Sfumare il delirio

in politica/scrivere/società by

Esce oggi, a firma del sedicente liberale Pierluigi Battista, un editoriale in cui, tra una cosa e l’altra, si parla del grande vuoto di rappresentanza del centro.

Lo sforzo descrittivo di Battista si deve, evidentemente, scontrare con la difficolta’ della materia, perche’ lo svolgimento e’ confuso. Prendiamo un passaggio decisivo, quello di apertura:

In una lettera-appello al Corriere della Sera un gruppo di intellettuali che formano l’ossatura di «Fermare il declino» e di «Italia futura» chiede alla composita aggregazione centrista che si sta formando di essere più coraggiosa e di sposare con più convinzione la causa della «rivoluzione liberale». Ma forse l’aggregazione ancora in fieri è troppo composita e variegata per sposare con convinzione la ricetta che vorrebbe trasformare l’Italia in un Paese meno statalista e più aperto alle benefiche virtù del libero mercato. Troppo multiforme per aspirare a una voce univoca. Oggi il «centrismo» è montiano a Roma e lombardiano nella Sicilia sull’orlo del default. E poi, è concepibile che a capeggiare la «rivoluzione liberale» ci sia Raffaele Bonanni, il capo della Cisl che per storia e formazione culturale con il liberalismo (e liberismo) einaudiano non ha nessun rapporto e che si è opposto con tutte le sue forze alla riforma delle pensioni varata dal governo Monti?

Cosa vuole dirci Battista?

In un primo momento, il lettore distratto mettera’ insieme l’inizio e la fine del periodo. Il risultato e’ una associazione tra “farsi capeggiare da Bonanni” e “l’ossatura di FiD e IF”.

I lettori che, non gia’ definitivamente disgustati dall’ennesimo sputtanamento di chi si e’ proposto come “nuovo” (eh, signora mia, alla fine sono tutti uguali), procederanno ad una seconda lettura, noteranno che in realta’ Bonanni e’ descritto come eventuale leader di una coalizione di centro. Quindi Italia Futura e Fermare il Declino sono alla porta di Casini e gli chiedono di diventare liberista?
Seconda lettura, associazione con Casini.

A questo punto rimangono quelli che davvero ci hanno creduto dall’inizio. All’appello, non a Battista. Dicono: non puo’ essere, ci avevano garantito che non si sarebbe finiti a salire in barca di chi e’ responsabile del disastro. Figurarsi, Casini! Terza rilettura: in effetti pare che nell’articolo si faccia riferimento solo a una richiesta, piu’ un auspicio che una comunanza di visioni.

D’altra parte, cosa dice precisamente, la lettera al Corriere di Boldrin, Romano, Giannino e gli altri? Non ci sono richieste al Grande Centro, se mai constatazioni nel merito (anche in positivo, all’inizio) e decise prese di distanze (“cose di centro cui veniamo indebitamente associati” , “essere moderati, o in mezzo, non costituisce un programma politico”). Richiede, interloquisce, s’offre? Niente di tutto cio’.

E allora, di che parla Battista?
Ora, mi permetterete: io non sono Umberto Eco e non voglio farvi una lezione di semantica applicata al giornalismo, ma mi pare evidente che la parola “chiede” insieme alla parola “capeggiare”, e’ gonfia di valori associativi. Se poi me la unisce alla persona di Bonanni, beh, allora ci troviamo di fronte a un vero e proprio tentativo di gettare fumo negli occhi. E cosa vogliamo fare di questo lettore, un nevrotico?

Prendiamoci sul serio, un attimo. La pratica furbina di associare un nome indigesto allo scopo di epurare il “puro” e’ cosa vecchia. Da accanito lettore di Sciascia, immagino la tipica situazione in cui chi e’ notoriamente mafioso va a baciare ed abbracciare il suo avversario, per diffamarlo, dare ad intendere che non e’ una persona per bene, e conservare cosi’ il proprio potere.

Non si puo’ imputare niente, ad essere rigorosi, all’editoriale di Battista, perche’ nulla dice. Ma l’obiettivo di far capire qualcosa, quello e’ perfettamente raggiunto. Chissa’ quante pacche sulle spalle in redazione, Pigi.

 

(TACO'S LETTERS) Conosciuto anche come “Mazzò”, è un famoso polemista pop italiano. Ospite abituale in numerosi show televisivi, figura di rilievo nella polemica pop italiana dalla metà degli anni ’60 alla metà degli anni ’70, è conosciuto per l’estensione vocale (tre ottave) dei suoi insulti, come per l’agilità dialettica nell’enumerarli. Ritiratosi dalle scene live nel 1978, continua a rilasciare post di grande successo.

1 Comment

Lascia un commento

Your email address will not be published.

*