un blog canaglia

Se capitasse a te

in società by

Quella che segue è una “conversazione-tipo”: cioè un dialogo che mi è capitato di sostenere, con infinite varianti, almeno un centinaio di volte con altrettante persone diverse. Dalla conversazione si evincono alcune delle difficoltà con cui un giovane omosessuale si trova a doversi confrontare prima di essere preso in giro dai compagni di scuola, prima di essere discriminato sul lavoro, prima di essere aggredito in mezzo alla strada da quattro teppisti: quelle relative al rapporto con la famiglia, che mi permetto di ritenere, per il loro valore fondativo, le più drammatiche di tutte. Ecco, se qualcuno mi facesse capire in che modo le aggravanti per omofobia potranno essere d’aiuto al malcapitato che si trovasse ad essere generato dal mio ipotetico (si fa per dire) interlocutore, quando è invece evidente che certe “resistenze” culturali potrebbero essere abbattute nel giro di pochi anni semplicemente attribuendo diritti, gliene sarei davvero grato.

Non ho nulla contro gli omosessuali.
Ci mancherebbe altro, verrebbe da dire, ma passiamo oltre.

Però, diciamocelo, un figlio omosessuale non farebbe piacere neanche a te.
Farebbe piacere? E in quale curioso modo, di grazia, le preferenze sessuali di mio figlio dovrebbero far piacere a me, o quelle del tuo dovrebbero far piacere a te?

Non dico questo, per carità, ognuno fa quello che vuole.
E ci rimancherebbe altro, verrebbe da ridire, ma ripassiamo oltre.

Però, sai com’è, avere un figlio gay sarebbe comunque un problema, se non altro perché gli altri lo discriminerebbero.
Gli altri? Sicuro, che siano gli altri? Perché a me è parso che il primo a discriminare questo ipotetico figlio gay sei proprio tu: voglio dire, se tu per primo dici che non vorresti un figlio omosessuale, come puoi prendertela con “gli altri” che dovessero discriminarlo?

Eh, ma questo è il solito dilemma se è nato prima l’uovo o la gallina…
E questo è il solito trucchetto per buttare tutto in vacca: qua tu sei sia uovo che gallina, amico mio, il che significa che come la metti la metti questa faccenda la stai muovendo anche tu.

Ok, però ammetterai che insomma, come dire, se non fosse gay e si trovasse una ragazza sarebbe meglio.
Non mi pare.

Vorresti dirmi che per te sarebbe indifferente?
Sì.

Eh, bravo. Poi voglio vederti, quando ti capita.
Mi capita? “Mi” capita? Cioè, mio figlio è omosessuale e la cosa sta “capitando” a me? Mi pare che si tratti di una cosa che “capita” a lui, mica a me.

Mah, contento tu… E poi, non so, anche la gioia di avere dei nipoti, tu ci rinunceresti così?
No. Ma i nipoti si possono adottare, o concepire artificialmente.

Ah no, guarda, io non ho niente contro i gay…
(e due)

…al limite, guarda che ti dico, mi andrebbe bene anche se si sposassero…
A te “andrebbe bene”? Cioè, loro si sposano e la cosa deve andare bene a te?

…ma all’adozione sono contrario.
Ah sì? E perché?

Guarda, io sono convinto che un bambino debba crescere con un uomo e una donna.
Ah sì? E perché? (again)

Ma come, perché. Non c’è un perché. Insomma, da che mondo è mondo è così, evidentemente dev’essere così.
Tipo la miopia?

La miopia?
Eh sì, la miopia. Mica si correggeva ma miopia, una volta. Da che mondo era mondo, sottolineo. Solo che a un certo punto abbiamo cominciato a farlo. Mi stai dicendo che dovremmo rinunciare agli occhiali?

Maddai, che c’entra, è una cosa diversa. Un bambino ha bisogno di entrambe le figure, sia quella maschile che quella femminile, ne va del suo sviluppo psicologico e affettivo.
Ho capito. E se il padre muore, o se muore la madre?

Be’, questa è una cosa diversa: quando le cose succedono, succedono.
Ah, ecco. Allora, se non ti dispiace, riformuliamo: un bambino ha bisogno di entrambe le figure, sia quella maschile che quella femminile, a meno che non vada diversamente perché “succede”. E’ corretto?

Sei il solito polemico, non ho detto questo.
Sì che l’hai detto: anche perché, perdonami, non capisco come mai la sorte del bambino che non cresce con “entrambe le figure” ab origine ti stia così a cuore, mentre quella del bambino che cresce con un genitore solo a causa di un accidente no.

Non è che non mi sta a cuore, è solo che in quel caso non ci si può fare niente…
No? E chi l’ha detto? Si può dare in affidamento a un’altra famiglia, quel bambino.

Sì, bravo. Ora si dà un bambino in affidamento solo perché è rimasto orfano di un genitore.
Solo? Come sarebbe, “solo”? Non s’era detto che per un bambino è un fatto drammatico, non crescere con un uomo e una donna? Non s’era detto che “ne va del suo sviluppo psicologico e affettivo”? Non s’era detto che è un’eventualità così nefasta, spaventosa, terrificante da indurre addirittura a negare a un cospicuo numero di cittadini il diritto all’adozione? Be’, se è così…

Guarda, non lo dicevo nel senso che intendi tu.
Ah, ecco. E in che senso, esattamente?

Oh, insomma, basta. A me avere un figlio gay non farebbe piacere. Punto. Sarò padrone di essere contento quando dico io, no?
Padronissimo. Però, permetti un’osservazione?

Sentiamo.
Tu stai con una donna, vero?

Certo, la conosci pure tu. E la pensa esattamente come me.
Non ne dubito. Quindi ‘sto figlio ipotetico di cui stiamo parlando crescerebbe con un uomo e una donna, come dici tu.

Evidentemente sì.
Ottimo. Ma questo figlio ipotetico, nel caso fosse gay, che tipo di giovamento psicologico ed emotivo trarrebbe, rispetto all’ipotesi di crescere con due maschi o con due femmine, dal fatto di essere cresciuto da un uomo e una donna a cui “non fa piacere” il suo orientamento sessuale?

Be’…
Senza fretta. Magari pensaci. Poi, se vuoi, ne riparliamo.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

19 Comments

      • In effetti, se avessi provato a usare lo stesso acume da ENTRAMBE LE PARTI sarebbe un dialogo, stile dialogo sui massimi sistemi, e non la solita stupidaggine faziosa.

        Credo che i diritti di tutti si rappresentino e difendano meglio quando non si tratta chi la pensa diversamente come un mentecatto stile “ma come perché non c’è un perché”.

  1. Non esiste il diritto ad adottare, esiste il diritto ad essere adottati (il bambino è titolare del diritto, non chi lo adotta).
    Se si ragiona così negare le adozioni alle coppie gay appare più sbagliato che ragionando al contrario: vallo a dire a un bambino che sta in un orfanotrofio russo che farlo crescere con due uomini o due donne perché “ne va del suo sviluppo psicologico e affettivo”

    • quindi visto che il bambino e’ il titolare del diritto e’ giusto ci sia una legge che gli toglie il diritto di essere adottato da una coppia omogenitoriale.

      perche’, secondo questa logica contorta, tu sai gia’ che il bambino a priori direbbe bleah alla coppia gay .

      e se invece valutassimo l’adozione in base a criteri stabiliti da tecnici (assistenti sociali, psicologi ecc. ecc.) anziche’ sparare la sentenza morale come se fosse legge naturale?

  2. Al di là dell’omofobo fesso descritto, è possibile che anche una persona di media intelligenza pensi “se mio figlio fosse omosessuale, verrebbe maltrattato per questo; visto che non c’è altro motivo per preferire un orientamento sessuale, tale unico motivo è sufficiente a farmi dire che spero non lo sia”?

    • Proviamo ad applicare lo stesso ragionamento agli ebrei:
      Al mondo c’è un mucchio di antisemitismo.
      L’antisemitismo è negativo.
      Sarebbe meglio se al mondo non ci fossero… Ebrei!?

      La soluzione è eliminare l’antisemitismo, non gli ebrei.

      Lo stesso vale per i gay. Un genitore appena decente dovrebbe desiderare che non esistesse l’omofobia, non che suo figlio non fosse gay.
      Specialmente considerando che solo su una delle due cose ha una minima possibilità di influire.

    • Marco, è sufficiente in sé, visto che lo stai dicendo, mica c’è bisogno che qualcuno lo reputi tale. Dopodiché, credo che un atteggiamento del genere, per certi versi comprensibile, vada rivisto alla luce del fatto che in qualche misura contribuisce ad alimentare il meccanismo che lo genera.

  3. Due osservazioni:
    1. Però non è che la legge che implica l’aggravante di reato quando l’aggressione è per omofobia, è percepita come sinonimo di una serie di provvedimenti perchè le persone omosessuali abbiano i diritti che loro spettano – ed è piuttosto ovvio che provvedimenti in quella direzione contribuirebbero di più e più rapidamente a modificare una mentalità. la legge per l’omofobia riguarda prima di tutto una questione di principio, la stessa che sta dietro la legge Mancino, purtroppo poco applicata: non si deve aggredire nessuno in virtù di una sua specificità o appartenenza a minoranza. E’ un aggravante seria, e prende la cultura in cui viviamo da un’altra parte.
    2. Non so quanto sia saggio qualificare velocemente con la categoria stronzo omofobo il genitore che sia messo in difficoltà dall’idea di avere un figlio omosessuale. Che è un po’ il sottotesto di questo post. Mi ricordo una bella campagna di arcigay in cui si sponsorizzava un numero verde per genitori che scoprivano di avere un figlio omosessuale. Mi pareva una cosa molto intelligente – anche se non so che successo abbia avuto. A me sembra che possano esserci un sacco di cose in ballo, che hanno bisogno di essere digerite.

  4. Se capitasse a me nel mio piccolo avrebbe l’importanza che ha mettere prima la scarpa sinistra della destra. Ma visto che una figlia o un figlio possono essere discriminati in società sarei preoccupato di dare loro armi dialettiche per spaccare teste (sempre dialetticamente parlando). Ecco, paragonare l’omosessualità alla miopia, cioè mettere sullo stesso piano gusti sessuali e disfunzioni fisiche non è la strada dialettica migliore forse.
    Ma si, spero in un mondo dove si possa parlare di cose serie dopo esserci lasciati alle spalle questi problemi medioevali

  5. caro capriccioli,
    il paragone con la miopia è una stronzata e soprattutto è una stronzata pericolosa: la miopia si cura si corregge e si estirpa, anche; e questi non hanno bisogno anche di te per avere certe splendide idee.

    …io lo toglierei dalla panoplia, al tuo posto.
    mv

  6. Anni fa già diceva il poeta:

    I tuoi figli non sono figli tuoi,
    sono i figli e le figlie della vita stessa.
    Tu li metti al mondo,
    ma non li crei.
    Sono vicino a te,
    ma non sono cosa tua.
    Puoi dar loro tutto il tuo amore,
    ma non le tue idee.
    Tu puoi dare dimora al loro corpo,
    ma non alla loro anima,
    perché la loro anima abita
    nella casa dell’avvenire
    dove a te non è dato entrare
    neppure con il sogno.
    Puoi cercare di somigliare a loro,
    ma non volere che essi assomiglino a te,
    perché la loro vita non ritorna
    indietro e non si ferma a ieri.
    Tu sei l’arco che lancia i figli verso il domani.

  7. Le frasi in grassetto rispecchiano in gran parte il pensiero comune, col quale bisogna confrontarsi e non scontrarsi, che piaccia o no. Le rispettive risposte oltre a non essere argute non rispondono affatto alle obiezioni di partenza in maniera seria. Pessimo post a mio parere, rispecchia però bene la più scontata filomofobia di facciata da radical chic di sinistra.

  8. Caro Andrea,
    a parte la drammaticita’ del tema trattato il tuo modo di argomentare e’ uno spasso. Ricorda molto la maieutica socratica dei dialoghi platonici. Visto che sembri ti appassioni molto vorrei consigliarti di ricercare qualche testo di PNL sul “metamodello”. Si tratta di una tecnica per identificare le distorsioni linguistiche andando a identificarne le debolezze con delle domande specifiche. Veramente uno strumento potentissimo.
    Scommetto ti ci divertiresti un sacco.
    Ad esempio “Sleight of mouth” di Robert Dilts o “La magia del linguaggio” di non mi ricordo chi.

    Saluti

  9. Per farti un esempio la prima frase:
    “Non ho nulla contro gli omosessuali” e’ molto indicativa. In una singola frase viene racchiuso un processo molto complesso che va esaminato.
    Sarebbe stato il caso di domandare:
    “Cosa intendi esattamente quando dici che non hai nulla contro gli omosessuali?”
    E poi a seguire.
    E’ esattamente il metodo di Socrate.
    L’unica fregatura e’ che finisce per fare incazzare la gente quando gli dimostri che farebbe meglio a tacere. Socrate e’ finito piuttosto male 🙂

Lascia un commento

Your email address will not be published.

*

Latest from società

Al posto di Fabo

Già si sentono i rumori di fondo dell’esercito di fondamentalisti che si
Go to Top