un blog canaglia

Storture da sistemare

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Vediamo di capirci, Matteo: io sono felice, davvero, per la stepchild adoption. Cioè, bisogna ammettere che è non è poco, e che fino ad oggi nessuno si sarebbe mai sognato di introdurla nel nostro ordinamento. Quindi, lo premetto, bravo, e grazie.
Però, per come la vedo io, sullo sfondo c’è una questione che rimane come non risolta, non discussa, sottaciuta. Facciamo che cerco di spiegartela, ok?
Partiamo da qua: per te cosa rappresentano, esattamente, questi figli biologici di uno dei due componenti delle coppie omosessuali che già ci sono? Delle “anomalie” da regolarizzare in un modo o nell’altro, come le case abusive in cui la gente vive da trent’anni e allora si fa prima a legalizzarle che a buttarle giù, pur dovendo restare chiaro il fatto che sono una cosa brutta? Cioè, ci stai dicendo che secondo te quei ragazzi cresceranno deviati, deformati, storti, però siccome ormai non ci si può più far niente tanto vale dar loro uno straccio di status? Cos’è, una politica di riduzione del danno?
Mi piacerebbe davvero, poterti farti questa domanda. E scommetto, ci scommetto, che risponderesti di no. Deviati? Figurarsi, manco per sogno.
Bene: e allora, perdonami, perché non permettere che le coppie omosessuali possano adottare?
Voglio dire, se i ragazzi che attualmente, di fatto, si trovano a crescere con due genitori dello stesso sesso non fossero una stortura cui riparare meglio che si può, che senso avrebbe impedire alle coppie gay di adottarne degli altri?
Nessuno, apparentemente. Non avrebbe senso, credo che tu debba convenirne.
E tu, Matteo, non mi sembri il tipo che fa le cose così, senza uno straccio di senso.
Mi spiace dovertelo comunicare, Matteo, ma in fondo è proprio questo che ci stai dicendo: quei ragazzi non se la passano per niente bene; cioè sono in una condizione di difficoltà, di disagio, o comunque in una situazione non ottimale. Tant’è vero che con una mano li regolarizzi, mentre con l’altra cerchi di impedire che ce ne siano di nuovi.
Sai cosa? Al posto dei genitori di quei bambini, al posto di quelle coppie, non saprei davvero che pensare: se essere felice per la possibilità che gli stai per dare, o furibondo per il fatto che implicitamente, ma non per questo in modo meno chiaro, consideri le loro famiglie delle mezze schifezze.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

5 Comments

  1. bé, in effetti, al di là dell’omosessualità, la mancanza di una delle due figure, materna o paterna, è di per sé una stortura, nel senso di una grande sofferenza per i bimbi (e poi adulti) che la vivono. Forse nel tuo discorso è sbagliato il punto di vista. Provo a spiegarmi: nel caso della stepchild i diritti si attribuiscono ai bimbi/figli, già nati e che hanno tutto il diritto (appunto) di veder riconosciuta l’appartenenza ad una famiglia e, in questo senso, la titolarità di tutte le tutele che la legge riconosce ai minori in connessione ai doveri per i genitori.

  2. Silvia, scusami, ma sei proprio sicura che la mancanza di una figura materna o paterna sia una stortura? e i vedovi dove li metti? e i separati? E’ un pregiudizio questo, ci sono un mucchio di persone che, indipendentemente dal sesso, sono in grado di amare e crescere un bambino, e ce ne sono moltissime altre incapaci o indegne, a prescindere. Il sesso dei genitori mi pare proprio l’ultimo dei problemi, il mondo è cambiato, mi sa che non si può tornare indietro.

    • sicuramente la capacità di amare è completamente slegata dalle preferenze sessuali. Il mio discorso è più generale e prescinde in premessa dall’omosessualità: la mancanza di una delle due figure è di per sé una “stortura” per chi la vive. Ovvio che un bimbo può non avere un papà o una mamma, ad esempio perché uno dei due muore o non lo riconosce legalmente, ma non venitemi a dire che quel bimbo non vivrà un enorme sofferenza. Probabilmente la accetterà e andrà avanti nella sua vita cercando di fare del suo meglio ed essere felice, ma il vulnus lasciato da una mancanza così grande come quella di una mamma o di un papà è enorme e, credo, incolmabile. Almeno questo è quello che ho vissuto nella mia esperienza, forse è un pregiudizio.

  3. PS.: da madre non credo che l’essere genitori sia un diritto, ma un dovere che nasce nel momento in cui, per scelta o, a volte casualità, decidiamo di mettere al mondo un bimbo. Credo che la stepchild vada nella direzione di dare piena attuazione a quel dovere, più che di riconoscere diritti

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