un blog canaglia

Fauna del mezzo pubblico 6

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Esatto, è di nuovo lunedì.

Qui la rubrica completa.

16. Filippine

Le filippine invadono gli autobus diretti ai parioli, poiché le persone che vi abitano sanno che solo la filippina sarà in grado di fargli le faccende a casa.

Le filippine sono tantissime: tutte simili, con nelle borse il vestito a fiori per fare le pulizie, e si guardano storte l’un l’altra (per paura che si possa verificare un furto d’identità).

Le filippine parlano ai cellulari col figlio gridando fortissimo. Fra di loro non parlano mai. Mai.

A volte puliscono i finestrini dell’autobus. Scendono tutte insieme, temendo che una voglia fare le scarpe all’altra, e spariscono a viale parioli.

 

17. Persone che sembrano controllori quando non hai il biglietto

E’ un fatto: non so se siete di quelle persone iper corrette, o se è solo ansia da carcere a vita, ma solitamente tutti, almeno una volta, abbiamo fatto un viaggio in autobus senza biglietto.

I controllori, se ci pensate, sono abbastanza inconfondibili: hanno i cappellini, le macchinette, la scritta ATAC visibilissima sulla giacca e dicono “biglietti, prego” quando salgono a bordo dell’autobus.

Eppure in voi, quella mattina in cui non avete fatto il biglietto, o avete la tessera scaduta, sale un’ansia incontrollabile quando vedete salire quel signore distinto in completo blu, con i suoi occhialetti a mezzaluna. Lo guardate. Lui vi guarda. Sudate. Il signore torna a guardare fuori dal finestrino (che nel frattempo viene pulito da una filippina). Lo guardate. Il signore continua a non interessarsi a voi. Siete arrivati, finalmente, a una fermata. Scendete terrorizzati, anche se questo significa farsi un paio di chilometri a piedi.

Quando non si è in regola con il titolo, TUTTI sembrano controllori, ma soprattutto i distinti signori in giacca e cravatta, i quali almeno una volta si sono sentiti gridare in faccia “NO, NON CE L’HO IL BIGLIETTO, D’ACCORDO??? MI ARRESTI!!”

 

18. Quelli col cane

Il cane sull’autobus è tipico di tre persone in particolare:

1) Il barbone pazzo;

2) Il punkabbestia (con ragazza, anch’essa spesso al guinzaglio);

3) La signora anziana (il cane in questo caso è di piccola taglia).

Nel primo caso anche il cane probabilmente è pazzo, e sicuramente sprovvisto di regolare museruola. Tenetevi lontano, e lasciate che se la prenda con i presunti controllori.

Per quanto riguarda il punto n° 2, i punkabbestia non portano un solo cane sull’autobus, ma spesso coppie o addirittura trii di cani enormi, che emanano comunque un odore migliore dei padroni. Non odiate i cani, ma su un autobus già pieno è difficile rapportarsi con degli esseri viventi che sbavano e puzzano. E poi ci sono i cani.

Il punkabbestia, com’è tipico del suo carattere noncurante, non si preoccupa del fastidio, e fa accomodare i suoi cani sullo scout più debole, della quale mancanza gli altri non si accorgeranno se non all’alzabandiera della mattina successiva.

Il terzo caso è quello della signora anziana. La signora anziana sale sul mezzo con nella borsa uno di quei cani con i ciuffetti, che abbaiano a qualsiasi cosa (chiaro grido disperato d’aiuto). La signora anziana sa benissimo che tutti saranno infastiditi dal suo cane, e sale già pronta al contrasto, già in attesa della litigata.

Naturalmente, alla vista di un posto a sedere, il cane viene prontamente abbandonato per correre verso la sedia vuota, e lasciato in balìa dei cani dei punkabbestia (grossi e poco disposti al dialogo).

 

 

JJ

Fauna del mezzo pubblico 5

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Lunedì demmerda.

Parte 1

Parte 2

Parte 3

Parte 4

 

13.Quelli che ascoltano la musica ad alto volume

L’Università di Boston sta ancora studiando il cervello delle persone che, in luoghi affollati, in situazioni dalle quali non si può fuggire nell’immediato, scelgono di far sapere a tutti quale tipo di musica si stanno ascoltando.

In sostanza, ti restituiscono l’esperienza di stare in discoteca: un luogo chiuso, dove non c’è spazio per muoversi, con luci lampeggianti, temperatura altissima e il bisogno di dover alzare la voce per parlare con il tuo vicino.

Di solito coloro che ascoltano la musica ad alto volume si piazzano subdolamente negli ultimi posti del bus, così che ci si metta un po’ a capire che si tratta di un cafone, e non dell’improvvisa voglia dell’ATAC di spendere soldi per mettere musica in filodiffusione su tutte le vetture.

Normalmente i gusti di queste persone sono pessimi. Non capita mai che a fare una cosa del genere sia uno che, per esempio, si ascolta i Beatles, i Genesis, o anche gli Arctic Monkeys, qualsiasi cosa ma non la musica tecno, santoddio. Ci sono, comunque, quattro tipi di persone, generalmente, che si comportano così:

a)il misantropo, che viaggia da solo col cappuccio alzato e si sente il rap della peggior specie;

b)quello che sta con gli amici e fa “uagliù, siend’ccà che bomba ‘shto pezzo!” e parte Gigi d’Alessio;

c)quello con i piercing ovunque, che sente la tecno, e abbozza pure un mezzo balletto (mortacci tua ma non vedi quanto cazzo stamo stretti?);

d)turchi che mettono la musica da kebbabbaro (facendovi pure venire voglia di kebab).

 

14. Gruppi di bori

I maschi di solito parlano di femmine in termini volgari e bestemmiano se c’è una suora; le femmine parlano di maschi in termini ancora più volgari e bestemmiano se c’è una suora. I gruppi misti invece parlano dei voti, della professoressa e bestemmiano se c’è una suora.

È un rito di iniziazione, se non bestemmi davanti a una suora in autobus il giorno dopo ti tocca andare volontario a latino.

Sono vestiti malissimo, ma non come quando io indossavo maglioni a righe color senape e rosa, molto peggio: colori catarifrangenti, cappotti dorati, scarpe fosforescenti; portano occhiali da sole all’interno della vettura, si chiamano “amo’” “a patata” “frate’” fra di loro e indossano le zeppe se femmine, sempre (a volte anche gli uomini, ma è più raro).

Se lasciati da soli dal branco (c’è sempre quello che abita più lontano), si chiudono in se stessi, probabilmente mentre cercano di ricordarsi quando gioca ‘a lazzio (se maschi) o quale selfie postare su facebook (se femmine).

Tipico capo d’abbigliamento: piumino nero lucido (anche d’estate) e zainetto che non verrà mai tolto bensì usato come ariete contro la folla di gente che si accalca in uno specifico punto.

I gruppi di bori hanno una sola qualità: uniscono i pendolari nell’odio che immediatamente tutti vengono a provare verso i giovinastri (compresi i coetanei non-bori).

 

15. Quello che puzza alle otto del mattino

Spiegazione: non si lava. Mai. E naturalmente è inspiegabilmente attratto dal posto accanto al vostro.

Quello che puzza alle otto del mattino non è necessariamente un barbone, anzi: può essere la signora ingioiellata alla quale avete cavallerescamente ceduto il posto (ammorbati dall’odore spiacevole), o il businessman in giacca e cravatta, o magari quella ragazza tanto carina, ma santo cielo zia, lavati i denti, almeno.

 

 

JJ

Fauna del Mezzo Pubblico 4

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Odio tutti, specialmente di lunedì.

Parte 1

Parte 2

Parte 3

 

10. Quello che litiga con l’autista

I mezzi pubblici, si sa, sono i luoghi dove si impara lo stile di un popolo.

Nella capitale sono un mezzo di trasporto piuttosto utilizzato, non solo dai turisti, ma anche dagli autoctoni. L’Atac, nota azienda resa famosa in tutto il mondo dalla canzone dei Pizza e Fichi (side project di Ceppaflex) “Atac di merda”, spopola a Roma, e funziona NO. Di sicuro rispetto a quando ero al liceo e il tempo di attesa dell’autobus che mi portava a casa era direttamente proporzionale al numero del suddetto (95), abbiamo fatto progressi. Però i tempi di attesa ci stanno ancora, e a volte sono molto, molto dilatati.

Cosa succede in quel caso? Che quando l’autobus alla fine arriva c’è sempre qualcuno che se la prende con l’autista. Sempre.

Si può in realtà litigare con l’autista per motivi molto diversi (aria condizionata troppo alta-troppo bassa-inesistente, fermata mancata, odore spiacevole degli altri passeggeri, porte non aperte, porte aperte, uso del cellulare, uso vernacolare della lingua e via dicendo), ma il primo fra tutti è il ritardo del mezzo pubblico (non nel senso medico).

Prenderemo dunque in esame il caso più comune, ovvero la vecchia che aspetta e aspetta e aspetta e alla fine lo sguardo di vittoria con il quale scorge il suo autobus all’orizzonte non è dato dalla felicità di riuscire ad arrivare in tempo al supermercato, ma dal fatto che potrà litigare, finalmente, con l’autista. La vecchia sale, dalle porte davanti, e si ferma davanti alla cabinetta del conducente, lì dove c’è scritto “Non sostare” (e dove da anni io sogno di scrivere “più senza te”, ma mi manca il coraggio), bloccando la salita di tutti gli altri passeggeri, e inizia a berciare contro l’omino alla guida cose tipo “SCIOPERATE, SCIOPERATE, INTANTO QUA HO ASPETTATO L’AUTO 50 MINUTI!!” (L’auto, m. sing.; plur. gli auti: l’autobus, n. d. A.). L’autista di solito non risponde, e ha la mia stima, poiché guidare con una suocera mancata che ti manda affanculo nemmeno troppo fra le righe è veramente difficile.

Il problema è che se risponde, il viaggio sarà infarcito di “A SIGNO’, CHE JE DEVO DI’, ER COLLEGA MIO NON E’ PARTITO PECCHE’ [motivazione], IO C’HO L’ORARI CHE M’HA DATO L’AZIENDA!” (non esistono autisti degli autobus che non abbiano la cadenza romanesca. Anche fuori da Roma parlano tutti così). La vecchia allora inizierà a dare le sue soluzioni al problema, assumere più gente, rispettare gli orari, lasciare fuori la propria vita personale dal lavoro…

Quando la situazione si scalda, si sa, la gente si sente in dovere di intervenire, e quindi sarà dato il via a un dibattito senza fine che, inevitabilmente, finirà con “è colpa del sindaco”.

Ma voi sarete già scesi tante fermate prima, perché odiate la gente.
Oppure il giorno dopo su youtube comparirà un video che si chiama “Vecchia litiga con autista, troppo forte LOLOLOL”.

 

11. I liceali

I liceali sono dannosissimi.

Si spostano sempre in gruppi di 5 o 6 persone, e si distinguono dalle persone normali perché sono rumorosissimi e maleducatissimi, e ridono di tutto. Ridono del tuo cappotto rosso, della vecchia che litiga con l’autista, del manifesto elettorale, della pubblicità del dentifricio con Barbara D’Urso, del punk col cane (di quest’ultimo solo se da solo e con un cane di stazza non troppo massiccia). Sono come i turisti giapponesi, ma di questi ultimi (solitamente) capite la lingua.

Perché spesso i liceali sono bori (categoria a parte che vedremo più avanti), a meno che non incontriate quelli che escono dagli istituti privati, le scuole francesi o chi per loro (ma di solito quelli tornano a casa con il taxi, la mercedes o hanno addirittura l’autista). Parlano dei voti, delle interrogazioni, dell’assemblea della settimana prossima, di cosa gli cucina la madre a pranzo, tutte cose delle quali non vi può fregare di meno, ma loro ci tengono a informarne tutto l’autobus, quindi niente, vi tocca conoscere le loro inutili vite per tutto il tragitto del bus.

Al liceo io odiavo gli altri liceali perché abitavo dove non abitava nessuno dei miei amici e quindi il viaggio in autobus me lo facevo da sola, e venivo schernita per diversi motivi, credo riconducibili tutti al fatto che indossassi maglioni a righe color senape o pantaloni di velluto rosa. Come dargli torto.

 

12. Il tuo amico che però non è tanto amico e quindi non sai che dirgli però lo conosci abbastanza da doverlo salutare sennò pare brutto e ti devi togliere le cuffie e magari volevi solo ascoltare la musica in pace ma non puoi perché sennò sei cafone, quindi poi ti incastra in un dialogo inutile che dura tantissimo e questo non scende mai, che cazzo, magari piglia pure la metro con te mapporcatroia domani all’università ci vado in taxi

Soluzione: viaggiare con lo sguardo basso, non incrociando mai quello di nessuno, in nessun caso.

Controindicazioni: finire al capolinea, tornare a casa ore dopo.

 

JJ

Fauna Del Mezzo Pubblico 3

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Torna la rubrica del lunedì, quella sulla gente che popola gli autobus: le persone che detestiamo.

Tutti odiamo il lunedì. E lui, di rimando, ricambia il nostro odio popolando gli autobus di gente che ci fa venire voglia di uscire con il lanciafiamme.

Parte 1 qui

Parte 2 qui

 

7. Coppie che si scambiano effusioni

Tutti le odiano, anche le altre coppie, che possono addirittura entrare in competizione per vedere chi si ama di più.

Ce ne sono di diversi tipi, a seconda dei gusti o perversioni sessuali che dir si voglia. Generalmente sono composte da due esseri umani (ma esistono noti casi di zoofilia, tipo i drogati di San Lorenzo che salgono con i loro 5 cani e si fanno sbavare addosso con gusto), che si danno il bacetto, si tengono per mano, uno si siede sulle ginocchia dell’altro, “Amo’, ma stasera c’avemo la discoteca?”, ecc. ecc. è imbarazzante, è disgustoso, è avvilente. Tutti hanno il diritto di amarsi, anche in pubblico, ma se questo accade su un mezzo pubblico, automaticamente sarà come vedere un maiale che divora la carcassa di un coniglietto. Distogliete lo sguardo, ma il rumore umido della saliva ancora vi martella i timpani.

Volete morire. State pensando di scendere otto fermate prima, quando interviene una vecchia nostalgica, che “ai miei tempi non lo potevamo fare, bla bla bla il rispetto”, e a quel punto abbassate la musica e vi godete la scena.

 

8. Il maniaco sessuale

Il maniaco sessuale, anche lui presenza costante sull’autobus, è contraddistinto dal continuo ansimare. Se sentite una persona che ansima dietro di voi, giratevi e lanciate un manrovescio a caso. Se era un bambino con l’asma, avrete mancato il colpo senza dubbio (siete più alti, a meno che non siate dei nani: ma è raro); se era un vecchio con l’asma, probabilmente non gli rimaneva molto da vivere.

Il maniaco sessuale gira da solo; nell’immaginario comune indossa un impermeabile e nient’altro, aprendolo per mostrare le sue vergogne agli ignari pendolari. In realtà oggi i maniaci sessuali sono più infidi: sono diventati astuti e mettono delle cose sotto l’impermeabile (cinture, calzini). Si avvicinano lentamente ma inesorabilmente a voi, qualsiasi cosa voi siate (dipende dalla sua perversione) e ansimano. Voi vi spostate, e loro dietro. E ansimano. Gli fate notare che non è il caso, e loro ansimano. Il vecchio accanto a voi, quello che ha la dentiera dislocata a causa del manrovescio di prima, ride vendicativo. Lo guardate con odio e non vi accorgete che il maniaco sessuale ha spostato verso un’altra vittima le sue attenzioni. Vi sentite offesi: domani indosserete una minigonna.

 

9. Quello che attacca bottone

Oh, mio dio. Eccolo. Viene verso di me. Vuole parlare.

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Gli autobus sono notoriamente situazioni in cui il disagio umano si scatena come un infante con un cucchiaio di legno e davanti a sé un piatto di pastina in brodo. Sospetto che esista una categoria di persone che prende i mezzi pubblici unicamente per chiacchierare con gli astanti, che magari invece vogliono ripassare per un esame, si stanno sentendo la musica, stanno pensando a come far sparire un cadavere senza ricorrere all’acido (difficile da procurarsi senza destare sospetti), ecc.

Una persona che attacca bottone (o si accolla, per i nostri amici romani) può essere spinta da tante motivazioni, prima fra tutte quella più semplice: ha bisogno di appoggio morale. Quindi, in mezzo a una diatriba/discussione di qualsiasi tipo, occhio a non intervenire e/o intraprendere contatti visivi con le persone coinvolte.

Esempio comune: una vecchia si lamenta del ritardo dell’autobus e se la prende con l’autista.

“Questo sindaco dovrebbe da licenziavve tutti!” voi incontrate il suo sguardo. “E’ vero signori’?” silenzio. La guardate con occhi sgranati. Iniziate a sudare. Che diamine, dite qualcosa. “Sì.. sì, signora, ha ragione.” Sorridete. Pensate che sia finita. E invece ecco arrivare il fiume in piena.

C’è anche chi, però, si arroga il diritto di parlare con voi, noti misantropi, senza alcun motivo apparente, cogliendo la minima occasione, come una curva allegra presa dall’autista (ovviamente ubriaco) o un mendicante senza gambe. Non se ne esce, a meno che non impariate il linguaggio dei sordomuti risolvendo così il problema (ma sono quasi sicura che esistano anche dei sordomuti che si accollano, solo che non li sente mai nessuno… eh eh eh. Speriamo che nessun sordomuto legga questo blog).

 

 

JJ

Fauna Del Mezzo Pubblico 2

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Seconda puntata della mattissima rubrica del lunedì, quella che vi descrive tutto ciò che potrete trovare sugli auti, come le carampane di Testaccio chiamano gli autobus.

 

 

4. Quelli che non scalano da un sedile all’altro
Esiste, da tempo, una strana usanza sugli autobus.

Di solito, quando vediamo due posti vicini, dei quali uno è occupato da una signora, o un signore, o un cane, o altre amenità, ed è quello più lontano da noi ad essere libero, solitamente chiediamo all’entità seduta “Posso?” indicando il posto. Ora, io non credo che nella mente dell’interrogato baleni l’idea che noi abbiamo assolutamente bisogno di quel posto, quell’esatto posto vicino al finestrino. Certo, c’è anche la possibilità che loro invece non vogliano lasciare il proprio, più vicino alle porte. Ma questo spesso comporta un problema.

E cioè il passare attraverso l’ostacolo per raggiungere il posto a sedere.

Di solito la persona che si “sposta” preferisce arrampicarsi sul proprio sedile invece di alzarsi, con tutte le 25 buste della spesa e affini, costringendoci alla fine a rinunciare sospirando (probabilmente è l’equivalente di una barriera architettonica per i disabili). I più temerari invece saliranno sopra alla signora abbozzando uno “scusi, eh” e si piazzeranno seduti mentre quella bofonchierà qualcosa sui giovani cafoni.

Queste persone sono il flagello dell’umanità. Sono probabilmente le stesse persone che, davanti a un posto libero, mettono la macchina di traverso pur di non perdere 2 minuti per parcheggiarla.

 

5. I barboni
I barboni hanno come luogo di ritrovo l’autobus, non c’è altra spiegazione. Altrimenti perché ne troverei sempre 3 o 4 nel giro di pochi metri? Strategicamente posti in luoghi dove già la gente normale emana odori spiacevoli e non c’è aria (in particolare il 28 gennaio, quando fa un freddo atroce e guai ad aprire un finestrino), i barboni si dividono in due sottocategorie: il barbone ubriaco e il barbone pazzo (esiste anche il barbone pazzo ubriaco, ma è molto raro). Il barbone pazzo sbanda, parla da solo, ti urta e ti insulta e il barbone ubriaco fa le stesse cose ma con in mano un cartone di Tavernello. Non c’è scampo, visto che l’autobus è pieno, lui vi urta, voi urtate una vecchia che vi guarda storto e, mentre le sorridete nervosi scusandovi, il barbone vi insulta.

Esiste inoltre una leggenda che narra di un barbone, l’appestato dell’87, che pare sia un personaggio impossibile da sostenere a livello olfattivo anche se lui si siede negli ultimi sedili e voi preferite stare abbracciati all’autista piuttosto che stargli vicino anche un solo centimetro di più.

Il barbone femmina viene chiamata, inspiegabilmente, barbona: insolito epiteto, visto che la barba (il più delle volte) non è prerogativa femminile.

 

6. Gruppi di turisti
I gruppi di turisti sono infiniti.
Voi state comodamente appoggiati ad un corrimano nell’autobus semi vuoto, tanto che vi siete persino alzati per cedere il posto a una vecchietta, vi ascoltate la musica e vi godete il paesaggio. Ed ecco che, a un tratto, l’autobus si ferma, e in 25 secondi (1 minuto e mezzo se il gruppo è formato da anziani) diventa la batteria di un pollaio. I turisti non riescono a comunicare fra loro senza urlare, che siano effettivamente sordi o non.

Se sono giapponesi, corrono per prendere l’autobus attraversando la Colombo col rosso, incuranti degli insulti degli automobilisti e ridono. Ridono in continuazione, ridono del Colosseo, di Porta Maggiore, del barbone.

Se sono tedeschi, sono di solito tutti vecchi. Gridano (ovviamente) per comunicare e sembra di essere a un ritrovo nazista. Indossano tutti un cappello bianco e i calzini sotto i sandali, anche con 3 gradi.

Se sono francesi, di solito sono una coppia giovane, con baguette sottobraccio e ballerine ai piedi (entrambi). Fanno foto in bianco e nero ai corrimano dell’autobus e dicono “parbleu”.

Se sono americani, sembrano 200 anche se sono in quattro. Ridono molto, anche se non con la stessa cadenza dei giapponesi, e mangiano Mc Donald’s a tutte le ore, appestando l’autobus e facendovi abbandonare la dieta.

Se sono inglesi, sono come i tedeschi ma mentre parlano l’atmosfera è meno tesa e quelli che abitano al ghetto non si nascondono sotto i sedili.

 

 

 

In foto: Masini durante il suo part-time.

 

JJ

Fauna Del Mezzo Pubblico

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Diciamoci la verità, noi che prendiamo i mezzi pubblici giornalmente vorremmo che tutti i viaggi fossero come nel classico cartone animato che vedevamo da piccoli, quello in cui un’allegra professoressa laureatasi probabilmente nel ’68 drogava degli innocenti bambini e poi li portava in giro con un pulmino wolkswagen accuratamente dissimulato per somigliare a uno scuolabus.

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Non voglio sapere di cosa trattasse la puntata.

Allora, dopo aver saltato due mercoledì di fila, lo so che vi manca Herzog, ma tornerà (dovevo rinfarcirmi di aneddoti), parte la nuova rubrica del lunedì, per farvi affrontare al meglio il giorno più odiato della settimana: un’utile guida a tutto ciò che può trovarsi sui mezzi pubblici.

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Io mi siederò accanto a te.

1. Quello che legge
Indipendentemente da dove si trovi, questo personaggio ha perennemente un libro in mano. Che la metro, o l’autobus, siano pieni, non fa differenza: inesorabilmente, con in mano la sua copia de “La macchia umana”, si regge con un gomito al corrimano, sballottando a destra e a sinistra, perdendo il segno, urtando vecchie, calpestando zaini. Eppure, non demorde. Non si arrende, che stia leggendo un avvincente giallo, l’ultimo di Martin, 50 sfumature di grigio o un catalogo di elettronica, non fa differenza, continua nella sua lettura presissimo, senza accorgersi del mondo che ha intorno. Non ha trovato un posto a sedere? Non importa, continua nella sua lettura spasmodicamente; e quando arriva la sua fermata, se ne accorge giusto 1,5 secondi prima che le porte si chiudano, costringendo gli altri ad aprirsi in una sorta di mar rosso mentre si lancia verso di esse con il suo libro in pole position, che viene usato più o meno come un ariete (e la carta è taglientissima). NO, CE NE FREGHIAMO SE NON USI LO SMARTPHONE E SEI MIGLIORE DEL RESTO DELL’UMANITA’, DEVI STARE ATTENTO ALLE PERSONE INTORNO, LEGGERE PHILIP ROTH OVUNQUE NON TI RENDE NESSUNO!!

 

2. Il pazzo
Sui mezzi pubblici, c’è sempre un pazzo. Se ti guardi intorno e non lo vedi, allora il pazzo sei tu (semicit). Questo particolare tipo di persona si riconosce piuttosto facilmente, salvo eccezioni particolari, per la scelta dei capi d’abbigliamento: spesso accostamenti audaci, come pantaloni verde pisello o reggiseni sopra le camicie (anche se uomini). Se ben vestito, o comunque mimetizzato fra la folla, il pazzo si riconosce dal fatto che molto spesso parla da solo, insulta gli altri passeggeri o canta canzoni contro le donne. È difficile interagire con questo tipo di persona senza finire percossi da un pupazzo di Topo Gigio o spintonati contro una carrozzina, attirandosi l’odio della madre dell’infante e anche degli altri passeggeri, quindi il consiglio è quello di utilizzare sempre la massima cautela: no contatto visivo, profilo basso, meglio se vi chiudete in un angolino.
Il pazzo di solito è sempre uno, ma se se ne verificano due sullo stesso mezzo pubblico (situazione assai rara ma non impossibile), gli scenari possono essere molteplici. Ci può essere, ad esempio, un’interazione pacifica, in cui i pazzi si confrontano fra loro; più spesso, però, si viene alle mani (probabilmente per il monopolio del territorio).
Esiste anche una sottocategoria, i pazzi donna. Sono più rare, ma non per questo meno pericolose. Si riconoscono per il dubbio gusto delle acconciature o dalla scelta del colore del rossetto (non necessariamente utilizzato sulle labbra).

 

3. Le vecchie
Le vecchie sono tantissime, e prendono tutte i mezzi pubblici quando devi prenderli anche tu. Avvelenate come per ritirare la pensione o il vaccino anti influenzale, si piazzano davanti alle porte della metropolitana; senza aspettare che la gente esca, si lanciano dentro il vagone con una forza fisica pari a un toro alla carica, aprendosi un varco a suon di ombrellate, per conquistare un posto a sedere. Se questo non viene trovato, automaticamente si trasformano in povere vecchiette piene di acciacchi, con la faccia stravolta da “i miei figli non mi vengono mai a trovare”. La vitalità di qualche secondo prima è sparita; i meno furbi quindi si alzano e cedono il posto alla carampana, che ringrazia riconoscente. Ma i più attenti si accorgeranno del guizzo di vittoria che lampeggia nei loro occhi fiammeggianti.
Naturalmente, per non perdere nemmeno un secondo da sedute, si alzano anch’esse appena il mezzo sta per ripartire, bloccandosi inevitabilmente fra le porte della metropolitana o riempiendo l’autista di insulti perché non aspetta.
Spesso interagiscono con gli altri passeggeri per lamentarsi o per tentare il litigio, buttando là frasi come “NON SPINGA!” o “scusi, che fa, non si alza per farmi sedere?”. Più il mezzo pubblico è pieno, più ce ne sono. Spesso oltretutto sono cariche di roba, otto borse, cinque buste della spesa, un cane e un telefonino che non sanno utilizzare, che squillerà per mezz’ora, prima che la vecchia si accorga che è il suo e che poi verrà utilizzato come se l’interlocutore fosse sordo. Convinte che i giovani siano tutti irrispettosi, se hai meno di 80 anni e sei seduto, non importa che tu abbia una gamba rotta o la schiena a pezzi, non hai il diritto di rubarle il posto a sedere.

 

JJ

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