Se questo e’ giornalismo

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Inquietante lo stile di un quotidiano che molti italiani si ostinano a considerare “autorevole” nel presentare fatti e trarne conclusioni. Ancora una volta laRepubblica stupisce per scarsa professionalita’: e’ il caso di questo pezzo, purtroppo nemmeno firmato.

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Un breve elenco delle perle:

1. “Il turbo capitalismo negli ultimi decenni ha potuto fare enormi profitti e concentrare enormi ricchezze nelle mani di un numero sempre più ristretto di persone grazie anche alla perdita di forza contrattuale da parte dei sindacati.”

Turbo capitalismo? Ma come parli? Si puo’, su un quotidiano a tiratura nazionale, iniziare un pezzo con un lessico da giornalino del Liceo, e neanche di un buon Liceo? Su Repubblica, evidentemente, si.

2. “una delle istituzioni più importanti del liberalismo e fautrice della globalizzazione come il  Fondo monetario internazionale”

In che senso, esattamente, il Fondo Monetario e’ una istituzione del liberalismo? Che cosa significa questa espressione? Cosa vuol dire che una istituzione che si occupa di facilitare gli scambi e’ “fautrice” di un processo? Dovremmo invece avere istituzioni internazionali che limitano gli scambi, forse? Non e’ dato saperlo. Forse, sempre dal giornalino del liceo di cui sopra, l’autore misterioso voleva semplicemente dirci che quelli del FMI sono i cattivi.

3. “Le conclusioni del lavoro svolto sotto il patrocinio dell’Fmi sono state subitofatte proprie dai leader sindacali per rilanciare le loro posizioni. Secondo la segretaria della Cgil, Susanna Camusso, “esce confermato lo straordinario bisogno di sindacato che hanno tutte le società moderne, non solo come elemento di regolazione e di tutela, ma come straordinario fattore di crescita, di eguaglianza, di salvaguardia materiale e di promozione dei diritti”.”

Ah, ma allora ditelo subito che e’ una marchetta! Articolo sull’indebolimento dei sindacati, intervento del sindacalista, fine della storia. Meraviglioso, questa e’ l’etica del giornalismo in purezza.

4. In chiusura, uno dei sindacalisti intervistati ci tiene ad aggiungere che  l’aumento delle diseguaglianze non comporta “solo emarginazione ed esclusione sociale ma anche un ostacolo alla crescita economica complessiva”

Meno male, perche’ nello studio si legge: “Beyond this simple measure, more research is needed to investigate which aspects of unionization (for example, collective bargaining, arbitration) are most successful and whether some aspects may be more disruptive to productivity and economic growth“. Pero’, purtroppo, questo non e’ riportato nell’articolo di Repubblica.  Riporto anche un altro passaggio delle conclusioni:

Whether the rise of inequality brought about by the weakening of unions is good or bad for society remains unclear. While the rise in top earners’ income share could reflect a relative increase in their productivity (good inequality), top earners’ compensation may be larger than what is justified by their contribution to the economy’s output, reflecting what economists call rent extraction (bad inequality). Inequality could also hurt society by allowing top earners to manipulate the economic and political system.

Cosa e’ rimasto, di questo periodo, nell’articolo di Repubblica? Solo l’ultima frase, ovviamente.

Due osservazioni da parte mia:

1. Come sapranno anche a Repubblica, negli studi dei ricercatori delle grandi istituzioni e’ sempre inteso che le opinioni e i punti di vista espressi sono attribuibili solo agli autori e non all’istituzione. Ovviamente il FMI, non essendo un think tank, ospita ricercatori con le sensibilita’ piu’ diverse: molti, al posto di Jaumotte e Buitron, avrebbero presentato lo studio in modi e con toni differenti. Non e’ escluso che anche i risultati empirici siano falsificabili da un altro studioso che usi un approccio diverso.
Ora, se da un lato e’ comprensibile la semplificazione comunicativa (“lo studio del FMI”), nel momento in cui l’articolo esordisce attribuendo etichette ideologiche al FMI, presentando tutto un affresco propagandistico in cui le “istituzioni liberali riconoscono il valore positivo dei sindacati”, allora questa non e’ piu’ semplificazione ma malafede.

2.   Repubblica continua ad avere un numero consistente di lettori, molti dei quali convinti di avere tra le mani una fonte autorevole. Si tratta di un privilegio, quello dell’autorevolezza, che Repubblica ha insieme a pochi altri quotidiani (il Corriere, la Stampa, forse il Sole24Ore). Senza discutere dell’uso che gli altri quotidiani fanno di questa autorevolezza – e ci sarebbe molto da dire – credo che episodi come questo giustifichino un forte ridimensionamento di quella di cui gode Repubblica. Che da molto tempo, personalmente, non considero differente da Libero o il Giornale, solo con toni piu’ “pettinati”.

 

 

 

(TACO'S LETTERS) Conosciuto anche come “Mazzò”, è un famoso polemista pop italiano. Ospite abituale in numerosi show televisivi, figura di rilievo nella polemica pop italiana dalla metà degli anni ’60 alla metà degli anni ’70, è conosciuto per l’estensione vocale (tre ottave) dei suoi insulti, come per l’agilità dialettica nell’enumerarli. Ritiratosi dalle scene live nel 1978, continua a rilasciare post di grande successo.

4 Comments

  1. Oltre a condividere la quasi totalità del tuo post, da vecchio militante radicale dei diritti civili concordo con il tuo giudizio sulla inesistente autorevolezza di Repubblica che fin dalla sua fondazione, alla cui colletta iniziale pure partecipai, si rivelò più interessata (in tutti i sensi) ai grandi giochi di potere che alle battaglie civili della gente comune (lasciamo perdere la “società civile”, vero specchio radical-chic del giornale).

    Una sola osservazione alla tua osservazione n.1, dove scrivi “…un affresco propagandistico in cui le “istituzioni liberali riconoscono il valore positivo dei sindacati”, allora questa non e’ più semplificazione ma malafede”; va chiarito che per il pensiero (non l’ideologia) liberale le uniche istituzioni liberali sono quelle politiche (i famosi tre poteri dell’equilibrio liberaldemocratico) e che per tale pensiero i corpi intermedi, tra cui i sindacati, svolgono si un ruolo positivo, ma solo fin quando non pretendano che la concertazione con diritto di veto prenda il posto del fisiologico confronto in cui va incanalata la lotta politica o di classe (finché avrà un senso).

  2. Al netto del ridicolo tono veteromarxista dell’articolo di Repubblica, non dovremmo però chiederci se il rapporto (sia esso “dell’FMI”, di “ricercatori dell’FMI”, insomma, vedi tu come attribuire la paternità) contenga conclusioni corrette/sgabliate? Questo è il problema. Capisco che tu Mazzone ti incazzi ogni volta che qualcuno sfodera dei dati che dimostrano che un mondo modellato su un wet dream della Thatcher non è perfetto, ma se ti impunti sulla forma e non sui contenuti, otterrai poco. Somiglio molto a quello che guarda il dito quando il saggio indica la luna.

  3. condivido molto la storia dell’autorevolezza generosamente riconosciuta e di come si presentano certi articolo… per fare il pignolo però la critica sul “come” si scrive non la capisco, ed è almeno ai miei occhi un netto segno di distinzione tra una cosa come Repubblica (pettinata, appunto) e una cosa illeggibile come il Giornale ( cafone e pure scritto coi piedi).
    “turbocapitalismo” non mi risulta sia un termine inventato da liceo ma un fenomeno particolare (senza entrare nel merito).

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