Si, Elton John è fascista

in società by

O per lo meno, la mentalità che porta a boicottare Dolce & Gabbana per quanto hanno detto è su un piano inclinato che porta proprio lì.

Versione breve:

l’atteggiamento che sottostà al boicottaggio in questo caso è preoccupante: non importa nemmeno piu’ che ci sia il pretesto omofobo. No, bisogna punire tutti quelli che non la pensano come il militante gay medio. Anche se sono gay dichiarati.

Versione lunga:

ma un consumatore (o un gruppo di) non può scegliere liberamente di non comprare in base a quello che gli pare? O è fascista per questo?

Ne ha il pieno diritto. Che poi questo suo atteggiamento preluda una intolleranza preoccupante è un altro discorso. Da liberale ritengo sempre che uno abbia il diritto di contrattare solo con chi vuole, e trovo aberranti ad es. le multe ai baristi che dicono “non ti servo perchè sei negro”. La differenza tra il barista e isolato e la campagna coordinata non dovrebbe essere invisibile, se si possiede un minimo di discernimento


Messa così sembra che se uno boicotta per il motivo X, ok; se molti altri lo seguono per lo stesso motivo scatta il fascismo.”

Immagina se l’associazione dei baristi iniziasse a dire “non servite piu’ ai negri”. Non starebbero esercitando la stessa libertà di contratto di cui parli tu? Si, certo. Ritengo abbiano diritto a farlo? Certo. Lo trovo aberrante per lo stesso motivo della campagna dei gay contro D&G? Certo.
Le campagne di boicottaggio dei militanti gay si giustificano perchè hanno come obiettivo un’intolleranza. Il bilanciamento tra due valori negativi (comportamento coordinato teso a escludere dalla società aperta vs. valori contrari alla tolleranza) poggia in quel caso a favore di chi boicotta. Ma si possono accusare Dolce e Gabbana di omofobia? No. Quindi, il bilanciamento è completamente differente e il boicottaggio ha un significato diverso, perchè è contro un’opinione perfettamente compatibile con la società aperta.

Quindi se un bar mettesse il cartello “non servo ai negri”, e partisse una campagna di boicottaggio sarebbe una campagna fascista?

No, non sarebbe una campagna fascista, perchè il barista starebbe esprimendo una idea incompatibile con la società aperta. Per quanto il suo comportamento sia individualmente legittimo, generalizzarlo distrugge le fondamenta della società.

 

big

 

(TACO'S LETTERS) Conosciuto anche come “Mazzò”, è un famoso polemista pop italiano. Ospite abituale in numerosi show televisivi, figura di rilievo nella polemica pop italiana dalla metà degli anni ’60 alla metà degli anni ’70, è conosciuto per l’estensione vocale (tre ottave) dei suoi insulti, come per l’agilità dialettica nell’enumerarli. Ritiratosi dalle scene live nel 1978, continua a rilasciare post di grande successo.

27 Comments

  1. Il ragionamento è sbagliato. D&G hanno chiamato “sintetici” i figli ottenuti tramite IVF, e questa non è un’opinione compatibile con la società odierna. Tra l’altro, certe affermazioni potrebbero colpire direttamente i figli di dipendenti dei suddetti D&G, per cui ha ragione EJ a incazzarsi.

  2. Raga le domande in corsivo gliele ho fatte io, sono finalmente famoso.

    No ok, comunque se pure boicottare è fascista al consumatore non rimane niente. Un marchio ha un’identità, una posizione, dei valori; se un consumatore non può basarsi su quelli per decidere (o convincere) che non bisogna comprare, allora buttiamo via il marketing e buona lì.
    Aspetta, è questo l’obiettivo? Perché nel caso ci ripenso.

    • Sì, infatti come tutti i giornalisti italiani anche Luca Mazzone si pone a giudice supremo della società. Salvo poi dover mediare per tenersi stretta la possibilità di scrivere da qualche parte: la sciocchezza del barista e del negro, detta una volta e vigliaccamente attenuata, lo dimostra. Grazie a Dio, alle cavolate dei giornalisti-giudici ci pensa il loro stesso, ormai proverbiale, stipendio basso…

  3. Quindi un barista che non serve i negri non è fascista mentre tutti i baristi che non servono i negri sono fascisti.Esiste pertanto esiste un numero massimo di baristi che possono non servire i negri senza essere fascisti; passato tale limite l’attributo fascista si applica retroattivamente a tutti.

  4. “Anche se sono gay dichiarati.” LOL
    Se non si può accusare di omofobia che fa affermazione come quelle allora non si può accusare nessuno. E’ come sostenere che l’omofobia non esiste.

    Ieri per l’ennesima volta un ragazzo gay è stato aggredito, ma i fascisti in Italia sono i gay.

  5. La mentalità che porta a boicottare D&G per quello che hanno detto, D&G che sono nell’industria dell’immagine e dell’immaginario, non delle brugole, e’ sul piano inclinato di creare una società più civile, al netto delle condizioni date e nel tempo che ci può volere. Mancante di rispetto e stupida l’immagine che mi rimandano i vestiti di D&G, a questo punto: non me li comprerei nemmeno se me li potessi permettere!

  6. E poi a fare di tutta un’erba un fascista, compresi gli imbecilli senza bisogno di aggettivi, non ci stiamo a capire più niente e nessuna battaglia, o nessun ragionamento, ha più senso. Pena.

  7. Luca, una cosa che non ho capito della tua posizione (che, nel caso non fosse chiaro, non condivido sotto vari altri aspetti): per te il boicottaggio “organizzato” è sempre “fascista” o la motivazione di partenza è rilevante in qualche modo? Perché bè, se nemmeno “non serviamo ai negri” è sufficiente mi sa che rimane poco.

    • Se uno non condivide ma ha buoni argomenti per farlo, vabeh. Ma dimmi se non ti devo insultare quando la risposta alla tua domanda e’ nell’articolo che stai commentando.

      ““Quindi se un bar mettesse il cartello “non servo ai negri”, e partisse una campagna di boicottaggio sarebbe una campagna fascista?“

      No, non sarebbe una campagna fascista, perchè il barista starebbe esprimendo una idea incompatibile con la società aperta. Per quanto il suo comportamento sia individualmente legittimo, generalizzarlo distrugge le fondamenta della società.

  8. A volte i contorcimenti intellettuali, uniti alla volontà di essere “sempre altrove” producono questo: un post senza capo nè coda. Indifendibile.

  9. A tergo è tutta aria fritta non esistendo una normativa e nemmeno una legge dedicata. Presente le cento pertiche nel campo? Ecco, uguale.

  10. Domanda: ma se il barista che dice “non ti servo perché sei negro” è anche lui un negro?
    Altra cosa, se è vero che D&G esprimono un’opinione legittima (magari non condivisibile) devono accettare che (soprattutto in quanto personaggi pubblici) ci sia qualcuno che non è d’accordo con loro perché:
    1. si possono esprimere le proprie idee in maniera meno offensiva;
    2. credo che, a ragione, ci si aspetti da D&G una maggiore sensibilità su alcuni temi cari alla comunità gay. questo non vuol dire essere per forza d’accordo, ma avere una maggiore attenzione a quel che si dice e come lo si dice si;
    3. D&J probabilmente hanno avuto un “vantaggio d’immagine” nella comunità gay che, in quanto consumatori, riconoscevano in loro (e nel loro marchio) valori e riferimenti importanti. se decidi scientemente di cambiare i tuoi valori e i tuoi riferimenti, i consumatori saranno liberi di non comprare più i tuoi prodotti, no? e se ci aggiungi una dialettica poco elegante (vedi punto 1), ci sta anche che qualcuno s’incazzi, no?

    • Se te ne esci oggi con una frase che urta il comune senso degli omosessuali sei dipinto come omofobo al pari di avere pronunciato una qualsiasi frase maledettamente educata nella forma e nella sostanza ma non di comodo. Ebreo.

  11. D&G hanno espresso una loro (di merda) opinione legittima. Non stanno nè legiferando, nè dichiarando che non venderanno i loro prodotto ai ‘sintetici’. Per me è morta lì.
    Il boicottaggio che ne è stato generato è perfettamente legittimo, anche se lo considero stupido per i motivi esposti nella frase precedente.

  12. Il barista è obbligato a servire i negri in quanto detentore di una licenza alla vendita al pubblico, non a chi gli pare. A casa sua, il barista, può invitare chi vuole, se si rifiuta di servire chiunque entri nel suo pubblico esercizio è sanzionabile amministrativamente.

  13. No, ma proprio no. Ma proprio no. Non solo non c’è nulla di fascista nel fare una campagna pubblicitaria negativa contro un prodotto, un brand, un marchio. Ma è proprio (tutto ciò) l’essenza del libero mercato, del capitalismo, della società aperta. E no, l’idea che tutto cambi in base a *chi*, *cosa*, *perché* è più che opinabile: è pericolosa. inserisce nella libertà e nei diritti la categoria morale. (e.g. quel barista sta facendo una cosa ripugnante, e dunque è permesso boicottarlo; contrariamente non lo sarebbe.) No. Ma proprio no. Ma proprio no.

    [versione breve: Elton non è un fascista la libertà di opinione non esclude la non criticabilità della qualsivoglia; vi è una distinzione sottile ma (nel mondo reale) non riducibile tra il gestire un’attività commerciale e l’essere cliente/utente; e, soprattutto, le ragioni che sottendono un metodo non ne inficiano o modificano la legittimità.]

  14. Non spaventatevi, è un tear-down.

    “SI’, ELTON JOHN E’ FASCISTA

    O, per lo meno, la mentalità che porta a boicottare Dolce & Gabbana per quanto hanno detto è su un piano inclinato che porta proprio lì.”

    Il Piano Inclinato è una nota fallacia e noi non siamo biglie. Quindi, procediamo oltre, che tanto non rotola nessuno.

    “Versione breve:

    l’atteggiamento che sottostà al boicottaggio in questo caso è preoccupante: non importa nemmeno piu’ che ci sia il pretesto omofobo. No, bisogna punire tutti quelli che non la pensano come il militante gay medio. Anche se sono gay dichiarati.”

    E chi se ne frega, dell’orientamento sessuale. Qui ci interessa solo quello intellettuale: se si pencola cioè alla sapienza o all’insipienza. E una volontà punitiva, di per sé, non è fascismo: lo diventa solo se ispira la produzione di un danno ingiusto (vale a dire, che nasce dalla violazione di un diritto). Qualcuno mi ha fatto un torto (o così io credo): prima gli tolgo l’amicizia sul social, poi pago qualcuno perché gli spezzi le gambe. Entrambi i comportamenti sono ispirati da puro spirito di rivalsa: solo uno dei due è fascista. Indovinate quale?

    “Versione lunga:

    ‘ma un consumatore (o un gruppo di) non può scegliere liberamente di non comprare in base a quello che gli pare? O è fascista per questo?’

    Ne ha il pieno diritto. Che poi questo suo atteggiamento preluda una intolleranza preoccupante è un altro discorso. Da liberale ritengo sempre che uno abbia il diritto di contrattare solo con chi vuole, e trovo aberranti ad es. le multe ai baristi che dicono ‘non ti servo perchè sei negro’. La differenza tra il barista e isolato e la campagna coordinata non dovrebbe essere invisibile, se si possiede un minimo di discernimento.”

    Un comportamento non diventa né più liberale, né più fascista, per il fatto di ispirare una “campagna coordinata”. Ci mancherebbe solo che non ci fossero campagne liberali (sennò come li otterremmo, i diritti?); o comportamenti isolatamente fascisti (sennò, che senso avrebbe, la responsabilità penale individuale?).

    “Messa così sembra che se uno boicotta per il motivo X, ok; se molti altri lo seguono per lo stesso motivo scatta il fascismo.

    Immagina se l’associazione dei baristi iniziasse a dire ‘non servite piu’ ai negri’. Non starebbero esercitando la stessa libertà di contratto di cui parli tu? Si, certo. Ritengo abbiano diritto a farlo? Certo. Lo trovo aberrante per lo stesso motivo della campagna dei gay contro D&G? Certo.
    Le campagne di boicottaggio dei militanti gay si giustificano perchè hanno come obiettivo un’intolleranza. Il bilanciamento tra due valori negativi (comportamento coordinato teso a escludere dalla società aperta vs. valori contrari alla tolleranza) poggia in quel caso a favore di chi boicotta. Ma si possono accusare Dolce e Gabbana di omofobia? No. Quindi, il bilanciamento è completamente differente e il boicottaggio ha un significato diverso, perchè è contro un’opinione perfettamente compatibile con la società aperta.”

    La differenza tra comportamenti fascisti e comportamenti liberali, oltre che nel numero e nel coordinamento, non risiede nemmeno nella ragione che li ispira. Altrimenti, sparare ad una Sentinella in Piedi in nome della Società Aperta (comunque la intenda Mazzone) sarebbe un comportamento liberale, mentre togliere il saluto ad un francese perché sei convinto che mangi rane a colazione, rientrerebbe tra i comportamenti fascisti.
    No, la differenza è interna al comportamento in questione. Uno degli esempi che cito viola il diritto di qualcuno all’integrità fisica, per ragioni ideologiche, con premeditazione e senza alcuna giustificazione legata all’autodifesa: quindi, è puro fascismo. Nell’altro caso non si violano i diritti di nessuno, dal momento che non esiste alcun diritto ad essere salutati. Si dà prova di idiozia, certo: ma sono fatti del non-salutante. Cui auguriamo di ingollare per sbaglio una robusta porzione di rana, credendola uno strano misto di pollo e pesce: e trovarla ottima (lo è!).

    “Quindi se un bar mettesse il cartello ‘non servo ai negri’, e partisse una campagna di boicottaggio sarebbe una campagna fascista?“

    No, non sarebbe una campagna fascista, perchè il barista starebbe esprimendo una idea incompatibile con la società aperta. Per quanto il suo comportamento sia individualmente legittimo, generalizzarlo distrugge le fondamenta della società.”

    Esiste un dovere dei gestori dei locali pubblici di servire chiunque paghi, indipendentemente dalle proprie antipatie individuali, così come da razzismi, xenofobie, misoginie, misandrie, omofobie, antisemitismi, ecc.? Esiste, di conseguenza, un diritto di chiunque paghi ad essere servito da un locale pubblico?
    Se la risposta, che può solo essere unica, a queste due domande è no, il comportamento del gestore è razzista oltre che autolesionista (nessuna persona di nessun colore, dotata di un minimo di civiltà, si sognerebbe di mettere mai più piede in quel bar), ma non fascista (o comunque illiberale): dal momento che non sta violando i diritti di nessuno.
    Se la risposta è sì, il gestore che fa una cosa del genere da solo è un fascistone isolato. Se si associa, ha messo su un’associazione a delinquere di stampo fascista.

  15. Presa dal caffè (mai lasciarlo troppo a lungo sulla fiamma!), ho dimenticato la replica al titolo:

    “SI’, ELTON JOHN E’ FASCISTA”

    Ma anche no.

  16. Se EJ sia fascista non me ne può fregare di meno. Ma:
    D (o era G?) non ha espresso un’opinione legittima. Ha espresso un insulto verso i figli nati in provetta. Chiamare un bambino “sintetico” non è un’opinione, è una stronzata.
    Non è vero che tutti i gay sono aperti ed illuminati, data la fatica fatta per affermare la propria posizione. D&G non lo sono. Temo ci siano anche gay fascisti (non D&G)
    Non esiste il militante gay medio, proprio come non esiste la catergoria assoluta “nero” o “ebreo”. Tutte queste categorizzazioni sono sì fasciste. (nell’esempio, sei un barista fascista perchè decidi di non servire una categoria di persone in base a tuoi pregiudizi razziali, siano essi di pelle o di genere)
    EJ ha reagito ad un insulto con una proposta di boicottaggio (che durerà forse un paio di giorni, come quello di Barilla…), e non ha reagito perchè D&G la pensano in maniera diversa da lui. Se fosse stato detto “io non vorrei mai un figlio in questo modo”, senza esprimere giudizi di valore, non ci sarebbe stata nessuna conseguenza.

    Quindi EJ è fascista? non mi interessa, ma direi di no. D&G lo sono? Probabimente no, anche se non sono certo di sinistra. Fascista secondo me è ancora profondamente la società italiana, che ragiona secondo categorie fasciste e non se ne rende conto.

  17. Ho iniziato a leggere il post ma alla quinta riga, alla voce ‘punire’, ho capito che sarebbe stata l’ennesima perdita di tempo. A meno che per punire si intenda l’atto di danneggiare qualcuno ma, in questo caso, credo che il danneggiato sia proprio la razza umana.

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