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Renzi, Marchionne e l'innovazione prêt-à-porter

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Cosa hanno in comune Matteo Renzi e Sergio Marchionne, che oggi hanno dato prova di sé dalla distanza?

Uno, manager di un”enorme azienda ex italiana, ora semi-globale, italocanadese residente in svizzera, self-made man.

L”altro, ex imprenditore, sindaco di Firenze, figlio d”arte della politica (non certo un homo novus).

Sembrano non aver niente in comune, eppure il loro litigio confonde e crea spaesamento: anche perché, fino a poco tempo fa, Renzi si dichiarava strenuamente dalla parte di Marchionne.

Il casino è causato solo dal cambio di opinione un po” strumentale del sindaco di Firenze e dalla pessima risposta di Marchionne sulla stessa città o c”è dell”altro?

Secondo me è più complesso: Renzi e Marchionne sono visti, e sono stati visti, come degli innovatori che vogliono uscire dagli schemi e che per farlo non possono che abbattere il “muro della conservazione” costituito rispettivamente dalla dirigenza PD – e da una certa cultura “tradizionale” della sinistra italiana – e dalla CGIL.

Sono, o sono stati, portati in palmo di mano da una certa opinione politica trasversale – gli autoproclamatisi “riformisti” – che divisi in schieramenti e partiti politici differenti, cordate varie ed eventuali litigiose tra di loro, insieme ai loro media di riferimento, non hanno nulla in comune se non l”attacco continuo e spesso povero di contenuti contro una non meglio specificata “sinistra conservatrice”.

Ecco perché lo scazzo Renzi-Marchionne è spaesante per alcuni. Sono entrambi figurine simbolo che quell”area politica eleva ad esempi di innovazione, salvo poi abbandonarli, come successo in passato con altre figurine, quando alla lunga queste si rivelano per quello che sono: colossali “bolle di sapone“!

Marchionnismo e Renzismo sono malattie senili del riformismo alla italiana: appena trovata una nuova e più efficace figurina anti-sinistra verranno archiviati. E ci romperanno le balle con qualche altro innovatore prêt-à-porter: non c”è scampo! Santè

 

(SINDACATO PAGANO) Nato in terre calde e prospere di disoccupazione si trasferisce giovinetto al Norte dove adesso lavora, rigorosamente a fini di lucro. Attende con speranza che Grillo faccia approvare il reddito di cittadinanza così da poter finalmente vivere come un rentier. Ha scelto il nome da usare nel blog guardando tra le bottiglie di alcolici di un amico rivoluzionario.

5 Comments

  1. Tra marchionne e renzi non so quale sia il più fasullo.
    L’uno un capitalista di rapina che aspetta solo il momento giusto
    per portare via ciò che resta della fiat, l’altro una marionetta come obama.
    Ma il primo una cosa l’ha azzeccata: firenze è una città in profonda decadenza sotto tutti gli aspetti è ciò è confermato dal fatto che
    tutti si rifiutano di aprire gli occhi e prenderne coscienza.
    Le bellezze di firenze non hanno nulla a che fare con i fiorentini attuali
    i quali sono come scimmie che si aggirano tra le splendide rovine di una città morta da molto tempo.

  2. @Piero, mi spiace che tu veda la mia città Firenze in questo modo. Spero che tu possa visitarla prossimamente, negli ultimi 5 anni mi sto ri-innamorando della mia città, ha ripreso un pò di vitalità che da decine di anni mancava, puoi visitare il centro storico senza il traffico pedonale, è più pulita, ci sono più eventi. Non è perfetta, il traffico è ancora pessimo, non è certo l’illuminata Firenze dei fasti passati, ma è decisamente viva e bella da vivere.

  3. E soprattutto molta pseudosinistra (che ahimé conta, e quanto conta!) se ne innamora cercando di farli passare per la sinistra moderna.
    Che poi sti riformisti ce le facessero capire una buona volta quali sono ste benedette riforme, che il termine usato da solo come fanno sempre loro, vuol dire tutto e il contrario di tutto. E infatti poi quando cercano di spiegare le riforme dicono per l’appunto tutto e il contrario di tutto, roba che il ma-anchismo di Veltroni impallidisce.

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