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Sollecito e la giustizia per caso

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E’ uscito da poco il libro di Raffaele Sollecito, Un passo fuori dalla notte (Longanesi, 2015). Se deciderete di leggerlo, sarà bene eliminare fin da subito qualunque aspettativa malriposta. Si tratta di un libro bruttino, scritto in maniera piuttosto elementare, spesso retorico. Non è tuttavia sulla qualità letteraria che si pesa il valore di un’opera del genere, che è piuttosto un memoriale degli anni infernali che Sollecito ha vissuto per tutta la durata della vicenda giudiziaria che lo ha riguardato.

Sollecito oggi ha trentuno anni, e all’epoca dei fatti ne aveva ventitré. Parliamo del racconto di quasi otto anni, più un breve capitolo introduttivo sull’infanzia e adolescenza che non serve ad altro se non a trasmettere al lettore l’idea di una giovinezza banalmente spensierata, “come tutte le altre”, ancorché tragicamente interrotta dalla morte della madre di Raffaele pochi anni prima del suo arrivo a Perugia come studente di informatica all’università. Quasi otto anni, che iniziano dal novembre 2007 e si concludono il 27 marzo scorso, giorno in cui la Corte di Cassazione ha assolto definitivamente – “per non aver commesso il fatto” – sia Sollecito che Amanda Knox, imputata con lui nel processo per l’omicidio di Meredith Kercher.

Otto anni, quattro dei quali passati in carcere, da innocente: prima in una cella d’isolamento e successivamente tra gli altri detenuti; poi altri quattro nell’occhio di una bufera legale e con la paura costante di tornarci, in gabbia, e questa volta per trent’anni o poco meno.

In questi giorni si torna a parlare di un caso per certi versi simile, quello dell’omicidio di Garlasco e della condanna definitiva di Alberto Stasi. E torna anche protagonista del dibattito politico la follia del processo penale italiano. Ne hanno scritto in maniera articolata, e molto meglio di quanto potrei fare io, Piero Tony e Guido Vitiello sul Foglio. Qui mi limito a suggerirvi una lettura diversa, che fa leva sui sentimenti più che sugli argomenti, ma che tuttavia è bene affrontare se non altro per tenere bene a mente che quando ci appassioniamo ai casi giudiziari, emettiamo sentenze sommarie e chiediamo non la giustizia, bensì una giustizia, purchessia, per le vittime, è sempre di persone vere, in carne e ossa, che stiamo parlando. Persone come potrebbe essere ciascuno di noi, molto spesso vicine a noi per età, interessi, stili di vita. Persone probabilmente innocenti (o sicuramente innocenti, come bisogna ormai dire per Sollecito), o la cui colpevolezza semplicemente non può essere provata oltre ogni ragionevole dubbio e che dunque, in un sistema penale giusto, non dovrebbero essere condannate.

C’è un elemento che forse colpisce più di altri, in questo caso come nelle vicende analoghe di cui sono amaramente punteggiate le cronache giudiziarie italiane. Più ancora delle indagini che sarebbe lusinghiero definire approssimative, più del comportamento a tratti sadico e volgare degli inquirenti, più dell’incapacità di percepire l’abissale differenza di valore tra elementi probatori così differenti come, da un lato, le testimonianze e le accuse – talvolta ottenute con metodi discutibili – e dall’altro i risultati contraddittori delle perizie scientifiche; più dell’abuso clamoroso dello strumento della carcerazione preventiva.

È un elemento che viene fuori in maniera fortissima dal libro di Sollecito e che tiene incollati al racconto di questo ragazzo, al di là di ogni perplessità di stile. Sto parlando della sensazione che il destino degli imputati, in questi processi, sia appeso soltanto al filo tenue del caso. È una sensazione soffocante, quando si riesce a entrare almeno un po’ in empatia con la vicenda di un accusato in un processo per omicidio. Verrebbe da pensare immediatamente al grigio scenario kafkiano, alla burocrazia schiacciasassi, irragionevole e senza volto. Ma si sbaglierebbe.

Come sempre, il problema italiano ha molto a che fare con la cialtroneria dei tanti piuttosto che con la (pur manifesta) illogicità del sistema o dei suoi esecutori. Forse un’analogia più adatta – anche nei colori da avanspettacolo – è quella con il gioco dei pacchi sulla Rai, dove l’unica cosa che conta davvero per il concorrente è l’apertura dell’ultima scatola, quella che decreterà la vincita. Ma prima che si possa arrivare a quel momento ci sono due ore di gioco e suspense che a null’altro servono se non a ingrassare lo spettacolo.

Processi come show inutili, dove le assoluzioni valgono il tempo di un fiammifero e l’inferno può ricominciare ogni volta da capo, fino al momento lontano in cui, per pura convenzione, arriverà la sentenza che si chiama definitiva. Il pacco col montepremi.

E potrà andarti bene o male, per caso, come il lancio di una monetina. Assoluzione piena, come per Sollecito e Knox. O una vita distrutta. Come Stasi, come Scattone. L’Italia è il paese dove tutto può andarti incredibilmente bene o incredibilmente male, per caso. Dove incontrerai il chirurgo che ti salverà la vita o quello che te la rovinerà per sempre, per caso. L’insegnante che in cuor tuo ringrazierai per il lavoro che fai e quello che maledirai per il tempo buttato. Il poliziotto che ti riaccompagnerà a casa il giorno che hai fatto una cazzata e quello che ti ammazzerà di botte. Tutto, sempre, per caso.

Ma quando il caso è elevato a sistema, la competenza fortuita, la responsabilità individuale inesistente, finisce che anche una cosa tremendamente seria, come decidere della vita di un imputato per omicidio, assuma i contorni del più totale e spaventoso arbitrio.

Uomo dalle convinzioni granitiche, nell'arco della stessa giornata oscilla tra la difesa dell'anarco-capitalismo e il vagheggiamento del socialismo reale, per lo più sulla base della propria convenienza. Nemico di tutte le religioni, ispira la sua condotta morale a due imperative categorici: “viva la merda” (R. Ferretti) e “l’amore vince sempre sul'’invidia e sull'odio” (S.B.). Viene da un posto caldo e malsano, ma ora vive in un posto freddo e salubre. Aspira a vivere in un posto caldo e salubre, ma teme che finirà in un posto freddo e malsano.

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