un blog canaglia

Speriamo sia Emma, non donna

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Si dice che i gatti abbiano sette vite, ma anche Emma Bonino non scherza. Ogni sette anni, a prescindere dai risultati elettorali dei Radicali, salta fuori puntualmente il suo nome per la Presidenza della Repubblica. Da quando ho memoria politica, non ricordo sondaggio che non la piazzi tra i primissimi nomi. Nomi che ogni sette anni cambiano tutti, a parte il suo. Ci sono molte ragioni per cui Emma piace a una maggioranza relativa degli italiani: i più anziani ricordano le sue battaglie storiche, gli europeisti vedono in lei un ottimo commissario europeo, quelli che ci tengono all’immagine dell’Italia all’estero pensano alla stima di cui gode a livello internazionale, gli antiproibizionisti sperano che da presidente fermi leggi quali la Fini-Giovanardi, ecc, ecc. Ma il motivo che mi pare più frequente per dare sostegno alla sua candidatura fuori dalla ristretta (cavoli se è ristretta!) cerchia radicale  è che Emma  è donna. Io non voglio certo stare qui a rovinare la festa ai vari signori e signore del ci-vuole-una-donna-al-Quirinale: si’ Emma è donna, questo  è innegabile, e se il vostro obiettivo  è “avere una donna al Quirinale” e basta, con lei sarete soddisfatti. Sommessamente però vi ricorderei che Emma, pur essendo donna,  è contraria alle quote rosa e alle preferenze di genere ed è favorevole alla parificazione dell’eta’ pensionabile tra uomini e donne. Tutte cose su cui non va d’accordo con la maggioranza di quelli (o quelle) che tendono a voler dare cariche alle donne in quanto donne e non in quanto persone. Emma invece sarebbe un ottimo Presidente in virtu’ del suo curriculum: vi sfido a trovarmi un altro profilo come il suo in termini di indipendenza, esperienza e credibilita’ intenazionale tra tutti gli uomini che si sono mai avvicinati alla politica negli ultimi decenni. Siamo seri, Emma va sostenuta perché  è Emma, e non ha bisogno di ricordarci che  è donna per essere il miglior candidato sulla piazza.

Triestina di nascita, della sua terra si porta dietro lo spirito patriottico, lo spritz e la tendenza a sottovalutare qualsiasi raffica di vento sotto i 130 km/h. Radicale, milanista e milanese nel cuore, dopo la laurea il suo corpo fugge verso la Perfida Albione. Qui ottiene un dottorato in storia economica con una tesi sul divario Nord-Sud dopo l’Unità d’Italia. Il suo cervello invece, grazie alla sua tesi e alla mai curata passione per la politica, rimane in larga parte in Italia.

36 Comments

  1. Beh, la Bonino non sarebbe male. Da un punto di vista strettamente propagandistico, oltretutto, proprio il fatto che sia donna fa di lei una buona carta che il “centrosinistra” può giocarsi. E lo dico nonostante io condivida appieno la tesi del post, chiariamo: anche io penso che volerla in quanto donna sia una vaccata. Solo, temo che la maggioranza della gente non la veda così, ed è loro – non noi – che bisogna convincere. Detto questo, io continuerei a preferire Prodi.

    • Io trovo che Prodi unisca meno della Bonino, e poi l’elezione di Prodi darebbe modo a Berlusconi di dire che la sinistra ha occupato tutte le poltrone coi suoi. Emma e’ percepita come molto piu’ indipendente, e’ piu’ difficile darle addosso. Naturalmente c’e’ chi la odia, ma non si puo’ mica piacere a tutti. Poi vedendo i soggetti che la odiano, beh…Emma for President!

      • “L’elezione di Prodi darebbe modo a Berlusconi di dire che la sinistra ha occupato tutte le poltrone coi suo”.
        E’ vero, ma il problema sta nel fatto che buona parte di quelli che votano Berlusconi sono dei cretini a cervello spento.
        Per eleggere il Presidente della Repubblica servono i voti di entrambi gli schieramenti e non solo quelli della maggioranza. Non ce l’avrebbe fatta nemmeno una maggioranza bulgara come quella che aveva il PdL fino ad un paio d’anni fa ad eleggere da sola il Presidente

        • Veramente per eleggere il presidente servono 504 voti e il centrosinistra da solo ne ha gia’ 495. Basta che trovi 9 voti. Non serve nessuna maggioranza bulgara: secondo te Napolitano e’ stato eletto con i voti di entrambi gli schieramenti?

        • “Per eleggere il Presidente della Repubblica servono i voti di entrambi gli schieramenti e non solo quelli della maggioranza”.
          Non e’ vero, nei primi 3 scrutini servono i 2/3 dei voti, ma dopo basta il 50% dei voti +1. Con i non-equilibri che ci sono oggi in parlamento, i 2/3 dei voti non li otterrebbe neanche Gesu’. Quindi tutto sta a vedere se, alla quarta votazione ed oltre, prevarra’ l’inciucio PD-PDL su un salva-Berlusconi, o (speriamo) un sensato accordo PD-M5S su un candidato esterno e con credenziali di ferro. Forza Emma!

          • Pure io spero nella Bonino (o comunque in qualcuno che abbia credenziali forti). Quando dico che servono i voti di entrambi gli schieramenti, mi riferisco proprio al fatto che sono necessari i 2/3. Non sapevo che dopo il terzo scrutinio fosse sufficiente il 50%+1. Mea culpa

  2. “Ci sono molte ragioni per cui Emma piace a una maggioranza relativa degli italiani:”
    1) fonte? (hihihi)
    2) beh, anche monica vitti, sabrina ferilli e sara simeoni; che volemo fa’?

    e a me emma piace (o meglio, piacque), sia chiaro.

    se poi sia adatta a fare il presidente della repubblica non lo so – io francamente in una elezione diretta non la voterei, come non voto per lei e i suoi nelle altre competizioni cui partecipano. come pure – spiace dirlo – la maggioranza SCHIACCIANTE degli italiani…

    • 1) Fonte: praticamente tutti i sondaggi mai visti sui maggiori quotidiani italiani. L’ultimo: http://www.corriere.it/appsSondaggi/votazioneDispatch.do?method=risultati&idSondaggio=11971
      2) A differenza di Emma, Monica Vitti e Sabrina Ferilli e Sara Simeoni (che non ho idea di chi sia), non hanno molti consensi se proposte come presidenti. Se esistono sondaggi in cui sono davanti a Emma, mandatemi il link.

      Nessun candidato andra’ mai bene a tutti. Ma un presidente ci serve, il mio candidato e’ lei.

        • Perche’ in Italia abbiamo il papa, la maggioranza della gente e’ catto-bigotta, e la Bonino ha lottato con tutte le sue forze per la legge sull’aborto. ORRORE!

          • confermo, è un forte deterrente. eppure al referendum la 194 è stata confermata anche grazie ai voti dei cattolici.

      • ah, i sondaggi. i sondaggi dei quotidiani. m’hai convinto.

        (un certo asimov – chi è? non fa niente – scrisse un racconto in cui nel futuro i sondaggi sarebbero stati così perfezionati che si sarebbe eletto il presidente degli stati uniti chiedendo alcune opinioni a UN SOLO elettore)

        • Aspetto un nome che abbia secondo te piu’ consenso tra la gente.
          La carica di presidente mi pare ben diversa da qualsiasi altra carica. Del resto Napolitano mai e’ stato al governo col suo partito, eppure e’ diventato capo dello stato.

          • il (un) nome te lo ha appena fatto smxworld.

            quanto a napolitano al governo: non sapere chi è simeoni non è grave; non sapere chi è google un po’ di più.

  3. Napolitano e’ stato al governo con Prodi, “col suo partito” intendevo il PCI. Se poi conta aver fatto il ministro di un governo Prodi come legittimazione, allora a me va benissimo. Preparate il tappeto rosso per Emma, ministro nel governo Prodi nel 2006.

  4. a me Prodi piacerebbe, anche se cattolico (lo ricordo al referendum sulla fecondazione, quando gli chiesero perchè fosse lì e rispose qualcosa tipo ‘sono un cattolico maturo’ attirandosi le ire della CEI), però la maggioranza dei lobotomizzati di dx lo vede tra Satana e Pacciani. E dovrebbe essere anche il loro presidente.
    Quindi, meglio la Bonino, le mie uniche riserve su di lei sono i troppi anni passati all’ombra del Pannellone. Si prese un 8% alle europee con la sua lista, se non erro… ora i radicali si giocano le percentuali con la lista di Ferrando.

  5. Temo che ogni speranza sia vana se continuano ad intervistare Pannella. Demenza senile o sabotaggio alla Bonino?

  6. La Bonino è stata parlamentare in Italia sette volte e in Europa tre volte, a partire dal lontano 1976. Da sempre radicale, si è poi candidata nel ’94 con Forza Italia fondata da Berlusconi, Dell’Utri, Previti & C., e col centrodestra berlusconiano è rimasta alleata, fra alti e bassi, fino alla rottura del 2006, quando è passata al centrosinistra.
    Nel ’94, quando si candidò per la prima volta con B., partecipò con lui e la Parenti a un comizio a Palermo contro le indagini su mafia e politica (intanto la mafia con l’appoggio occulto della politica aveva ammazzato Falcone, Borsellino, gli uomini e donne delle scorte, fatto stragi lungo tutta la penisola e stava trattando con lo stato). Ancora nel 2005, alla vigilia della rottura, la Bonino dichiarava di “apprezzare ciò che Berlusconi sta facendo come premier” (una legge ad personam dopo l’altra, dalla Gasparri alla Frattini, dal lodo Schifani al falso in bilancio, dalla Cirami alle rogatorie alla Cirielli) e cercava disperatamente un accordo con lui. Sfumato il quale, scoprì all’improvviso i vizi del Cavaliere e le virtù di quelli che fino al giorno prima lei chiamava “komunisti” e “cattocomunisti” fino a diventare ministro per gli Affari europei nel governo Prodi.
    Essendo di cristallina ispirazione neo liberista, potrebbe proseguire nell’illuminata opera di “ufficiale di collegamento” con la Bce inaugurata da Napolitano, infatti molte delle sue battaglie, referendarie e non, coincidono col programma berlusconiano: dalla deregulation del mercato del lavoro (con tanti saluti allo Statuto dei lavoratori, articolo 18 in primis) alla campagna contro le trattenute sindacali in busta paga.
    Essendo di inconcussa fede filoamericana, darebbe ottime garanzie di non creare problemi né in caso di “missioni di pace”, come il via libera alle guerre camuffate in ex Jugoslavia, Afghanistan e Irak, né in caso di opportune grazie come quella a Romano (ultimo regalo di Napolitano).
    E soprattutto della giustizia: separazione delle carriere fra giudici e pm, abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale (chi decide quali sono i reati da perseguire?), responsabilità civile delle toghe e no all’autorizzazione all’arresto per parlamentari accusati di gravi reati: perfino Cosentino, imputato per camorra (in una occasione fu possibilista anche sull’elettività del pubblico ministero: chissà in Sicilia come sarebbero contenti a far eleggere i pm col voto di scambio mafioso!).
    Nel 2010 poi, la Bonino fece da sponda all’editto di B. contro Annozero: il voto radicale in Vigilanza fu decisivo per chiudere i talk e abolire l’informazione tv prima delle amministrative.

    Diciamo che sarebbe una logica prosecuzione degli ultimi 20anni di politica italiana. L’unico ostacolo sono i cattolici, che la vedono come il fumo negli occhi. Ecco, sarà una delle poche volte che mi schiererò con la gerarchia cattolica per fermare l’ipotesi Bonino. Se vogliamo una donna preferirei sicuramente Cicciolina!

  7. Nell’editoriale di sabato ‘Si fa presto a dire Bonino’, Marco Travaglio ha ripercorso alcuni passaggi politici della biografia di Emma Bonino e, quindi, di noi Radicali.

    Non devo spiegare ai lettori del Fatto perché Emma sia la persona giusta per il Quirinale: lo sanno già, visto che sul vostro sito è di gran lunga la più votata. Del resto sono 15 anni che nei sondaggi risulta tra le personalità più stimate dai cittadini di ogni estrazione, nonostante nella classifica dei politici presenti sulle televisioni negli ultimi 14 mesi figuri al 192° posto per ascolti concessi.

    La ragione di tale consenso popolare è semplice: gli italiani sanno, conoscendo la sua storia, che nessuno meglio di Emma garantirebbe il rispetto di quella Costituzione “più bella del mondo” fin qui tradita e negata.

    Voglio invece tornare su alcuni passaggi di cui serbo ricordi ben diversi da Travaglio sebbene avessi 20 anni, infatti, le ore trascorse ai tavoli referendari mentre Berlusconi scendeva in campo non mi permettono di dimenticare quel periodo.

    Per soffiare via l’immagine di una Bonino (e dei Radicali) a lungo sodale della storia politica di Berlusconi, basterebbe riportare quanto scrivono in questi giorni Giuliano Ferrara (“se la eleggono mi sotterro vivo”), Libero o Gasparri. Oppure ricordare quando nel ‘99 Berlusconi e D’Alema, spaventati dal suo consenso crescente, prima si accordarono per votare in fretta Ciampi al Quirinale, poi per farla fuori dalla Commissione europea indicando Prodi.

    Ma poiché il conoscere per deliberare è sacro anche per me, entro nel merito di quanto scritto da Travaglio, a partire dalla fantomatica alleanza dal 1994 al 2006 con il centrodestra berlusconiano. In realtà, sulla spinta dei referendum vincenti del ’93 per il maggioritario uninominale e l’abolizione del finanziamento pubblico, i Radicali proposero al Pds la costituzione di un grande Partito Democratico, ma Occhetto preferì l’alleanza con La Rete di Leoluca Orlando.

    Nasce così, con Berlusconi che firma i referendum radicali per la riforma americana delle istituzioni e la rivoluzione liberale, l’accordo del ’94 tra la Lista Pannella-Riformatori e il Polo della libertà (Forza Italia e Lega), ma solo in alcuni collegi uninominali del nord. I Radicali, infatti, si presentavano da soli in tutta Italia nella quota proporzionale e contro il Polo del Buongoverno (Forza Italia e MSI) nei collegi del centrosud. Nel ’96 è già tutto finito, con Berlusconi che abbandona quei propositi riformatori preferendo Fini, Casini e Lega, sabotando i referendum radicali del 2000 su giustizia, economia e istituzioni.

    In tutte le elezioni, dunque, i Radicali continuarono a contrapporsi alle coalizioni degli inciuci e dei baratti, e ne pagarono il costo stando fuori dal Parlamento italiano per ben 10 anni. Nel 2001 fu proprio Emma a candidarsi contro Berlusconi e Rutelli, e in quella legislatura senza radicali furono approvate, oltre alle leggi ad personam, anche l’infame legge 40 che tentammo di abrogare col referendum del 2004 e le sciagurate leggi Bossi-Fini e Fini-Giovanardi contro le quali il nostro impegno non è mai mancato.

    Nel suo editoriale, Marco Travaglio cade poi in un altro errore, attribuendo alla Bonino nel 2005 –ovvero gli anni delle leggi ad personam- una frase di apprezzamento a Berlusconi come premier mentre in realtà le agenzie dell’epoca dimostrano che non si riferiva all’azione di governo bensì all’operazione “ospitalità” alle regionali: dopo 10 anni contro i due poli, preso atto che se non eri all’interno di una coalizione non avevi diritti politici, i Radicali chiesero ospitalità a entrambe le coalizioni, ma alla fine non se ne fece nulla perché l’Ulivo troppo clericale rifiutò le liste radicali in quanto avevano il nome di Luca Coscioni.

    È vero, invece, che Emma divenne Commissario europeo per scelta di Berlusconi, ma questo è un indiscutibile merito visto quello che fu capace di fare. Da allora a oggi, dal tribunale internazionale sui crimini di guerra alle vittorie all’Onu per la moratoria della pena di morte e la messa al bando delle mutilazioni genitali, dalla campagna di Pannella per sventare la guerra in Iraq attraverso l’esilio di Saddam all’arresto subito nel 1997 dai talebani, Emma ha rappresentato insieme al Partito Radicale un baluardo a difesa dei diritti umani.

    Rispetto poi all’appoggio dell’intervento militare contro Milosevic, se Alex Langer fosse vivo potrebbe ricordarci quanto i Radicali si spesero nei Balcani già alla fine degli anni ’80 per una soluzione politica con l’entrata nell’Ue della Jugoslavia unita e federale e quanto poi Emma Bonino fu determinante per l’istituzione della Corte penale internazionale per i crimini nella ex- Jugoslavia.

    Tanta storia da raccogliere in poche righe e qualche link a servizio del giornalismo dei fatti.

    Anche perché, in fondo, non è mai troppo tardi per dire Bonino.

  8. “Emma ha rappresentato insieme al Partito Radicale un baluardo a difesa dei diritti umani.”

    un baluardo!

    …adesso capisco perché amnesty si è sciolta, non avevano più niente da fare… 🙂

    • Va beh allora se Emma Bonino non e’ un baluardo a difesa dei diritti umani allora mi (vi) state prendendo per il culo.

  9. Com’è che non siete tutti entusiasti della Bonino ministro degli esteri? E con Bonino ministro degli esteri ce ne andiamo finalmente dall’Afghanistan (i radicali non dovrebbero essere pacifisti?)

    • Non siamo tutti radicali e di certo non siamo tutti entusiasti. Io ne sono contenta, piu’ che entusiasta. E no, i radicali non sono pacifisti, inteso nel senso comune del termine. Dall’Afganistan ce ne andremo quando potremo, non prima, mi auguro.

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