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Rosemary’s baby e i diritti delle donne

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Rosemary’s Baby” (USA, 1968), assieme a “Repulsion” (UK, 1965) e a “The Tenant” (Francia, 1976), è un capitolo della cosiddetta “trilogia dell’appartamento” di Roman Polanski: tre storie spaventose di ambientazione borghese, in cui forze misteriose ed incontrollabili prendono il controllo dei protagonisti (rispettivamente, una shampista, un modesto impiegato, una casalinga) annientando la loro vita. Il sardonico Rosemary’s Baby, tratto dall’omonimo romanzo di Ira Levin, è uno psicodramma che, usando l’armamentrio horror / B-movie, dà simbolicamente voce all’ansia americana della fine degli anni Sessanta.

La storia – Guy e Rosemary sono una giovane coppia borghese; lui (John Cassavetes, che sarà anche indimenticabile regista di capolavori come A Woman Under the Influence e Gloria) è un attore alle prime armi che per il momento ha girato solo uno spot pubblicitario, mentre lei (Mia Farrow, allora celebre volto della serie televisiva Peyton Place) è una ragazza di campagna, insicura e tormentata dal suo “tradimento”: a dispetto della sua formazione cattolica, non solo ha sposato un non-cattolico, ma addirittura fa uso di anticoncezionali. Mentre, da buona casalinga, si occupa del bucato, Rosemary conosce Terry, una ragazza che abita nel suo palazzo, ospite di Roman e Minnie Castevets, i due strambi vecchietti dell’appartamento accanto. I due anziani sono in realtà i capi di una setta satanica alla ricerca di una giovane “di sana e robusta costituzione fisica”, non vergine, cui affidare il ruolo di Madonna demoniaca, ovvero di madre dell’Anticristo. Terry, che per qualche ragione non rientra nel profilo desiderato, finirà suicida, ma verrà rimpiazzata dall’ignara ed ingenua Rosemary. I Castevets reclutano Guy, facendo leva sulla sua vanità e dando, a suon di malefici, una svolta fondamentale alla sua agonizzante carriera. Non contento di aver letteralmente venduta al diavolo la sua anima, Guy non si farà scrupolo di devolvere alla causa satanista il ventre di sua moglie. Dopo una serie di vicende agghiaccianti, Rosemary, nel giugno del 1966 (6/66, anno zero della nuova era dominata dal Maligno) darà alla luce l’Anticristo.

Ansia americana – E’ interessante analizzare brevemente il contesto storico e culturale in cui il film viene concepito. Sul fronte esterno, gli Stati Uniti stanno vivendo l’escalation della guerra in Vietnam, mentre all’interno del paese misteriose cospirazioni conducono, nel solo 1968, a due omicidi politici: il 4 aprile viene infatti assassinato il reverendo Martin Luther King, mentre il 5 maggio è la volta di Robert Kennedy. Dopo la sbronza hippie e il sogno di una nuova stagione di libertà, il Paese si risveglia con le mani lorde di sangue. Pochi personaggi incarnano la mutazione degenerativa del sogno hippie quanto Charles Manson, musicista ed hippie divenuto ispiratore di una setta di spostati, la cosiddetta Family. Ironicamente, furono proprio alcuni membri della Family ad uccidere, l’8 agosto 1969, tra gli altri, Sharon Tate la moglie di Polanski, incinta al nono mese. Non è dato sapere se i fulminati che si macchiarono di quei terribili delitti avessero o meno visto Rosemary’s Baby; ma certo il fatto che una setta “satanica” abbia ucciso una donna prossima al parto ha delle sinistre assonanze con la vicenda narrata nel film interpretato da Mia Farrow, in cui una donna partorisce il figlio del Demonio. Paradossalmente, la musica dei Beatles, che tutto evoca salvo pensieri e gesta criminose, in quel periodo viene associata alle gesta dei succubi di Charles Manson. Manson era addirittura ossessionato dall’Album Bianco (uscito a novembre 1968), al punto che i suoi emissari scrissero “Helter Skelter” e da “Pigs” con il sangue delle vittime su una parete e sulla porta di ingresso di casa Polanski, al 10050 Cielo Drive di Benedict Canyon, Beverly Hills. (1)

Bambini deformi – Rosemary’s Baby stuzzica anche un altro nervo scoperto della psiche collettiva del suo tempo. Questa volta parliamo di Europa: tra la fine degli anni Cinquanta e gli anni Sessanta l’ancestrale e radicata fobia di una gravidanza culminata dalla nascita di un mostro si era acutizzata a causa del cosiddetto scandalo del talidomide. A seguito di test drammaticamente superficiali, che ne certificarono la sicurezza, le donne in gravidanza impiegarono farmaci a base di talidomide come sedativo e anti-nausea. Solo nel 1961 gli studi indipendenti di un ginecologo australiano, William McBride, e del pediatra tedesco Widukind Lenz misero in luce gli aspetti teratogenici del farmaco, che, come fu chiaro, provocava gravissime malformazioni al feto, quali amielia (assenza di arti) e focomelia. Si stima che la criminale irresponsabilità della Chemie Grünenthal, la casa farmaceutica che sviluppò il prodotto, destinandolo alle donne in gravidanza, abbia causato la nascita di un numero compreso tra i 10.000 e i 20.000 bambini con gravissime deformità, il 40% dei quali non sarebbe arrivato al primo compleanno (senza considerare le morti in utero). Benché il farmaco fosse stato ritirato dal commercio a fine novembre del 1961, l’inchiesta governativa tedesca impiegò oltre sei anni per approdare alla denuncia a carico delle figure apicali della società: il processo iniziò a maggio del 1968 (2). Rosemary’s Baby, dunque è il capostipite di una serie di film impregnati da “ossessioni ginecologiche e fetali” (3), così come di quelli che hanno come protagonisti bambini malvagi: The Brood di David Cronemberg, Alien di Ridley Scott, Omen di Richard Donner e naturalmente a L’Esorcista di W. Friedkin.

La “Pillola” – E’ indubitabile l’importanza della diffusione della pillola anticoncezionale nella storia della società americana degli anni Sessanta. Benché la Searle inizi a vendere l’Enovid come anticoncezionale tra il 1960 e il 1961, si dovrà attendere fino al 1965 per renderla disponibile a tutte le coppie sposate (!), e fino al 1972 affinché la vendita del prodotto a donne non sposate non venga considerata illecita secondo la legge americana. La separazione del sesso dalla riproduzione e il pur esitante e lento processo di riappropriazione dei suoi diritti riproduttivi da parte della donna irrita l’oscurantista ed ottusa chiesa cattolica. Non a caso, solo pochi mesi dopo l’uscita di Rosemary’s Baby, Paolo VI (4) promulga l’enciclica “Humanae Vitae“, nella quale ribadisce la ferma condanna della chiesa nei confronti di ogni forma di controllo delle nascite. Ed in effetti Rosemary’ Baby è una elaborata critica sociale “all’oppressione di genere e al patriarcato”, che Polanski realizza da par suo, senza cioè rinunciare al divertimento. Infatti, se da un lato l’impostazione cospirazionista è tipica della subcultura ultrareazionaria, il modo in cui la setta satanica si rapporta alla giovane donna sola non è che una manitestazione parossistica della vera agenda con cui i conservatori tentano di ricacciare nel buio le innovazioni liberal degli anni Sessanta. Al di là dei topoi del cinema di genere, la vicenda è in effetti quella di una donna che cerca di sfuggire al marito e ai suoi alleati (satanisti?) impegnati a controllare ogni aspetto della sua esistenza: il suo corpo, la sua sessualità, e il suo diritto a procreare, e, nel caso, a determinare come e quando farlo – perfino il suo modo di acconciarsi i capelli (5).

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Sex Is Violence

Control – Non appena Rosemary viene percepita come “feconda” e sola (in quanto rinnegata dalla sua famiglia per le sue scelte “immorali”), essa diviene un utero a disposizione dei piani folli di suo marito. Ci sono, sì, le rose rosse, ma la fecondazione di Rosemary è la conseguenze non di un rapporto affettuoso e consensuale, ma di una violenza carnale: Rosemary viene drogata (e le sue rimostranze sul sapore “farinoso” del dessert preparato dalla “affettuosa” anziana vicina vengono ovviamente ridicolizzate) e il marito ne abusa sessualmente. Dal momento che, approfittando di un momento di distrazione, la donna ha gettato una parte del dolce, il suo sonno sarà parziale, e sarà quindi parzialmente lucida mentre il marito e i suoi compagni di … Sabba la sopporranno allo stupro. Il rapporto verrà sì iniziato dal marito, ma a concluderlo sarà un orribile mostro antropomorfo – lo spettatore potrà scegliere se nell’economia della narrazione, tale rimpiazzo sia da interpretarsi come effettivo o simbolico. Quando, la mattina dopo, Rosemary si lamenta dei graffi sul corpo, il marito non si fa problemi a raccontarle una versione dei fatti che, pur edulcorata, comporta comunque l’ammissione di una violenza sessuale. Guy si concede perfino una risatina e una battuta di cattivo gusto; e lì finisce. Tutto normale, in fondo, la donna è proprietà del marito, e lui può servirsene come meglio crede.

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La verità non rende liberi. Proprio per niente.

Rosemary, ormai incinta, continuerà ad essere oggetto al controllo ossessivo eteronormativo: non potrà prendere le vitamine come le altre donne, ma sarà costretta a bere l’orrendo bibitone che le prepara la strega Minnie. Quest’ultima farà in modo che Rosemary non venga più seguita dal suo ginecologo, presentandola al dottor Sapirstein (un altro membro della setta). Le amiche che la sconsigliano di dar retta a Sapirtstein verranno trattate da Guy come delle oche senza cervello. L’insistenza di Rosemary verrà messa a tacere con un riferimento assai greve a chi paghi le fatture del dottore. Tra i consigli di Sapirstein vi sarà il divieto di leggere libri che parlino di gravidanza; e lo stesso farà il marito quando Rosemary entrerà in possesso di un testo sulla stregoneria fattole pervenire da un suo amico, guarda caso ucciso da un incantesimo ordito dai Castevets. Guy si impadronirà del libro, posizionandolo su uno scaffale in alto, dove la moglie non possa arrivare a meno di non montare in piedi su una sedia, … accanto (e significativamente) ad una copia del Rapporto Kinsey. Quando ormai Rosemary avrà accumulato prove evidenti del complotto che la sta trasformando suo malgrado nella madre di un nuovo Cristo diabolico (che nascerà a giugno 1966 – 6/66), cercherà aiuto presso il suo precedente ginecologo che, probabilmente in buona fede, interpreterà il suo racconto come l’esito di un attacco isterico pre-parto, finendo per consegnarla proprio ai suoi aguzzini. A questo punto, Rosemary si ribella apertamente ai suoi carnefici, e per questo viene sottoposta ad una pesante sedazione; quando si risveglia, dopo il parto, viene nuovamente ingannata, dal momento che Guy cerca di convincerla che il bambino è nato morto. Tuttavia, Rosemary, che attraverso le sottili pareti dell’appartamento riesce a sentire il pianto del neonato e i canti rituali della setta, scoprirà la verità.

Il bambino (cui è stato dato il nome di Adrian, senza nemmeno interpellarla), è vivo ed in buona salute, ma nella sua culletta nera, sovrastata da un crocefisso rovesciato, frigna come un normale neonato, bisognoso delle coccole della mamma. Peccato abbia quegli occhi non umani  – “proprio quelli di suo padre” chioccia una socia più anziana della setta, riunita per far festa all’anticristo. Ed è nel finale che si realizza il capolavoro di Polanski: Rosemary, entrata nell’appartamento dei capi della setta con un coltello da cucina e non proprio con le migliori intenzioni, soccombe alla pressione sociale patriarcale, (“lasciate che lo culli… è sua madre” dirà Roman) e finisce per accettare come “destino” la sua progenie biologica, anche se frutto della violenza e dell’inganno.

(1) I collegamenti tra Beatles, sorelle Farrow e Charlie Manson non finiscono qui: Susan Denise Atkins, una degli assassini di Sharon Tate, era conosciuta nella Family con il soprannome di Sadie Mae Glutz, un nome che assona con “Sexy Sadie“, un altro pezzo dell’Album Bianco, che Lennon scrisse per prendere in giro il maestro Maharishi per i suoi presunti approcci sessuali a… Mia Farrow. “Dear Prudence“, un altro pezzo dell’Album Bianco, era stato scritta da Lennon per Prudence Farrow, sorella di Mia, che era un po’ la “secchiona” dell’ashram, talmente presa della meditazione da rimanere reclusa in meditazione per settimane intere (di qui l’invito degli amici: “Dear Prudence won’t you come out to play?”) Un’ultima cosa: l’appartamento in cui è ambientato Rosemary’s Baby (che nel film viene chiamato Bramford Building) è in realtà il Dakota Building, un palazzone ottocentesco sulla Settantaduesima Strada (New York), dove sarebbe andato a vivere John Lennon, e davanti al cui ingresso venne assassinato l’8 dicembre 1980.

(2) Il procedimento giudiziario venne sospeso circa due anni dopo, in conseguenza, sembra, di un vergognoso patteggiamento tra i rappresentanti dell’azienda e quelli del governo federale, che tra l’altro non incluse i rappresentanti delle vittime.

(3) David J. Skall, storico e critico di film horror

(4) Paolo VI viene citato per ben due volte nel film di Polanski: la prima nel corso della conversazione tra i capi della setta demoniaca e Guy, e una durante l’angosciante sequenza onirica in cui Rosemary mette in scena i suoi sensi di colpa di cattolica reietta

(5) Più o meno a metà del film il look di Rosemary cambia drasticamente, e i bei lineamenti di Mia Farrow verranno valorizzati da un rivoluzionario (per i tempi) taglio “pixie”, divenuto immediatamente molto popolare in tutto il mondo.  Peccato che Guy dedichi al nuovo taglio della moglie una battuta singolarmente volgare: “Non riesco a credere che abbia pagato dei soldi per … questo”. Polanski fece arrivare sul set direttamente da Londra il mitico parrucchiere Vidal Sassoon, facendo lievitare il costo dell’hair-do di Ms. Farrow da 30 a 5.000 dollari. Si trattò di un’eccezionale occasione pubblicitaria per il parrucchiere britannico, che finse di eseguire il taglio all’interno di un ring da boxe trasformato in set fotografico. In realtà, Sassoon aveva già trasformato in “pixie” Mia Farrow qualche settimana prima, e quindi si schermì quando Polanski gli chiese raggiungerlo negli USA. Ma quando quest’ultimo rispose “c’è sempre qualcosa da tagliare”, a Sassoon non restò che prendere l’aereo e partire. La ricostruzione dei fatti di Mia Farrow è leggermente diversa: il giorno dopo la morte di Sassoon (2 maggio 2012) Mia Farrow, su Twitter, ha fatto sapere che si era tagliata da sola i capelli qualche giorno prima e che l’intera vicenda del ring con i fotografi non era altro che una colossale montatura a scopo promozionale. Sembra che Frank Sinatra, allora marito di Mia Farrow, l’avesse minacciandola di “conseguenze” qualora si fosse tagliata i capelli corti; a proposito di uomini violenti che vogliono controllare le donne… In ogni caso, da gentiluomo qual era, Sinatra fece recapitare a Farrow le carte del divorzio direttamente sul set di Rosemary’s Baby; pare che il casus belli fosse stato il rifiuto di Farrow di abbandonare il set di Rosemary’s Baby per raggiungere il marito, che desiderava farle recitare una particina nel suo film The Detective.

(FIORI DI SANGUE) Impiegato dell’anno, drogato dalla parola e dai suoni. E’ insicuro, non necessariamente gentile. Da quando scrive su Libernazione, si è convinto di essere Adam Clayton degli U2. Sperabilmente invecchierà e morirà felice.

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