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Roma e la teoria della fenice

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Nel bel post di El Presidente su Roma si traccia una cronologia degli eventi, una loro interpretazione, e una conclusione. Fin qui tutto bene.  Poi il crollo:

“peggio è il candidato, più volentieri lo voto: datemi un Nerone che riduca Roma in cenere e potremo cominciare a ricostruire sulle macerie”

L’ idea, molto comune, ha accarezzato a volte anche me: fare tabula rasa e ricostruire, rimuovendo i peggiori e liberando la società da chi la “opprime”. Le cose, purtroppo, vanno spesso molto diversamente. Detta banalmente: si rimuove Pahlavi e arriva Khomeini. L’ANP con Fatah è corrotta? Ecco che arriva Hamas. E dopo Eltsin, incapace e corrotto, fu il turno di Putin.

Oppure, banalmente, succede che il sistema istituzionale regge, come accadrà verosimilmente a Roma, e allora la rabbia che vuole distruggere tutto ed è ancora disposta ad intrupparsi verrà canalizzata dietro qualcuno che, state certi, avrà interesse a installarsi in cima alla monnezza per arraffare tutto l’arraffabile. Ma una città di tre milioni di persone, una Capitale, non muore neanche così: può agonizzare a lungo, distruggere la vita di chi ci abita, destabilizzare la vita politica di un Paese. Ma l’evento catartico, voluto o non voluto, non arriverà mai.

A margine, la mia impressione è che il gruppo di individui peggiore in assoluto per raccogliere questo sentimento sia quello che gira intorno a Giorgia Meloni. La quale, peraltro, ha bisogno proprio di questo clima per vincere.

Fossi nel caro Presidente, invece di inseguire improbabili fuochi purificatori, proverei a chiedermi se c’è qualcosa da salvare, o qualcuno che fa qualcosa che valga la pena sostenere. La mia impressione è che ci siano entrambe le cose, ma ovviamente mi si dirà che è facile parlare quando non devi prendere la metro a Roma tutte le mattine.

 

(TACO'S LETTERS) Conosciuto anche come “Mazzò”, è un famoso polemista pop italiano. Ospite abituale in numerosi show televisivi, figura di rilievo nella polemica pop italiana dalla metà degli anni ’60 alla metà degli anni ’70, è conosciuto per l’estensione vocale (tre ottave) dei suoi insulti, come per l’agilità dialettica nell’enumerarli. Ritiratosi dalle scene live nel 1978, continua a rilasciare post di grande successo.

3 Comments

  1. L’argentina e molte regioni italiane ci mostrano che al peggio non c’è mai fine e che a classe politica può sempre peggiorare

  2. Marino ha avuto una merito e una colpa. Merito, a voler portare un minimo di onestà dentro l’amministrazione della Capitale. Colpa, essere entrato in Campidoglio circondato dagli uomini di quello stesso sistema di mafia e malaffare che intendeva combattere (Buzzi: “con Marino ci mangiamo tutta Roma”) e che invece lo sputato fuori dopo prima averlo masticato ben bene.
    Che abbia fatto tutto questo per ingenuità o imprudenza, poco cambia la questione. A voler cambiare lo stato delle cose non basta un uomo onesto, è necessario il ricambio di un’intera classe dirigente, sia a livello locale e centrale e, a parte il M5S, non vedo tentativi seri di costruzione di questa alternativa. Alternativa che prima ancora di essere politica deve essere antropologica. Che poi i pentastellati siano realmente all’altezza del compito, è tutto da dimostrare, ma per ora non vedo alternative. Se ne conoscete, prego, indicatemele.

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