTI, IN PD SCOPPIA CASO FASSINA

** si ringraziano i compagni Andrea Inversini, Dario Novello, Gabriele Vecchio per il prezioso contributo programmatico.

Ma la base del Pd serve veramente?

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Il Pd ha perso 400mila iscritti, scriveva ieri Repubblica. Al momento gli iscritti sarebbero meno di 100mila, a differenza del 2013 quando i militanti ammontavano a 539.354. Niente più base. In Emilia Romagna solo 58 mila elettori si sono recati alle primarie: Stefano Bonaccini ha preso 57.036 voti e lo stesso Bonaccini, nel 2009, diventò segretario regionale con 190 mila voti.Numeri forti in negativo, come è cmq forte (in positivo) quel 41% ottenuto alle elezioni europee del maggio scorso. Perché, parliamoci chiaro, se senza 400mila iscritti prendo il 41% dei voti e vinco, e con la base forte e militante non supero il 25% e perdo o al max non vinco, beh, credo che tutti preferiscano la prima opzione. Meglio vincere con un leader forte che affascina le masse, o perdere con una base politicizzata e qualificata? E se alle primarie aperte possono partecipare anche i non iscritti, che ci si iscrive a fare?Il Pd diventa liquido, americano. Si parla agli elettori, non agli iscritti.

Questo 41% è il vessillo, la pietra fondante del nuovo potere renziano. Giustamente, di fronte alle critiche, accuse e recriminazioni varie, Renzi ed i suoi lo sventolano gloriosi e minacciosi. “Con me stai al 41%. Senza di me scendi sotto al 30. La gente a me vuole, io piaccio, io prendo voti, voi avete sempre perso. Io attiro voti dello “schieramento a noi avverso”. Non dicevate che questo era il problema principale della sinistra italiana? Io ve l’ho risolto. Come vi ho risolto la questione dell’iscrizione al partito socialista europeo. Voi ancora che litigavate con Rutelli e Fioroni. Io ve l’ho risolto in un attimo. Non eravate voi che volevate un partito moderno, un Partito Nazione, che rappresentasse tutte le classi, i lavoratori e gli imprenditori, Calearo e l’operaio della Tyssen, i giovani ed i vecchi, i disoccupati e gli occupati, i garantiti ed i non garantiti, i gay ed i solidi valori della religione cattolica, i romanisti ed i Laziali? Ecco, voi volevate tutto questo, e non riuscivate a realizzarlo. Io l’ho realizzato. Ho persino annientato Grillo e fatto le riforme con Berlusconi. Ah, mi comanda Verdini? E quando  D’Alema faceva la bicamerale, chi lo comandava? Letta col patto della crostata? La Boschi non è di sinistra? Perché, la Finocchiaro o la Turco che hanno fatto di sinistra più della Boschi? L’art 18? E quando D’Alema voleva abolirlo, quando attaccava Cofferati e la Cgil? Lì lui era di sinistra ed io invece ora sono la Thatcher? Guardate che la legge Treu, quella che ha portato e diffuso malamente la precarietà in Italia, non l’ho mica fatta io? L’avete fatta voi che adesso mi dite che io voglio rovinare le condizioni di vita di migliaia di lavoratori. E mi dite che non faccio nulla per la crescita. E voi che avete fatto per la crescita? Voi che avete governato per 12 anni negli ultimi 20?”.

Come dargli torto. Perché, al di là degli annunci senza mai esito, della confusione e della impresentabilità lampante di quasi tutta la compagine ministeriale, chi sarebbe l’alternativa da sinistra a Renzi? Bersani? Ancora D’Alema? Orfini? Cuperlo e Civati? Vendola? Per l’amor di dio, tutte persone degnissime. Ma che consenso potrebbero mai avere? E quali prospettive di innovazione politica, visto che la maggior parte di questi stava nei governi che hanno guidato il paese fino al baratro in cui siamo?

Perché più che il 41%, ciò che avvantaggia Renzi è proprio questo che abbiamo detto prima. Il 41% ha tutta una storia a sè.

Si trattava di elezioni europee, e nelle elezioni europee gli elettori si sbizzarriscono. Basta vedere l’exploit dei Radicali o dei Democratici di Prodi e Parisi nelle europee del 1999. Sono state elezioni con una campagna elettorale senza opposizione. Berlusconi, sotto ricatto e mischiato nelle sue vicende giudiziarie, attendendo sentenze che lo avrebbero potuto mandare in galera, aveva optato (e continua ad optare per salvaguardare le aziende dei figli) al basso profilo del non fare assolutamente opposizione.

Anche se Forza Italia è sotto al 10%, sticazzi. Senza di lui dove devono andare Fitto e co. E a Silvio Renzi conviene. Su di lui ha un non  piccolo potere di ricatto del 50%, in quanto se facesse cadere le riforme, i nemici interni del Pd si scaglierebbero contro il segretario come avvoltoi sopra un cadavere.

Grillo e Casaleggio con l’avvento del premier toscano non ne hanno più azzeccata una, finendo con l’essere etichettati come un movimento che sa solamente dire di no e che non ha voluto prendersi la responsabilità di governare, nonostante l’alibi insostenibile ed assurdo di Grillo secondo cui andrebbero al governo solo con il 100%dei voti. Hanno trasformato le europee in un referendum, credendo che sfruttando con rabbia ed invettive da guerra termonucleare, crisi e insoddisfazione, gli elettori si rifiondassero a votare  contro il governo. In questo modo invece non hanno fatto altro che rinsaldare, con la paura del “se vince Grillo”, situazioni tra di loro opposte e nemiche, che però in questo frangente si sono amalgamate per necessità, spostando voti verso il pd, che a quel punto era divenuta l’unica forza in campo che ‘potesse salvare l’Italia dall’avvento del m5s’.

E poi la novità della leadership renziana appunto. Fresca la nomina a premier, prima competizione da segretario del partito. La novità è sempre trascinante.

E poi ancora, l’astensione enorme. Ha votato quasi un italiano su 2. Il Pd ha preso più del 40% ed ha stravinto, prendendo però 1 milione di voti in meno di quando perse le politiche nel 2008 con Veltroni. La differenza tra percentuali e voti effettivi si spiega con l’alto numero di astenuti (il 58% di votanti, contro l’80% del 2008). Non dico che il 41% sia una bolla elettorale, ma potrebbe esserlo. Sicuramente rappresenta un risultato condizionato da molti fattori eccezionali.

Certo, al momento il centrodestra non esiste. Berlusconi non fa più opposizione e rappresenta un ostacolo ad ogni tentativo di riorganizzazione di quell’area. I grillini sono svuotati dai loro errori politici e si avviano verso un forte ridimensionamento in termini di consensi.

A comandare è un perfetto “sistema comunicativo” che meglio di altri attualmente riesce a mascherare le contraddizioni, creare confusioni ideologiche, designare falsi nemici. Un meccanismo comunicativo che opportunisticamente e con blando illusionismo legittima ancora la dicotomia destra/sinistra come stratagemma per la mobilitazione elettorale, illude quel che resta del ceto medio, si fabbrica degli alibi perfetti. Nascondendosi dietro il giovanilismo, la bellezza e la spontaneità porta avanti il proprio disegno di potere, rappresentando  determinati interessi ed equilibri che potrebbero essere prossimi alla rottura.

Disoccupazione in crescita. Le aziende chiudono. I consumi calano. Tutti si sentono (e sono) più poveri. Due mila e trecento miliardi di debiti, il 135 per cento rispetto al Pil e presto arriveremo al 150. Per essere di nuovo un paese normale, bisognerebbe creare due milioni di posti di lavoro, mentre non si riesce  nemmeno a tenere in piedi quelli che ci sono già.

In fasi come questa sono fisiologici il venir meno delle tradizionali contrapposizioni parlamentari e l’incremento dei conflitti tra lobby e gruppi di potere vari. Ed in fasi come queste meccanismi comunicativi perfetti e gruppi personali ben amalgamati e coesi, si insinuano come coltelli nel burro.

Quel 41% è usato come una clava dai renziani & co, che altro non sono/sembrano se non una vera e propria agenzia comunicativa al potere. Il messaggio è chiaro: qua siamo sull’orlo del disastro e gli unici che possono contenerlo comunicativamente, offuscarlo, confonderlo, farlo sparire e comparire a piacimento, siamo noi, perchè abbiamo le capacità, gli agganci, le parole, i modi e le facce perfette per fare tutto questo. Alla gggente, a quella che vota, ci pensiamo noi. Gli apparati, chi ha e continua a voler avere le mani in pasta nel potere per guadagnarci sopra, si sono fatti due conti ed hanno dato, anche a costo di scontentare qualcuno (vedi Letta), l’ok a concedere l’appalto.

Se da un lato questo stato di necessità rilascia non poca forza all’agenzia comunicativa renziana, allo stesso tempo ne svela anche il limite. Infatti, attenuata la tempesta, allevati nuovi “sacerdoti”, alleviati i rancori interni, riparate le falle, ricostruite le truppe, rinsaldato le alleanze, i committenti diranno grazie e tanti saluti, perché a nessuno piace appaltare la propria esistenza  a forze intermedie che potrebbero insinuarne fisiologicamente il terreno. Insomma, daranno il solito ben servito. Come hanno sempre fatto. E mai in modo indolore.

Soundtrack1:’Ineluttabile’,Marlene Kuntz

Viva il re!

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La direzione nazionale PD di oggi pomeriggio, quella definitiva che dovrebbe decidere il governo, chi andrà alle consultazioni con Napolitano, chi guiderà il partito in questa fase, le sorti di Bersani e di tutto il gruppo dirigente, non sarà a porte aperte. In streaming, come si dice adesso. Mentre lo erano state le altre dopo la batosta delle elezioni. E persino la riunione generale dei parlamentari. Era la nuova era, ciò che avevano imparato da quelle elezioni. L’apertura.
E’ durato poco. Anzi, non è mai iniziato.
Il cambiamento non lo puoi copiare. O è tuo, o non lo è. E come Roma non si costruisce in un giorno.

Il resto è stilistica. O buffonata. Come la prima direzione in streaming: auguri a Bersani da parte di tutti. E la seconda: gente convocata per sms la mattina e convogliata nella Capitale da tutta italia il pomeriggio, è stata rimandata a casa dopo 5 minuti perchè uno dopo il primo intervento ha fatto mozione d’ordine per dire che non era quello il momento di discutere. E la presidente Bindi senza votare ha accolto quella mozione rispedendo tutti a casa. Chi era quello che ha fatto la mozione d’ordine senza voti? Franco Marini. Quello che poi dalla Annunziata ha detto che il problema del pd è che nelle riunioni non si vota.

Che poi è la stessa cosa di tutti quelli, del Pd, che si sono lanciati al grido Ro-do-tà-tà-tà.

Che gli elettori 5s che l’avevano decretato loro candidato Presidente fossero 4 gatti non è una notizia. Si sapeva. Quelli sono gli iscritti e quelli votano. Come alle parlamentarie. Non è come le tessere pd che aumentano vertiginosamente in pacchetti alla vigilia di ogni elezione interna. E al “perchè no?” bastava rispondergli “perchè Rodotà è quello del comitato del NO ai referendum Tortora. E’ un no che vale quanto una Repubblica. Anzi 3”.
E invece il guaio sono quelli del pd che gli sono andati dietro. Dimostrando di non conoscere nè la matematica, nè la storia, nè la Costituzione, nè le basi piu elementari della politica. Ma neppure le regole del circo.
Con questo ufficializzando che il vero problema del PD non sono i vertici. E’ la base.
Tutti contro l’accordo col PDL, quando praticamente in quasi tutti i comuni province e regioni ce l’hanno con l’UDC, l’accordo. Che è peggio.
Come i Giovani Democratici che ora occupano le sedi pd dicendo che loro sono la parte buona del pd. Loro e le primarie. Sarà per questo che le hanno cancellate dal loro statuto non facendole per il secondo Congresso GD. Mentre stiamo ancora aspettando i risultati del primo, quello finto che senza neanche una scheda bianca o nulla, elesse Fausto Raciti. A proposito: Fausto Raciti, il segretario dei GD appena eletto in parlamento senza primarie, mentre i giovani di cui è a capo occupano le sedi pd di mezza italia, qualcuno l’ha visto?

Niente, tutti a cercare i 101 traditori. Dimenticando che la “Più bella del mondo”  difende il voto segreto e l’assenza di vincolo di mandato, mentre condanna i voti riconoscibili con questo riconsegnando SEL all’ala extraparlamentare della DC.
Tra l’altro quando i grillini liberi votarono Grasso e Grillo si arrabbiò, Bersani difese l’ art 67 chiamando Grillo leninista, mentre ora chi l’ha fatto con lui è un traditore.  E comunque delle due l’una. O vi convincete una volta per tutte che le liste bloccate sono il senso di una democrazia parlamentare, o vi scagliate contro i traditori. Perchè quei traditori, sono quelli usciti dalle primarie.

Perchè non è inseguendo Grillo che il pd uscirà dal burrone. Perche non è Grillo ad avercelo spinto lì.
L’unico vero grande artefice del collasso del PD è Giorgio Napolitano. Come quelle fighedilegno che prima te la fanno annusare, poi se la tirano, poi le porti a cena, poi al pic nic fuori porta, poi al week end alla spa, poi in viaggio a Sharm e solo quando scoprono che c’è un’altra che ti vuole, finalmente te la danno. Con l’unico risultato di aver disintegrato il pd. E loro applaudivano.

E’ da quegli applausi che bisogna ripartite. Non spolpando come sciacalli il capo vecchio a terra, e cambiandolo con il capo nuovo.
Presentarsi alle consultazioni con Renzi candidato premier adesso vi farebbe finalmente ammettere, e sarebbe ora, che avevamo ragione: le primarie non esistono.

Che come ben ha detto Fassina, la classe è dirigente se dirige, sennò si chiama seguente. Che non vuol dire puntare al sovversivismo delle classi dirigenti, ma che la rivoluzione è un passo al giorno verso la direzione giusta.

aggiornamento: dal sito Europa “ore 16.00 Il Pd ha fatto sapere pochi minuti fa che si potrà seguire la direzione in diretta streaming, una decisione presa in extremis. A minuti si inizia”

IL PD CI LEGGE.

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Seppuku

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La democrazia dovrebbe avere come base fondante per la sua strutturazione sociale, la libera, consapevole e non condizionata formazione dell’opinione e delle scelte degli individui. Gli automatismi psichici e culturali di buona parte dell’elettorato sono completamente estranei a tutto questo. L’elettore medio è vittima di dinamiche mentali che sulla base di una scena e di una proiezione fantasmatica lo portano a preferire delle opzioni politiche del tutto astruse a ciò che dovrebbe migliorare l’esistenza che vive tutti i giorni. Purtroppo è così. Non ci sono mezzi termini. E’avvilente, ma questo è. Bisogna prenderne atto. Metafora visiva perfetta è lo sguardo allucinato e completamente assente di Sara Tommasi con la parrucca rossa durante le scene del film porno che ha girato un anno fa. Questo è lo stadio democratico dell’ Italia nel 2013. Non dico che sia necessariamente un male, anzi per qualcuno certamente sarà un bene. Quel che dico è che sicuramente bisogna prenderne atto con consapevolezza schismogenetica e comportarsi di conseguenza per arrivare a manipolarlo.

Ingegner Pretocchio*, la sua è un’esagerazione bella e buona e credo proprio fuori luogo, visto che in Italia la democrazia funziona benissimo e molto più che in tanti altri paesi. Comunque, lo so che lei, livoroso, tira in ballo sta roba perché in realtà vorrebbe parlare dello stanziamento di circa un miliardo di dollari per la “ristrutturazione” dello scudo antimissile europeo e dei sistemi antimissile sulla costa occidentale Usa attraverso l’incremento di 14 intercettori entro il 2017, annunciato dal segretario della difesa statunitense Chuck Hagel. Ma qua stiamo allo streaming tra Vito Crimi e Bersani.

Si ho visto. Sembrava un esame all’università tra un assistente di quelli sfigati che ti sta bocciando e lo studente che implorava almeno un 18 perché altrimenti è spacciato per la vita.

E’stato negli Usa di recente?

Si, sono andato al funerale del procuratore Mike McLelland ucciso qualche giorno fa quasi sicuramente dai Fratelli Ariani di cui era uno dei principali accusatori. I fratelli ariani sono un’organizzazione razzista nata nel 1964 a San Quintino che può contare su circa ventimila membri fuori e dentro le prigioni. Hanno un’ideologia basata sulla purezza ariana e sulla lotta senza tregua contro tutti “i nemici della vera America”. Essere bianchi è il requisito principale per entrare, poi bisogna superare una prova d’accesso: uccidere un nero o un ispanico o un asiatico ma anche un bianco che non accetta le loro regole. L’uscita dall’organizzazione non è prevista se non da morti.

Passiamo dai fratelli ariani a quelli italiani. Partiamo dai saggi. Cosa rappresentano questi saggi?

Sono un diversivo per prendere tempo. Dopo il fallimento di Bersani, Napolitano avrebbe dovuto dare l’incarico ad un altro personaggio che, con i presupposti che ci sono, avrebbe fatto la stessa fine del segretario del Pd. A quel punto il Presidente della Repubblica avrebbe dovuto sciogliere le Camere, ma essendo nel semestre bianco non ha tale potere. E quindi si è inventato questo stratagemma per prendere tempo e tentare di far trovare un accordo tra Pd e Pdl per facilitare eventualmente il lavoro al nuovo Presidente della Repubblica. Quest’ultimo appena eletto darà un mandato esplorativo, quasi sicuramente al presidente del senato, per vedere se qualche accordo si sia materializzato. Se l’accordo c’è allora dà l’incarico al nuovo presidente del consiglio, altrimenti scioglie le camere e si vota a Giugno.

E secondo lei, ingegnere, cosa succederà?

Innanzitutto adesso abbiamo un governo dimissionario che non ha mai avuto la fiducia delle nuove camere, che non lo potrebbero quindi nemmeno sfiduciare. O si voterà a Giugno, o al massimo ad Ottobre. Un eventuale governo sostenuto da Pd e Pdl può nascere solo per fare la legge elettorale e nient’altro se non qualche provvedimento d’urgenza.

Un governo di larghe intese non potrebbe durare tutta la legislatura?

Ma lei sta scherzando? Per il Pd sarebbe suicidio politico puro. Grillo, Silvio e Vendola non aspettano altro. Innanzitutto sarebbe un governo bloccato che cadrebbe dopo qualche mese. Questo permetterebbe a Grillo di gridare all’inciucio. La radicata componente antiberlusconiana dell’elettorato democratico trasmigrerebbe verso Vendola, 5stelle e l’astensione. E Silvio vincerebbe scorreggiando e ruttando, non dovrebbe nemmeno fare la campagna elettorale.

Il Pd è messo proprio male?

Bersani non sa che fare, anche perché la sua epopea di leader a questo punto si è conclusa. Spera che qualche grillino lo possa votare al senato, 6/8 senatori al massimo, ma questo non sbloccherà la situazione. E’troppo fresca la questione per sperare in una rottura tra Grillo ed i suoi eletti. E poi si arriverebbe ad una riedizione del Prodi nel 2008: maggioranza risicata con in più lo stare sotto ricatto dei senatori di Scelta Civica. Poi ci sta il fronte interno: Renzi che giustamente scalpita e la balcanizzazione cruenta che è alle porte. Forse l’ala bersaniana terrorizzata si raccoglierà intorno a Barca per sfidare il sindaco di Firenze alle primarie, annettendo a sto punto pure Vendola e Sel. Oppure tutto si risolverà con divisione formale o con una roba tipo diarchia sotto vuoto. Comunque le primarie portano davvero sfiga.

Grillo non vincerà le prossime elezioni?

Grillo non è altro che l’egemonia televisiva che avanza sulle macerie dei partiti tradizionali. Ma è un’egemonia non egemone in quanto non può risolvere nessuno dei problemi che apparentemente dice di voler risolvere. E’la forma mutante della bugia televisiva e pubblicitaria, è un bluff efficace che si adegua ai tempi di internet e della rete. Cosa propone il m5s, la decrescita come adeguamento degli stili di vita alla sofferenza? Se sei povero mangia di meno e lavati con i saponi fatti in casa. Ok, mi sta anche bene, ma chi si affida messianicamente alla pubblicità politica lo fa perché vuole un sogno, vuole realizzata l’ebbrezza dell’immaginazione, mentre a conti fatti si ritroverà con un pugno di mosche in mano. Tipo il reddito di cittadinanza. Lo stesso economista di riferimento di Grillo, Gallegati, ha detto che un’ipotesi del genere verrebbe a costare 200 miliardi di euro senza specificare dove andrebbe a prenderli se non accennando ad una specie ‘di riduzione della corruzione che attanaglia il paese’. Bah, lasciamo perdere. Poi quando parla del sussidio per i disoccupati per tre anni, uguale alla flexsecurity di Ichino, dice che sta roba costa 20 miliardi che verrebbe sostanzialmente coperta con i 15 previsti per la cassa integrazione e per gli altri ammortizzatori sociali esistenti. Gli altri 5 verrebbero raccolti attraverso tagli ai costi della politica, alle missioni militari estere e all’acquisto dei cacciabombardieri. Ok, ottimo. Ma quindi sti 15 miliardi si tolgono ai cassa integrati per darli ai disoccupati? E ai cassaintegrati che si da? Ci sarà un conflitto di interessi tra essere disoccupati e cassaintegrati?Sarà meglio essere disoccupati o cassaintegrati? Perchè non dice allora che vuole abolire la cassa integrazione?

E quindi?

La parabola di Grillo finirà che tutti quelli che l’hanno votato andranno sotto casa con i forconi a chiedergli soldi. L’impasse di questo mese ha sgonfiato la bolla speculativa del suo tsunami. Cosa che a lui comunque conviene perché nei suoi piani mira a diventare una sorta di Rifondazione trasversale antisistema che si attesti intorno al 10/15%. Una situazione del genere gli permetterebbe di poter urlare per almeno una diecina d’anni senza doversi mai prendere qualche responsabilità. Anche se già emergono debolezze e contraddizioni, come ad esempio quelle tra le spinte alla partecipazione e le tendenze alla delega plebiscitaria, o tra democrazia diretta da una parte e chiusura tecnocratico-populista dall’altra. Fanno lo streaming con Bersani, ma poi tra di loro convocano riunioni segrete tipo raduni aziendali dove Casaleggio catechizzerà tutti usando le tecniche di management di Tom Peters e Robert H. Waterman Jr.

Spesso il comico genovese in campagna elettorale era solito dire: ‘questa è una comunità’’, altri gli dicono invece che ha costruito una setta.

Non penso che lui si riferisca al filone del comunitarismo democratico e universalizzabile che tende a lasciarsi alle spalle tanto le esperienze tremende delle destre storiche quanto quelle dei comunismi storici novecenteschi. Obbiettivo dei comunitaristi è quello di declinare l’idea di una comunità umana, composta da individui uniti da rapporti liberi, solidali ed all’insegna del riconoscimento reciproco. Per loro il comunismo ha sbagliato perché non ha puntato sull’individuo comunitario ma su una totalità livellata. Bisogna invece pensare ad un comunitarismo rispettoso dell’individuo e delle differenze, in una comunità umana in cui si è liberi solo se tutti lo sono.

E Grillo non è su questa scia?

La comunità di Grillo non ha un carattere emancipativo universalista, ma particolaristico ed escludente da un lato, ed organicistico e repressivo dall’altro. La sua visione si pone in contrapposizione a tutto il resto: o ne fai parte oppure ne sei escluso ed inferiore. Si fonda su un settarismo atomistico tipo le comunità primitive tribali o quelle medievali sacralizzate, che avevano come base fondante il terrore, da parte dell’individuo, di sprofondare dentro una solitudine insensata e senza via d’uscita, che ne facevano accettare gerarchie dominanti esasperate dove l’abuso e l’ingiustizia erano normalizzati ed accettati supinamente.

Senta, la sua critica mi sembra troppo negativa e piena di pregiudizi. Non è possibile che il m5s non sia portatore di una benché minima istanza e funzione positiva. Parlare con lei è di una pesantezza unica, abbiamo fatto una discussione dalle dimensioni elefantiache. Menomale che ci sentiamo per un’intervista a stagione. E finalmente si è tolto quelle magliette con la scritta da coglionazzo adolescente. Era ora! Tiene 50anni passati ed ancora se ne va in giro a fare il ragazzino.

Mi faccia dire un’ultima cosa sul caso Travaglio-Grasso.

Concluda ma non faccia il cialtrone. Di solito per incontrarla mi faceva venire in posti splendidi di mare, invece stavolta si è piazzato in questo buco del culo del mondo irraggiungibile dove non ci sta un cazzo e che non posso nemmeno riferire. Vabbè, finisca che non vedo l’ora di andarmene da questo luogo assurdo. Mi sembra che siamo passati dall’Ipocalisse al Seppuku.

Sullo scontro di allora nella procura di Palermo la penso esattamente come Giuseppe D’Avanzo ebbe a scrivere qualche anno fa con quell’articolo sulla cd. sindrome del perdente. Ecco l’articolo, quando ha tempo se lo legga. Tra l’altro D’Avanzo fa anche una lezione di giornalismo all’inventore del Fatto in quest’altro editoriale. Ecco, si legga anche questo. Ma quello che mi preme è chiederle una cosa. In pratica Marco Travaglio fa la sua fortuna insinuando ambiguità e cose disonorevoli attraverso un bricolage monologhistico senza contraddittorio, contro i soggetti che finiscono sotto le sue grinfie. Tra l’altro in Tv ride sempre mentre fa i suoi interventi, sprizzando superiorità morale e dileggio. E questo va pure bene, ha avuto anche una funzione positiva per un certo periodo. Ma le chiedo: da Santoro o sul Fatto si è mai espresso sulla faccenda della cassetta contenente la conversazione tra i senatori De Gregorio e Caforio sul tentativo di corruzione subito dal primo, che Caforio diede a Di Pietro il quale sostiene adesso che questa cassetta sia sparita?

Non lo so se l’abbia fatto, non guardo Sevizio Pubblico.

Il punto è proprio questo. Se l’ha fatto è un conto. Ma se non l’ha mai fatto, beh, la sua credibilità per quel che mi riguarda è pari a zero. Anche lui è un vero italiano.

E sticazzi.

Soundtrack1: ‘Inhaler’, Foals

Soundtrack2:’ Wishing well’, Motorpsycho

*L’ing. Paolo Pretocchio è un personaggio di fantasia dislocato primaverilmente in una località segreta per imitare le riunioni di Beppe Grillo con i suoi eletti.

Ogni riferimento a fatti, cose e persone è puramente casuale.

Vi hanno preso per il culo

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Lo sport del giorno è la gara, tra analisti, commentatori, autorevoli piddini, ma soprattutto tra sostenitori e promotori delle primarie, a dire a Bersani di non essere lui il nome da fare a Napolitano durante le consultazioni per il Presidente del Consiglio.

Ecco.

Se il vincitore delle primarie salendo al Colle non indica il suo nome come come capo del Governo, e se il Capo dello Stato non affida a lui, capo della coalizione che ha vinto le elezioni, la Presidenza del Consiglio, questo vuol dire, ufficialmente e definitivamente, una sola cosa.

Che le primarie non esistono.

E ve l’avevamo detto.

Immagine 994

Leninisti!

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Ora che qualche senatore cinquestelle ha votato Grasso contro le indicazioni del gruppo, e Grillo ha minacciato di cacciarli, tutti contro Grillo.
Persino Bersani, no dico non Berlusconi ma Bersani, dopo averlo stolkerato i giorni scorsi, dice che Grillo è come Lenin. Che è come se io  dicessi a Pamela Anderson che è una tettona.

Quando fino a 2 mesi fa i radicali votavano liberamente dal gruppo pd, ma anche liberamente da loro stessi, come ad esempio per il decreto salva Riva, gli davate dei traditori.

“Stronzi” li chiamò Rosy Bindi (e ora voi mi dite che la salutereste, Rosy Bindi?).

E infatti per la prima volta non è il Pd a inseguire Grillo, ma Grillo a inseguire il Pd.
Del principio costituzionale dell’assenza di vincolo di mandato, ma anche di quello dell’insindacabilità dei parlamentari, il Pd fa carta straccia da anni (la piu bella del mondo quando conviene a loro).

Il capogruppo Franceschini mandava sms alle 9 con gli ordini per cosa votare alle 11. Senza discussioni, incontri di gruppo, posizioni maturate insieme, nè altro. Guai a votare diversamente. Disciplina di gruppo la chiamava, quella dell’sms, altrimenti stronzi e traditori.

Perchè i radicali non li hanno voluti candidare piu secondo voi?
“Perche stavolta vogliamo una legislatura tranqulla” dichiarò Bersani.

Ecco, tiettela!!!


NB: anche Bersani ha fatto firmare ai suoi  candidati Pd, ma anche di Sel e Tabacci, un patto che li impegna a votare come deciderà la maggioranza del gruppo.

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