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Se gli opinionisti ora si riscoprono banali

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Quello del giornalista è un mestiere difficile, l’abbiamo già detto. In particolare per l’opinionista, come certamente concorderete. Mettetevi ad esempio, questa volta, nei panni di un illustre collaboratore del Corriere, al quale viene chiesto di commentare autorevolmente l’esito del referendum irlandese sul matrimonio tra persone dello stesso sesso.

– Potrei approfondire gli aspetti controversi insiti nell’affidare al voto popolare una decisione sui diritti civili.
– Naa, troppo elitario. Vai più terra terra.
– Allora potrei descrivere dal punto di vista storico e sociale il percorso che ha portato i cittadini irlandesi dalle leggi che vietavano le “attività omosessuali” fino al ’93 al successo referendario del matrimonio omosessuale.
– Non so, sembra noioso. Più terra terra.
– Faccio il raffronto con l’Italia.
– Un po’ più terra terra?
– I gay che sono uguali ma diversi ma come noi però speciali.
– Così mi piaci.

Siamo nei panni, insomma, di Pietro Citati. Il suo pezzo di oggi, intitolato “Se gli omosessuali ora si riscoprono banali”, inizia con parole condivisibili e rassicuranti:

Pochi giorni fa, in Irlanda, le coppie omosessuali hanno conquistato per la prima volta in Europa attraverso un referendum il diritto di contrarre matrimonio. Dobbiamo essere felici per la sempre più rapida emancipazione di una parte degli esseri umani.

Partenza inappuntabile. Citati continua:

Non ci sono più né maschi né femmine, né eterosessuali né omosessuali, ma soltanto persone: ciò che importa è la forza intellettuale e sensuale di ciascuno, e il segno che imprime nella realtà e nell’avventura umana.

Oook. No d’accordo, la cosa del non ci sono più né maschi né femmine è forse un’espressione infelice, ma le intenzioni mi sembrano buone. Andrà tutto bene.

Mentre conquistano i propri diritti, gli omosessuali pretendono di essere come gli altri: ciò che certo non sono; tanta è la singolarità di condizioni che li distingue.

Sorpresa, gli omosessuali pretendono di essere come gli altri. Ma conquistano i propri diritti. Però nel conquistare ciò che è loro pretendono di essere ciò che non sono. Ci siete fin qui? Buon per voi.

Questa è un’offesa a loro stessi: un’offesa alla loro vita quotidiana; una cancellazione dell’abisso e del fascino che li circonda. Come una donna non può dimenticare di essere una donna, tanto più un omosessuale non può trascurare la ricchezza delle condizioni, delle sensazioni e dei sentimenti che lo distingue.

Gli omosessuali, dunque, nell’ottenere il proprio diritto ad essere come gli altri offendono loro stessi. Perché, come tutti saprete, gli omosessuali sono circondati dall’abisso (e ovviamente dal fascino), e non bisogna mai cancellare un abisso (o un fascino).

– Ele tutto ok?
– Sì, perché?
– Non so, hai un’aria strana, ti senti bene?
– Ok, senti, è una cosa un po’ personale quindi non dirlo in giro, ma ho fatto le analisi l’altro giorno e sono arrivati i risultati oggi e a quanto pare ho una carenza cronica di abisso.
– Cazzo. Cazzo, ma come è successo?
– Non l’hanno ancora capito, probabilmente un virus. Comunque non è una cosa grave, devo solo prendere una fiala di sentimenti ogni mattina.
– Capito. Oh se posso fare qualcosa, se ti serve del fascino fammi sapere, a casa ho la scorta, ché ogni tanto mia mamma dimentica di essere una donna e se devi farti fare la ricetta non ti passa più.

Citati riprende:

I grandi omosessuali hanno un profondo orgoglio del loro ego: talora un disprezzo dei cosiddetti esseri normali, e della loro vita comune.

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Qui la pochezza tecnologica del Corriere ha sicuramente impedito di piazzare su “I grandi omosessuali” lo storico tema di Superquark.

Questi spettacolari mammiferi sono particolarmente coscienti della loro stazza e dell’importanza che quindi hanno nel branco: preferiscono quindi vivere tra i propri pari, evitando inutili competizioni con gli omosessuali più piccoli o tantomeno con i cosiddetti eterosessuali, costretti ad accoppiarsi con gli esemplari meno fascinosi.

Ma temendo di aver sparato troppo alto, il nostro subito ritratta:

Certo, di esseri normali non ne esiste nemmeno uno: ogni uomo, maschio o femmina, etero ed omosessuale, è un cosmo infinitamente complicato che non si identifica con nessun altro.

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Se a questo punto siete confusi, non vi biasimo.

Nel caso degli omosessuali si aggiunge la coscienza della violazione e delle violazioni che essi impongono ai costumi di quella che resta la maggioranza.

Questa frase non viene ulteriormente spiegata né approfondita: il piacevole compito di trovarle un senso è lasciato generosamente al lettore.

Gran parte di loro conserva la coscienza della propria natura di élite: la superbia di essere una minoranza, che nessuna eguaglianza di diritti può avvicinare al resto degli uomini.

Ok, Pietro, ora forse stai andando un filo sopra le righe –

Sono singolari, e superbamente singolari: la ferita della differenza non può essere cancellata o abolita: brucia, arde come la ferita di nessun altro gruppo umano.

Pietro, aspetta, prendi fiato un att-

In quasi ogni omosessuale, c’è qualcosa di demoniaco;

WOAH, ehi-

ed è la coscienza di quella che molti di loro considerano la propria orgogliosa altezza spirituale.

– Direttore, mi mandi gli infermieri per favore. Sì, un altro opinionista. Citati. Eh oh lo so, ma se abbiamo un parco opinionisti del 1930 c’è poco da fare, hai voglia a dargli pillole. Sì. Grazie.

continua, portato via dagli infermieri:

Molti di essi, oggi, pensano alle grandi poesie di Baudelaire dedicate a Lesbo, alle Donne dannate come a qualcosa di irreparabilmente remoto: ma hanno torto. Cancellare ogni traccia della loro singolarità equivale a renderli normali, comuni, banali, come essi non sono mai stati.

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(ESERCIZI DI LOGICA) Trapiantato a Milano in quasi giovane età, scrive tendenzialmente per dimenticare, cosa che gli riesce piuttosto bene. Soffre da molti anni di Sindrome di Ingegneria, diffusa ma poco conosciuta patologia psichiatrica che porta il soggetto a credere che qualunque interazione al mondo sia descrivibile con non più di quattro equazioni differenziali e a non capire perché abbia così pochi amici. Si lamenta di tutto.

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