un blog canaglia

L’Apocalisse Ludica di Fine Millennio

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L’estate è finita, ma l’ossessione per i giocattoli della nostra infanzia no (I precedenti capitoli qui).

31. I PLAYMOBIL

Consci che i Lego interessavano più i maschi che le femmine, gli ingegneri della Gig si inventarono i Playmobil, pupazzetti che avevano la stessa espressione da cretini degli omini Lego, ma erano più grandi (probabilmente il macabro risultato di aver fuso due omini lego uno sopra l’altro). A differenza dei loro cugini non erano gialli, e la famiglia Playmobil non aveva mattoncini da incastrare, ma una serie infinita di diabolici accessori (persi sotto il divano) e personaggi retorici che avrebbero fatto invidia ai mestieri che ha intrapreso Barbie in tutta la sua vita. Quando venivano via i capelli ad un Playmobil (persi per sempre in una dimensione parallela), esso (maschio o femmina che fosse) veniva tristemente a somigliare all’arbitro Collina, e allora diventava automaticamente “il disadattato”,  “un malato terminale” o addirittura “il naziskin”.

L'ARMATA MALEDETTA
L’ARMATA MALEDETTA

32. LE MACCHININE

Differenti dalle Micro Machines per la grandezza più umana (cosa che però non impediva al bambino di perderle sotto i mobili), le macchinine erano ambitissime dai maschi che allestivano l’autosalone che inevitabilmente finiva in “disastro autostradale con dispersi e feriti ovunque” (ma comunque dopo sopraggiungevano He Man o Big Jim e mettevano tutti in salvo). Ciò che attirava maggiormente delle macchinine era senza dubbio la loro peculiarità di correre metri e metri su tavoli e pavimenti, ma soprattutto i colori sgargianti e improponibili con i quali erano pitturate. Voglio dire: a chi poteva venire in mente di comprarsi una Lamborghini argentata con strisce rosa e blu? O magari una panda giallo fosforescente? Naturalmente, in dotazione con le macchinine c’erano anche ecomostri tipo il garage, componibile e su più piani, lasciato in salotto per una questione di spazio e che inevitabilmente finiva per diventare una trappola mortale in casa quando uno si alzava di notte per andare in bagno.

Ottima la scelta dei colori
Ottima la scelta dei colori

33. LE MACCHINE/MOTO GAUCHO

Gli ingegneri della Gaucho (sospettiamo in combutta con quelli della Gig), nota marca di infernali giocattoli anni ’80-’90, si inventarono, per far familiarizzare il giovine virgulto con i mezzi di trasporto, una serie di moto e jeep elettriche, che funzionavano (quasi) come quelle vere e che davano senso di onnipotenza soprattutto ai padri e agli zii che le spaccavano a forza di fare i cretini gareggiando fra di loro. Risultato: i veicoli succhiasangue costavano dei prezzi osceni, così il bambino doveva aspettare di avere 15 anni per chiedere insistentemente il motorino, “Perché non mi avete mai comprato la moto elettrica!!”

"No, non la puoi guidare, cazzo, mio padre si è indebitato per comprarmela"
“No, non la puoi guidare, cazzo; mio padre si è indebitato per comprarmela”

34. LA NOUVELLE CUISINE E FIGLI

La Nouvelle Cuisine era il sogno di ogni bambina! Significava avere un posto dove usare le pentoline, quindi i due marchingegni erano in evidente accordo finanziario. In poche parole, chi aveva la Nouvelle Cuisine bisognava per forza di cose di pentoline con le quali escogitare pappette di terra e calcinacci (le pentoline incluse nella cucina giocattolo constavano solo di pochi piatti e qualche padella con appiccicato l’adesivo delle uova); chi invece aveva miliardi di pentoline, appena vedeva la pubblicità della Nouvelle Cuisine (bambine con cappelli da cuoco, musiche africane) correva a stressare il genitore.
Esistevano inoltre anche altri piani di gioco a tema, come il tavolo per lavorare il legno (rigorosamente in plastica, con le travi già segate) o il banco di scuola. Quest’ultimo era particolarmente perverso, visto che i bambini dai sei ai dieci anni preferirebbero il martirio piuttosto che passare otto ore sui banchi, ma appena gli regali una cosa del genere subito corrono a fingere di essere a scuola a fare le operazioni alla lavagna, con grande perplessità dei genitori che si chiedono dove avranno sbagliato.

Back in the kitchen
Back in the kitchen
"Che bello studiare!" "Malimortaccitua"
“Che bello studiare!”
“Malimortaccitua”

35. BEBI MIA

Bebi Mia è senza dubbio uno dei giocattoli più ambigui della storia, a partire dal nome scritto con una grammatica zoppicante. Si trattava di una bambola chiaramente posseduta, che aveva la facoltà di ripetere (anche all’infinito) circa dieci frasi diverse tra cui “mamma ho fame” “mamma giochiamo” “mamma ti voglio bene” (da omicidio) e si spegneva (se si riusciva a capire come) al suono di “ho sonno…BUONANOTTE!!!” pronunciato a voce altissima. La didascalia recitava “La prima bambola che ti fa sentire davvero mamma”; certo, ma il tipo di genitore che quella roba ti faceva sentire non era di certo il candidato ideale a “mom of the year”, visto che dopo tre o quattro minuti avevamo tutti l’impulso di piantarla sotto un cuscino per non sentire mai più quella vocina querula.

Io stessa ho vissuto attimi di vero terrore durante una notte in cui il malefico balocco non voleva spegnersi, e continuava a ripetere “mamma mamma mamma”. Mia madre (quella vera) minimizzava, ma sapevo che in cuor suo anche lei era convinta di vivere in un film horror, in cui l’inquietante giocattolo si sarebbe ribellato e ci avrebbe fatti tutti a pezzi.

Tutti quei puntini sospensivi.
Tutti quei puntini sospensivi.

 

JJ

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I precedenti capitoli qui.

 

26. I CAVALIERI DELLO ZODIACO

I Cavalieri dello Zodiaco erano una serie di amici/nemici dai capelli lunghi, il sesso incerto, l’infanzia segnata e i poteri cosmici. I personaggi erano tantissimi, tanti quanto le “mosse speciali” di ognuno, le quali, per essere efficaci, andavano gridate a squarciagola (FULMINE DI PEGASUS et similia). I più importanti di tutti erano naturalmente i cavalieri protagonisti (con i nomi delle costellazioni: Cigno, Andromeda, Grande Carro), poi c’erano i Cavalieri d’oro (ognuno aveva il nome di un segno zodiacale, ed erano capeggiati da Paolo Fox) e infine le uniche donne* : Lady Isabel (capelli lillà ed espressione grave, lacrime agli occhi perenni) e Castalia (un’inquietante signora che girava con la maschera sempre in faccia, come Leatherface). I pupazzi erano complicatissimi da collezionare, perché ognuno aveva in dotazione un bustino con l’armatura sopra, i cui pezzi si disperdevano sistematicamente per casa e inceppavano l’aspirapolvere.

In più, nella pubblicità ti facevano vedere che stavano in piedi da soli, ma COL CAZZO che ci riuscivi, cadevano giù peggio di un paralitico senza la sedia a rotelle.

*a parte Andromeda. E ho nutrito seri dubbi anche su Crystal, lui e i suoi cigni

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27. LA PISTA POLISTIL

Appurato che tutti i bambini possiedono uno spirito agonistico pari a quello di Benji quando Holly gli segna un gol (con conseguente assenza da scuola per i successivi tre mesi, depressione acuta, meditazione in mezzo ai campi di calcio, soliloqui davanti ai passanti sconvolti), gli ingegneri della Gig (sospetto siano dietro ad ogni cosa) si inventarono una pista automobilistica da comporre, sulla quale correvano macchinine elettriche. Le più longeve si rompevano dopo una settimana, se prima il bambino non ci saltava sopra o non provocava un blackout facendoci cadere il succo di frutta.

Una particolarità: Le macchinine, essendo tutte mosse dallo stesso congegno elettrico, andavano tutte alla stessa velocità, ma nella pubblicità ti facevano credere che era possibile che qualcuno vincesse (i padri, sportivamente, fingevano sempre di perdere). Quando i bambini gareggiavano con gli altri bambini, il primo che si ricordava di dire “HO VINTO!” aveva effettivamente vinto.

28. I KOMBATTINI

I Kombattini erano nati dalla certezza degli ingegneri della Gig che i bambini sono attratti dalle cose ripugnanti e colorate che si combattono. Erano formiche con espressioni truci e mitragliatori in mano, dai colori sgargianti. La particolarità di questo giocattolo era che ogni kombattino aveva il culo (proprio così) coloratissimo e con dei brillantini al suo interno, e le varie chiappe potevano essere scambiate di kombattino in kombattino. Questo creava una distorta visione del corpo umano nel bambino, che dopo qualche giorno li gettava dalla finestra per vedere se il didietro serviva per attutire la caduta, o magari, chissà, era magico (tipica ingenuità del bambino).

Deviante
Deviante.

29. I CINQUE SAMURAI

I Cinque Samurai erano uno squallido tentativo attuato da qualche furbone di imitare i Cavalieri dello Zodiaco. Il risultato era lo stesso: c’era sempre quello efebico coi capelli biondi, il leader, quello riflessivo, quello che moriva sempre, i fratelli, ecc ecc. Però con i pupazzetti davano in regalo le fasce da vero samurai (?).

A volerla dire tutta, i cinque cretini erano davvero una spudorata copia dei Cavalieri, persino nelle armature, che avrebbero dovuto ricordare quelle di un samurai, ma somigliavano più a quelle dei cavalieri d’oro. Vergogna!

Samurai un corno
Samurai un corno

30. LE ARMI GIOCATTOLO

Di armi giocattolo ne esistevano di tutti i tipi e forme. Si andava dai fucili da cowboy col tappo rosso alle riproduzioni a grandezza naturale delle armi delle Tartarughe Ninja, passando per le fionde e persino i bazooka con le palline di gommapiuma. Il bambino, subito incitato dal padre a giocare gli indiani, finiva per infilare nell’occhio dell’amico una freccia con la ventosa, e allora veniva portato dallo psichiatra infantile.

Viso pallido, avrò tuo scalpo (e tuo occhio)
Viso pallido, avrò tuo scalpo (e tuo occhio)

 

JJ

L’apocalisse ludica di fine millennio

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Primo capitolo

Secondo capitolo

Terzo capitolo

Quarto capitolo

 

21. TANYA

Tanya era il nemico naturale di Barbie. Nata per contrastare il mercato della Mattel, Tanya era in tutto e per tutto uguale alla Barbie, ma era solitaria (non aveva un Ken, né una Skipper, né una Midge, soltanto una serie di Tanye uguali a lei ma con capelli diversi, probabilmente cloni malriusciti). Esisteva anche un tipo di Tanya morbida, la quale veniva distribuita in commercio ACCARTOCCIATA IN SCATOLE DI CARTONE. Non credo di aver provato mai tanta pena per un giocattolo come quando mi sono ricordata di questa cosa. Specialmente perché quando ero bambina ero convinta che i giocattoli avessero veramente un’anima; e la fottuta Pixar ha ideato Toy Story, e io ancora sospetto che mi abbiano copiato l’idea. Ma torniamo a Tanya. Successivamente, dopo la grande fortuna riscossa da Tanya Gelato (profumava di qualcosa di disgustosamente dolce), fu fatta sparire (probabilmente sciolta nella salamoia) per aver osato tentare di imporsi sulla famiglia Barbie. Ab aeternam, Tanya.

Occhiali da sole Tanya: responsabili della cecità infantile dal 1995 al 1997
Occhiali da sole Tanya: responsabili della cecità infantile dal 1995 al 1997

22. I MINI PONY

I Mini Pony erano un esperimento di laboratorio chiaramente andato storto: erano dei pony dai colori psichedelici, con criniere e code colorate e strani simboli esoterici sulle chiappe (che spaziavano dai fiori alle stelline, dalle svastiche ai cuoricini). Parlavano e conducevano una vita sociale, intrecciandosi nastri fra le criniere (e come? Con gli zoccoli?) e affrontando i problemi quotidiani dei pony, qualsiasi essi siano (probabilmente la scarsità mondiale di fieno o le strade invase dalla merda di cavallo). Presente nella confezione anche il pettinino per incasinare ancora di più le chiome, che poi (come accadeva per le Barbie) venivano barbaramente recise, e i Mini Pony assumevano l’aspetto di punkabbestia, prima di essere lanciati contro un vetro nel momento in cui si apprendeva che le criniere viola e gialle non sarebbero mai più ricresciute. La riproduzione, inoltre, era per questi animali incredibilmente complicata: infatti dopo qualche tempo nessuno riusciva più a distinguere i sessi, e bisognava andare a caso.

Tipico aspetto di cavallo maschio adulto
Esemplare di pony adulto maschio

23. LA MACCHINA DEL GELATO

Malata invenzione degli ingegneri della Gig che avrebbe dovuto permettere all’ingenuo bambino di farsi il gelato in casa. Nella confezione c’era la macchina del gelato (da cui il nome), accessori vari per la preparazione e delle bustine di gelato in polvere da far diventare, SECONDO LORO, come quello vero. Il bambino, dopo il sesto tentativo di riprodurre qualcosa che non fosse una pappa molle e disgustosa (completamente diversa dai capolavori da bar che si vedevano in pubblicità, magari anche guarniti con ombrellini decorativi e zuccherini, mortacci vostra, che l’avevate sicuro preso da Mondi), si arrendeva e lasciava il contenuto nella scatola ad impolverarsi e il gelato pian piano collassava su se stesso. Salvo poi ricordarsi, mesi o addirittura anni dopo, “Ma io avevo LA MACCHINA DEL GELATO!! Vediamo se funziona ancora!” Sì, funzionava ancora quell’aggeggio maledetto, e la poltiglia prodotta, oltre che essere disgustosa, ora era anche LETALE.

NB: Forse la cosa più bella della Macchina del Gelato è che il volto testimonial era quello di Fabrizio Bracconeri.

 

24. LE PENTOLINE

Le pentoline erano uno stress continuo per i genitori. Le bambine ne volevano avere ancora, e ancora, e ancora, fino a che la scatola che le conteneva non pesava 45 kg, e al padre per tirarla giù dallo scaffale usciva fuori un’ernia. Diabolici oggetti in plastica o metallo, erano fedeli riproduzioni di oggetti di cucina, dalle posate ai fornelli, passando anche per cose da mangiare di plastica (che, ingerite, soffocavano il fratello minore o il cane). Le vendevano in confezioni da più pezzi dal giornalaio, e il genitore, ogni volta che acquistava un quotidiano, era assalito dalla pressante richiesta di averne delle altre. Se non altro, il giocattolo era uno dei pochi che riusciva a tenere buona la bambina, nella maggior parte dei casi, la quale però poi si guardava bene dall’aiutare la madre ad apparecchiare la tavola, quella vera.

Dai colori sobri e piacevoli
Dai colori sobri e piacevoli

25. LE TARTARUGHE NINJA

Le tartarughe ninja, prodotto di una mente malata, erano tartarughe mutanti (da questa ispirazione, come ho già detto, vennero fuori i Biker Mice, gli Extreme Dinosaurs e persino gli Street Sharks, insomma qualsiasi animale mutabile tramite scorie radioattive) seguite dal loro maestro Splinter (un ratto in kimono, gigantesco e flemmatico) che gli insegnava le arti marziali. La loro punta di diamante era una giovane giornalista vestita da banana con la stessa pettinatura di He Man (e del principe Cuorforte) chiamata April ‘O Neil, che nei giochi fra amichetti era interpretata o dall’unica femmina del gruppo o dal più effemminato della compagnia, e la sua parte consisteva per lo più nello stare seduta legata da qualche parte in attesa del salvataggio delle astute tartarughe. Il cattivo era Shredder, una specie di Diabolik di ferro, che aveva due sgherri, Rock Steady e Be-Bop, rispettivamente un rinoceronte e un facocero (anche loro mutanti, sennò gli altri si sentivano soli). E poi c’era Krang, il vertice della piramide, al quale anche Shredder si sottometteva, che era una Big Babol già masticata con dei tentacoli, dalla voce estremamente stridula. I maschi volevano sempre essere Leonardo che era il più forte (ma in base a cosa?), quello che faceva Donatello veniva scherzato perché aveva la bandana viola da femmina, Michelangelo si dava i nunchaku in faccia, le femmine si annoiavano e per Natale il bambino pretendeva di ricevere il camion sparapizze delle Tartarughe Ninja. Rovinoso.

In tempi moderni, i disegnatori del cartone ci hanno riprovato, con una versione tutta nuova, dove April ha la pancia scoperta, le tartarughe sono più coatte e hanno gli occhi bianchi. Risultato: ragazzi, non drogatevi, altrimenti diventerete come le nuove Tartarughe Ninja.

Ripropongo qui la magnifica sigla che, a distanza di più di 20 anni, non so affatto ancora a memoria, perché comunque ormai sono un’adulta responsabile.

PS: Se ci sono psicologi su questo blog vi chiedo di dirmi se è normale che da bambina fossi innamorata di una tartaruga antropomorfa con le fasce arancioni in testa.

 

 

 

JJ

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Primo capitolo

Secondo capitolo

Terzo capitolo

 

16. LA LEGO/LEGO TECHNIC

Fortunata associazione di pazzi che si inventò il fatto che curiosi omini della dimensione di una falange e dalla faccia gialla cilindroidale con sempre la stessa espressione ebete potessero diventare abilissimi ingegneri, costruttori di astronavi, parrucchieri. E’ inutile spiegare il funzionamento dei Lego, perché è chiaro a tutti. C’è pure il film. Gli altri comunque sono pregati di aggiornarsi. Le costruzioni ebbero così tanto successo che uscirono anche quelle a tema: la montagna di Indiana Jones, il Lego Star Wars, persino quello di Harry Potter, tutti a prezzi vertiginosi. La particolarità della Lego era una sola: come nei puzzle, alla fine veniva fuori che mancava sempre un pezzo, uno dei mattoncini, risultato introvabile nonostante le ricerche forsennate. Qualche mese più tardi, qualcuno finalmente lo ritrovava calpestandolo, e invocando alcuni noti santi della cultura cristiana.

Esiste una perversa sottomarca della Lego, la Lego Technic: il concetto è lo stesso, ma le macchine sono più elaborate e difficili da costruire, ci vuole almeno una brugola, e non esistono omini che le guidano. Per bambini nerd e molto soli.

 

Come carboni ardenti
Come carboni ardenti
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Non venivano mai così belli quando ci provavo io

17. MIGHTY MAX

Anche conosciuti dalle bambine come “I Polly Pocket per i maschi”, i Mighty Max erano esattamente come i Polly Pocket, con la differenza che però il personaggio era uno sfigatissimo bambino dai capelli ossigenati, che si trovava a dover combattere perennemente contro mummie, serpenti, mostri di ghiaccio, scheletri, scienziati pazzi, assassini muniti di seghe elettriche, il tutto sempre in case decappottabili, ma dall’ambiente squisitamente horror. Anche qui gli ideatori si sono sbizzarriti inserendo i Mini Mighty Max: ambientazioni più piccole, ma sempre gli stessi maniaci omicidi.

Solo nei vostri peggiori incubi
Solo nei vostri peggiori incubi

18. LE MICRO MACHINES

Quasi a voler obbligare i bambini a morire per soffocamento (o stress causato dalla perdita del giocattolo minuscolo), oltre ai Polly Pocket vennero introdotte le Micro Machines. Dal nome, macchine minuscole, lasciate dal bambino perennemente in giro, con la conseguenza di femori rotti e traumi cranici. Erano tantissime, una collezione infinita. Spaziavano dalle macchine da corsa alle ruspe, dalle navi alle barche a vela; successivamente gli ingegneri della Gig inventarono il camper che si apriva a metà e diventava una città full optional, l’elicottero dei carabinieri che era una base segreta, e via dicendo. La particolarità del giocattolo era il prezzo, inversamente proporzionale alla grandezza della macchinina. Le Micro Machines sono state recentemente rilanciate (non contro un vetro) dagli avidi ingegneri della gig.

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19. LADY LOVELY LOCKS

Lady Lovely era uno smielato cartone animato (dal quale uscirono di conseguenza anche le bambole, stampo della Skipper di Barbie) che trattava di una specie di principessa piena di fiocchi, gioielli e capelli irrimediabilmente lunghi e vaporosi (ma dai colori punk), la quale si struggeva d’amore per il principe Cuorforte (un efebo pettinato come He Man) e circondata da ridicole deficienti colorate e animali tristemente tinti di rosa e fucsia (come la tigre di He Man). La cattiva era una perfida duchessa con i capelli neri (infatti si chiamava NERONDA, nomen omen), come a dire: se non sei bionda e con la pelle di pesca, sei cattiva. Le bionde buone passavano il tempo a difendere il loro regno costellato di pony blu dalla perfida duchessa, che magari voleva solo riconquistare il proprio posto nell’alta società, vai a sapere.

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Fatevi un’altra lampada

20. LE CHERRY MERRY MUFFIN

Erano bambole di plastica dura (se le tiravi a tuo fratello, era consequenziale il trauma cranico), somigliavano a una Skipper con le caviglie gonfie, avevano vestitini dalle tinte ambigue e ognuna aveva un profumo differente (io ne avevo una gialla, gadget annesso LA BANANA con piedi e mani, deviante: la potete vedere nell’immagine sottostante). I gusti erano quelli della frutta: ciliegia, mirtillo, banana, fragola, mango, papaya, licis. L’odore, che avrebbe dovuto ricordare i frutti di cui sopra, era in realtà un’orrenda puzza di plastica radioattiva. Ideate senz’altro per far familiarizzare il marmocchio impertinente con gli alimenti ricchi di vitamine, per anni io le ho conosciute come “le bambole che profumavano di frutta”, fino alla traumatica scoperta che in realtà portavano un nome da pornostar.

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Scusate, ma la terza da sinistra a che gusto è?

JJ

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Prima infornata

Seconda infornata

 

11. I TROLLS

Di troll ne esistono tanti. Ci sono quelli shakespeariani, ci sono quelli fiabeschi con le guance rosa, ci sono quelli di Harry Potter enormi e cattivi e quelli del Signore degli Anelli ancora più enormi e ancora più cattivi, ci sono quelli su internet. Ma solo gli ingegneri della Gig potevano inventarsi I TROLL GARBATI! Questi esserini dal sesso incerto (nello spazio fra una gamba e l’altra c’era solo quest’arcata vuota e liscia) erano ancora più inutili degli Exogini, in quanto non credo fossero nemmeno da collezione. Ad ogni buon conto, alcuni erano muniti di occhiali da sole trendy, ma tutti sfoggiavano pettinature alla moda (fosforescenti come i pannolini dei paciocchini, e quindi facilmente abbinabili in caso di esposizione sulla libreria).

I WILL KILL EVERYONE YOU LOVE
I WILL KILL EVERYONE YOU LOVE

12. I BIKER MICE (DA MARTE)

I Biker Mice (da Marte) erano tre topi giganti e futuristici (dopo le Tartarughe Ninja hanno mutato cani e porci), dai corpi antropomorfi e pieni di metallo addosso, il tutto esplicabile col fatto che venivano da Marte (?); ai più ricordavano invece i punkabbestia della stazione Ostiense. Giravano in moto (evidentemente su Marte anche i topi giganti possono prendere la patente A) e portavano nomi riecheggianti le atmosfere automobilistiche (Pistone, Turbo, Bollodellassicurazione). Avevano un’amica umana fregna, l’equivalente di April O’Neill, anche lei con i  capelli a paggetto bruni; questa però invece della giornalista faceva il meccanico, cosa altamente improbabile se avete visto l’avvenenza media dei meccanici femmine nel mondo. Come April con Michelangelo, anche lei se la intendeva con quello più simpatico del trio. Gli altri due erano efebici, uno era il leader della banda, con gli occhiali da sole, l’altro era quello più imbottito di metallo, solitario e fissato col combattimento (era quello più virile, quindi tutti i bambini volevano essere lui e avere il suo pupazzetto). I Biker Mice (da Marte) combattevano contro un nemico che era una scoria radioattiva (non sto scherzando).

Gioventù bruciata, portavano anche l'orecchino.
Gioventù bruciata, portavano anche l’orecchino.

13. LE SORELLINE DI BARBIE

Le sorelline di Barbie non potevano essere le figlie di Barbie, perché Ken era solo il suo fidanzato, niente figli se non sposati! (nonostante sono sicura che esistesse anche una “Barbie matrimonio”, probabilmente finito in divorzio a causa delle amiche zoccole di Barbie). In ogni caso vai a occuparti della prole quando sei un medico, un calciatore, una barista, una surfista e chi più ne ha più ne metta. Quindi: sorelline. Se ne contano 4 in tutto, chiamate (in ordine decrescente) Skipper, Stacey, Shelly e Krissy. Distinte dalle altre bambole per l’uso continuo di K e Y, le sorelline di Barbie sono una vera piaga: Skipper è l’amante di Ken, Stacey dev’essere aiutata con i compiti, Shelly ha bisogno di un costume per Carnevale e Krissy necessita di due poppate al giorno più cambio di pannolini. Non sono più in fabbricazione perché eliminate dalla faccia della terra dalla stessa Barbie.

Maledette punk
Maledette punk

14. LA CASA DI BARBIE

La casa di Barbie è un termine errato. Quello corretto è LE CASE di Barbie, visto che la riccona ne aveva circa una 15ina solo in commercio in Italia, sicuramente tutte intestate alle sorelline per frodare il fisco. Le case di Barbie (che avevano nomi tipo “La casa dei sogni” o “La casa della baia incantata”, che era quella a Fregene) erano teatro di orge di ogni tipo, protagonisti Barbie, Ken, Midge, Alan (gli amici meno ricchi), e chi più ne ha più ne metta. Proprio in questa occasione fu inventata, dagli ingegneri della Mattel, anche la coppia afroamericana, per ovvi motivi riconducibili alle ammucchiate. Fra scambi di coppie e amenità varie, quando arrivava Skipper per il thè sul terrazzo, tutti si rivestivano facendo finta di niente.

Barbie, sappiamo entrambe che quel vestito finirà su una specchiera a momenti
Barbie, sappiamo entrambe che quel vestito di dubbio gusto finirà su una specchiera a momenti

15. HE MAN

He Man era una sorta di Conan il Barbaro ma aggraziato, gentile, biondo con i capelli a paggetto e vestito come uno dei California Dream Men. Il titolo completo della serie era “He Man and the Masters of the Universe” (amici di basse pretese) e la compagnia, per quello che ricordo, era formata da donne vestite come Madonna nei suoi momenti peggiori, Tom Selleck, una specie di fantasmino timido e la tigre casalinga di He Man, dal pelo barbaramente tinto, tanto all’epoca non andavano ancora di moda gli attivisti per i diritti degli animali. I cattivi erano Skeletor (il leader con le manie di protagonismo) e due sgherri, la classica donna bella e cattiva e il mostro deforme (forse c’era anche il servo stupido). I bambini si immedesimavano in He Man e passavano ore a giocare con la spada luminosa gialla, rincorrendo i gatti.

No, per dire
No, per dire

A fra due settimane, boys & girlz.

 

JJ

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Ed è magicamente di nuovo venerdì.

Prima puntata qui.

6. I GI-JOE

Erano le bambole per i maschi, il giocattolo bellico per eccellenza ai nostri tempi (1990?). I GI-JOE (mai capito perché si chiamassero così) erano dei pupazzetti di media grandezza vestiti come i coatti in discoteca (canottiere, medagliette, anfibi e pantaloni mimetici), dei quali lo scopo vitale era la smania di combattersi a vicenda, massacrandosi senza distinzione di razza, età o ceto sociale, inneggiando però, paradossalmente, alla pace. Esisteva una sola donna fra i pupazzetti, che però era chiaramente un travestito, visti i tratti maschili e squadrati, il rossetto abbondante e il seno rifatto.

In questa immagine: il rarissimo cameo dei Village People nella serie animata dei GI-Joe
In questa immagine: il rarissimo cameo dei Village People nella serie animata dei GI-Joe

7. I DOLCI SEGRETI

I dolci segreti furono i primi giocattoli che insegnarono alle bambine quanto è bello possedere pietre colorate e luminose. Erano delle scatoline di varie forme con sopra una pietra “preziosa” (in VERA PLASTICA!). Se aperte, non si rivelavano scatoline e basta, ma si estraevano da esse braccia, gambe e testa, e si formavano orribili bamboline kitsch con i capelli rosa e fucsia. Anche loro munite di un’oggettistica da far invidia ad un coltellino svizzero, compresi i pettinini per le bambine (subito persi per sempre sotto alla libreria).

"Ucciderò tutta la tua famiglia nel sonno"
“Ucciderò tutta la tua famiglia nel sonno”

8. GLI EXOGINI

Erano degli esseri in plastica collezionabili in busta chiusa, monocolore e completamente inutili. Non erano belli. Non erano funzionali. Probabilmente se lanciati non facevano nemmeno male. Però i bambini facevano a gara a chi ne aveva di più e se li scambiavano persino fra loro. Perché? Non potevano usare le figurine come tutti gli altri?

No comment
No comment

9. GLI ECOLOGINI

Gli Ecologini erano dei mostri affetti da nanismo e con un problema evidente di bile: erano completamente verdi, il che li rendeva simili a rane. Ma nessuno ha mai capito perché si chiamassero così. Forse verde = natura = ecologia? Sì, ma che facevano questi? Ripulivano piazza San Giovanni dopo il concerto del primo maggio? Ad ogni modo, come tutti i loro fratelli che terminavano con il suffisso -ini, erano perfetti per essere lanciati con violenza contro gli altri bambini.

Li ricordavo meno inquietanti
Li ricordavo meno inquietanti

10. I PACIOCCHINI
I paciocchini erano un’infinita serie di marmocchi di plastica morbida (ma se li tiravi al tuo compagno di banco comunque facevano malissimo) dal colore rosa pallido che si esibivano ognuno in una posa diversa, ognuno con un nome diverso e ognuno col suo pannolino di spugna dai colori fosforescenti. Le bambine ne avevano a milioni, anche loro si collezionavano in busta chiusa, con la conseguenza che ti ritrovavi con 13 paciocchini seduti, 15 col cucchiaio in mano e 25 col cappellino. Gli ideatori, sadicamente, successivamente si inventarono i colori alternativi (abile tattica per avere 5 paciocchini nella stessa posa ma di colore diverso); ne esistevano di marroni, gialli, altri rosa caramella ma addirittura erano arrivati all’azzurrino e all’arancione trasparente! Ancora più in là, vennero ideati dei paciocchini più piccoli, che erano ancora più elaborati nelle pose e nei colori! Roba da galera!

Stupidi mocciosi
Stupidi mocciosi

JJ

L’Apocalisse ludica di fine millennio

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Siamo stati tutti bambini negli anni ’90. Anche chi aveva 40 anni. E gli anni ’90 (come anche il decennio precedente) hanno sfornato alcuni fra i giocattoli più dannosi/inquietanti della storia. Alcuni ancora in voga, alcuni spariti, altri modificati e resi più adatti ai nostri tempi.

Popolari, di nicchia, super belli, pericolosi, di moda: vediamoli insieme, perché una traccia, più o meno, la hanno lasciata tutti.

Ogni due venerdì su Libernazione, “L’apocalisse ludica degli anni ’90”.

 

1. I PATTUMEROS

Viva gli istinti primordiali! Qualche perverso produttore di giocattoli si convinse, agli inizi degli anni ’90, che i bambini avrebbero adorato degli orribili mostri in plastica che uscivano da alcune buste della spazzatura formato mini. Insomma, si crescevano i bambini proprio come dei barboni. Si poteva arrivare all’agognato pupazzetto sciogliendo la bustina in semplice acqua, con la conseguenza che il lavandino alla fine dell’operazione avrebbe perso il suo colore naturale e si sarebbe tinto per sempre di marrone. Io ne avevo uno arancione col pelo grigio scuro (denotante dunque mala sanità anche grazie ai colori), presenza inquietante in casa finché mia madre non insistette perché me ne liberassi. Come biasimarla.

"I geni delle discariche"
“I geni delle discariche”

 

2. SKIFIDOL

Perverso. La deriva più inquietante era rappresentata da dei mostri, o alieni, o mutazioni di Chernobyl, il cui torace era costruito in gomma, che i bambini più deviati aprivano per estrarne le frattaglie (pezzi di plastica rossi bordeaux, verde marcio e beige), circondati da una sorta di muco gommoso ghiacciato, vero motivo per il quale i bambini compravano il gioco. In seguito, infatti, venne inventato un giocattolo apposito (vedi GAK, prossimamente).

 

3. SVEGLIARELLA

Nata chiaramente da un trip di acido degli ingegneri della Gig, la bambola constava di un meccanismo che la accomunava ad una sveglia, quindi i bambini si destavano al ridente suono della bambolina, che creava gravi traumi ai timpani. La pubblicità raccontava di un viaggio dalla stanzetta dei bambini fino al castello di Svegliarella, che imperterrita suonava la sveglia (non sapendo fare altro) vibrando come un Panasonic in tasca, seduta su un trono con tanto di corona e scettro e circondata da altre Svegliarelle (evidentemente di ceto inferiore).

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Non sono riuscita a trovare immagini di Svegliarella (ma vi giuro che esisteva), quindi beccatevi CIPOLLINA, della quale anche io ignoravo l’esistenza.

 

4. PALLINO, CALDO ORSETTINO

Giocattolo prettamente invernale. La genialità, secondo gli ingegneri, stava nel fatto che l’immonda creatura diventava calda se attaccata ad una spina, cosicché il bambino potesse dormire senza la paura dell’ipotermia. Era una sorta di forno miniaturizzato cucito dentro ad un orso dal pelo blu elettrico. Nella pubblicità si consigliava di staccare la spina al giocattolo prima di dormirci assieme (chiaramente la conseguenza di qualche morte tramite shock elettrico).

"Come at me, bro!"
“Come at me, bro!”

“Com’è caldo, sembra vero!”, diceva il bambino nella réclame. Andatelo a dire a lui.

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Clic sull’immagine per Dio Wikipedia

 

5. I POLLY POCKET

Uno dei giocattoli più pericolosi messi in commercio, viste le dimensioni e la mania che hanno tutti i bambini di ingoiare qualsiasi cosa che provochi soffocamento sicuro con estrema facilità. Erano mini-bamboline, il cui unico movimento possibile era quello di mettersi a 90°, con casette dalle forme più disparate e a tema, come il parrucchiere, la scuola, la casa della fatina, la sala delle torture, ecc. Le case, decappottabili per consentire alle bambine di raggiungere le postazioni, erano munite di almeno un paio di bamboline e di alcune rientranze nei pavimenti nelle quali incastrare la piattaformina costruita dagli ingegneri sotto i piedi dei personaggi. Il tutto, sfidando le più elementari leggi fisiche, tipo la gravità, o anche il fatto che se metti un letto su un piano rialzato senza nemmeno una ringhiera capace che non duri più di tanto in quella casa. Più avanti, visto il successo ottenuto, vennero aggiunti nuovi gadget (animali, tutù da ballerina intercambiabili, padelle, oggetti di uso quotidiano). Ne esistevano anche di mini, le casette erano cioè ancora più piccole (per i Polly Pocket meno facoltosi) e io ne avevo addirittura uno che era un portasapone da appendere alla vasca! Bestiale! In tempi recenti, gli ingegneri ci hanno riprovato, ma con dimensioni più umane (chiaramente in seguito a denunce per soffocamento) ma non hanno riscosso molto successo (probabilmente perché i bambini non riuscivano a ingerirli).

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JJ

Ps: si accettano suggerimenti, anche se attualmente la mia lista conta circa 175 giochetti.

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