un blog canaglia

“Sitting in a tin can far above the world”

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Il mal di testa mi sta uccidendo: non è più qualche tipo di elettricità sbagliata che si arrampica sul mio trigemino o che so io. E’ molto più simile ad un pezzo di granito come quello che ho visto sul sedile di una Mini proprio stamattina, dove è andato a depositarsi dopo essere stato usato per sfondare due finestrini.

L’interno della navicella è di un bel blu elettrico. Elettricità. Nervi. Dolore. Il microclima è perfetto: l’aria gira, asciutta e fresca in modo gradevole, consentendo al velo di sudore sulla mia pelle di asciugarsi gradualmente. Con le porte chiuse, mentre la nostra vita è sospesa, attende la partenza, la luce è magnifica. Ci metto un po’ a capire che dipende dai vetri scuri, quasi neri: impediscono alla luce feroce di penetrare, consentono alla colorazione interna e a finiture e sostegni lucidi e freddi di interagire cromaticamente in modo singolare, costringono a prendere atto delle presenze umane che condividono il mio spazio.

Ho deciso che la ragazza bionda che siede a qualche posto (vuoto) di distanza da me è una sadomasochista. Con questo pensiero nella mente, chiudo gli occhi che mi bruciano sperando di alleviare il dolore prodotto dalla pallottola conficcata nella tempia sinistra. Non c’è modo di poter appoggiare la testa, quindi la butto all’indietro, nel vuoto, mentre mi sfiora il pensiero che così devo proprio apparire come uno che si è appena iniettato dell’eroina. Inspiegabilmente, gli occhi chiusi, una strana pace mi avvolge e mi consola: “davvero sto fluttuando nel modo più curioso”…

Sono sospeso tra sonno e veglia. Sono niente. Niente. Finalmente la navicella si è mossa: devo necessariamente fare violenza su me stesso e scuotermi, almeno aprire gli occhi, se voglio evitare di saltare la mia fermata e fare ancora più tardi. Tutto a posto, attraverso i vetri scuri si vede poco, ma un bel display verde e rosso all’interno del vagone segnala che la prossima fermata è quella che mi serve e mi ricorda il lato dal quale potrò scendere. Quando riemergo dalle viscere della terra, il dolore è molto più lieve.

(FIORI DI SANGUE) Impiegato dell’anno, drogato dalla parola e dai suoni. E’ insicuro, non necessariamente gentile. Da quando scrive su Libernazione, si è convinto di essere Adam Clayton degli U2. Sperabilmente invecchierà e morirà felice.

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