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Spararsi un po’

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Assalto a un centro di servizi sociali, l’Inland Regional Center. Venti i feriti. Secondo i media, ad aprire il fuoco sarebbero state tre persone: indossavano maschere da sci e giubbotti antiproiettile e secondo alcuni media sarebbero fuggiti a bordo di un Suv nero.

passo indietro

Luciano Re Cecconi è un mediano della Lazio che è riuscita a vincere lo scudetto, il primo della sua storia. Giocatore generoso, di quantità, segna anche qualche gol.

Gennaio 1977. Re Cecconi si trova insieme a un compagno di squadra e a un amico proprietario di una profumeria in zona Fleming / Vigna Clara. Decidono di fare uno scherzo al gioielliere, la cui bottega è a pochi metri da quella dell’amico dei due giocatori. Entrano, con il cappello in testa e i baveri del cappotto alzati, dalle ricostruzioni pare che uno dei tre abbia lasciato intendere vagamente che si trattasse di una rapina. Il gioielliere, che aveva giá subito un’aggressione nei mesi precedenti, reagisce senza pensare e spara: Re Cecconi viene colpito, morirà in ospedale, mentre gli altri due riescono a salvarsi. Non sappiamo se il gioielliere è stato tormentato dal rimorso o se, negli anni, è riuscito a darsi una spiegazione per questo episodio tragico e assurdo. Ma lui e la sua vicenda entrano nel solito circuito mediatico, diventando simbolo delle continue aggressioni subite da commercianti in generale e gioiellieri in particolare, e del loro diritto di difendersi. Per sua fortuna, verrà assolto poco meno di un mese dopo.

tornando a oggi

Racconto questa storia perchè voglio rinforzare la retorica per cui le tragedie richiamano la necessità di una stretta legislativa sul possesso di armi? In realtà, no. Il gioielliere aveva ed è giusto che avesse pieno diritto di tenerne una, mentre le regole sul possesso di armi in California, dov’è avvenuta l’ultima sparatoria nelle news, non sono molto diverse dalle regole di un qualsiasi paese europeo. Si veda qui.

Tuttavia.

Pur non aderendo alla retorica sulla necessità di interventi legislativi emergenziali, non riesco nemmeno a rimanere indifferente ai fatti. La legge non puó coprire tutto: esiste la violenza, esistono gli abusi, esiste anche la cattiveria e infine esiste la sfiga. Se tutti i sostenitori della libertà di sparare, rispetto alle quali posizioni non sono peraltro troppo distante, riflettessero su cosa implica non solo avere una pistola, ma anche usarla, e sulla complessità della vita e delle sue circostanze, come sull’irrimediabilità di certe azioni, forse farebbero un passo avanti rispetto a chi sta dall’altra parte.

Pare non sia questa l’intenzione.

Ma d’altronde, è solo retorica becera contro retorica moralista. In entrambi i casi, l’aderenza all’essere, o anche solo a un ragionevole dover essere, è cosí labile da essere impercettibile. Chi la pensa diversamente, o solo chi si sforza di pensare, non ci sta molto a sentirsi un poco isolato.

(TACO'S LETTERS) Conosciuto anche come “Mazzò”, è un famoso polemista pop italiano. Ospite abituale in numerosi show televisivi, figura di rilievo nella polemica pop italiana dalla metà degli anni ’60 alla metà degli anni ’70, è conosciuto per l’estensione vocale (tre ottave) dei suoi insulti, come per l’agilità dialettica nell’enumerarli. Ritiratosi dalle scene live nel 1978, continua a rilasciare post di grande successo.

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