un blog canaglia

Biblioteca – Ep. 8: La linea comica

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Genesi 18

Riassunto delle puntate precedenti: il Signore arruola Abramo promettendogli la terra di Canaan a ripetizione fino a prenderlo per sfinimento.

Avevamo lasciato il novantanovenne Abramo alle prese con una circoncisione di gruppo: d’accordo il patto, d’accordo la gioia intrinseca dell’accordo con il Signore, ma questo libro ha un disperato bisogno di una linea comica.

CHE FORTUNA!

Se ne accorge evidentemente anche l’Autore, che inserisce qui il famoso sketch dei tre viandanti. Di seguito un estratto della sceneggiatura originale [Gen 18:1-15].

I TRE VIANDANTI

Querce di Mamre. Caldo torrido. Il vecchio Abramo siede all’ingresso della tenda. Si avvicinano tre viandanti.

Tre viandanti (parlando come Qui Quo e Qua): – Buongiorno… – … sa mica… – … che ore sono?
Abramo (prostrandosi fino a terra): – Mio signore! Se ho trovato grazia ai tuoi occhi non passare oltre senza fermarti dal tuo servo!
Viandante 1: – No scusi…
Viandante 2: – … ci ha scambiato…
Viandante 3: – … per qualcun altr
Abramo: – Si vada a prendere un po’ d’acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l’albero, andrò a prendere un boccone di pane e ristoratevi; dopo potrete proseguire, perché è ben per questo che voi siete passati dal vostro servo!
I tre viandanti si guardano
Tre viandanti (unisono): – Fa’ pure come hai detto.

Abramo corre da Sara

Abramo: – Presto, tre sea di fior di farina, impastala e fanne focacce!
Sara: – Eh?

Untitled

Abramo corre all’armento, ma inciampa e ruzzola rovinosamente con grande simpatia [questa la togliamo, ndD]. Fa preparare un intero vitello, panna e latte fresco

Viandante 1: – Dov’è…
Viandante 2: – … Sara…
Viandante 3: – … tua moglie?
Abramo: – È là nella tenda, sta preparando un quantitativo di focacce compreso tra i 5 e 90 chilogrammi.
Viandante 1: – Tornerò da te fra un anno a questa data…
Viandante 2: – … e allora Sara, tua moglie…
Viandante 3: – … avrà un figlio.
Abramo: – No scusa forse ho capito male io cosa vuoi dire
Abramo: – Ah bè basta che ci pensate voi che io ho mal di schiena solo a pensarci
Abramo: – Ma perché parlate al singolare?
Abramo: (tace)

Sara sta ascoltando dall’ingresso

Sara: – Ahah. Ma se le mie ovaie sono dismesse da quarant’anni
Sara: – Ahah. Ma se ad Abramo non si drizza più manco se l’appendi
Sara: – Avvizzita come sono, dovrei provare il piacere, mentre il mio signore è vecchio!
Il Signore Tre vian Viandante 1 Il Signore (improvvisamente serio, ad Abramo): – Perché Sara ha riso dicendo: “Potrò davvero partorire, mentre sono vecchia”?
Abramo: – Bè, non s
Il Signore: – C’è forse qualche cosa d’impossibile per il Signore?
Abramo: – Io non
Il Signore: – Al tempo fissato tornerò da te tra un anno e Sara avrà un figlio!
Abramo: – Ok
Sara: – Non ho riso!
Il Signore: – Sì, hai proprio riso!
Sara: – No no pensavo a una barzelletta
Il Signore: – Vogliamo risolvere questa cosa fuori?

[TBD] Sara e il Signore improvvisano qualcosa di buffo e divertente

Linea comica

Sistemata la faccenda della linea comica, si torna di botto sul dramma. Il Signore contempla Sodoma dall’alto, e non è per niente contento. Glielo dico o non glielo dico? Glielo dico: senti Abramo, questi di Sodoma mi hanno definitivamente rotto i maroni, io adesso scendo e quant’è vero che ho mangiato centoventi chili di focaccia faccio una cosa brutta [Gen 18:16-21].

Abramo è preoccupato, anche perché, se ricordate lo scorso episodio, a Sodoma viveva anche suo nipote Lot. Ma che gli vuoi dire al Signore incazzato, “non sono d’accordo”? La devi prendere larga [Gen 18:23-32].

Abramo (tono innocente): – Ma senti, pensavo, bella questa cosa di Sodoma eh, cioè la distruzione, i morti, approvo assolutamente.
Dio: – Mh.
Abramo: – … però ecco, un dubbio piccolo…
Dio: – …
A (improvviso colpo di genio): – Cioè, davvero sterminerai il giusto con l’empio?
D: – In che senso?
A: – Bè, forse vi sono cinquanta giusti nella città: davvero li vuoi sopprimere? E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano?
D: – Non hai proprio tutti i torti.
A: – Lontano da te il far morire il giusto con l’empio, così che il giusto sia trattato come l’empio; lontano da te! Forse il giudice di tutta la terra non praticherà la giustizia?
D: – Pensi davvero che sono il Giudice Migliore di Tutta la Terra?
A: – Certo Signore! Lontano da te!
D: – Hai ragione, sai? Daje. Se a Sodoma troverò cinquanta giusti nell’ambito della città, per riguardo a loro perdonerò a tutto quel luogo. Ora fammi andare che vorrei aver finito col napalm entro le otto.

A questo punto presumibilmente Abramo fa il conto dei sodomiti giusti che conosce e arriva massimo massimo a tre. Prende coraggio.

A: – Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere!
D: – Che c’è?
A: – Forse, ma forse eh, dico come possibilità, ai cinquanta giusti ne mancheranno cinque.
D: – …
A: – Per questi cinque distruggerai tutta la città?
D: – Magari lascio in piedi il dieci per cento?
A: – Lontano da te! Principe di giustizia! Somma bontà! Misericor
D: – Ok la risparmio, basta. Se ne trovo quarantacinque la risparmio.
Dio si incammina
A: – Forse là se ne troveranno quaranta.
D: – Come scusa?
A: – No dico, quarantacinque, quaranta…
D: – Ho capito, tranquillo, è lo stesso.
Dio inizia a scendere
A: – Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora: forse là se ne troveranno trenta.
D: – Senti Abramo, ora ho l’impressione che mi stai prendendo per il culo.
A: – No, è che questo è proprio il periodo in cui i giusti vanno in vacanza.
D: – Non lo farò, se ve ne troverò trenta. Adesso però vado.
Dio si allontana
A (ad alta voce): – Vedi come ardisco parlare al mio Signore! Forse là se ne troveranno venti!
Dio inizia a correre
A: – Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora una volta sola: forse là se ne troveranno dieci!
Dio fa segno di sì col pollice

La sera stessa due angeli sterminatori arrivano a Sodoma.

(continua)

Biblioteca – Ep. 7: Promesse

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Genesi 12-17

Riassunto delle puntate precedenti: dopo il diluvio, Noè e i suoi tre figli con le rispettive mogli ripopolano la terra. Se ogni coppia adulta produce una coppia giovane, e dopo una generazione le coppie giovani diventano adulte, quante generazioni serviranno a produrre un milione di persone supponendo che il tasso di mortalità sia nullo? E se invece gli zii ingravidano anche le nipoti? Motivare adeguatamente le risposte.

Dopo la morte di Noè, bisogna aspettare una decina di generazioni per arrivare al nuovo protagonista della Bibbia, Abram. Ad Abram succedono un sacco di robe che non ci credereste, quindi vediamo di andare spediti.

Abram si annoia mortalmente fino a settantacinque anni, quando il Signore, senza neanche dire buongiorno, gli si rivolge così [Gen 12:1-3]:

Vattene dalla tua terra,
dalla tua parentela
e dalla casa di tuo padre,
verso la terra che io ti indicherò.
Farò di te una grande nazione
e ti benedirò,
renderò grande il tuo nome
e possa tu essere una benedizione.
Benedirò coloro che ti benediranno
e coloro che ti malediranno maledirò,
e in te si diranno benedette
tutte le famiglie della terra.

Insomma il Signore gli promette una grande discendenza e, nel caso non si fosse capito, lo benedirà; purché Abram gli liberi subito l’appartamento di suo padre. Non sappiamo il motivo, ma se devo azzardare un’ipotesi – e conoscendo il soggetto – l’avrà promesso il giorno prima al patriarca di un’altra religione.

Abram comunque prende e si mette in cammino con la moglie Sarài e il nipote Lot. In quattro e quattr’otto arrivano a Canaan e il Signore gli promette pure tutta la terra dei Cananei [Gen 12:6-7].
Poco dopo arriva la carestia e Abram se ne va in Egitto; allora siccome gli Egiziani (noti molliconi) l’avrebbero fatto sicuramente fuori per accoppiarsi con sua moglie, lui elabora questo piano geniale per cui la fa passare per sua sorella, cosicché il faraone ci si accoppia lo stesso ma almeno in cambio lo copre di regali [Gen 12:11-16] (vedi alla voce “famiglia naturale”). Proprio in quel momento passa di lì il Signore, vede il faraone con la moglie di un altro e per non saper né leggere né scrivere lo colpisce con grandi calamità [Gen 12:17].

Dio: – Ah, maledetto! Ecco la punizione che ti meriti!
Tutti i parenti del faraone fino al terzo grado muoiono all’istante.
Faraone: – NOOO! Ma perché? Perché?
D: – Lo sai bene il perché, lurido schifoso.
F: – Signore, io non so di cosa parli.
D: – Non fare lo gnorri con me. Ho visto cosa hai fatto stanotte con la moglie di Abram.
F: – Moglie? Credevo che fosse sua sorella.
D: – Sì, come no.
F: – Dico davvero, lui mi ha detto così.
D: – Ah.
F: – Eh.
D: – Bè, però ormai i parenti te li ho inceneriti.
F: – …
D: – Nessuno è perfetto.
F: – …
D: – Facciamo che hai un buono per un adulterio, ok?

Cacciati dall’Egitto, Abram e Lot si dividono per affascinanti problemi di convivenza del bestiame [Gen 13:5-11]. Lot si trasferisce a Sodoma, i cui abitanti erano perversi e peccavano molto contro il Signore, mentre Abram si ferma a Canaan, i cui abitanti erano assolutamente tranquilli ma al Signore dovevano stare un po’ sul culo lo stesso, visto che promette ad Abram l’intero paese (di nuovo) e tutto quello che riesce a vedere. Oltre ovviamente a una grande discendenza.

– Fai come ti dico, Abram, e ti prometto l’intera terra di Canaan.
– Sì Signore. Per amore di verità, tuttavia, la terra di Canaan me l’avevi già promessa.
– Te l’avevo già promessa?
– Sì.
– Ti prometto UNA GRANDE DISCENDENZA.
– Mh. Vabbè, sì, ottimo.
– Cosa c’è?
– Niente.
– No, dimmi.
– Bè, anche la discendenza…
– …già promessa, va bene. Vuoi fare il difficile. D’accordo.
– Ma no, Signore, ho s
– Ti prometto la terra di Canaan.

C’è poi una guerra tra una manciata di re dai nomi impronunciabili che salteremo a piè pari – no, Aioros, raccontacela – ah sì? D’accordo: “Al tempo di Amrafèl re di Sinar, di Ariòc re di Ellasàr, di Chedorlaòmer re dell’Elam e di Tidal re di Goìm, costoro mossero guerra contro Bera re di Sòdoma, Birsa re di Gomorra, Sinab re di Adma, Semeber re di Seboìm, e contro il re di Bela, cioè Soar.” [Gen 14:1-11]ripensandoci, Aioros – ecco, dicevo. Alla fine di questa appassionante battaglia Sodoma e Gomorra vengono saccheggiate e Lot viene fatto prigioniero. Ma Abram raccoglie trecento uomini, insegue l’esercito nemico, lo sconfigge e recupera Lot e tutto il bottino [Gen 14:14-16]. Questa storia naturalmente nei film sulla Genesi non ve la raccontano, perché guerre e battaglie sono notoriamente noiose e poco adatte al grande schermo, a differenza dell’avvincente storia di quella volta che ha piovuto per un mese e mezzo.

Il Signore è molto soddisfatto: “Non temere, Abram. Io sono il tuo scudo; la tua ricompensa sarà molto grande”. Abram invece è pessimista: “Signore Dio, che cosa mi darai? Io me ne vado senza figli e l’erede della mia casa è Elièzer di Damasco”.
Al che il Signore rispose, “ma figurati se ti lascio avere un erede con un nome tanto ridicolo. Ci penso io a te. Guarda cosa ti promette adesso il Signore tuo”. Pensavate fosse la terra di Canaan? Sbagliato. È una grande discendenza [Gen 15:1-5]. Solo dopo un sacrificio tanto abbondante quanto complicato [Gen 15:8-9] alla promessa viene aggiunto qualcos’altro: LA TERRA DI CANAAN.

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En passant, come il Signore si premura di ricordare, nella terra in questione ci abitano già i Keniti, i Kenizziti, i Kadmoniti, gli Ittiti, i Perizziti, i Refaìm, gli Amorrei, i Cananei, i Gergesei e i Gebusei [Gen 15:19-21].

Nel frattempo, per portarsi avanti col lavoro, l’ottantaseienne Abram viene convinto dalla moglie a mettere incinta Agar, la di lei schiava (vedi alla voce “famiglia naturale”). Qui parte un’avvincente telenovela, con Agar che diventa arrogante, Sarài che si lamenta col marito, Abram che le dice ma cazzo ne so fai come ti pare, Agar maltrattata che se ne va [Gen 16:4-6]; infine il Signore la convince a tornare promettendole – no davvero – un’enorme discendenza [Gen 16:9-10]. Nasce così Ismaele.

Una dozzina di anni più tardi, il Signore appare di nuovo al novantanovenne Abram. Io adesso vi dico che cosa fa ma voi mi dovete credere, non vi sto prendendo per culo: gli promette, primo, una grande discendenza, e secondo, la terra di Canaan [Gen 17:4-8]. Inoltre, Abram e Sarài cambiano ufficialmente nome e diventano Abramo e Sara, e il Signore assicura ad Abramo che avrà un figlio anche dalla moglie. Abramo è scettico: “A uno di cento anni può nascere un figlio?” [Gen 17:15-17]. Bè certo perché invece ingravidare la schiava quando ne avevi ottantasei era normale.

In compenso, comunque, Dio pretende qualcosa da Abramo e da tutti i suoi discendenti, un segno tangibile a sigillo dell’alleanza, un simbolo eterno del patto divino: il prepuzio [Gen 17:10-14]. Milioni, miliardi di prepuzi. In quello stesso giorno furono circoncisi Abramo e Ismaele, suo figlio. E tutti gli uomini della sua casa, quelli nati in casa e quelli comprati con denaro dagli stranieri, furono circoncisi con lui. Momenti che vorresti non finissero mai.

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“Devo lavorare su gente più giovane”

Premio Nota Buffa CEI 2008

Il Premio Nota Buffa CEI 2008 di quest’oggi è assegnato alla misteriosa nota di Genesi 14,18-20:

Bibbia CEI 2008 PBS

 

(continua)

Biblioteca – Ep. 6: Stati confusionali

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Genesi, 9-10-11

Riassunto delle puntate precedenti: insoddisfatto dei risultati della creazione, Dio azzera l’umanità con un’inondazione come facevo io ai tempi di SimCity.

Dopo il diluvio, la vita di Noè e dei suoi familiari scorre serena, anche grazie ad una vantaggiosa alleanza stretta con Dio, che promette di non accanirsi più sulla Terra con inondazioni [Gen 9:11-17], riservandosi tecnicamente la possibilità di usare terremoti, cavallette e scioperi nazionali dei mezzi di trasporto pubblico.

Benedicendo Noè e i suoi figli, il Signore dà loro delle indicazioni importanti: punto primo, “Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite la terra”, segno che non ha imparato assolutamente nulla dall’intera vicenda. Punto secondo, magnate quello che volete, non ne voglio sapere più niente [Gen 9:2-3]. Con una precisazione, però: “non mangerete la carne con la sua vita, cioè con il suo sangue” [Gen 9:4].

– Forse ho capito male.
– Mi sembra molto chiaro. Non si può mangiare carne al sangue.
– Sì ok ma in che senso?
– Il sangue. Non ci dev’essere.
– …
– Niente sangue nella carne.
– Potrebbe essere un’errore nella trascrizione dall’aramaico o dal greco.
– Ne dubito molto.
– È una metafora!
– Una metafora?
– Una metafora.
– La carne è una metafora?
– Non la carne, il sangue.
– Il sangue è una metafora ma la carne no?
– Esatto!
– Metafora di cosa?
– Della vita.
– Una metafora della vita.
– Sì.
– Allora scrivo.
– Scrivi, scrivi.

Bibbia CEI 2008
Ah allora ok

Un giorno [Gen 9:21], Noè si ubriaca e si addormenta completamente nudo nella sua tenda con gli Slayer a palla [citation needed]. Il figlio Cam, padre di Canaan, entra, lo vede e corre immediatamente ad avvisare i fratelli dell’incresciosa situazione. Parte il jingle Mentos – The Freshmaker. Sem e Iafet prendono un mantello, se lo mettono sulle spalle, entrano nella tenda camminando all’indietro per non vedere e coprono il vecchio schifoso. Passata la sbornia, Noè viene a sapere quello che è successo.

Possibili reazioni migliori di quella effettivamente avuta: 1) LOL YOLO; 2) Questa è la mia vita, voi non capite un cazzo di metal, siete la mia delusione più grande; 3) Oddio che imbarazzo, scusatemi; 4) Non parlarne mai più.

Reazione effettivamente avuta [Gen 9:25]:

“Sia maledetto Canaan!
Schiavo degli schiavi
sarà per i suoi fratelli!”
.

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Canaan torna a casa per cena.

Canaan: – Ciao zio. Com’è che la tenda del nonno puzza di birra?
Sem: – Lascia perdere, troppo complicato. Oh, a proposito, da oggi sei nostro schiavo.
Canaan: – Eh?
Sem: – Allora, quest’arrosto arriva o no?

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Lo zio Sem (scusate)

All’invidiabile età di 950 anni, Noè finalmente muore. Dalla sua discendenza provengono tutti i popoli del mondo, e in particolare la travagliata famiglia di Abram, di cui parleremo nella prossima puntata.

Premio Nota Buffa CEI 2008

Il Premio Nota Buffa CEI 2008 di quest’oggi è assegnato al pregevolissimo understatement della nota di Genesi 9,18-29:

Bibbia CEI 2008

Storia bonus: la torre di Babele (remix). [Gen 11:1-9]

Tutta la terra aveva un’unica lingua e uniche parole. Gli uomini di tutta la terra capitarono in una pianura e si dissero: “Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo, e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra”. Ma il Signore di tutta la terra scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo su tutta la terra. Il Signore disse: “Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti un’unica lingua su tutta la terra; questo è l’inizio della loro opera, e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la lingua di tutta la terra, perché non comprendano più l’uno la lingua dell’altro su tutta la terra”. E scese e lo fece davvero, giuro, così, per nessun cazzo di motivo. Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra, e là il Signore tutta la terra tutta la terra.

(continua)

Biblioteca – Ep. 5: A:\>format c:

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Genesi 5-8

Riassunto delle puntate precedenti: dopo aver maledetto Adamo ed Eva, Dio maledice pure Caino per aver ucciso il fratello. L’unico uomo buono è letteralmente quello morto.

Passando da Adamo a Set, Enos, Kenan, Maalaleel, Iared, Enoch, Matusalemme e Lamech (età media 837 anni, con Matusalemme morto a tanto così dalla quadrupla cifra), arriviamo a Noè.

Noè vive in un’epoca orribile e disgustosa, in cui gli uomini hanno preso a moltiplicarsi e ad accoppiarsi selvaggiamente con un sacco di donne. È a questo punto che il Signore dice: “Il mio spirito non resterà sempre nell’uomo, perché egli è carne e la sua vita sarà di centoventi anni”, presumibilmente per banali questioni di pubblica decenza.

Di colpo una rivelazione inaspettata: “C’erano sulla terra i giganti a quei tempi – e anche dopo -, quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi”.

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SPOILER ALERT: troppo interessanti, non li vedremo mai più.

– Signore, dobbiamo per forza dilungarci sull’intera genealogia di Noè?
– Sì, è importante che venga dettagliata l’età e l’attività sessuale di ogni suo avo.
– Certo.
– Ah, e c’erano anche i giganti, scrivilo.
– GIGANTI? Figata. Com’erano fatti? Da dove erano venuti fuori, cosa facevano?
– Un’altra volta. Magari insieme ai mostri marini. Torniamo alle cose importanti.

Insomma, gli uomini si accoppiano selvaggiamente con un sacco di donne e Dio non è affatto contento. Possibili soluzioni migliori di quella trovata: 1) rivedere i livelli ormonali (che Egli stesso aveva regolato); 2) rivedere gli organi genitali (che Egli stesso aveva progettato); 3) “ok lo so che avevo detto andate e moltiplicatevi, ERRORE MIO”, per una volta; 4) spegnere e riaccendere.

La soluzione trovata: “Cancellerò dalla faccia della terra l’uomo che ho creato e, con l’uomo, anche il bestiame e i rettili e gli uccelli del cielo, perché sono pentito di averli fatti”.

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Quantomeno la pioggia fredda dovrebbe frenare gli accoppiamenti.

Noè, splendido appena cinquecentenne, tre figli (Sem, Cam e Iafet), è forse l’unico tra i suoi contemporanei a non accoppiarsi selvaggiamente con un sacco di donne. La sua scarsa vita sessuale gli guadagna la stima del Signore, che decide di salvarlo dall’imminente formattone (e questo è un po’ il grande messaggio di speranza della Bibbia, se vogliamo). Ecco il piano: Noè dovrà costruire un’arca di legno di cipresso lunga centocinquanta metri, larga venticinque e alta quindici – ok, non mi sembra un sistema molto sens – no no seguitemi; farci un tetto, una porta e dividerla in tre piani – il piano è creare un condominio artigianale in cipresso? – non mi interrompete, è un piano ben studiato. Dentro ci andranno lui, sua moglie, i figli e le mogli dei figli – bè, perlomeno non mancherà lo spaz – nonché un paio di milioni di animali di ogni dimensione. Ah, e ovviamente scorte di cibo per tutti a tempo indeterminato.

Noè trova tutto ciò molto ragionevole, e costruisce l’arca.

Il Signore poi rispiega tutto quanto daccapo, ma stavolta pretende sette coppie per ogni specie pura. Questo, anche supponendo che solo metà delle specie sia pura, porterebbe il numero di animali nell’arca a sette-otto milioni: non c’è da stupirsi che questa nuova versione del piano sia lasciata ben presto cadere nel vuoto. Il seguito della storia è un complicato intreccio temporale stile Pulp Fiction. La sequenza è (vi invito a controllare sull’originale) più o meno questa: viene il diluvio; Noè entra nell’arca; gli animali entrano a due a due nell’arca; dopo sette giorni “le acque sono sopra la terra”; nel tale giorno e nel tale mese del tale anno “si aprono le cateratte del cielo”; piove per quaranta giorni e quaranta notti; “in quello stesso giorno” Noè entra nell’arca; gli animali entrano a due a due nell’arca; si chiude la porta dell’arca; piove per quaranta giorni; muoiono tutti gli uomini e gli animali sulla terra; le acque restano alte per centocinquanta giorni.

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Tutto molto chiaro.

Un bel giorno, comunque, Dio si ricorda di chiudere ste cateratte, e dopo centocinquanta giorni le acque cominciano a ritirarsi e l’arca si posa sul monte Ararat. Dopo quaranta giorni (questa storia dei giorni comincia a innervosirmi) Noè apre la finestra e fa uscire un corvo per vedere se le acque si sono ritirate. Poi fa uscire una colomba, ma quella non trova di che posarsi e torna da lui. Dopo altri sette giorni (non ce la faccio più) la fa uscire di nuovo, e quella torna con un ramoscello d’ulivo, buon segno. Altri sette giorni (aiutatemi), la fa uscire di nuovo e quella non torna più: la terra è asciutta, possono uscire. La prima cosa che fanno?

– Noè ce l’abbiamo fatta! E abbiamo salvato di un soffio tutti questi preziosi animali, come il Signore aveva chiesto!
– Te l’avevo detto che era un piano ben studiato.
– Ora cosa facciamo?
– Sacrifici al Signore, prepara il barbecue.

Le bistecche di brontosauro sono evidentemente molto gradite al Signore, che promette quindi di essere più paziente in futuro,

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e vissero tutti felici e contenti. Tutti tranne il corvo, che non si sa che fine abbia fatto. Cosa gli è successo? Perché non è tornato il primo giorno? Se fosse morto i corvi sarebbero estinti. È scappato per non finire arrosto? Era già asciutto da prima e quello della colomba è un sistema di rilevazione del livello delle maree quantomeno inaffidabile? SPOILER ALERT: non lo vedremo mai più.

(continua)

Biblioteca – Ep. 4

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Genesi, 4

Riassunto delle puntate precedenti: Dio crea l’uomo, un frutto proibito e un serpente tentatore, e quando tutto va a catafascio si ritiene profondamente offeso.

Cacciati per sempre dall’Eden, Adamo ed Eva (si chiamano così) si arrangiano come possono. Hanno due figli maschi: Caino, il più grande, fa il contadino, mentre Abele è un pastore. Un giorno i due fratelli vanno ad offrire qualcosa in sacrificio al Signore (meglio tenerselo amico, quello): Caino offre “frutti del suolo”, Abele invece “primogeniti del suo gregge e il loro grasso”.

Ma all’improvviso il dramma. “Il Signore gradì Abele e la sua offerta, ma non gradì Caino e la sua offerta”. Così. Senza un motivo particolare, uno sì e l’altro no. Per un genitore questo è l’errore-zero.

– Papà papà guarda, ti abbiamo fatto un disegno!
– Davvero? Vediamo.
– Vedi questo è spongebob e questa è peppapig.
– Che bello, bravo! Adesso lo appendiamo al frigorifero. Amo’, il bambino lo mandiamo alle belle arti!
– Guardapapà anchìo ho un disegno e questo sei tu e questa è la mamma e in mezzo cè un fiore grande grande e il sole co i raggi e qui ci sono io.
– Tu sei la mia delusione più grande.

Sia chiaro, anch’io tenderei a preferire l’agnello al minestrone; però se tuo figlio ti regala una torta di fango tu come minimo fai finta di assaggiarla e dici MMM BUONISSIMA. Se non lo fai, ti assumi la responsabilità delle inevitabili conseguenze. Caino infatti ci rimane talmente male che accoppa il fratello. Siete stupiti, voi? Dio sì.

Dio: – “Dov’è Abele, tuo fratello?”

Possibili risposte migliori di quella data: 1) “Chi?”; 2) “Credevo fosse a pranzo da te”; 3) “Ma dobbiamo per forza fare questa scenetta dell’interrogatorio ogni volta?”.
Invece, signore e signori, l’errore-zero lato figlio:

Caino: – “Non lo so. Sono forse io il custode di mio fratello?”

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Io una volta ho risposto così a mia madre che non trovava mia sorella, poi non ricordo più nulla.

Davanti a una tale faccia di bronzo, Dio comincia la sua solita tiritera di maledizioni, ma Caino ha un’obiezione. “Troppo grande è la mia colpa per ottenere perdono. Ecco, tu mi scacci oggi da questo suolo e dovrò nascondermi lontano da te; io sarò ramingo e fuggiasco sulla terra e chiunque mi incontrerà mi ucciderà”. Obiezione piuttosto sens –
– Ma chiunque chi, se sulla terra ci sono rimaste tre persone lui compreso?
Non so, probabilmente la madre (se è come la mia) appena scopre cos’è successo. Comunque il Signore prende la domanda sul serio: “Ebbene, chiunque ucciderà Caino subirà la vendetta sette volte”. Caino allora –
– E come lo uccidono sette volte?
Ma non lo so, sarà un modo come un altro per andare larghi, tipo quando ti danno quattro ergastoli. Caino allora si allontana, e va ad abitare nella regione di Nod. Qui, e non chiedetemi come sia possibile, conosce sua moglie e –
– E com’è possibile?
Oh ma mollatemi, non l’ho fatta io la sceneggiatura, quando vi siete sorbiti sei stagioni di Lost facevate mica tanto gli schizzinosi. C’è la regione di Nod, c’è la moglie e c’è una sequela di figli e discendenti, punto.

Nel frattempo, comunque, Adamo ha un altro figlio da Eva, Set. “Perché Dio mi ha concesso un’altra discendenza al posto di Abele, poiché Caino l’ha ucciso”. Come garanzia doveva essere parecchio lunga.

(continua)

Biblioteca – Ep.3

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Genesi 3

Riassunto delle puntate precedenti: Dio crea l’uomo, gli mette affianco un albero proibito, e si aspetta che non accada nulla di male per l’eternità.

L’uomo e la donna sono in totale relax nel giardino di Eden: sono soli, in un’oasi mediorientale, presumibilmente immortali e – cosa più importante – senza un ufficio a Milano sud in cui tornare dopo le ferie. In questo splendido scenario irrompe un personaggio indimenticabile: il serpente, “il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto”.
Ma non è più furba la volpe? – chiederanno subito i miei ingenui lettori.
Sì.

Comunque, l’intrigante serpentello si avvicina alla donna (e non dovrei essere io a dirvi certi atei senza dio a questo punto cosa sono andati a pensare). Il serpente viene a sapere che Dio ha detto loro di non mangiare dall’albero proibito, altrimenti moriranno. Scuote la testa e dice alla donna, “Non morirete affatto [sottinteso, ‘imbecille’]. “Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male [sottinteso, ‘si chiama albero della conoscenza del bene e del male; quella materia grigia che hai intorno al cervello a quanto la vendi?’].

Tanto basta a convincere la donna; d’altronde anch’io perderei molto del mio scetticismo davanti a un serpente con una simile padronanza del congiuntivo. Prende una mela e la mangia; soddisfatta, ne offre un po’ anche al marito, che evidentemente è molto lontano dall’essere astuto quanto un rettile preistorico e partecipa senza dire né a né ba. Purtroppo però Dio diceva la Verità e in pochi istanti i due muoiono.

Ahah, NO. Si aprono gli occhi di tutti e due e si accorgono di essere nudi. Cioè, per essere chiari: il serpente aveva ragione e Dio aveva detto una balla. Sia messo agli atti. Proprio in quel momento arriva Dio, e i due si nascondono.

Dio: – Dove sei?
Uomo, sputtanandosi subito: – Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto.
Dio: – Chi ti ha fatto sapere che sei nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?

Possibili risposte migliori di quella data: 1) “Sì”; 2) “No, me l’ha fatto notare il serpente”; 3) “Non era esattamente un segreto impenetrabile”; 4) “Ho detto nudo? Volevo dire timido”; 5) “Evidentemente no, Signore, altrimenti SAREI GIÀ MORTO”.
Risposta data dall’uomo. Ve la ricordate? Tenetevi:

Uomo: – La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato.

oh-you-did-not

Dio santo solo a scriverlo mi sale la pressione. Di tutt’altra classe, ovviamente, la donna, che al “Che hai fatto?” di Dio risponde glaciale “Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato [sottinteso, ‘te invece preparati che quantevveroddìo ti rispondo a monosillabi per due mesi’].
E insomma, com’è come non è, la colpa di tutto quanto se la prende l’unico onesto dell’intera vicenda. Dio maledice il serpente, maledice la sua stirpe, condanna la donna a partorire con dolore, condanna l’uomo a lavorare nei campi, maledice i campi, dopodiché caccia tutti quanti dal giardino dell’Eden, ci mette le guardie, rompe tutti i giocattoli e si chiude in camera sua.

Almeno l’ha presa bene.

(continua)

Biblioteca – Ep.2

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Continua l’appuntamento con la divulgazione sacra (nel senso che riguarda cose sacre, non che è sacra lei (forse profanazione era un termine più adatto)). Nel caso voleste seguire l’originale o procedere da soli nella lettura (voi protestanti siete i peggio), il testo di riferimento è l’edizione CEI del 2008, che potete trovare qui, o qui, o probabilmente anche qui, se cercate bene.

Genesi 2 – Director’s Cut (no, tranquilli, non farò tutta la Bibbia un capitolo alla volta)

Riassunto delle puntate precedenti: in sei giorni Dio crea tutto quanto, ma l’intero processo andrebbe reingegnerizzato.

Siamo al settimo giorno, e c’è grande attesa. Le acque, le piante, gli animali, I MOSTRI MARINI, l’uomo; cosa creerà ancora? Dinosauri? Kenshiro? I Led Zeppelin? Meglio: Dio crea il week-end e lo collauda con successo per tutto il giorno.

Ma a questo punto succede qualcosa di strano: la linea narrativa ha un salto improvviso e siamo catapultati nuovamente, senza nessuna spiegazione, su una terra spoglia e deserta. Probabilmente tutto quello che abbiamo visto finora era una specie di sogno, o forse una strana visione dal significato oscuro, o forse è tipo la scena della scatola blu di Mulholland Drive e staremo qui a discutere dell’interpretazione corretta della Genesi per millen – OH.

Com’è come non è, il Signore ricomincia daccapo. Forse memore dell’esperienza onirica precedente, snellisce di parecchio il processo: crea prima di tutto l’uomo, uno solo, maschio. Poi pianta “un giardino in Eden, a oriente” (non è chiaro a oriente di cosa, questo magari ce lo appuntiamo per il prossimo tentativo), ci mette qualche fiume, tutti gli alberi possibili e immaginabili e ci posiziona l’uomo. Poi il colpo di genio.

Dio: – Sì bello il giardino, bella la natura e tutto quanto, ma sai cosa ci starebbe veramente bene qui?
Dio: – Un gazebo?
Dio: – Un albero proibito.
Dio: – Grande idea. L’Albero della Morte.
Dio: – Pensavo qualcosa tipo Albero della Conoscenza del Bene e del Male.
Dio: – Giusto. Epico. Su una rupe scoscesa dove nessuno riuscirà a raggiungerlo.
Dio: – Lo metterò qui in mezzo agli altri.
Dio: – Ooh. Sottile. Nascosto tra gli alberi normali. La sua esistenza sarà un mistero per tutti.
Dio: – …
Dio: – Gliel’hai già detto, vero?
Dio: – Fidati di me.

A questo punto Dio crea gli animali e lascia all’uomo il compito di dare un nome a tutti quanti. Qualcosa come un milione e mezzo di specie viventi. All’inizio sembra anche facile, sapete com’è, “cane”, “mucca”, “robo che striscia”, “due zampe”, “quattro zampe”, eccetera. Il problema è che ci sono settecentocinquantamila insetti diversi (e hanno tutti sei zampe).

A parte questo, tutto sommato dare un nome, che so, al varano di Komodo o al pangolino nano del Borneo può anche essere uno svago interessante; ma siccome in tutto sto macello l’uomo non trova un animale che sia davvero di suo gradimento, Dio lo opera in anestesia totale, gli estrae una costola e ci fa una donna. Bello, dice l’uomo, contento di avere la stimolante compagnia di una sua propaggine. I problemi, come in ogni coppia, inizieranno più tardi.

(continua)

Biblioteca – Ep.1

in religione by

Prendetevi un po’ di tempo e mettete la Bibbia nella vostra lista delle letture estive. Provate a leggerla dall’inizio alla fine. Non perché insegni la storia; vi abbiamo mostrato che non lo fa. Leggetela perché vedrete coi vostri occhi di cosa si tratta. Di certo non è alta letteratura. Se fosse pubblicata come opera di fantasia, nessun recensore gli darebbe la sufficienza. Ci sono alcune scene intense e alcune frasi pregnanti, ma non c’è una trama, non c’è una struttura, c’è un’enorme quantità di riempitivi, e i personaggi sono penosamente monodimensionali. In ogni caso, non leggete la Bibbia per ricavare un codice morale: propaganda il pregiudizio, la crudeltà, la superstizione e l’assassinio. Leggetela perché abbiamo bisogno di più atei, e niente vi guiderà fin lì più in fretta che leggere la maledetta Bibbia.
(Penn Jillette)

Secondo i dati del Vaticano, i cattolici in Italia (nel senso di battezzati non morti (nel senso di non ancora morti, non di zombi (“Zombi cattolici” è una sceneggiatura che si scrive da sola))) sono intorno al 90% della popolazione. Quelli che si considerano “cattolici praticanti” (nel senso che mettono in pratica attivamente, non che stanno svolgendo un praticantato (“Praticanti cattolici”, comedy-drama pro-life, cinque amici in seminario, single-camera, traccia risate registrate)) sono stati variamente quantificati intorno al 30-40%. Quelli che vanno a messa almeno ogni domenica, 30%. Quelli che in un anno leggono almeno un brano della Bibbia, a voler essere molto generosi, il 27%. Ma quelli che la conoscono?

C’è poco da rimproverare: leggere la Bibbia è faticoso per chiunque. Certo, la Genesi e l’Esodo sono divertenti e ci hanno fatto una caterva di film; ma poi vengono Levitico, Numeri e Deuteronomio, che sono appassionanti come il codice civile (e infatti il codice civile non lo conosce nessuno). Voi l’avete mai visto un film basato sul Deuteronomio (o sul codice civile)? Ecco.

(CSI: Jericho. Vedi te se nel 2014 devo essere io a proporre tutto ciò.)

Ma la soluzione c’è e ve la propone a gratis il sottoscritto: la Bibbia a puntate. Tutto quello che vale la pena sapere, la bluffer’s guide perfetta per fare bella figura in società risparmiando tempo e noia mortale. Quando inizia? Subito.

Genesi 1

Il primo capitolo del più famoso libro del mondo entra subito nel vivo e non va tanto per il sottile. Prima di tutto Dio crea il cielo e la terra. Subito dopo, esclama “Sia la luce!” – ma Aioros – dite voi con la vostra vocina da primi della classe – non era meglio accendere prima la luce e poi creare – ma cari ragazzi, le vostre interessanti opinioni razionali fatele al corso di illuminismo ché qui non abbiamo tempo da perdere. A questo punto, Dio chiama la luce “giorno” e le tenebre “notte”. Ma la cosa gli porta via più tempo del previsto, e fu sera e fu mattina: primo giorno, e già indietro col lavoro.

Il secondo giorno Dio parte più convinto. Si guarda intorno e dice: “Sia un firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque”. Ha ancora le idee un po’ confuse, in effetti. Fa questo firmamento e separa le acque che sono sotto il firmamento dalle acque che sono sopra il firmamento (Niente. Domande.). Comunque, sorvolando sulla questione delle acque, alla fine del secondo giorno è riuscito a chiamare il firmamento “cielo” (a sua parziale discolpa, anche a me capita di perdere una giornata per trovare un sinonimo).

Il terzo giorno, il creatore sta ancora pensando a quella storia delle acque. Le avrò separate bene? Basterà un solo firmamento, ce ne metto un altro? Alla fine decide di riunirle tutte insieme nel cosiddetto “mare”, come quando fate ordine nelle foto degli ultimi sei anni e finite per buttare tutto nella cartella Altro. Risolto finalmente l’annoso problema delle acque, Dio crea circa trecentocinquantamila specie vegetali in mezza giornata (perché quando non si perde nei dettagli è bravo).

Il quarto giorno Dio si alza di buon mattino e crea il sole e la luna, dopodiché dedica il resto della giornata a sincronizzarli esattamente con il giorno e la notte realizzati tre giorni prima (di solito gli ingegneri smettono di leggere qui).

Il quinto giorno si comincia a fare sul serio: vengono creati tutti i volatili e gli animali acquatici, compresi (testualmente) “i grandi mostri marini”. SPOILER ALERT: troppo interessanti, non li vedremo mai più. Il sesto giorno anche gli animali terrestri, e finalmente viene il turno dell’uomo e della donna. Dio crea l’uomo a sua immagine e somiglianza, lo mette a capo di tutti gli animali (l’ultimo figlio è sempre quello più viziato) e gli dice di andare e moltiplicarsi. L’uomo, in futuro, non se lo farà ripetere due volte.

(continua)

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