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Stroncati per voi

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Oggi stroncherò per voi Doctor Sleep, del Re del Brivido Stephen King.

Doctor Sleep tratta, per chi non lo sapesse, della vita del piccolo Danny a partire dai tragici fatti dell’Overlook Hotel (quelli di Shining per intenderci) fino alla sua vita di uomo adulto ai giorni nostri. SPOILER: da qui in avanti viene dato per scontato che chi legge abbia letto il libro Shining e/o visto il film di Kubrick.

Doctor Sleep è a tutti gli effetti il seguito di Shining (Shining 2 se preferite) e, come dice lo stesso King, è nato per rispondere alla domanda che (forse) molti si sono posti: che cosa è successo al bambino di Shining?

E qui secondo me nasce il primo problema del libro. Perché cazzo ha dovuto scrivere il seguito di una storia perfetta, da cui è stato tratto un film perfetto, che ha contribuito a costruire la sua fama spaziale da oltre 400 milioni di copie vendute coi tuoi libri (si avete letto bene 400 milioni: in pratica un adulto su due nel mondo occidentale ha acquistato almeno un libro di King nella sua vita)?

Perché King si è voluto riprende Shining. Il suo Shining.

La Vera Storia della Famiglia Torrance, come lui stesso rivendica alla fine di Doctor Sleep. Il suo Shining, non quello di Kubrick.

Sentite come liquida il film: “Poi naturalmente c’era la faccenda del film di Stanley Kubrick, che per motivi a me ignoti molti ricordano come assolutamente terrorizzante”.

La faccenda del film di Kubrick, come se fosse una fiction rai di prima serata.

Terrorizzante per motivi incomprensibili…. Incomprensibili!

Nel libro ritroviamo Danny adulto, che sprofonda in alcol e droga per sopire le voci che la sua luccicanza lo costringe ad ascoltare, e veniamo a conoscenza del destino della madre di Danny, la dolce Wendy. Danny vagabondo alcolizzato e tossico a zonzo per gli Stati Uniti, nel commovente e patetico tentativo di ricostruirsi una famiglia, dopo la devastazione dell’Overlook Hotel. Danny che trova lavoro e pace solo come dipendente di un ospizio dove, grazie alla sua luccicanza, favorisce il trapasso degli anziani.

Le pagine migliori di Doctor Sleep sono le prime 100.

Chi ha visto solo il film di Shining non riuscirà a cogliere appieno quanto la potenza di Shining fosse tutta qui, nella descrizione del collasso della famiglia middle-class americana. Bianchi, istruiti, scrittore di buone speranze lui e bionda cheerleader lei, destinati a soccombere sotto il peso del mancato successo letterario di jack Torrance. Da qui l’alcolismo di lui e il ritiro nell’albergo, la quarantena da una società che non li premia, ma senza la quale inevitabilmente impazziscono. L’epilogo nel libro è chiaro fin dall’inizio, ma l’amore cieco e il rispetto incondizionato per il padre impediscono a Danny e a Wendy di vedere in che cosa Jack si stesse trasformando, ben prima di rinchiudersi nell’albergo tra le montagne. L’Overlook Hotel è catalizzatore e non creatore di una follia che i Torrance si portano appresso come le loro valigie, imprigionandola con loro tra la neve. Presto o tardi Jack avrebbe comunque tentato di uccidere la sua famiglia, con o senza l’ispirazione dei fantasmi dell’albergo.

In Doctor Sleep tutto questo manca. L’unica famiglia, quella della co-protagonista del libro, la ragazzina Abra, tiene botta alla grande, anche di fronte alla luccicanza della figlia (dote che in Shining era negata, temuta), anche di fronte alla violenza che ne fa oggetto. Mancano la tensione, il senso claustrofobico di Shining, e l’inquietudine che pagina dopo pagina avvolgeva il romanzo. Doctor Sleep è un romanzo di avventura: non ci sono altri livelli di lettura. Ci sono i buoni (che sono davvero tutti molto buoni) e ci sono i cattivi (che più cattivi non si può), una trama ricca di colpi di scena, ma tutto sommato rimane una storia abbastanza prevedibile.

E’ un buon romanzo di avventura. Ma basta?

Intendiamoci: credo che la maggior parte degli scrittori italiani sacrificherebbero a buon ragione il loro testicolo preferito per scrivere come King nei giorni meno ispirati.
Leggere King è un piacere a prescindere.

I luoghi, gli oggetti, i personaggi secondari sono sempre di un realismo incredibile, per il semplice fatto che sono veri: esistono quei luoghi, ed esiste quasi tutto quello che King descrive, e lo descrive perché lo ha visto. E’ nota la cura maniacale con la quale prepara i suoi romanzi. Scrive con semplicità, lavorando per sottrazione: non troverete mai parole inutili e definizioni ridondanti.

Non importa quanto la storia sia irreale: lavorando sul contesto, definendo tutti i dettagli, ecco che appare verosimile.

O molto simile al vero. E quindi fa molto paura.

Ma non questa volta.

E Danny?

Sticazzi.

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