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Siamo suolo noi

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Secondo l’Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale (Ispra), ogni cinque mesi nel nostro paese viene cementificata una superficie pari a quella del comune di Napoli. Mentre ogni anno il consumo di suolo a livello nazionale equivale all’estensione delle aree metropolitane di Firenze e Milano messe insieme. Robetta, insomma. Giusto qualche cifra: in Italia si consumano circa 8mq di suolo al secondo, ovvero 340mq all’anno per ogni abitante; per oltre cinquant’anni, il nostro paese è stato ben al di sopra della media europea (2,3%), tanto che, secondo le stime, nel 1956 si consumava già il 2,8% del territorio disponibile; la Lombardia detiene il triste primato regionale, con un consumo di suolo stimato tra il 9 e il 12% (2010).

Voi direte: e quindi? E quindi, siccome oggi è la Giornata mondiale dell’ambiente, mi pareva giusto ricordarlo. Come mi pare giusto riportare due storielle a mio parere emblematiche dei differenti approcci possibili alle questioni ambientali (e quindi all’utilizzo del territorio); approcci differenti che rivelano diversi dispiegamenti di “capitale sociale”  e di gestione della cosa pubblica. Lascio giudicare voi.

Milano, Italia.
Bosco di Gioia era un’area verde di 12.000 m², una piccola oasi di arbusti ed alberi nel cuore della Milano cementifera, che fino ai primi anni sessanta appartenne alla contessa Giuditta Sommaruga. Prima di morire, nel 1964, la contessa fece testamento e decise di lasciare il parco in eredità all’Ospedale Maggiore, chiedendo espressamente che fosse utilizzato per costruire nuovi reparti, al fine di “lenire le sofferenze dell’umanità”, e che questi reparti fossero intitolati alla memoria di sua madre Emilia Longone vedova Sommaruga.  Nel 1983, il Niguarda (l’Ospedale Maggiore si era nel frattempo diviso nei due enti Policlinico e Niguarda), che ne era divenuto proprietario, a dispetto delle volontà della nobildonna, decise di vendere l’appezzamento insieme ad altri terreni ed edifici di sua proprietà. Questa decisione fu incentivata dal fatto che l’area, che nel piano regolatore del 1980 era destinata a verde comunale, entrò a far parte della variante Z2 e divenne edificabile.  Tuttavia, siccome il bene era inalienabile, si dovette ricorrere ad un’autorizzazione della Regione, autorizzazione che fu concessa soltanto cinque anni più tardi, nel 1988. A quel punto si poté procedere con le operazioni di vendita e fu indetta un’asta. L’impresa Cogefar Torno – già proprietaria dell’area adiacente – se la aggiudicò per 11 miliardi di lire. Nel frattempo, il terreno continuava ad essere utilizzato in affitto dal vivaio Fumagalli, che vi introdusse più di 200 esemplari di piante. Il vivaio continuò a curare il Bosco Gioia fino al 2001, anno in cui fu costretto, in seguito allo sfratto, ad abbandonare alla natura selvaggia tutto il bosco con la sua preziosa varietà botanica. Tra un ricorso al Tar degli abitanti del quartiere e un sit-in di protesta si arriva al marzo 2005, quando un gruppo di cittadini costituisce il “Comitato Giardino in Gioia” e raccoglie più di 15.000 firme contro la distruzione degli alberi e la cementificazione della zona. Nel mese di aprile, Rocco Tanica, tastierista degli Elio e le Storie Tese (che poi dedicheranno alla vicenda la canzone “Parco Sempione”), entra in sciopero della fame e si stabilisce in un camper parcheggiato davanti al bosco, attirando per qualche tempo l’attenzione di stampa e telecamere.

Conclusione: tra la fine di dicembre e l’inizio di gennaio del 2006, mentre molti milanesi si trovavano fuori città per le vacanze, le ruspe radono al suolo l’intera area verde. Ora sull’ex Bosco di Gioia si erge il maestoso grattacielo di 161,3 metri che ospita l’attuale sede della Regione Lombardia. La realizzazione del progetto, voluto fortemente dalla giunta Formigoni, è costata 400 milioni di euro.

Berlino, Germania.
L’aeroporto di Tempelhof sorge nella parte sud del quartiere Tempelhof-Schöneberg. La struttura originaria, di dimensioni decisamente ridotte rispetto a quella che si può osservare oggi, fu costruita nel 1927 da un gruppo di imprenditori ebraici. Negli anni trenta, per dare corpo all’ambizioso progetto di Albert Speer per la Berlino nazista, l’intero complesso fu espropriato e ristrutturato e Tempelhof diventò un terminal all’avanguardia, unico in Europa: un vero e proprio fiore all’occhiello per l’architettura di Regime e la sua propaganda. Dopo la caduta del regime nazista, nell’immaginario dei tedeschi, quello continuò certamente ad essere l’aeroporto di Hitler, ma anche lo scalo dove, tra il giugno ’48 e il maggio ’49, atterrarono gli aerei anglo-americani, che consentirono alla città l’accesso a medicinali e viveri e quindi di resistere al blocco sovietico. Tuttavia, col passare degli anni, il terminal diventa sempre meno efficiente, anche perché già nel 1948 parte del traffico aereo viene convogliato sul più moderno aeroporto di Tegel, aperto al traffico civile nel 1960. Sebbene abbia continuato a funzionare anche dopo l’unificazione, nei primi anni duemila la struttura è ormai obsoleta e nel 2008 l’ultimo aereo tocca la pista berlinese. Quando si comincia a parlare di riqualificare l’area ormai in disuso, c’è chi parla di un immenso centro commerciale, chi propone un quartiere a luci rosse, chi addirittura, come l’architetto Jakob Tigges, docente del Politecnico di Berlino, immagina di costrurci una montagna di mille metri per far sciare i berlinesi. Tutte possibilità che non piacciono né agli abitanti della zona, che si costituiscono nel comitato “Tempelhof per tutti”, né ai Verdi tedeschi e al partito di sinistra Die Linke, che cominciano una serie di proteste piuttosto veementi. Nel 2008, dopo un lungo periodo di lotta talora anche violenta (non sono mancati gli scontri con la polizia), il Senato cittadino stabilisce che l’area dell’ex aeroporto debba essere riqualificata e diventare il parco più grande della città (300 ettari), superiore anche al celebre Tiergarten.

Conclusione: i berlinesi si ritrovano nel parco nelle belle domeniche di sole.

9 Comments

  1. Chapeau. Ma faccio osservare che 8mq al secondo fanno in un anno 8*3600*24*365 = 252.288.000 che diviso per 60.000.000 fa circa 4mq/abitante all’anno.

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