un blog canaglia

Sudditi

in società by

Intendiamoci: non è che lo trovi di cattivo gusto.
Sono un fan di Zappa, io.
Figuratevi che me ne frega, del buon gusto.
E’ che gioire per la morte di un potente è roba da sudditi.
Cioè, se uno è un suddito, se non dispone di alcun mezzo per affermare i propri diritti, anzi se manco sa di averne, diritti, allora per godersi un momento di riscatto, per assaporare un attimo di gioia, aspetta che il padrone tiri le cuoia.
E a quel punto festeggia. Di solito in modo scomposto.
Allora il fatto è questo: non mi scandalizzo per chi gioisce sulla morte di un potente.
Mi spavento.
Perché in quel branco gaudente e scompisciante che spalanca la bocca e ride a crepapelle non posso fare a meno di vedere una massa di sudditi.
Pronti a far festa per la morte di un padrone, e pronti a sciropparsene un altro il giorno dopo.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

24 Comments

  1. Certo che siamo sudditi che gioiscono!C’è in questo paese la possibilità di essere altro se non hai raccomandazioni,se non sei addentellato,se non hai amicizie?Se non nasci figlio di,cosa può fare un povero ragazzo di strada se non suonare in una RnR Band?(cit)un precario un operaio uno che non conta niente come può ribellarsi al mutuo,al poco lavoro,alla necessità ?DEVE fare il suddito!e a chi lo deve questo se non ai vari Andreotti e compagnia cantante?Ding Dong The witch is dead!

  2. Questo post da per scontato che chi gioisce per la morte di un potente esprima la sua ribellione e la sua indipendenza solo in quella maniera, non si capisce secondo quale ragionamento. Certo, esistono anche quelli, ma io vedo un sacco di gente che si sbatte tutti i giorni per migliorare la situazione e proprio per questo non ha nessuna intenzione di attribuire onori a uno dei personaggi peggiori della storia italiana. Mi sembra che i sudditi della situazione siano gli incensatori di regime, e lasciare che si sentano solo loro mi sembra un crimine.

  3. è molto snob questo post, molto borghese…(perché tirarsi fuori dal resto dei sudditi? non lo siamo tutti, compreso chi si ribella?), anche perché tu hai usato “sudditi” nel senso più dispregiativo possibile.
    La cultura e la satira popolare (quella ben rappresentata dal teatro di dario fo) è proprio quel festeggiare dopo che il tiranno è morto (o il re è nudo), come dopo la caduta del fascismo, la morte di mussolini o dei gerarchi fascisti…anch’io sono stato e sono un fan di Zappa, ma questa puzza sotto al naso mi da fastidio…i know this exquisite little inconvenience by the name of: Stink foot…

    • Klavit: snob o borghese? No, perché è diverso. Voglio dire, tu non sei “borghese”? Perché, sai com’è, tirarsi fuori dall’ambito dei borghesi, quello sì, rischia di essere snob. Dopodiché: per pietà, non mescolarmi la satira con la gioia becera. Ti prego, un minimo di decenza.

      • siamo tutti borghesi e il fardello più odioso è proprio l’educazione al suo codice di comportamento, che ci condiziona al punto che neanche ce ne rendiamo conto, a volte, infatti il borghese era riferito alla cultura e non allo status, che riguarda anche chi non ne condivide la cultura.
        Sapendoti un intellettuale davo per scontato che ne comprendessi la differenza, o forse il misunderstanding era funzionale solo per criticare il mio post.
        Ma comprenderlo e comprendere che è borghese avere un atteggiamento rispettoso, sobrio, distaccato anche davanti ai soprusi del potente, può portarci a pensare che, anche se individualmente è plausibile (perché ci fa sentire più “giusti”, accettati e percepiti come persone elevate rispetto alla massa), non lo è per criticare il popolo in quanto volgare. Sono due culture differenti le cui radici sono un riferimento ideologico. Borghese o popolare (non più borghese o proletario, ovviamente).
        Lo snobismo ha radici borghesi, appartiene a quella cultura, mi sembra ovvio, nella cultura popolare non esiste.
        Sulla satira e la “gioia becera” (come la definisci tu) spero tu non voglia arrogarti la superiorità a Dario Fo, che più volte ha spiegato la satira popolare, citando addirittura Dante o S. Francesco (http://www.francarame.it/de/node/656).
        L’uso delle battutine ad effetto, che tendono a insultare l’intelligenza dell’interlocutore e cercare di sminuirlo agli occhi degli altri…La pietà, la decenza…Personalmente giudico l’uso degli stratagemmi di Schopenhauer esposti nell’arte di ottenere ragione, un modo per cercare di vincere una discussione quando non si hanno più argomenti.

  4. Ottimo commento, sinceramente. Coglie lo “spirito” di un tempo guasto. Essere “suddito” nel cervello NON è una condizione oggettiva, ma un’accettazione soggettiva, individuale, della propria condizione.
    “Cosa può fare un povero ragazzo di strada se non suonare in una RnR Band?(cit)un precario un operaio uno che non conta niente come può ribellarsi al mutuo,al poco lavoro,alla necessità ?”
    Da solo non può fare niente. Ma può unirsi agli altri come lui e mettere in discussione l’esistente, in modo anche mooolto radicale. così, in definitiva, in altri paesi (non in Italia, certo) si è diventati “cittadini”
    altrimenti resta solo in casa, digita insulti sulla tastiera e resta “suddito”. e nemmeno “felice”

  5. Guarda di stronzate ne ho lette tante, ma con tutto il rispetto questa le batte, non tutte, ma si guadagna un bel piazzamento. Un esempio di quando la semplificazione a tutti i costi corredata da uno snobismo post nobiliare, crea un commento assolutamente imbarazzante. Sicuramente puoi fare di meglio, riprova sarai più fortunato!!!!

  6. mah. mi torna buona la riflessione che feci al tempo della morte di cossiga: morto ricco potente e impunito nel suo letto, al termine di una lunga vita densa di soddisfazioni.

    queste sono le poche occasioni in cui il mio ateismo vacilla: ma vuoi vedere che il suo dio esiste e lo coccola?
    ahahah

  7. Maria Falcone dice in un libro queste parole: “pensi che quando mio fratello subì l’attentato all’Addaura,la prima telefonata di solidarietà gli arrivò proprio da Andreotti commentando ciò : AI FUNERALI IL PRIMO A MANDARE LA CORONA è SEMPRE L’ASSASSINO.”

  8. E’ questione perlomeno di educazione, si avete sentito bene, proprio della vecchia e tanto vituperata educazione. A gioire per la morte di chiunque, e intendo proprio chiunque, non si fa altro che, innanzitutto, palesare la propria mancanza di educazione e, secondariamente, autorizzare la gioia per quando toccherà a noi, e state tranquilli che toccherà…

    • il rispetto si guadagna da vivi non da morti.
      del buon gusto me ne importa poco sinceramente e della “buona educazione” ho sempre diffidato. e quando toccherà a me, sai cosa me ne frega se ci sarà qualcuno che ride, sarò morto e sepolto – anzi, morto e cremato – quindi che differenza mi fa?!?

      il post di alessandro, come tutti i suoi post, è provocatorio. secondo me si può essere anche soddisfatti di non avere più fra le palle un personaggio ambiguo e nefasto, ma è ben diverso dal gioire come sudditi. che ridono sguaiatamente e ballano sul cadavere del padrone e poi abbassano il capo al nuovo venuto.

  9. Sotto sotto mentre scrivevi questa cosa c’era una vocina che diceva “ma che cagata sto dicendo?!” pero’ tu hai continuato, hai voluto puntare in alto. Va bene, ti abbiamo letto. Adesso pero’ vai a far finta di leggerti Schopenhauer, mettiti un maglioncino di cashmere sulle spalle e fai un po’ di polemica su quanto la politica prima era più bella. Non ti biasimeremo, quelli come te esistono e noi sudditi non siamo razzisti. Vi accettiamo comunque 🙂

  10. Della morte di Andreotti non me ne importa nulla, semplicemente perché è morto di vecchiaia, e anche in età avanzata, come capita a tutti. Anzi lui ha vissuto decisamente troppo. E non me ne importa nulla anche perché dopo la sua morte in Italia non cambierà niente. Tutto qua. Trovo però che criticare, con motivazioni piuttosto deboli, chi gioisce ed ha tutto il diritto di farlo, sia piuttosto snob. Siamo sudditi? Certo che siamo sudditi. E tu cosa sei per tenerti fuori?

  11. …mi dispiace solo che sia morta prima la Signora Borsellino…avrebbe meritato di sopravivvergli anche solo di un giorno…

  12. E il bello è che tutti quelli che commentano non hanno capito una cippa. Essere sudditi è molto più una questione mentale che pratica: e non è una cosa di cui vantarsi.

    • La colpa di una eventuale incomprensione non è certo dei commentatori. Credo che tutti si stiano chiedendo quale definizione di suddito abbia usato l’autore per riuscire a comprendere tutte le persone che vuole criticare evitando di far far passare da moralista una pura e semplice difesa del buon gusto, e per quale motivo lui possa ragionevolmente tirarsi fuori da tale definizione. Se lo chiedono perché la definizione data nell’articolo è semplicemente al di fuori da qualunque logica: magari è vero che i sudditi, quelli mentali, gioiscono della morte dei potenti, ma questo non implica che chi gioisce della morte dei potenti sia suddito, mentale o no. Quindi siccome l’articolo non ha senso magari uno il senso ce glielo da da solo, e credo (ma è solo un’ipotesi) che le uniche definizioni ragionevoli che riescano a comprendere tutti i terribili profanatori di salme finiscono per includere pure ogni ragionevole commentatore, le persone che non hanno mai letto questo articolo, Metilparaben, ogni altro possibile tipo di nemico del mainstream e pure una parte considerevole del regno animale. Diciamo che una definizione di suddito tanto estesa esce dall’articolo, nessuno si fa vanto di esserlo

  13. Non ho riso alla morte di Andreotti.
    Che pure ho sempre profondamente avversato, come persona e come politico. In realtà non ho mai riso o gioito per la morte di nessuno.
    In fondo siamo tutti creature misteriose e naturalmente imperfette. Per di più
    ho ricevuto una educazione cattolica (come Giulio, ma con esiti diversi).

    Aggiungo: avverso molti altri personaggi dela politica, dell’economia, dell’informazione etc. ma a nessuno auguro la morte.
    Vorrei che fossero assaliti dal demone del dubbio, prede del rimorso, del desiderio di espiazione. Come personaggi dei romanzi ottocenteschi.
    Oppure che venissero molto più prosaicamente disarmati dal popolo: quei politici non pù votati dagli elettori, quei giornalisti non più ascoltati …

    Ma, francamente, non vedo il nesso (almeno quello diretto) tra il gioire per la morte di qualcuno e lo “status” di suddito.

  14. Io trovo di cattivo gusto gioire per la morte di un potente morto nel proprio letto. Se qualcuno lo avesse fatto fuori quando era l’ora giusta allora sì avrei brindato e versato un obolo per le spese legali della difesa.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

*

Latest from società

Al posto di Fabo

Già si sentono i rumori di fondo dell’esercito di fondamentalisti che si
Go to Top