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Subsidenza politica, ecologica ed economica

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Ieri mattina ascoltavo il Comitato nazionale di Radicali Italiani su RR e tra i tanti interventi mi è capitato di ascoltare quello di un amico, Enrico Salvatori, uno di quei radicali rompicoglioni che mettono faccia, tempo e corpo per portare alla luce gli obbrobri amministrativi e le mafiette locali, per gridare a chi dovrebbe farsi carico della gestione di un territorio che i disastri politici vanno a braccetto – quando non ne sono responsabili – coi disastri sociali e ambientali.

Enrico parla della situazione politica e ambientale della provincia est di Roma, dei dissesti (che lui definisce ecologici, economici e politici) provocati da anni di sfruttamento di un territorio ormai fragile da ogni punto di vista. Dice che i famosi Luther Blisset definirono la zona che comprende i comuni di Tivoli e Guidonia come una “fascia di scarto”. Chi vive in una provincia dimenticata può capire benissimo cosa significa.

Trovo che nel suo intervento ci sia una parola chiave, una di quelle parole che col suono indicano già il loro significato: subsidenza. La subsidenza è un lento e progressivo abbassamento del piano campagna (quello su cui poggiamo i piedini) e può essere di due tipi: naturale, cioè dovuta alla porosità del suolo, che tende a sprofondare su se stesso, e indotta, ovvero provocata da qualche attività umana. Le cause più diffuse di quest’ultima – cito da Wikipedia – “sono essenzialmente lo sfruttamento eccessivo delle falde acquifere, l’estrazione di idrocarburi, le bonifiche idrogeologiche”.

Riporto integralmente il suo intervento (che potete vedere e ascoltare qui) perché credo sia interessante ed efficace. Perché c’è una subsidenza fisica, politica e informativa che va combattuta con ogni mezzo.

“Quello che succede a Guidonia e Tivoli non va assolutamente declassato come locale o localistico. Ce lo dicono i dati, ce lo racconta questa cronaca della quale voglio rendervi partecipi. Stiamo parlando di un territorio di 150.000 abitanti circa. Solo Guidonia è la terza città del Lazio ed è il più grande centro di produzione e coltivazione del travertino – il travertino più famoso e pregiato al mondo, quello del colonnato di san pietro e della cava bernini per intenderci. Accade quindi che su questi territori pesano dei gravissimi debiti ecologici, economici e politici. Cominciamo da uno dei tre dissesti, quello idrogeologico.

Ad un certo punto, in questo territorio così vasto e scartato, i cittadini da qualche anno avevano incominciato ad accorgersi che qualcosa non andava: scosse di terremoto, boati, voragini improvvise, emissioni di gas velenosi dai tombini delle città e delle frazioni circostanti, acque che scorrono nei canali cambiando colore e infine abbassamenti e innalzamenti improvvisi dei Laghi. Proprio come in un film di fantascienza.

Quindi cedimenti strutturali di abitazioni, fabbricati chiese e strade, e questa oscillazione continua della falda nei comuni di Guidonia e Tivoli. Così, uno studio del CERI commissionato dalla Regione e voluto fortemente dai sindaci (il CERI è il Centro di Ricerca per la Previsione, Prevenzione e Controllo dei Rischi Geologic) dichiarava in un documento inquietante che in questi territori ci si trovava in una “situazione di criticità tale da imporre l’assunzione di provvedimenti urgenti ed indispensabili per la tutela della pubblica e privata incolumità”.

Nel 2004, un altro studio commissionato sempre dalla Regione e realizzato dal professor Nolasco annunciava un disastro imminente, un disastro che si sarebbe verificato di lì a poco, se le condizioni di sfruttamento delle risorse sarebbero rimaste le stesse. Quali risorse? In breve cerco di farvi capire. Le attività diciamo responsabili di questo stress del territorio sono due: travertino e acque albule. Una attività difesa storicamente dal comune di Guidonia, quella dei travertini, per evidenti squallidi conflitti d’interesse. E l’altra attività, quella delle acque albule, difesa dal comune di Tivoli. Sempre per più che evidenti, sfacciati, conflitti d’interesse. Entrambe le attività, sia quella dei travertini che quella delle acque albule, si occupano di emungere acqua dal terreno. La società Acque Albule perché ha bisogno di quell’acqua per le piscine, per le terme. Le società di travertino perché, quando il travertino – ad esempio, ai trenta metri – è finito e sono costrette con i macchinari a scendere a quaranta o cinquanta trovano ovviamente l’acqua e, non potendo estrarre il travertino, ne pompano 5000 litri al secondo per favorire le loro estrazioni. Poi con questi 5000 litri al secondo che ci fanno? Niente, li buttano nell’Aniene, contnuando ad alterare le acque di quel fiume, che tra l’altro, se non sbaglio, è già il più inquinato d’Italia.

Quindi potete immaginare la lotta tra queste 80 aziende di travertino e le acque albule, perché le acque albule comunque denunciano i “travertinari” di sottrargli acqua. Ma al di là di queste lotte fatte di denunce, di ricorsi e tribunali, chi ha pagato e continua a pagare negli anni gli effetti disastrosi del pompaggio di 5000 litri di acqua al secondo (pompaggio che continua ad avvenire tuttoggi fuori da ogni regola, da ogni controllo)? Chi continua a pagare negli anni questi effetti disastrosi sono i cittadini: gas velenosi, abbassamento pericolossissimo dei laghi che creano subsidenze, voragini improvvise, crepe nelle case.

E così arriviamo al debito economico.

Ad oggi sono stati spesi circa 60 milioni di euro per la messa in sicurezza degli immobili. Circa 200 famiglie hanno subìto danni, di cui 50 hanno subìto danni molto gravi (molti non vivono più nelle loro abitazioni, aspettano da troppi anni i contributi previsti dalla Regione, quando venne decretato lo stato di emergenza – cioè parliamo di quasi 10 anni fa). Contributi mai arrivati e smarriti nelle stanze della Regione e dei comuni. Molte famiglie sono state costrette a farsi carico dei lavori di messa in sicurezza delle abitazioni. E tutto questo mentre società di travertino ed acque albule continuano a pompare acqua, nonostante il CERI – pagato sempre dai cittadini – abbia dato delle soluzioni specifiche: ridurre almeno del 30% gli emungimenti; bloccare le edificazioni in quella zona; considerare il trasferimento della popolazione e rottamazione edilizia.
Altrimenti le conseguenze potrebbero essere, e cito testualmente, “CATASTROFICHE”.

Ma tutto ciò avviene perché la politica ha lasciato un vuoto. Un debito negli anni, in tanti anni. La Regione Lazio, che doveva approvare il PRAE (il Piano Regionale delle Attività Estrattive), che avrebbe regolamentato le estrazioni di travertino, non ha approvato proprio niente. Ma è andata avanti con leggi-proroga prorogabili e così non prendendo assolutamente decisioni e scaricando di Consiglio in Consiglio le responsabilità. Perché all’interno del Consiglio regionale del Lazio sono evidenti le presenze di gruppi, lobby e potentati legati sia alle società di travertino che alle acque albule.
Ad esempio, l’ormai ex sindaco di Tivoli, Marco Vincenzi, durante il suo mandato è stato dirigente della società Acque Albule Spa. Marco Vincenzi è assessore ai lavori pubblici della Provincia di Roma. Quindi, Giunta Zingaretti.
Se Zingaretti sarà presidente di Regione, Marco Vincenzi, ex sindaco di Tivoli ora assessore in Provincia, punterà – e ve lo dico quasi con certezza – a risultare di essere, proprio come un Batman dell’Aniene, tra i primi degli eletti”.

 

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